Antonella e la sua esperienza in Ghana

“Scrivo di diritti umani, di Africa, di contraddizioni (ricchezza/povertà, tanto per dirne una), come potevo parlare di tutto questo senza sperimentarlo in prima persona, senza vivere in questa realtà?” Così Antonella è partita in Africa per girare un documentario. Durante il periodo trascorso nei villaggi a contatto con la popolazione locale, Antonella ha cominciato ad appassionarsi al Paese, alla sua cultura, alla sua gente e alle problematiche del posto, tanto da fondare Ashanti Development, una sede italiana della Onlus. Nel suo nuovo progetto di vita in Ghana rientra anche il WILDCAMPGHANA, un posto bellissimo e originale per vivere una vacanza fuori dall’ordinario. Sosta utile per chi viaggia da e verso il Togo, il Wild Camp è indicato per tutti coloro che amano vivere a contatto con la natura, il campeggio, la vita di mare.

Antonella - italiani in ghana

Antonella, quando ha avuto inizio la tua vita in Ghana?

Sono arrivata qui la prima volta nel 2010.

Qual è stato il percorso di vita che ti ha portato in Africa?

Sono una giornalista. Durante il mio percorso professionale ho cominciato a occuparmi di diritti umani e di Africa. Ho avuto l’occasione di venire in Ghana con una Onlus fondata in Uk, per girare un documentario su uno dei progetti che avevano in corso in alcuni villaggi della regione Ashanti. Il progetto riguardava il microcredito alle donne. Nel corso dei mesi trascorsi nei villaggi, mi sono appassionata alle storie che raccontavo e al Paese. Mi hanno coinvolta in altri progetti ancora, tanto che ho finito per fondare la sede italiana della Onlus. Si chiama Ashanti Development. Beh, è finita che ho creato un progetto di vita quaggiù anche per me.

Perché proprio l’Africa? Non ti spaventava l’idea di avere a che fare con una cultura molto diversa dalla nostra?

Bisognerebbe chiedersi perché l’Africa stimola così tanto l’immaginario collettivo. Forse perché pensiamo tutti di trovarci qualcosa di primordiale, untouched… In qualche modo è così, ma l’Africa può anche deluderti se ci vieni con la mente romantica e piena di immagini da film o da National Geographic. Comunque, quello che ripeto sempre è: l’Africa non è un Paese e quindi ha poco senso parlare di “Africa”. Ha più senso parlare delle proprie personali esperienze. Dei Paesi africani che ho girato, il Ghana è quello in cui mi sono sentita – e mi sento – più sicura. Se solo impari a difenderti da tutti quelli che pensano che, visto che sei bianca, sei anche ricca. No, mai avuto paura di mescolarmi con un mondo diverso. È proprio questo che mi piace di più: vedere, imparare, capire, se è possibile.

Antonella - italiani in ghana

Questa svolta nella tua vita è stata dettata da qualche motivo particolare?

Scrivo di diritti umani, di Africa, di contraddizioni (ricchezza/povertà, tanto per dirne una), come potevo parlare di tutto questo senza sperimentarlo in prima persona, senza vivere in questa realtà? Imparare e fare un’esperienza di vita è stato il motivo trainante, poi se ne sono aggiunti altri…

Inizialmente hai incontrato molti ostacoli dal punto di vista culturale? Qual è l’atteggiamento della popolazione locale verso gli stranieri?

In Ghana, come in tutti gli altri Paesi africani, ci sono molti gruppi tribali, linguistici e religiosi. Una sola bandiera, una lingua unificante – l’inglese – ma poi ogni gruppo conserva la sua cultura, le sue tradizioni. Frequento molto gli Ashanti, per i progetti che abbiamo in quei villaggi, ma vivo nella regione del Volta, tra gli Ewe. Questi ultimi, rispetto agli Ashanti, sono molto più guardinghi e riservati. Però, in genere, ai Ghanesi fa molto piacere “avere attorno” stranieri e interagire con loro, i bambini soprattutto.

Hai incontrato difficoltà a rapportarti, sei riuscita a instaurare un bel rapporto?

