Remo, frequento assiduamente l’India

Remo, nato a cresciuto in quello che reputa uno dei posti più belli al mondo – la Sardegna -, è partito per l’India per studiare musica classica indiana ed è stato subito un colpo di fulmine. Da allora ci va regolarmente e, in più, organizza tours per i viaggiatori che non sanno o non vogliono affrontare da soli un viaggio nel continente indiano.

Visita dopo visita, Remo è entrato a far parte della complessa e affascinante cultura indiana, tuttavia, sebbene sogni di trasferirsi lì, pensa che, in realtà, la sua vita ideale sarebbe vivere per 6 mesi l’anno in Sardegna e per gli altri 6 mesi in India.

“Dall’India ho imparato che la Verità è una sola ma i modi in cui saggi la descrivono sono tantissimi. Ho imparato che la perfezione non esiste e che tutto è perfetto così com’è, ho imparato che tutti sono guru e tutti sono discepoli, che il vero Maestro è nel cuore di ognuno di noi e che il vero obiettivo di questa vita è rilassarsi, perché in realtà non c’è nulla da ottenere, se non pace e beatitudine” dice Remo.

Remo Scano India

Ciao Remo, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao, sono nato in uno dei posti più belli al mondo, la Sardegna. Il vento del destino mi ha fatto lasciare il paradiso, per scoprirne altri. A diciassette anni sono andato negli Stati Uniti per un anno (in particolare nell’Oregon) e a diciannove anni mi sono trasferito a Roma per studiare Lettere e Filosofia con indirizzo di Musica e Spettacolo all’Università di Tor Vergata. Anche se ho sempre sentito l’attrazione per l’India, è stata proprio Roma a darmi sia una preparazione di base sia una spinta a voler affrontare il primo viaggio verso l’Oriente. Se mi chiedete chi sono, non vi saprei rispondere. Spesso si risponde a questa domanda parlando del proprio lavoro. Beh, sicuramente ho sempre cercato di “lavorare” il meno possibile o, meglio, ho sempre fatto lavori stagionali e creato progetti limitati nel tempo, per avere la possibilità e la libertà di studiare e viaggiare perché, a differenza di tante persone che ho incontrato, per me il viaggio ha sempre avuto più che altro un significato e un motivo didattico.

Vai spesso in India. Come mai?

In India ci ho lasciato metà del cuore, l’altra metà rimarrà sempre in Sardegna. Ho un legame molto forte con Varanasi, sia per le amicizie che sono nate dalle mie frequentazioni sia per una questione conoscitiva. Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto siano profonde la cultura e la conoscenza indiana, tanto da aver raggiunto la consapevolezza che una vita non basta! Lì ho conosciuto solo persone amichevoli, pacifiche e di una generosità disarmante, con una capacità di adattamento, resilienza e flessibilità verso la vita tale da poter dire che ogni persona che ho incontrato ha aggiunto, nella mia ricetta personale, un segreto per affrontare l’esistenza con leggerezza. Ci sono posti magici, da mille e una notte, menzionati nei testi antichi della cultura indiana, esperienze culinarie che, per un vegetariano come me, bastano come unico motivo per tornare ogni anno in India e ancora colori, profumi, sguardi e sorrisi che mi richiamano costantemente e mi dicono: “Remo, ritorna anche quest’anno, vieni a farti coccolare l’anima ancora una volta!”. Infine, ci torno per motivi di lavoro, organizzo dei tours per chi non si fida a intraprendere questo viaggio da solo/a e il mio scopo è far vedere l’India attraverso i miei occhi e far innamorare le persone di questo luogo magico, proprio com’è successo a me.

Remo Scano India

Quando sei andato in India per la prima volta e cosa ti ha conquistato?

