Pier, “ vivo a Singapore, una città costosa e piena di regole dove però tutto è possibile”

Pier, originario di Parma, ha lasciato l’Italia a 19 anni, viaggiando, vivendo e lavorando in vari Paesi fra cui il Brasile, l’Australia e la Cina.

“Mi occupo principalmente di architettura, progettazione, interni e costruzione. Al momento, sono consulente per una grande compagnia di co-living che opera in diverse regioni tra cui Singapore, Bali, Malesia e Indonesia. In parallelo, gestisco progetti di progettazione e ristrutturazione di appartamenti e mi sto specializzando nella ricostruzione e massimizzazione della GFA (Ground Floor Area) per trasformare le proprietà in investimenti redditizi. Sono anche il fondatore di TCA Think Tank, un acronimo che sta per ‘Theoretical Condition of Architecture’”, racconta Pier, che adesso vive a Singapore.

Singapore è una città-Stato in cui il costo della vita è molto elevato ma, secondo l’uomo, in linea con gli stipendi. Le regole sono molto ferree ma il governo è sempre a disposizione dei cittadini. A chi vorrebbe andarci in vacanza, Pier suggerisce di non starci troppo a lungo, perchè è possibile vedere il clou di Singapore in pochi giorni.

A chi sogna di trasferirsi lì, invece, l’uomo consiglia d’informarsi per ottenere un visto di lavoro e di prendere in considerazione l’idea di avviare una propria azienda.

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Ciao Pier, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Grazie per l’invito! Beh, capire chi siamo veramente può essere un viaggio complesso. A volte ci confondiamo con quello che facciamo o abbiamo fatto ma, mettendo da parte queste riflessioni filosofiche, posso dirvi che la mia storia è un insieme di viaggi ed esperienze, profondamente legata al mio amore per il design e l’architettura.

Sono nato in Italia nel 1985. Il nostro è un Paese con un immenso patrimonio culturale. La mia avventura nel mondo è iniziata presto, già a 19 anni, quando ho lasciato Parma, la mia città, per esplorare nuovi orizzonti. Ho viaggiato, vissuto e lavorato in Brasile, Sud America, Australia, Cina, Inghilterra, Qatar, Corea, Tailandia e Singapore. Queste esperienze in giovane età hanno modellato una visione del mondo che ha influenzato profondamente sia la mia vita personale sia quella professionale.

La mia formazione accademica è iniziata a Milano, un vero e proprio crogiolo d’innovazione e creatività. Più avanti, ho avuto la fortuna di partecipare a un programma Erasmus a São Paulo, presso l’USP. Quel periodo ha ampliato i miei orizzonti e ha rafforzato il mio senso di appartenenza a una comunità globale.

Dopo essere tornato in Italia, ho proseguito i miei studi con una laurea magistrale in architettura, deciso a seguire il corso in inglese. Nonostante all’inizio le mie conoscenze linguistiche fossero limitate, questa decisione mi ha portato in Australia con un visto Working Holiday. Lì, ho dovuto bilanciare la vita lavorativa tra il ruolo di cameriere nei week-end e quello di tirocinante in uno studio di architettura durante la settimana. Questo mix di lavoro manuale e intellettuale non solo ha migliorato le mie competenze linguistiche ma ha anche rafforzato la mia resilienza e la mia capacità di adattamento.

Ho sempre avuto un forte interesse per lo studio sociologico e antropologico delle diverse culture, in particolare quelle cinesi e coreane. Questo interesse mi ha portato a scrivere alcuni libri come “The Condition of Chinese Architecture”, “The Condition of Seoul Architecture” e “Italian Experience, Foreign Architects”. Ho collaborato anche con numerose riviste, sia stampate sia online, come Domus, L’Arca International, ArchDaily e Studio Architecture and Urbanism Magazine, condividendo le mie riflessioni e osservazioni sul campo.

In sostanza, la mia vita è un continuo esplorare nuove culture e idee, mantenendo sempre un occhio attento al mondo del design e dell’architettura. Queste esperienze mi hanno dato una prospettiva unica, arricchendo sia la mia vita personale sia quella professionale.

Puoi parlarci un po’ di quando hai lasciato l’Italia?

