Trasferirsi a  Gibilterra”. La storia di Riccardo Palleschi

A cura di Enza Petruzziello

Da Roma a Gibilterra, passando per Terni. Segue questa rotta la vita di Riccardo Palleschi, fondatore di “Italiani Emigrati” blog che racconta le storie di quanti a un certo punto hanno deciso di mollare tutto e reinventarsi al di fuori dei propri confini. Proprio come ha fatto lui che, da ormai qualche anno, si è trasferito insieme a sua moglie e ai suoi figli a Gibilterra. Trentadue anni, romano, Riccardo vive nella Capitale fino all’età di 24 anni quando incontra la sua futura moglie, ternana, che lo porta in Umbria. Gli inizi non sono dei più facili, passare da una grande metropoli come Roma a una piccola realtà provinciale non è certamente semplice. A Terni, però, fa diverse amicizie che in qualche modo alleggeriscono la sua permanenza qui. Dopo 6 anni qualcosa cambia. Tutto inizia a stargli stretto: Terni, Roma, l’Italia. Matura in lui il desiderio di cambiare aria e così nel 2016 fa le valigie e accetta una proposta di lavoro a Gibilterra. «Sono partito – spiega – perché volevo cambiare aria e non per necessità. Mia moglie aveva un contratto a tempo indeterminato, mentre io lavoravo online».

Inizia così la terza vita di Riccardo, questa volta all’estero in quella che è conosciuta anche come “The Rock”. Colonia britannica situata all’estremità meridionale della penisola iberica, dove il Mar Mediterraneo si incontra con l’Oceano Atlantico, Gibilterra è un piccolo ed esclusivo territorio in cui la cultura inglese e quella spagnola si fondono. Un piccolo luogo a misura di famiglia, con i suoi pregi ma anche i suoi difetti, come ci racconta lo stesso Riccardo.

Riccardo Palleschi Gibilterra

Riccardo, perché a un certo punto della tua vita hai deciso di mollare tutto e cambiare. Che cosa non andava nella tua vita in Italia, quali erano gli aspetti che ti stavano stretti?

«Ciao, bella domanda questa. A essere sincero, in realtà, sto ancora cercando di capirlo. Devo premettere che sono sposato e con due figli, dunque la scelta l’abbiamo presa io e mia moglie insieme. L’Italia era per me un buco nero, vedevo che mese dopo mese tutto ciò che di bello era rimasto cominciava ad essere assorbito dal nulla che avanzava. Ciò che non mi piaceva e non mi piace tuttora, in realtà, è questa forma di trasformismo, ovvero la società che cambia mentre a me piace com’era».

Così nel 2016, dopo una vita trascorsa a Roma e a Terni, accetti una proposta di lavoro a Gibilterra. Conoscevi già questo territorio oppure sei partito all’avventura?

«Sono nato e vissuto a Roma fino all’età di 24 anni, sono finito a Terni perché mia moglie è ternana e in città ho aperto un’attività: una posta privata che ho gestito, insieme a mia moglie, per 6 anni prima di partire per l’estero. Non conoscevo Gibilterra (“mai coperta” come si dice a Roma), però è lì che lavorava e abitava il mio fornitore di prodotti (avevo anche un negozio eBay). Un giorno mi chiese se volevo lavorare con lui, a Gibilterra, e così unito ai fatti sopra riportati ci siamo trasferiti».

Trasferirsi in un Paese diverso dal proprio non è mai facile. Lingua diversa, usanze diverse, abitudini nuove. Come sono stati gli inizi a Gibilterra? Penso all’accoglienza della gente, alla ricerca di un’abitazione, alla nuova lingua.

«Non è stato facile affatto. Prima di poter prendere una casa a Gibilterra abbiamo vissuto per 4 mesi in Spagna, vicino al confine. Solo quando, grazie a ripetuti sforzi e soprattutto alla determinazione di mia moglie, siamo riusciti a trovare una casa che faceva al caso nostro all’interno del territorio d’oltremare britannico. L’accoglienza non è stata delle migliori per me, ho un carattere molto particolare per il quale o mi ami o mi odi. Un sentimento lo provi comunque per me, non passo inosservato. Non posso farci niente, ciò che non mi sta bene lo dico e ciò che mi sta bene pure, la sincerità nel mondo anglosassone non è molto apprezzata quindi diciamo che forse ho attirato più attenzioni negative che positive, almeno all’inizio. Riguardo la lingua non è stato un problema, qui si parla lo “spanglish” un misto di inglese e spagnolo, i locali sono bilingue dunque decidi tu che in che lingua vuoi esprimerti».

Ormai vivi a Gibilterra da 3 anni insieme a tua moglie che ha lasciato un lavoro sicuro, merce rara in Italia al giorno d’oggi. Si è mai pentita di questa scelta?

«Sicuramente ora è felice di quello che fa. Rispondere a questa domanda con un sì o con un no mi farà comunque prendere un “cazziatone”. Dunque mi fingo morto e andiamo avanti…»

Di che cosa ti occupi a Gibilterra?

«Sono un freelancer, scrivo per un quotidiano online chiamato Blastingnews e gestisco il mio blog www.italianiemigrati.com . Sì, facciamo la stessa cosa…forse».

Com’è la qualità della vita a Gibilterra?