La motivazione principale che mi ha spinto ad affrontare il primo viaggio è stata la musica classica indiana. Dopo aver finito il DAMS a Roma volevo proseguire gli studi ma, stanco di studiare solo materie teoriche, ho voluto puntare su qualcosa di pratico. Già durante l’ultimo anno di permanenza nella Città Eterna, avevo cominciato a frequentare dei seminari di canto dhrupad con la D.ssa Francesca Cassio e, in seguito, decisi di acquistare un sitar e cominciai a frequentare con cadenza mensile il centro “Saraswati House” di Assisi, fondato da Gianni Ricchizzi, pioniere della musica classica indiana in Italia, il quale organizza da oltre trent’anni seminari e concerti dedicati a questa materia, invitando spesso maestri dall’India. Dopo un anno di transizione, dove ho anche frequentato per un semestre il conservatorio di Vicenza “A. Pedrollo”, che offre un corso dedicato allo studio delle Tradizioni Musicali Extra-Europee, decisi di “mollare tutto” e andare a studiare direttamente in India. In quegli anni, per motivi di relazioni internazionali tra i due governi, agli italiani davano solamente tre mesi di visto turistico.

Da una parte volevo evitare di spostarmi in Nepal per rinnovare il visto e dall’altra avevo proprio l’intenzione di affrontare una carriera accademica e diventare un docente universitario perciò presi la decisione d’iscrivermi alla Benares Hindu University e, in particolare, alla Faculty of Performing Arts, grazie alla quale ho ottenuto un diploma universitario e un Bachelor Degree in Indian Classical Music. Ho avuto anche la fortuna di frequentare assiduamente la casa del mio Maestro Pandit Amar Nath Mishra, un famosissimo sitarista di Varanasi, con il quale ho allacciato un rapporto bellissimo, non solo per il desiderio d’imparare questo meraviglioso strumento musicale ma proprio attraverso la voglia di frequentarlo e di passare del tempo con lui, proprio come si fa con un amico o con una persona cara, tout court. In seguito, mi sono avvicinato anche alla sfera spirituale o, meglio, a quella intellettuale dell’India. Ho avuto la fortuna di conoscere un Maestro di metafisica, che ancora frequento e del quale preferisco non rivelare il nome. Grazie a questo rapporto si sono chiariti molti aspetti della tradizione indù, che altrimenti non avrei ancora conosciuto.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta di fare avanti-indietro fra due Paesi?

Beh, per me non ha molta importanza l’opinione delle altre persone, alla fine ognuno fa ciò che vuole! So di per certo che mia madre e le mie due nonne si sono molto preoccupate per questa scelta. Sospetto che alcuni amici non abbiano compreso appieno le mie scelte e che abbiano anche avuto delle riserve a riguardo ma, in realtà, non me ne sono mai interessato. Il giudizio è pericoloso per chi lo emette, non per chi lo riceve.

Remo Scano India

Come ti organizzi prima di ogni partenza?

Bella domanda. Sicuramente metto da parte tutto il possibile per poter passare la maggior parte del tempo in India ma in realtà non ho mai avuto un piano. D’altronde, un’altra cosa che ho imparato da questi viaggi è che non bisogna pianificare nulla ma seguire il fluire degli eventi. La prima volta che sono atterrato in India, ad esempio, erano le tre del mattino e non avevo neanche prenotato una stanza di albergo e gli smartphone non esistevano. In maniera molto naturale, facendo la fila per il controllo dei passaporti, ho fatto amicizia con un francese, con il quale ho condiviso il taxi per raggiungere un albergo che lui già conosceva, il quale aveva a disposizione anche una stanzetta per me. Per anni, inoltre, ho viaggiato riempiendo la valigia di olio d’oliva, parmigiano e sott’oli fatti in casa che mi regalava la mia madrina, oppure, quando rientravo, con incensi, tessuti e spezie che portavo ad amici e parenti. Questo perché tutto ciò di cui ho bisogno si trova sempre e ovunque.

Di cosa ti occupi?

