Sabrina: abbiamo lasciato due buoni lavori a tempo indeterminato

A cura di Maricla Pannocchia

Sabrina, 27enne originaria di un piccolo paese veneto, è partita con il fidanzato Tommaso, 29enne veneto, alla volta del sud-est asiatico. “In Italia avevamo entrambi degli ottimi lavori a tempo indeterminato, io mi occupavo di acquisti in una multinazionale e Tommaso di controllo qualità in un’azienda farmaceutica. Dopo solo un paio di anni in questi ambienti ci siamo trovati entrambi, sebbene per diversi motivi, a chiederci se fosse davvero quello che volevamo fare per il resto della vita”, racconta la donna.

La coppia è partita, quindi, alla volta del sud-est asiatico e, approfittando di un’amica che aveva bisogno di pet sitters per i suoi cani, ha soggiornato per 4 mesi a Bali senza pagare l’alloggio. “Mentre eravamo a Bali non abbiamo lavorato”, racconta Sabrina, che ci dice anche di come lei e il suo ragazzo abbiano lanciato sia un profilo Instagram dedicato al mondo dei viaggi su un canale YouTube, sul quale pubblicare video più lunghi e approfonditi.

“Lo abbiamo fatto perché, in questo modo, i nostri ricordi di viaggio saranno lì per sempre, o almeno finché esisteranno queste piattaforme,” continua Sabrina, che adesso, con il fidanzato, si trova in Australia, dove sta facendo un’esperienza di viaggio e lavoro grazie al Working Holiday Visa. E, nel frattempo, i due stanno esplorando e capendo il Paese, per capire se gli piace abbastanza da poterci vivere a lungo!

Sabrina Fornasier Bali

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Ciao Sabrina, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Mi chiamo Sabrina, ho 27 anni e vengo da Vidor, un piccolo paese veneto, nel mezzo delle colline del Prosecco. Sono partita dall’Italia insieme al mio ragazzo, Tommaso, che ha 29 anni ed è originario di Venezia. Siamo partiti a fine febbraio 2023 e, nei nostri mesi di viaggio, abbiamo esplorato Thailandia, Cambogia, Indonesia (principalmente Bali, dove siamo stati per ben 4 mesi), Vietnam, Filippine e Sri Lanka. Da inizio ottobre ci siamo spostati in Australia, per lavorare ed esplorare.

In Italia avevamo entrambi degli ottimi lavori a tempo indeterminato, io mi occupavo di acquisti in una multinazionale e Tommaso di controllo qualità in un’azienda farmaceutica. Dopo solo un paio di anni in questi ambienti ci siamo trovati entrambi, sebbene per diversi motivi, a chiederci se fosse davvero quello che volevamo fare per il resto della vita. Le giornate, come le settimane e i mesi, passavano velocissimi, ci vedevamo ingrigiti e vivevamo tutta la settimana con la smania di arrivare al venerdì sera per poterci godere un paio di giorni di svago. Entrambi abbiamo sempre amato molto viaggiare e, fin dall’inizio della nostra relazione, immaginavamo di esplorare assieme i posti paradisiaci che si vedono su YouTube e Instagram ma, con le pressioni del lavoro e delle altre responsabilità, al massimo riuscivamo a fare delle uscite nei week-end o poco più. E allora ci siamo chiesti, e se ci prendessimo una pausa?

Abbiamo pensato che avremmo avuto tutta la vita per lavorare e che staccare per qualche mese non sarebbe stato poi un grosso problema. Abbiamo quindi deciso di mettere in pausa tutti i nostri impegni e le nostre responsabilità, per partire alla scoperta del sud-est asiatico.

Non è stato per nulla semplice, abbiamo dovuto lasciare il lavoro, gli sport che amavamo praticare, le nostre famiglie e i nostri amici, senza sapere quando li avremmo rivisti.

Abbiamo fatto una scelta difficile ma, se tornassimo indietro, la faremmo altre 100 volte.

Hai vissuto per 4 mesi a Bali, viaggiato nel sud-est asiatico e ora sei in Australia. Cos’hai imparato, per ora, da questa vita sempre in movimento? 

La cosa più importante che abbiamo imparato in questi mesi è sicuramente a tenere la mente e il cuore aperti, per conoscere persone, culture e luoghi nuovi e diversi e poterne cogliere la vera essenza. Se si viaggia con una mentalità chiusa, aspettandoci di trovare in luoghi così lontani gli stessi usi e costumi che abbiamo noi, non riusciremo mai ad apprezzare la bellezza del diverso.

Parliamo di Bali. Come mai hai deciso di fermarti lì per 4 mesi?

