“Rapita” da un Masai

“Rapita” da un Masai, la tribù più antica del Kenya. Tanto che ha dovuto lasciare la sua famiglia, il suo Paese, e soprattutto un lavoro soddisfacente e ben remunerato.

Da nove anni, Donatella Crispino, Dona per gli amici, 46 anni di Siracusa, si sente libera e vive in modo spontaneo. Grazie all’amore. Non è più costretta a dimostrare la sua femminilità ai quaranta colleghi maschi della Erg Petroli delle Marche e del Lazio, dove lavorava come assistente di rete. Allora, quando usciva, doveva mettere tacchi alti e indossare vestiti à la page. “Ero- dice- proprio stufa di essere sempre tirata. Che noia.

Qui non mi vesto più in modo elegante se non in occasioni rarissime. Quasi nessuno, tranne gli italiani residenti, guarda come mi vesto. Ero scocciata della solita corsa al bello, al meglio.

Donatella Crispino in Kenya masai

Meglio la vita semplice. Meglio la qualita’ della vita che la quantita’. Anche se non sopporto molto la flemma degli africani. Io continuo ad essere puntuale e scattante. Ma pazienza, ho deciso di stare qui e devo cercare di adeguarmi”.

In Kenya Donatella è se stessa ed è orgogliosa della scelta compiuta nel 2000, quando ha mollato tutto e si è trasferita in Africa. Eppure non è stato facile. Suo padre le ha tenuto il muso per tanto tempo. A capirla è stata sua madre. Ma Dona non voleva spezzare un desiderio. Certo, non ha più un lavoro gratificante, ma ha il suo bambino, un masai, adottato nel 2004.

Donatella Crispino masai

“Un angioletto- dice Dona- che ha bisogno di tanta cura. Mi pesa non vedere i miei nipoti, fratello e sorella. In compenso i miei genitori vengono spesso qui”. Di solito prima dell’arrivo del piccolo Dona veniva in Italia quasi ogni anno. “Ora da quando mio figlio va a scuola- confessa- e’ un dramma” Manca dall’Italia da due anni.

Ma come è cambiata la vita dopo il trasferimento?

“Ero semplice e sbarazzina- replica- e lo sono rimasta. E’ cambiata solo l’eta’”. Dice che anche all’inizio non ha mai avuto problemi di integrazione, perché accanto a lei c’era il suo uomo, di cui è pazzamente innamorata.

Certo, anche in Kenya ci sono problemi e un conto è vivere in Africa da turista. Un altro stabilire la residenza. Comunque, adoro questo posto. E non so se tornerò in Italia. Ripeto, mi mancano molto i miei nipotini”.

Ora lei bada a suo figlio Solomon. Non solo. Col marito organizza safari, escursioni per il Kenya e la Tanzania, ma non come li organizza un Tour Operator. Puntano al contatto con la gente, i luoghi. Vanno oltre i percorsi classici.

Sogni da realizzare?

“Vorrei vedere- dice- Solomon felice, perché la vita gli deve ancora tanto”. Non sa se tornerà nel Belpaese. Spera di no. Anche se c’è da pensare alla carriera scolastica di suo figlio. In ogni caso, Dona continua ad avere tanti amici intorno a sé, grazie a Facebook.

Non si sente mai sola. In più ha riconquistato la sua libertà. La differenza? “A parte il clima, in Italia – afferma ironica- mi difendevo con la lupara, qui ho la lancia e lo scudo. Comunque, mi è andata abbastanza bene”. Dona rifarebbe tutto quello che ha fatto.

 

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