Sono un tour leader, infatti organizzo viaggi in India dal 2015. Sono anche un cuoco specializzato in cucina vegetariana, vegana e gluten free, e offro questo servizio in ritiri yoga che vengono ospitati in alcune ville del Nord della Sardegna. Sono un musicista e un insegnante di musica classica indiana e, attraverso il mio sito, offro delle lezioni online di musica indiana e tecniche d’improvvisazione e composizione sulle scale modali. Infine,mi occupo anche di digital marketing, aiutando start-up, imprenditori e aziende a migliorare la propria presenza online.

Quando sei in India, hai una casa di proprietà, sei in affitto oppure alloggi in albergo?

La maggior parte delle volte affitto una casa, soprattutto per avere una cucina dove potermi preparare un caffè la mattina e almeno un pasto durante la giornata. Inoltre, affittando casa per lunghi periodi si risparmia tanto o, meglio, con il costo di una stanza in albergo o in guest house, si può affittare una casa con più stanze, più comoda e più riservata. Quando invece ci passo dei periodi brevi, come fa la maggior parte dei turisti, trovo alloggio in una guest house.

Pensi che sia facile, per un italiano che vuole rimanere lì più del tempo della classica vacanza, trovare un alloggio?

Certo, è facilissimo, basta chiedere in giro! Basta sedersi in un Chai Shop, bersi un tè caldo e chiedere al proprietario se conosce qualcuno. Sicuramente in alcune città è più facile che in altre, sia per la disponibilità delle case sia per l’attenzione che si fa a rispettare le regole amministrative. Infatti, ufficialmente, solo chi ha un business visa o uno student visa può affittare un’immobile. Ciò non toglie che in molti posti si chiuda un occhio, o forse tutti e due, al riguardo e le case vengono affittate anche a chi ha solo un visto turistico.

Quali sono i prezzi medi e le zone che consiglieresti per vivere bene spendendo il giusto?

Mah! L’India è immensa, un subcontinente, per l’appunto. Per un affitto si possono spendere 100 Euro il mese come 3000 Euro il mese o più. Sicuramente nelle zone più turistiche, come Goa o nelle grandi città come Mumbai, New Delhi e Bangalore, si rischia di spendere quasi quanto in Italia. Varanasi ha ancora dei prezzi abbastanza contenuti, come anche le zone ai piedi dell’Himalaya e, in generale, quelle meno battute da noi occidentali. All’inizio di quest’anno ho visitato Mysore per la prima volta e devo dire che me ne sono innamorato. La città è molto pulita, per niente caotica e i prezzi erano veramente onesti. Anche il Kerala è un’ottima meta se si guarda il rapporto tra i costi e la qualità della vita.

Ricordi il tuo primo impatto con l’India?

Certo! Il mio primo impatto con l’India è stato abbastanza traumatico, ogni giorno per un mese pensavo di mollare tutto e tornare in Italia. Bisogna dire, però, che sono arrivato lì a fine agosto, durante il periodo dei monsoni, dove il caldo umido risulta essere una specie di sauna costante. Inoltre, con un atteggiamento naïve, pensavo che Varanasi fosse una cittadina tranquilla, dove trovare il proprio guru ad aspettarti sotto l’ombra di un albero, mentre in realtà il traffico e l’inquinamento atmosferico e acustico, sono una vera sfida per chi vuole rimanere. Dopo circa un mese mi sono reso conto che tutto ciò che reca disturbo può essere ignorato e, anzi, non deve diventare un ostacolo al vero motivo per cui si sceglie di andare a vivere in India. Se avessi dato ascolto a quella parte di me che avrebbe voluto abbandonare tutto e tornarsene a casa, non avrei avuto la possibilità di crescere e arricchirmi, diventando quello che sono oggi.

Ci sono mai stati momenti in cui ti sei chiesto “cosa sono venuto a fare qui?”

Sinceramente no, tranne il primo mese, come ho appena raccontato. Per il resto la domanda che mi faccio è sempre la stessa: “ come faccio a trovare il modo per restare in India 12 mesi l’anno?”

