Vivere e lavorare in Vietnam

A cura di Nicole Cascione

Cristian è un ragazzo italo-australiano che ha vissuto in Italia fino all’età di 23 anni. Ha studiato mediazione linguistica a Forlì e ha fatto l’Erasmus in Finlandia. Dopo la laurea si è trasferito in Australia, dove ha conseguito la laurea magistrale e dove ha incontrato sua moglie (vietnamita), il motivo principale per cui si è trasferito in Vietnam ormai da due anni.

cristian vietnam

Cristian, ormai sono due anni che vivi in Vietnam. E’ stato difficile per te ambientarti in una nuova cultura quale quella asiatica?

Fortunatamente l’adattabilità non mi manca! Però, obiettivamente, credo non sia facile per un italiano (o per un occidentale in genere) ambientarsi in questo tipo di cultura, dove tutto è diverso: dalle cose scontate come la lingua o il cibo fino a piccole cose, che però piccole non sono, come il linguaggio del corso e le abitudini… soprattutto le abitudini!

Quali sono state le tue prime impressioni all’arrivo?

Dal momento in cui sono uscito dal terminal dell’aeroporto, ho avuto la sensazione di essere davvero in mondo diverso, dove tutte le cose a cui ero abituato non esistevano.

Qual è l’aspetto che più ti ha colpito del popolo vietnamita?

Il popolo vietnamita è, senza ombra di dubbio, il popolo più amichevole, ospitale e meno rancoroso che io abbia mai visto. I familiari e gli amici di mia moglie mi hanno accolto come un figlio, mi scrivono ogni giorno per sapere se va tutto bene. Quando cammino per strada, non mancano mai persone del posto che mi sorridono e salutano. Inoltre, e questo credo sia molto importante, nonostante i due decenni di guerra, non hanno alcun rancore verso gli occidentali e parlano tranquillamente di quel tragico periodo come se nulla fosse. Per loro è un capitolo chiuso che non ha più importanza.

Di cosa ti occupi?

Insegno lingua inglese in un famoso centro linguistico locale.

E’ stato semplice per te trovare lavoro sul posto?

Il Vietnam è una nazione in fortissima crescita economica, dove tutti i settori si stanno sviluppando. Quantitativamente, i lavori credo siano nettamente superiori all’offerta italiana anche solo per il fatto che il Vietnam è un grosso mercato e molto giovane. La popolazione conta poco meno di 100milioni di persone e l’80% di loro è compresa nella fascia di età 0-20. Non ho avuto difficoltà a trovare lavoro come insegnante di inglese, in quanto ho tutte le qualifiche del caso e la richiesta di insegnanti è costante (questo settore è tra i più in voga al momento). Per un italiano che non parla almeno l’inglese però, le possibilità di impiego si riducono drasticamente e si limitano alle filiali locali di aziende italiane.

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Qual è il maggior pregio e il maggior difetto della vita in Vietnam?

Essere un lavoratore straniero in Vietnam ti può offrire una vita piuttosto agiata, grazie al bassissimo costo della vita. Nelle grandi città come Ho Chi Minh o Ha Noi è anche piuttosto facile trovare prodotti importati, soprattutto italiani. Per cui, posso dire che non mi manca nulla. Dall’altra parte ci sono alcuni aspetti, come la mancanza della libertà di stampa o di critica a cui noi occidentali siamo abituati e affezionati, che spesso si fa sentire anche nella vita di tutti i giorni.

Quali sono le cose da evitare assolutamente in Vietnam?

Mi sento di dire che, in qualunque circostanza, bisogna evitare di addentrarsi in discorsi politici. Meglio farsi i fatti propri e vivere in tranquillità. In quasi 3 anni, non ho sentito nessuno, straniero o locale, parlare di politica. Inoltre, sarebbe opportuno informarsi sul linguaggio del corpo dato che, soprattutto noi italiani, ne facciamo largamente uso e molti gesti che usiamo quotidianamente mentre parliamo hanno o un significato diverso o, nel peggiore dei casi, risultano essere molto offensivi.

Cosa apprezzi maggiormente del posto in cui vivi e cosa invece non riesci ancora a capire?

Amo il senso di rilassatezza dei vietnamiti e la loro apertura verso gli stranieri. Mi capita spesso di essere avvicinato da persone locali anche solo per scambiare due chiacchiere. Anche se la vita lavorativa scorre frenetica, non si rinuncia mai a una pausa caffè e ai momenti di socializzazione. A volte, però, questa rilassatezza porta le persone a dimenticarsi dei propri impegni o ad arrivare ad importanti riunioni anche con un’ora di ritardo. Diciamo che a ciò non è affatto facile abituarsi.

Secondo la tua esperienza di vita, quali caratteristiche sono necessarie per affrontare al meglio un cambiamento di vita così radicale?

Credo che la caratteristica più importante, e non soltanto in un Paese come il Vietnam, sia lo spirito di adattabilità. Avendo vissuto in Finlandia e in Australia, posso dire che non è difficile vedere italiani che trovano impossibile abituarsi a piccole cose, come cenare alle sei del pomeriggio o ai negozi che fanno orario continuato e chiudono alle cinque del pomeriggio. Qui tutto ciò è elevato all’ennesima potenza.

A chi consiglieresti il Vietnam e a chi invece no?

Il Vietnam è un Paese molto particolare e ancora molto tradizionalista, nonostante si stia aprendo al mondo esterno. Mi sento di consigliare questo Paese alle persone che hanno voglia di affrontare una vera e propria sfida a livello personale e culturale. Molti residenti stranieri dicono che il Vietnam non è un Paese per tutti e personalmente mi trovo d’accordo. Trasferirsi qui senza qualifiche/esperienza e senza parlare almeno la lingua inglese è una mossa che potrei definire quasi suicida. Se si posseggono questi requisiti, però, insieme alla voglia di provare qualcosa di totalmente nuovo, credo sia un’ottima scelta.

Per contattare Cristian:

cristianantonio.dipaolo@gmail. Com

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