The King of the Road: la moto nel Sud Est Asiatico

Se non siete mai andati nel Sud Est asiatico non potete capire il perchè la vita delle persone non è esattamente quella che ci si aspetta.

Ovunque si vada e si legga si parla di Asia = ritmi lenti, una filosofia di vita inimmaginabile, tranquillità, poesia.

Ma sarà veramente così? Oppure è solo un’alternativa creata ad hoc rispetto al caotico modo di vivere occidentale? Forti di queste convinzioni molti italiani si avventurano all’estero scegliendo per questo il sud est asiatico dove le bellezze della natura attraggono i visitatori e quelli desiderosi di cambiare vita.

Ed eccole le tigri asiatiche, che se le chiamano tigri a qualcuno dovrebbe venire più di un sospetto, si affacciano timidamente e sornione alla prima luce dell’alba.

Thailandia, Vietnam, Laos, Cambogia, Malaysia, Myanmar sono diventate in pochi anni la meta preferita di molti italiani che le hanno scoperte dopo i francesi e gli scandinavi, dopo gli inglesi e gli americani e forse anche dopo gli spagnoli e i portoghesi.

Il primo aspetto che notiamo è l’assenza, salvo negli sperduti villaggi nelle campagne, di quella pace e tranquillità che anelavamo ritrovare. Motorette strombazzanti ovunque a partire dalle primissime luci dell’alba e fino a tarda sera, l’aria inquinata dalle esalazioni dei tubi di scarico, il catalizzatore non credo sappiano cosa sia e una continua e fastidiosa cacofonia di suoni che può anche sembrare musica, ma che musica non è, in sottofondo.

sud est asiatico moto

Benvenuti in Asia, recita un cartello all’aeroporto di Hanoi, benvenuti nel caos quotidiano! Ha aggiunto una ignota mano evidentemente ben a conoscenza di quello che attende il visitatore una volta varcata la soglia.

Il caos a cui l’ignoto autore si riferiva è certamente quello delle motociclette e scooters di ogni tipo, nazionalità e colore che inflazionano le strade vietnamiti.

Giapponesi per lo più, anche coreane, cinesi e italiane, in una qualsiasi citta’ del Vietnam ad una qualsiasi ora, se vi affacciate alla porta del bel palazzo dove abitate potrete vedere un fiume di motorette strombazzanti riempire la strada di fronte a voi.

Non penserete che quel fiume lo si possa fermare con un semplice semaforo? I semafori servono per le auto, loro, i centauri passano come se nemmeno esistesse. Viaggiando in auto sei circondato da motorette, se potessero ti passarebbero sopra pur di arrivare prima. Si infilano in ogni buco, passaggio, pertugio e sciamano via come api ronzanti.

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Ho personalmente assistito a tentativi di conversione a U di qualche autocarro, nessun centauro si ferma, passa davanti, dietro, appena si apre un varco lui entra, non importa chi arrivi di fronte, non importi che rischio si corra, l’importante è passare, arrivare e ricominciare come in una giostra che non si ferma mai.

Io sono da sempre un appassionato di moto, e come moto intendo un qualunque mezzo a due ruote dotato di motore a scoppio. E devo dire che nel Sud Est Asiatico mi sento come un verme nella mela…

Anche all’osservatore più disinteressato non può infatti scappare il ruolo fondamentale che hanno le moto nella vita di questi popoli e nella economia del Vietnam e di tutti i paesi del Sud Est Asiatico. La moto qui non è solo un mezzo di locomozione comodo e veloce, è soprattutto uno strumento di lavoro e di sopravvivenza.

Attraverso quelle due ruote viaggia una grossa fetta della economia locale che coinvolge la più grande parte della popolazione. Grazie a quelle infaticabili due ruote milioni di cittadini di fascia medio bassa riescono a sbarcare il lunario e mantenere intere famiglie spesso allargate ai figli e nipoti che sono costretti per mancanza di denaro a vivere nella casa dei genitori magari con moglie e figli. Grazie alla motocicletta la lotta contro la dura vita di tutti i giorni diventa un pò meno faticosa.

La moto in Vietnam viene chiamata “the King of the Road” il Re della Strada e, in effetti, con la moto si possono fare i lavori più strani, si può fare praticamente di tutto.

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Più si guarda a questi piccoli e leggeri mezzi meccanici, e a come vengono utilizzati qui in Asia nei modi più assurdi e ingegnosi, e più ce ne si innamora…

Queste motorette sono eccezionali.