Quali pensi che siano le differenze e gli eventuali punti in comune fra lo stile di vita italiano e quello indiano?

L’India e l’Italia hanno tantissimi punti in comune. L’importanza della famiglia, delle tradizioni, del cibo, una storia antichissima, gioielli architettonici, una manodopera di altissimo livello, una sottile anarchia nel gestire l’economia e la società, che stupisce il resto del mondo. E ancora, la diversità delle culture regionali, la biodiversità di piante e animali e, se vogliamo, anche la conformazione geografica dei due Paesi, protetti a nord da una catena montuosa che si affaccia su una grande pianura attraversata da un grande fiume, per poi continuare verso sud e allungarsi tra due mari. L’India ha sicuramente una varietà di culture e religioni imparagonabile con il resto del mondo ma molte cose di cui ho fatto esperienza mi ricordano le storie dei miei nonni dell’Italia degli anni Sessanta, con un piede nella tradizione e uno nella modernità.

È facile passare dalla vita in Italia a quella in India e viceversa?

Sì e no. In realtà, l’unica volta in cui ho avuto uno shock culturale è stato quando sono tornato in Italia dopo il primo anno passato a Varanasi. Mi ero abituato a vivere in una società dove gli stimoli al consumo sono praticamente inesistenti e avevo quasi perso il rapporto con le pubblicità. Mi sono ritrovato a Milano a riscoprire il concetto d’immagine utilizzata per il puro consumo e intrattenimento mentre, per otto mesi di fila, mi ero rapportato con il concetto “icona” solo per questioni spirituali.

Quali sono state le difficoltà più ardue da superare?

Sinceramente non ho mai avuto grandi difficoltà, mi sono sempre sentito a casa e le persone che ho incontrato mi hanno sempre aiutato. Inoltre, posso garantire a tutti che parte della magia dell’India sta nel fatto che, se i problemi si lasciano nelle mani del cielo, spesso si risolvono da soli. Ho sempre seguito la regola: “a Roma fai come i romani”. Questa regola d’oro spesso non viene applicata dagli occidentali in India ed è la fonte primaria dei problemi che si possono incontrare in un viaggio lì. Per fare un esempio, quando vivevo a Varanasi, ho impiegato un paio di settimane a capire che la fila non si fa ma in realtà bisogna proprio saltarla. Quando ho cominciato a comportarmi come tutti gli altri, tutto ha cominciato a fluire, così come per le regole del traffico, o nell’accettare la lentezza delle cose.

E quali i momenti di gioia e soddisfazione?

Tanti, tantissimi e continui. In particolare, a Varanasi ci sono dei momenti di pura beatitudine, per chi riesce a connettersi con l’energia della città. Si riscopre il gusto della semplicità, il potere dell’alba e del tramonto, la magia della trasmissione della conoscenza da maestro a discepolo. Devo dire che la mia esperienza personale è legata soprattutto alla musica, una scienza che, se praticata con dedizione e costanza, ogni giorno porta soddisfazione per quello che si sta facendo. Aggiungo inoltre che la profondità degli sguardi e la bellezza dei sorrisi dei locals aiutano ad aprire il cuore di noi poveri occidentali che, con la nostra modernità, cerchiamo gioie e soddisfazioni nell’ottenimento di oggetti materiali.

Come funziona per i visti? Cosa bisogna fare se si vuole rimanere in India più a lungo di quanto non permetta il visto turistico?