Per quanto riguarda Bali, siamo stati lì perché ci piace molto lo stile di vita a Uluwatu, la zona sud dell’isola, con le sue spiagge favolose e l’acqua cristallina, e anche perché Tommaso è un ottimo surfista e non esiste posto migliore di Bali per praticare questo sport. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di avere un’amica a Bali che aveva bisogno di pet sitters per i suoi 4 cani per cui, durante la nostra permanenza lì, non abbiamo speso nulla per l’alloggio e abbiamo potuto goderci al massimo ogni giorno sull’isola.

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Quando eri a Bali, lavoravi?

Durante la nostra permanenza a Bali non abbiamo lavorato.

Pensi che sia facile, per un italiano, trovare lavoro lì? 

Per un italiano credo non sia facile trovare lavoro a Bali poiché la maggior parte dei lavoratori lì sono indonesiani. È comunque fattibile trovare lavoro a Bali, magari nel settore dell’hospitality, che si sta sviluppando moltissimo. Ci sono molti locali italiani nei quali fa sempre un’ottima impressione trovare veri italiani.

Sabrina Fornasier Bali

Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?

Gli stipendi medi a Bali, come nel resto dell’Indonesia, sono molto bassi, si parla di 300 Euro al mese che, se si ha lo stile di vita balinese, sono sufficienti ad avere una vita dignitosa. Se, invece, si vuole avere uno stile di vita “europeo” mentre si è lì, allora sono davvero nulla. La soluzione migliore è avere un lavoro da remoto perché, con uno stipendio europeo, si può vivere tranquillamente a Bali, senza farsi mancare nulla.

Puoi dirci il prezzo di alcuni beni e servizi di uso comune?

A Bali la benzina costa circa 0,80 Euro/litro, un pacco di pasta da mezzo kg costa 3 Euro, un pacco di riso da 5 kg costa 2 Euro e una birra media costa 3 Euro. Un nasi goreng in un warung balinese costa sui 3 Euro. Si può tranquillamente mangiare in molti ristoranti con 5 Euro.

Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?

I mezzi pubblici a Bali praticamente non esistono quindi non sono classificabili. Fortunatamente, non ho mai avuto bisogno di utilizzare la sanità, per cui non saprei valutarla.

Per quanto riguarda la burocrazia, l’unica che ho eseguito è stata quella per ottenere il visto, ed è stato davvero semplicissimo.

Bali sta diventando famosa come meta per il turismo di massa. Sei d’accordo?

Bali sta diventando famosissima e ha avuto una forte esplosione soprattutto dopo il Covid. Questo sta comportando un livello di traffico incredibile in zone come Kuta, Ubud e Canggu dove, per percorrere anche solo 10 km, è possibile impiegare più di un’ora e mezza. Girando ora per l’isola troverete cantieri di case/hotel in costruzione ogni 10 metri. Il risvolto più spaventoso di questo aspetto è la gestione dei rifiuti che viene fatta: non esiste la raccolta differenziata e i rifiuti vengono semplicemente bruciati o sotterrati.

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Puoi suggerire ai nostri lettori dei luoghi ancora poco conosciuti in cui vivere la Bali più autentica?

Un luogo ancora poco conosciuto di Uluwatu in cui si può trovare la Bali autentica è sicuramente la spiaggia di Nyang Nyang, una spiaggia lunghissima di sabbia morbida con acqua cristallina e delle onde per fare surf che sono favolose.

Come ti sei mossa per trovare un alloggio?

Per l’alloggio, come dicevo sopra, siamo stati a casa di un’amica. Abbiamo avuto alcuni giorni in cui non era disponibile e in quel caso abbiamo semplicemente prenotato un alloggio tramite Booking.com.

Quali sono le zone in cui è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Credo non ci siano zone particolari in cui vivere bene spendendo il giusto, nel senso che, facendo attenzione, si può spendere poco davvero ovunque a Bali. Le zone in cui andare dipendono molto da ciò che ognuno cerca. Se si vuole l’oceano e le spiagge allora Uluwatu è il posto giusto, se si cerca la festa Seminyak è sicuramente la zona perfetta, se si cerca il verde di Bali, la giungla e un mood zen focalizzato su yoga e meditazione, Ubud è il posto perfetto. Moltissimi nomadi digitali scelgono invece Canggu, dove si possono trovare molti spazi per il co-working, palestre e locali per fare festa ogni sera.

Sabrina Fornasier Bali

Credi che 4 mesi siano stati sufficienti per conoscere e capire Bali?

