Roberta, 46enne originaria di Bologna e mamma di due bambine (di 6 e 12 anni), vive in Togo da 10 anni. Il Togo è un Paese di cui in Italia le persone sentono parlare poco, specialmente per un trasferimento. La storia di Roberta inizia proprio nella sua Bologna, dove ha studiato lingue e letterature straniere, per poi fare un master a Padova in didattica della lingua italiana per stranieri. Lì, Roberta ha conosciuto un ragazzo togolese, Viwanou, con il quale si è sposata.
La coppia è andata a vivere a Bruxelles, dove Roberta ha insegnato italiano come freelance. Viwanou però desiderava tornare in Togo e, dopo 4 anni nella capitale belga, la coppia è andata a vivere nel Paese natale di lui. Viwanou desiderava creare un’attività propria e lui e Roberta sono partiti proprio dall’interesse dei giovani del posto per la lingua e la cultura italiana.

Ecco che è nata “La Casa Italiana”, il primo centro culturale del Paese, tramite il quale i giovani togolesi possono prepararsi per poi studiare all’università in Italia o, semplicemente, possono imparare l’italiano. Appena arrivata in Togo, Roberta è rimasta colpita dal caos. C’erano suoni ovunque: le campane delle chiese, il richiamo alla preghiera proveniente dalle moschee, la musica dei locali sempre ad alto volume… In più, per lei, era praticamente impossibile passare inosservata e questo ha voluto dire una riduzione della privacy.
Il Togo è un Paese che sta cercando di digitalizzare molti servizi, fra cui quelli relativi alla burocrazia, con cui Roberta cerca di avere a che fare il meno possibile per via della pigrizia e della corruzione. La sanità pubblica è di qualità scadente ma ci sono sempre più cliniche che cercano di offrire servizi migliori mentre i trasporti pubblici sono praticamente inesistenti, anche se da qualche anno c’è un’app per prenotare moto taxi e taxi in tempi abbastanza veloci.
Per trovare un alloggio in Togo, è necessario essere già nel Paese. Lì è possibile rivolgersi a delle persone che svolgono un lavoro simile a quello degli agenti immobiliari e che ti propongono le case che potrebbero interessarti, però, lo fanno in maniera un po’ casuale. Inoltre, queste persone prendono una piccola commissione ogni volta in cui portano qualcuno a vedere una casa, quindi, puoi ritrovarti a far visita a edifici che non hanno poi molto a che vedere con quello che stai realmente cercando.
La vita in Togo, al contrario di quello che uno può pensare, è stressante. Il clima è sempre caldo, e questo non aiuta a lavorare e vivere nel relax. In più, ci sono molte persone che si spostano in continuazione per guadagnare qualcosa e quelle che, invece, “vivono all’occidentale”, lavorando 12 ore il giorno.

Nonostante questo, le persone del posto prendono la vita con filosofia, senza lamentarsi se si ritrovano ad aspettare un’altra persona per ore e accettando i problemi senza farne un dramma. È ancora possibile vedere i bambini che giocano per strada mentre il concetto di cura è diverso rispetto a quello italiano. Gli anziani, per esempio, vivono in famiglia sino alla morte, perché lì non esistono le case di cura.
Una cosa che Roberta apprezza è il modo locale di vivere la morte, che non ha niente a che vedere con quello europeo, in cui la morte è ancora un tabù. In Togo, quando a morire è una persona di una certa età, la morte viene vista come un passaggio naturale, da festeggiare con cibo, alcol e musica, insieme a centinaia di altri invitati.
Roberta definisce la sua vita simile a quella delle persone che vivono in Occidente. La mattina va al lavoro, passa la pausa pranzo in un piccolo ristorante vicino a “La Casa Italiana”, rientra nel pomeriggio, passa del tempo con le figlie e va a dormire. Una volta a settimana Roberta va a cena con un’amica mentre il venerdì lei e le bambine vanno al corso di musica. Nel fine-settimana, Roberta e la sua famiglia vanno in spiaggia, al lago o a fare passeggiate e vedere le cascate nella zona collinare. Altre volte, invece, rimangono a casa, con degli amici.

La donna sa benissimo che il Togo non è un Paese molto conosciuto fra gli italiani e lei lo definisce piccolo ma ricco di spiagge, colline, laghi e cascate nonché occasioni per rilassarsi o fare passeggiate.
A chi sta pensando di trasferirsi in Togo, Roberta consiglia di andarci prima in vacanza almeno un paio di volte, per capire se il Paese può fare davvero al caso suo. In quelle occasioni, è anche consigliabile prendere contatti con persone che operano nel settore in cui vorresti lavorare ma anche parlare con i locals in generale per farsi un’idea che sia il più realista possibile riguardo i possibili pro e contro di un trasferimento lì.
A chi, invece, vorrebbe andarci in vacanza, Roberta suggerisce di ritagliarsi almeno 10 giorni di tempo per esplorare il Paese da nord a sud.
Vivere in Togo le ha insegnato a essere più paziente. Per un europeo, il ritmo di vita che c’è lì è impensabile. Secondo Roberta, il caldo contribuisce a rallentare il tutto. Inoltre, la donna ha imparato a dare importanza ai famigliari e alle persone anziane ma anche a vivere con più tranquillità.
Dal suo trasferimento in Togo, Roberta è tornata in Italia molte volte e, dopo 10 anni in Africa, la donna comincia a sentire un po’ di nostalgia per l’Europa, quindi, è sempre felice di tornare nel suo Paese natale.
Guardando al futuro, Roberta lavora per far crescere sempre di più i suoi corsi di italiano e ha aperto anche un canale YouTube, per raccontare la sua vita in Togo, che spera di portare avanti con successo.
Per seguire e contattare Roberta:
YouTube: https://www.youtube.com/@ROBERTAGIRGENTI79
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