A oggi il governo indiano ha informatizzato il sistema, quindi, non c’è più la necessità di andare in ambasciata a Roma o al consolato di Milano e spesso il documento viene rilasciato in 3 giornate lavorative. Il visto per turisti dura anche 5 anni, solo che, da quest’anno, si può rimanere in India solo per 6 mesi durante l’anno solare e ogni novanta giorni bisogna lasciare il Paese. Il visto per studenti è un po’ più macchinoso da ottenere ma probabilmente è la soluzione ideale nella maggior parte dei casi. Ci sono dei corsi universitari molto interessanti da poter frequentare e che, eventualmente, occuperebbero solo poche ore durante il giorno per le lezioni. Inoltre, si può ottenere un business visa attraverso una propria attività lavorativa. Mettiamo l’esempio che qualcuno voglia aprire un e-commerce di tessuti o di oli essenziali dall’India, dovrà solamente presentare il biglietto da visita della propria attività e potrà ottenere un visto che permetterà la permanenza continua in India di un anno, anche se in alcuni casi potrà essere richiesto di lasciare il Paese ogni 180 giorni. Infine, se si hanno abbastanza fondi, si può anche pensare di aprire una società o una fondazione in India, il che permetterebbe anche di acquistare degli immobili e dei terreni.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?

Se non si hanno le idee chiare su dove andare e cosa fare, la cosa migliore è fare una lunga vacanza di sei mesi e guardarsi intorno. L’India è talmente grande e così piena di opportunità che ci si potrebbe passare una vita in vacanza scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo. Se, invece, com’è successo a me, si sa chiaramente cosa si vuole fare e dove si vuole andare, consiglio di chiudere gli occhi e buttarsi in questa avventura con “Mamma India”. Ho degli amici che hanno aperto il famoso chiringuito sulla spiaggia, altri che lavorano con una ONG, altri ancora che hanno trovato l’amore e si sono sposati ottenendo un visto permanente… Come per la musica, l’unico limite è la propria fantasia e, forse, la paura di non farcela.

C’è qualcosa che hai scoperto una volta sul posto e che avresti voluto sapere prima di partire?

Beh, ovviamente mi sarebbe piaciuto avere chiaro in testa tutto quello che so ora sull’India quando avevo 20 anni. Alla fine, se me lo permettete, mi piacerebbe ricordare una storiella Zen a questo proposito, quella di un professore universitario che decise di cercare la saggezza in un Maestro Zen. Questo si recò dal Maestro, sperando di ottenere risposte chiare alle sue domande complesse. Il Maestro lo accolse nella sua dimora silenziosa per offrirgli una tazza ma continuò a versare senza sosta, finché la tazza non fu colma e il tè iniziò a traboccare. Il professore, osservando il tè che scorreva oltre il bordo della tazza, non poté trattenersi ed esclamò: “La tazza è piena. Non ce n’entra più!” e il Maestro, con calma e saggezza, rispose: “Come questa tazza, anche tu sei pieno delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non svuoti la tua tazza?”. Allo stesso modo penso che l’India, ma un po’ tutta l’esistenza, debba essere affrontata “with no expectation and with an open mind!” (senza aspettative e con la mente aperta).

Quali pensi che siano gli errori più comuni di chi va in India regolarmente?

Tornare in Italia! 😊

Scherzi a parte, a volte mi andrebbe di tirare le orecchie a certi personaggi, che si atteggiano da spiriti liberi e poi trattano gli indiani come farebbero i peggiori colonialisti europei. L’errore più comune è quello di voler imporre il modello occidentale agli indiani o di arrabbiarsi quando le cose non sono esattamente come le si desidera, di stupirsi quando ci viene chiesto di pagare un prezzo maggiore rispetto agli indiani o addirittura quando si fa intendere che il meccanismo burocratico va oliato attraverso una piccola tangente.

Come sei stato accolto dalla gente del posto?

L’ospitalità in India è un po’ come in Sardegna e, in generale, come nel sud Italia: l’ospite è Dio in casa!

Non c’è mai stata una volta in cui, entrando a casa della gente, non mi venisse offerto un chai, un bicchiere d’acqua e dei salatini. Inoltre, gli indiani sono molto gentili con queste orde di occidentali, i quali, prima con le barbarie del colonialismo e poi con le follie del movimento hippy, hanno scorrazzato liberamente all’interno di una società con le proprie strutture tradizionali di pensiero e di comportamento. Per fare un esempio, fumare le sigarette in giro per strada, vestire con i pantaloncini corti o alzare troppo la voce, non sono cose viste troppo positivamente. In ognuno di questi casi, le persone che hanno avuto l’accortezza di segnalarmi queste mie mancanze, lo hanno sempre fatto con la stessa delicatezza che un nonno avrebbe con il proprio nipotino.