«La qualità della vita ha uno standard elevato per le famiglie con bambini piccoli, diciamo fino ai 12 anni. Dico questo perché essendo un territorio piccolo oltre una certa età i ragazzi vogliono uscire ed evadere dal contesto famigliare, cosa resa difficile qui dalla limitazione territoriale. Qualcuno dirà “ma basta andare in Spagna”, ma in pochi si rendono conto che la Spagna è un altro Stato e non puoi espatriare fino ai 18 anni. A parte questo dettaglio io conosco la vita famigliare a Gibilterra, la vita per i single sarà diversa. Le scuole sono ottime, il sistema scolastico anche ed è tutto pubblico e gratuito. Ci sono anche scuole private comunque».

E il costo?

«Quello che costa a Gibilterra sono gli spazi, appartamenti e locali hanno prezzi da capogiro rispetto al contesto. Un appartamento di due camere costa circa 1400/1500 euro al mese in su, un monolocale è quasi impossibile trovarlo al di sotto delle 1.000 sterline. Quasi tutti gli italiani che lavorano a Gibilterra vivono in Spagna e fanno i frontalieri».

Hai due bambini piccoli, che cosa significa crescere dei figli in un Paese diverso dal proprio? Come sono i servizi per l’infanzia e il sistema scolastico?

«Come accennato prima i servizi per i bambini sono superiori rispetto all’Italia. Il sistema scolastico è formato da personale veramente adatto al rapporto con i bambini (parlo della First School) con maestre sorridenti e disponibili in tutto. Le valutazioni dei bambini non si basano sui voti ma sull’impegno, ovvero i bambini vengono valutati in base a quanto impegno ci mettono nell’imparare. Questo sistema devo dire che è veramente efficace, i miei figli vanno a scuola la mattina come se andassero a una festa di compleanno, nonostante debbano indossare divise e rispettare delle regole di comportamento. Per la cronaca, visto il dibattito in corso in Italia, i vaccini non sono obbligatori a Gibilterra come in tutto il Regno Unito».

Tanti i giovani che ogni anno decidono di trasferirsi alla ricerca di opportunità lavorative. Dal punto di vista occupazionale come è la situazione a Gibilterra?

«Le industrie di maggior successo qui sono quelle delle scommesse e del gioco online dal momento che pagano solo l’1% di tasse qui, dunque molti italiani lavorano nel settore. Gli stipendi in questo ramo sono come quelli in UK, all’incirca 18/20.000 sterline l’anno per un ruolo da assistenza clienti. Se volete trovare lavoro in questo settore basta cercare su internet».

Hai notato differenze tra l’Italia e Gibilterra?

«Tante. Positive e negative. Di bello l’Italia ha tutto, ha le basi per essere una potenza mondiale e invidiata dal mondo; purtroppo nel Bel Paese mancano “le palle” e la capacità di mettere in pratica le cose. A Gibilterra mancano tantissime cose, come le materie prime ad esempio, ma il Governo di Gibilterra gioca un ruolo fondamentale nella vita dei cittadini e le aziende strategiche sono tutte governative. Anche la moneta è locale, la sterlina di Gibilterra, emessa dal Governo, scambiata a 1:1 con la sterlina britannica».

Sei il fondatore di “Italiani Emigrati” blog che racconta le storie di quanti a un certo punto della loro vita hanno deciso di mollare tutto e reinventarsi al di fuori dei propri confini. Proprio come hai fatto tu. Come è nata l’idea di aprire questo spazio virtuale?

«Mi piaceva l’idea di raccogliere le esperienze di quei pazzi come me che hanno avuto il coraggio di mollare tutto e andarsene. Le loro storie spesso mi sono di ispirazione e ne traggo spesso la forza per andare avanti».

Oltre a raccogliere le storie dei tanti expat italiani, quali informazioni è possibile trovare sul tuo blog?

«In realtà le storie degli expat costituiscono appena una delle tante categorie del portale degli italiani emigrati. Per quasi ogni Paese del mondo ci sono informazioni: sui visti, sul costo della vita e tante altre cose».

Sono sempre più numerosi, i giovani ma anche adulti e pensionati, che stanno pensando di ricominciare d’accapo in un altro Paese. Quali consigli ti senti di dargli in base alla tua esperienza?

«Siate meno pazzi e ragionate di più prima di partire all’avventura. La voglia di fuggire da ciò che è rimasto dell’Italia è, per molti, forte ma non fatevi prendere dalla foga. Quando sarete all’estero vi accorgerete, almeno dopo 7/8 mesi, che l’Italia alla fine non era poi così male. L’Italia è un posto magnifico, unico al mondo, se se ne vanno tutti a chi lo lasciamo?».

E tu, hai nostalgia dell’Italia e ritorneresti a vivere qui?

«Domanda veramente difficile. Chi mi legge dall’Italia potrebbe dire: “Che scemo…rimani dove sei”, chi mi legge dall’estero probabilmente capisce perché è una domanda complicata. Comunque se l’Italia fosse in grado di dare un futuro ai miei figli tornei domani, per quanto riguarda me lavoro sul web dunque è indifferente».

Progetti per il futuro?

«Vivere felice e in salute. Questo è il progetto più ambizioso del mondo».

Per contattare Riccardo questo il suo blog:

www.italianiemigrati.com.

La sua pagina Facebook

www.facebook.com/emigrareallestero/.

Oppure potete mandargli una e-mail a:

[email protected].