Quattro mesi sono un tempo sufficiente per conoscere ed esplorare Bali e anche per approfondire, almeno in parte, la cultura e le tradizioni del suo popolo. Sicuramente mi piacerebbe tornarci a vivere, anche se forse a medio termine. Molto dipende però da come evolverà l’isola, perché rischia davvero un sovrappopolamento impressionante.

Come ti sei organizzata per questo viaggio?

A livello di organizzazione del nostro viaggio, abbiamo programmato il primo mese e conseguenti alloggi e spostamenti prima della partenza, mentre per il resto è stato tutto un divenire nel corso del viaggio. Da un lato prenotare voli o alloggi all’ultimo minuto può spaventare, d’altro canto questo permette di avere flessibilità assoluta e di poter cambiare i piani anche in base agli imprevisti che ci sono sempre, soprattutto durante un viaggio così lungo.

Quali sono le esperienze, positive e negative, che porterai sempre con te?

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Esperienze positive ce ne sono state moltissime e poi, ovviamente, ce n’è stata anche qualcuna negativa. Alcune negative che ci vengono in mente è quando a Siargao, nelle Filippine, c’è stato un black-out di corrente e acqua e per ben due giorni. Non avevamo elettricità e non abbiamo potuto farci la doccia, cosa che capita abbastanza spesso in quell’isola. Un’altra esperienza negativa è successa in Thailandia, quando avevamo prenotato uno spostamento abbastanza lungo e l’agenzia si è dimenticata di passare a prenderci ed era quasi impossibile comunicare al telefono dato lo scarso livello d’inglese. La cosa a cui abbiamo imparato a stare più attenti sono le condizioni igieniche dei posti dove si acquista il cibo, poiché spesso queste sono scarse e questo ci è costato più di una volta il dover stare rinchiusi in bagno per un paio di giorni.

Per quanto riguarda, invece, le esperienze positive, sono davvero innumerevoli, così come i luoghi meravigliosi che abbiamo visto. La più bella che abbiamo fatto è stata probabilmente un tour in barca di 3 giorni e 2 notti nell’arcipelago di Komodo, in Indonesia, dove abbiamo vissuto per tre giorni con degli sconosciuti che ben presto sono diventati amici e abbiamo visto dei luoghi incredibili.

Hai raccontato/stai raccontando le tue esperienze sui social? Perché?

Abbiamo deciso di raccontare il nostro viaggio sulla nostra pagina Instagram e anche con dei vlog su YouTube.

Abbiamo deciso di condividere qui il nostro viaggio in primo luogo per i ricordi, le foto ei video, che rimarranno lì per sempre, o almeno finché queste piattaforme esisteranno. Il nostro obiettivo era quello di aiutare le persone che hanno voglia di partire, come abbiamo fatto noi, ma non sanno come fare, come muoversi e dove andare. Per questo creiamo reel informativi su Instagram e, soprattutto, facciamo video su YouTube su guide di viaggio, itinerari e breakdown delle spese. Per poter fornire ancora più informazioni e servizi, abbiamo da poco lanciato il nostro sito, su cui pubblichiamo guide di viaggio e anche vlog, che speriamo possano essere utili alle persone.

Che differenze ci sono, secondo te, fra Bali e i Paesi del sud-est asiatico in cui sei stata?

Bali è sicuramente un mondo a sé, molto diverso dalle altre zone del sud-est asiatico.

Lo shock più forte che abbiamo avuto a Bali è stato probabilmente il traffico che, soprattutto a Canggu e Kuta, è davvero esasperante.

Un altro shock, positivo però, che abbiamo avuto a Bali è stato per il cibo. Qui, infatti, si possono trovare, oltre alle deliziose ricette indonesiane tipiche come il nasi goreng, il mie goreng e il babi guling, proposte di cucina da tutto il mondo di alta qualità e a prezzi davvero economici. Ristoranti turchi, giapponesi, vere pizze italiane, fruit bowls di ogni tipo e dimensione… A Bali si mangia davvero benissimo.

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Una differenza culturale importante con il resto del sud-est asiatico, che è per lo più buddista, è che a Bali è praticato l’induismo ed è veramente molto sentito e affascinante da conoscere.

Come sei stata accolta dalle varie persone del posto?

In generale nei luoghi turistici le persone che lavorano con i turisti tendono a vederci come dei portafogli ambulanti e nulla di più. A Bali, però, abbiamo avuto la possibilità di conoscere un po’ più in profondità alcuni balinesi che ci hanno raccontato molto della loro cultura, delle loro tradizioni e dei loro usi e porteremo per sempre nel nostro cuore quei momenti di condivisione.

Che consigli daresti ad altre persone per integrarsi al meglio in culture differenti dalla loro?