Che suggerimenti daresti a chi, invece, vorrebbe andare in vacanza in India?

Sicuramente quello di evitare i tours con una città diversa al giorno. Spesso leggo di proposte di viaggio in India dove in una settimana si visitano New Delhi, Agra, Jodpur, Jaipur, Jaisalmer e Varanasi. Purtroppo, si pensa che sia la stessa cosa di fare un tour in Italia visitando in una settimana Napoli, Roma, Firenze e Venezia. In realtà, le distanze sono molto lunghe, gli spostamenti molto più scomodi e il corpo ha appena affrontato un viaggio in aereo di 8000 km. Per questi motivi, suggerisco di limitare la scelta dei luoghi e, soprattutto, di trovare qualcosa da fare, qualcosa da imparare, che sia frequentando un corso di yoga, un corso di cucina indiana o un corso di massaggi ayurvedici. Insomma, qualcosa che ci possa connettere con le persone e la cultura del posto che stiamo visitando. Inoltre, riempite la valigia a metà! Sarà difficile resistere allo shopping sfrenato…

Quali sono, secondo te, i luoghi da visitare “per forza” e quali quelli meno conosciuti che, però, meritano una visita?

Ovviamente metto Varanasi in cima alla lista, se si vuole avere un condensato dell’India tradizionale è il posto perfetto. Questa è proprio la città principale che propongo nei miei tours. Goa è molto interessante, è praticamente l’opposto di Varanasi, è uno Stato piuttosto piccolo dell’India, famoso principalmente per i villaggi e le città costiere, piene di servizi e attività per gli stranieri, dove si possono passare delle vacanze veramente divertenti, quasi come se si fosse a Ibiza! Rishikesh e Mysore sono le due capitali dello yoga e sono due gioiellini, sceglierei Mysore per l’inverno e Rishikesh per l’estate. Se si vogliono fare dei trekking fenomenali c’è la zona a nord di Almora, che frequentava anche Tiziano Terzani, oppure la famosa Parvati Valley, meta di molti occidentali sin dagli anni ’60.

Hai mai pensato di trasferirti stabilmente lì?

Certo, ci penso tutti i giorni ed è un desiderio costantemente presente nelle mie preghiere e, prima o poi, succederà! Tuttavia, la condizione migliore per me è passare 6 mesi in India e 6 mesi in Sardegna.

Cos’hai imparato, finora, dall’India?

Dall’India ho imparato che la Verità è una sola ma i modi in cui saggi la descrivono sono tantissimi. Ho imparato che la perfezione non esiste e che tutto è perfetto così com’è, ho imparato che tutti sono guru e tutti sono discepoli, che il vero Maestro è nel cuore di ognuno di noi e che il vero obiettivo di questa vita è rilassarsi, perché in realtà non c’è nulla da ottenere, se non pace e beatitudine.

Progetti futuri?

Il futuro non esiste e dopo tutti questi anni ho trovato un mio equilibrio nelle cose iniziate ormai più di 15 anni fa. Tutti i giorni pratico musica e meditazione e continuerò a praticarle. Ogni giorno rifletto e contemplo e continuerò a farlo. I soldi arrivano e poi vanno però ho un piccolo desiderio nascosto, che è quello di aprire un centro in Sardegna dedicato alla musica indiana e alla meditazione, dove le persone possano risiedere per un certo periodo tempo e partecipare a corsi, seminari e lezioni private. Se il destino mi offrirà questa opportunità bene, altrimenti, pazienza.

Per seguire e contattare Remo:

E-mail remo.scano@gmail.com

Sito web : www.remoscano.it