Di una semplicità meccanica estrema, essenziale, che possono essere guidate anche da un bimbo, e nonostante questo possiedono caratteristiche progettuali intelligentissime. Sono stati infatti studiati dagli abili ingegneri giapponesi per essere pressochè indistruttibili, banali da riparare, e con pochissimi parti in usura, pochissima elettronica.

I motori tutti monocilindrici a 4 tempi 125cmc, raramente da 150cmc, sono potenti, leggeri e consumano pochissimo, circa 4 litri per 100 Km, ma in condizioni tranquille e con poco traffico anche meno di 3.

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Con queste motorette spostarsi, e spostare le merci, non costa davvero nulla. Il vero problema è l’inquinamento. È così vasto e sentito che ormai la maggior parte della popolazione locale (e ribadisco: solo locale) che cavalchi un destriero motorizzato a due ruote o una modesta bicicletta, che si muova in auto oppure a piedi, utilizza una mascherina per proteggersi la bocca dai fumi di scarico che impestano l’aria e la rendono irrespirabile.

Come ben sappiamo la soluzione non è una mascherina in tessuto o altro materiale naturale, la soluzione ottimale sarebbe dotare le motorette di uno scarico catalitico, ne più ne meno di come si fa da qualche anno in Europa e negli USA.

Purtroppo questa soluzione comprometterebbe le vendite di motoveicoli nuovi, il vietnamita non si può permettere grandi spese, il credito è complicato, servono garanzie anche in Asia, nessuno banca finanziarebbe senza adeguate garanzie, purtroppo tutto il mondo è simile in questo. Tuttalpiù la famiglia interviene per dare una mano ma stiamo sempre parlando di piccoli numeri.

Alla fine la motoretta la si compra e quella entra a far parte della vita di ognuno in modo totale.

La moto diventa quindi un infaticabile compagna di vita. Si trasporta di tutto. Ho visto una bara poggiata in equilibrio instabile sul sellino posteriore mentre il centauro guidava con una mano e con l’altra teneva fermo il carico ingombrante, ho visto una vacca legata e impastoiata da non potersi muovere sfilare a 100 all’ora con le narici a due palmi dall’asfalto, ho visto famiglie intere insaccate sul veloce mezzo, che a questo punto non saprei se fosse ancora veloce carico e stracarico. Quattro, cinque ed anche sei persone fra adulti e bambini.

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Una regola non c’è, o meglio c’è ma nessuno te lo fa notare. Anche qui bisogna aprire una parentesi importante. In un paese come il Vietnam dove tutto viene governato dalla capacità di corrompere è ovvio che chi può permetterselo aggira le multe semplicemente pagando la metà del dovuto brevimano allo zelante poliziotto che, anche lui, deve tirare a campare, dar da mangiare ad una famiglia numerosa, arrivare alla fine del mese arrotondando a non finire con quello che passa il convento.

Chi arriva per la prima volta in Vietnam non coglie l’attimo, non sa integrarsi con il mondo che lo circonda e forse non noterà con solerte arguzia che bisogna sapersi intregrare con il luogo in cui si transita.

L’apparire come un corpo estraneo, senza conoscere la gente, i loro bisogni, le loro realtà non aiuta a capire la popolazione ed il loro bisogno assillante di vivere, di esistere, di essere un protagonista a dispetto delle difficoltà che la vita ci mette continuamente davanti, come bastoni fra le ruote del nostro cavallo meccanico.

In sella ad una moto il vietnamita si sente davvero grande, potente eppure così piccolo, indifeso mentre viaggia, e comunque partecipe della vastità del pianeta, della diversità di culture e assolutamente integrato con tutto ciò che lo circonda.

Cavalcare la propria motocicletta e’ danza e musica in un unisono alla ricerca di quel legame con le tradizioni e i luoghi. È un modo per scoprire il rapporto fra la vita dell’uomo e il suo lento scorrere in mezzo la quotidianità dei popoli, con cerimonie, nascite, eventi, matrimoni e funerali.

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Concludo riportando una galleria di foto scattate in giro per il paese asiatico, alcune mi sono particolarmente piaciute altre meno, tutte mi davano veramente l’idea, e spero anche a voi, di quello che significa possedere una motocicletta nel Sud Est Asiatico.

(Scritto da Sergio Balacco, Hoi An, Vietnam, 2012)

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