La cosa fondamentale per integrarsi in una cultura diversa dalla nostra è il rispetto. Seguire gli usi dei locali e adattarsi a delle cose che per noi possono risultare strane è fondamentale per far in modo che persone di culture diverse possano entrare in contatto fra loro. Il diverso fa sempre paura ma è proprio il diverso che ci permette di scoprire mondi nuovi e lontani dal nostro.

Ti è mai capitato di avere serie incomprensioni con un local?

Assolutamente sì! Le incomprensioni con i locals sono accadute in tutti i Paesi che abbiamo visitato e, spesso, semplicemente per un fattore linguistico. La maggior parte delle volte per risolverle è sufficiente ripetere lentamente, o semplicemente usare il traduttore di Google o mostrare delle immagini. Noi parliamo bene l’inglese ma un livello basico d’inglese è sufficiente per destreggiarsi nel sud-est asiatico.

Puoi raccontarci qualche incontro che ricorderai per sempre?

È strano da dire ma, leggendo questa domanda, l’incontro che mi è venuto in mente non è con una persona, bensì con 3 cagnoline. A Bali abbiamo trovato 3 cucciole di cane abbandonate in un parcheggio e siamo riusciti a portarle in un rifugio sicuro, cosa non facile a Bali a causa del sovraffollamento di queste strutture. In questo caso abbiamo chiesto un aiuto alla nostra meravigliosa community di Instagram, che ci ha aiutati a coprire le spese veterinarie e per il cibo delle 3 piccole che sono state messe in salvo, dato che ci hanno poi spiegato che a Bali c’è un grande e spaventoso mercato per la carne di cane. Probabilmente abbiamo salvato le loro vite.

Adesso sei in Australia. Cosa ti ha spinta ad andare lì?

Dopo 7 mesi di viaggio e movimento sentivamo di aver visitato tutte le destinazioni che ci interessavano nel sud-est asiatico ma non ci sentivamo ancora pronti a tornare a casa. Molte persone che abbiamo incontrato nel corso del nostro viaggio ci hanno consigliato di fare un’esperienza di lavoro in Australia, dove gli stipendi sono molto alti, anche rispetto a quelli italiani, e abbiamo pensato di provarci e vedere se ci poteva piacere questa esperienza. Eccoci qui.

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Sei lì con il Working Holiday Visa? Se sì, spiega ai nostri lettori di cosa si tratta…

Il Working Holiday Visa (meglio conosciuto come WHV) è il visto più famoso e anche il più adatto per trascorrere un lungo periodo di vacanza e lavoro in Australia. L’ideale per esplorare l’Australia, migliorare il proprio livello d’inglese e fare un’esperienza di lavoro all’estero da mettere sul proprio curriculum. Il visto è valido 12 mesi e può essere richiesto online fino al compimento del 36° anno di età. Di solito viene rilasciato nel giro di poche ore e – dal momento in cui si riceve l’e-mail con il numero del visto (Immigrant Notification) – c’è tempo un anno per entrare in Australia. IL WHV può essere rinnovato fino a un totale di 3 anni, lavorando in zone remote del Paese.

Quali sono i tuoi piani per questa permanenza in Australia?

In questi mesi in Australia il nostro piano è quello di lavorare il più possibile per guadagnare e continuare a viaggiare, e anche capire se è un luogo che ci potrebbe piacere più a lungo termine.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa di diverso?

Se potessi tornare indietro non farei nulla diversamente. L’unica cosa che cambierei forse è l’organizzazione dei tempi, trascorrendo un po’ più di tempo in luoghi che ci sono piaciuti molto e meno in quelli che non ci hanno fatto impazzire.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare e come le hai superate?

Fortunatamente, non ci siamo mai trovati in particolari difficoltà, forse anche perché abbiamo affrontato tutte le situazioni con positività e con voglia di andare avanti.

E quali sono stati, invece, i momenti di gioia e soddisfazione?

Sicuramente abbiamo avuto moltissimi momenti di gioia e soddisfazione. Uno che per noi è stato molto significativo è stato quando il nostro canale YouTube ha raggiunto i primi mille iscritti in meno di 6 mesi. Abbiamo lavorato molto per creare dei video utili e con contenuti di qualità, e vedere che il nostro lavoro viene apprezzato è una bellissima soddisfazione.

Progetti futuri?

Per i progetti futuri abbiamo moltissime idee ma ancora nulla di deciso, per cui se vi interessa vedere cosa succede seguiteci su Instagram e YouTube.

Per seguire e contattare Sabrina:

E-mail: esplorainsiemeanoi@gmail.com

Sito web: https://www.esplorainsiemeanoi.com/ 

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Instagram: https://www.instagram.com/esplorainsiemeanoi/