Quando un orto diventa “L’Orto di Olmo”: la storia di Alessandro Vergari

Tanti hanno un pezzo di terra e coltivano qualcosa, soprattutto in estate quando la natura è più generosa, ma un pezzo di terra può essere anche un qualcosa di più di un semplice orto per ortaggi o piante da fiori e può diventare un micro, o macro, cosmo dove è possibile dare davvero dignità alla natura.

E’ quello che ho provato a fare io con un angolo di campagna toscana sulle colline a sud di Firenze. Immaginate i dolci rilievi toscani, con i crinali percorsi da vecchie strade, le coloniche e i piccoli paese sparsi nella campagna, i cipressi, la campagna divisa da vigneti, oliveti, boschi, prati, ecco – in effetti sono fortunato – il mio terreno è in questa location, in fondo a una valletta dove per quasi tutto l’anno scorre un piccolo torrente che rallegra il tutto con una piccola cascata.

E qui ho il mio orto che, come vedrete, non è solo un orto, perché all’occasione diventa un luogo di meditazione, di feste e cene per gli amici, di corsi per riconoscere le piante spontanee o scrivere haiku, passaggio di cacciatori e ciclisti in mountain bike, caprioli, cinghiali e istrici, luogo di immaginazione e costruzione di sogni e idee.

Tutto è nato 16 anni fa, quando passeggiavo spesso su queste colline, ma senza meta, passando spesso in questa angolo di campagna che aveva già ospitato un contadino. Costui aveva piantato alcuni alberi da frutto, delle viti, tanta salvia e rosmarino, ma si vedeva dai rovi e dalle vitalbe che stavano impadronendosi dello spazio che era qualche anno che non lo seguiva più.

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Sempre più attratto da questo luogo di tranquillità, lontano dalle strade e raggiungibile solo a piedi, che pian piano però stava per essere ripreso dal bosco, mi detti da fare per cercare il proprietario e trovare la maniera di essere io il custode di questo luogo che aveva qualcosa di magico e che sembrava aspettasse proprio me. Non fu difficile trovare il proprietario che fu anzi molto contento di darmi in comodato gratuito l’uso del terreno che per lui era un po’ fuori mano. In cambio non avevo che da mantenerlo in ordine e volergli bene, cosa che da allora penso di aver fatto con grande passione.

E così inizia la storia dell’Orto di Olmo, così chiamato per un duplice motivo. Il primo è che ci sono molti olmi campestri nella zona che nascono spontanei e che hanno fatto un piccolo boschetto. Il secondo è che alla nascita del mio primo figlio venni proprio qui, qualche anno prima che diventasse il mio Orto, e presi un piccolo ributto di olmo, una delle tante radici che vegeta e propaga la pianta, e lo piantai nel giardino della casa dei miei genitori avendo cura, di mettere sotto le sue radici, il piccolo moncherino del cordone ombelicale di mio figlio che si chiama Niccolò di primo nome e, non a caso, Olmo di secondo. E così sono passate 16 estati dove ho imparato a scegliere le piante più adatte al posto, al clima, al fatto che non ci sono giornalmente e a dare sfogo alla mia creatività, con cose semplici, usando solo materiale locale e idee a basso costo ecologico e far diventare un semplice orto, un luogo di emozioni.

Intanto è bene specificare che non è un luogo chiuso, ma è aperto a tutti, i suoi confini sono solo due cartelli di benvenuto e di rispetto del luogo lungo i sentieri principali che portano all’Orto, e uno dei commenti più comuni che i visitatori occasionali o gli amici che lo visitano è la percezione di un luogo di pace e di serenità. Qui ci si può sedere su una delle panchine che ho fatto e guardare semplicemente la natura che ci circonda, sentire il suono delle foglie degli alberi, della cascata, o i rintocchi della chiesa di Casignano, mentre i rumori della civiltà, anche se vicina, arrivano sempre lontani e attutiti. Qui si può andare alla ricerca delle installazioni di sassi che ho preso ad esempio da l’artista Deva Manfredo e dalla sua “Selva di Sogno”, o leggere le storie o le poesie stampate su carte e incollate su delle pietre in posti particolari nel bosco intorno dove, un sentiero di poche decine di metri, ti fa perdere completamente l’orientamento vagando tra la fitta vegetazione. Qui ci si può mettere a leggere la storia e i tanti commenti di chi è venuto all’Orto in questi anni e aggiungere il proprio verso a questo romanzo in evoluzione. Qui si viene per vedere le lucciole, lo scoiattolo, il biacco, l’istrice, la salamandrina dagli occhiali o il granchi di acqua dolce, ma anche per non fare nulla e pisolare all’ombra di un’amaca. Qui si viene per vedere un cuore fiorito fatto semplicemente tagliando l’erba con cura.

Tutto questo è in continua evoluzione; lo scorso inverno mi è venuta voglia di fare una grande spirale delimitata da dei sassi e lunga una sessantina di metri, in una radura del bosco, e la prossima primavera forse verranno delle scuole a visitare l’Orto come luogo ideale per parlare di ecologia e di rapporto con la natura. Quest’anno anche una casa editrice molto importante in campo ecologico e solidale, si è accorta di questo angolo di terra e ne ha pubblicato le storie nel libro “Con le mani nella terra”, il diario di un anno di semplici appunti sull’Orto di Olmo. Insomma tutto questo per dire che certe volta basta un piccolo pezzo di terra per divertirsi, sognare e condividere queste cose anche con gli altri e se si pensa a quanti piccoli pezzi di terra spesso giacciono abbandonati, inselvatichiti e dimenticati, forse basterebbe davvero che ci fossero più Orti di Olmo per stare un po’ meglio e essere più felici.

Alessandro Vergari è guida escursionistica, vicepresidente della cooperativa Walden viaggi a piedi, www.waldenviaggiapiedi.it, ideatore del social trekking, www.socialtrekking.it e autore di diversi libri sulle piante e l’escursionismo, l’ultimo dei quali è “Con le mani nella terra” edito da Terre di Mezzo. L’Orto di Olmo è sempre aperto e visitabile, ma non è facile da trovare. Se avete bisogno di informazioni o di aiuto chiamatemi pure al 333.2562813 o scrivetemi a [email protected]