Beh, il problema, come dicevo è che ovviamente sei uno straniero e bianco per giunta! Farsi degli amici, amici veri intendo, non è facile. Non solo per le differenze culturali che, anzi sono stimolanti per tutte e due le parti, ma perché spesso – soprattutto se operi e ti muovi in contesti di bisogno e a volte di vera e propria povertà, come faccio io – ti vedono come una che può, anzi deve, mettere mano al portafoglio. Questo è stressante. Poi – e questo è un aspetto di cui si parla molto poco – c’è una forte corrente di pensiero che afferma che gli occidentali siano la causa di tutti i problemi in Africa. E per molti, il colonialismo non è mai finito, ma si manifesta oggi in altre forme. Su questo sono assolutamente d’accordo, ma non mi piace la maniera che hanno molti di scrollarsi di tutte le colpe e addossarle ai bianchi. Se l’Africa vive ancora condizioni di cui tutti sappiamo è soprattutto a causa dei loro governanti e, in molti casi, della loro stessa indolenza. Per non parlare del fatto che spesso si comportano non da fratelli, ma da nemici l’uno dell’altro.

Ci sono stati momenti di scoraggiamento, di nostalgia… soprattutto all’inizio?

Certo. Io vivo in un villaggio, la notte il rumore delle onde ti fa compagnia, ma talvolta la voce di un amico ti farebbe bene. E poi, non poter parlare la tua lingua, sapere che sei sola e “sconosciuta” per miglia e miglia. Ma non mi sento mai sola nel vero senso della parola, non è nella mia natura. Nel centro di Milano c’è chi si sente più solo.

Qual è l’aspetto che più ti ha colpito del popolo africano?

Ripeto, è impossibile parlare di “popolo africano”. Di popoli africani ce ne sono migliaia, migliaia, migliaia… Spesso ci innamoriamo del “concetto Africa” e di tutto quello che essa rappresenta per noi. Diciamo che, al momento, quello che mi appassiona di questa terra è l’inesplorato. Ma non lo spazio fisico, quello dentro di me.

Antonella - italiani in ghana

Raccontaci qualcosa del bellissimo progetto: il WILDCAMPGHANA.

È un posto bellissimo e originale per fare una vacanza fuori dall’ordinario. Siamo in un villaggio di pescatori, di fronte l’Oceano e alle spalle la laguna. Un modo per conoscere la vita della gente del luogo, per capire cosa vuol dire vivere in costante lotta per andare avanti. Abbiamo realizzato tutto con le nostre mani e materiale locale, bamboo e legno in primis. Però non mancano alcuni comfort – la corrente elettrica ad esempio – che la gente del villaggio purtroppo non ha. L’acqua, invece, la prendiamo ancora dal pozzo, ma è una bella esperienza, soprattutto per chi ama il contatto con la natura, il campeggio, la vita di mare. Da qui si possono fare una serie di escursioni per conoscere la regione del Volta e le tradizioni locali. Inoltre siamo sulla strada per il Togo e a pochi minuti dal confine con questo Paese, quindi il Wild Camp è anche una sosta utile per chi viaggia da e verso il Togo.

Oltre all’attività turistica segui progetti di  sviluppo per la Onlus Ashanti Development. Ce ne parli?

Ashanti Development opera soprattutto nella regione Ashanti, anche se stiamo avviando altri progetti in altre aree. Abbiamo realizzato due cliniche, in due diversi villaggi, una oculistica e l’altra specifica per partorienti (anche se, ovviamente, si ammettono anche altri pazienti). Abbiamo, come dicevo, programmi di microcredito per le donne e programmi di training per imparare dei mestieri. Portiamo l’acqua nei villaggi e costruiamo latrine, una per ogni famiglia. Ci sono ancora tanti altri progetti, nelle scuole, per esempio. Sul sito, sia quello inglese che quello italiano, ci sono molte altre informazioni.

Cosa può insegnare a livello personale vivere in zone del mondo così diverse dallo stile di vita occidentale?

A calcolare meno, forse. E ad essere più disponibili e aperti verso realtà e persone che non conosciamo.

Come e in cosa è cambiata la tua vita da quando sei in Ghana?

Le abitudini, le comodità, determinate certezze. Tante cose sono cambiate. Ma va bene così. Si rimpiange e si cerca sempre quello che non si ha. Io sto bene ovunque. Sto bene e sono felice quando sono in Italia, sto bene e sono felice quando sono qui.

Uno sguardo al futuro, come ti vedi tra 20 anni?

Non ne ho idea. Davvero. Quale africano farebbe progetti da qui a domani? Scherzo (ma non troppo). Penso – e decido – a cosa farò domani. Poi si vedrà.

http://ghanaway.net/

http://wildcampghana.com/

www.ashantide.org

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A cura di Nicole Cascione