La mia partenza dall’Italia è stata un passo fondamentale nel mio percorso professionale e personale. Dopo aver completato i miei studi al Politecnico, dove ho avuto l’opportunità di incontrare colleghi provenienti da tutto il mondo, mi sono sentito sempre più attratto dall’orizzonte internazionale. In particolare, ho sviluppato un forte interesse per la Cina, una nazione che mi affascinava sia per la sua ricca storia sia per la sua dinamica cultura contemporanea.

Ho deciso, quindi, di fare un tirocinio in Cina e ho trovato un’opportunità a Shanghai, dove ho avuto la possibilità di lavorare con una compagnia tedesca impegnata nella realizzazione di edifici progettati dal rinomato architetto Julien de Smedt. La mia esperienza in Cina è stata incredibilmente formativa. Da un lato, ero completamente assorbito dalla profondità della cultura cinese, affascinato dal suo potere e dalla sua grandezza storica. Dall’altro, però, non potevo ignorare gli aspetti più problematici del Paese, come le cicatrici lasciate dalla Rivoluzione Culturale e le sfide poste dal suo rapido sviluppo.

Tornato in Italia, ho deciso di dedicare la mia tesi di laurea a questa esperienza. Dopo essermi laureato, ho trascorso quasi quattro anni rifinendo la ricerca e aggiungendo informazioni, lavorando su un libro che approfondiva il ruolo dell’architettura nella società cinese, basandomi su interviste, visite in loco e studi approfonditi. Questo lavoro mi ha portato a insegnare al Politecnico e, in seguito, a partecipare alla Biennale di Venezia del 2014 nel padiglione cinese, dove ho esposto la mia ricerca e i video dei documentari che avevo realizzato ma anche costruendo il “Parassite Pavilion”, una rappresentazione della ricerca e uno spunto per l’architettura con essenza asiatica al di fuori da forme, decorazioni e materiali tradizionali.

La mia avventura non si è fermata qui. Ho collaborato con il team avanzato di progettazione del Politecnico per il campus della Jiaotong University di Xi’an, ritornando in Cina, e con l’università locale. In seguito a questo progetto, sono stato invitato a Londra per lavorare con uno studio di architettura su un compendio di urban design per il Qatar, un progetto per definire le regole e linee guida dell’architettura e urbanismo dei nuovi sviluppi che stavano iniziando per la World Cup 2019. Questa esperienza, diversa e stimolante, mi ha permesso di applicare le mie conoscenze sociologiche, storiche, urbanistiche e architettoniche, accumulate in precedenti progetti in Brasile, Australia e, soprattutto, in Cina. Ogni passo di questo percorso ha contribuito a creare una visione unica e coerente della mia carriera, permettendomi di esplorare e comprendere a fondo il potere e il significato dell’architettura in contesti diversi.

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Ora vivi a Singapore. Quando ci sei andato per la prima volta?

Tutto è iniziato dopo il mio lavoro in Qatar. A quel punto, sono tornato per un periodo in Cina, dove ho avuto l’opportunità di lavorare con MAD Architects, noti per i loro progetti architettonici innovativi e i landmarks in tutto il mondo. È stata un’esperienza incredibilmente arricchente. Dopo quella fase intensa, sentivo il bisogno di staccare un attimo e riflettere sul mio percorso. Ho optato per una pausa di due mesi in Thailandia, immergendomi nell’apprendimento del kitesurf. È stato un periodo di relax e introspezione, molto necessario.

Nel frattempo, ho continuato a collaborare con L’Arca International, la rinomata rivista di architettura di Milano. In qualità di curatore della serie “I Protagonisti”, mi sono recato a Seoul per realizzare una monografia su Yo2 Architects e il suo fondatore, Kim Young Joon. Questo incarico mi ha portato a scrivere il libro “The Condition of Seoul Architecture”, che comprendeva ricerche dettagliate, fotografie e interviste a diversi architetti coreani di spicco.

La mia vita ha preso una svolta interessante quando, in quel periodo, la mia compagna cinese ha trovato lavoro a Singapore. Mosso dalla curiosità e dalla vicinanza, ho deciso di farle visita, pensando di restare solo qualche settimana. Invece, da quel 2017, Singapore è diventata la mia casa. La città mi ha conquistato con il suo dinamismo e la ricca mescolanza di culture. Si è rivelata il posto perfetto per proseguire il mio viaggio professionale e personale.

Ricordi cos’hai provato appena arrivato?

Ricordo vividamente le mie prime sensazioni. Mi ha colpito subito il clima umido e caldo, che personalmente trovo piacevole, dato che non sono un grande amante del freddo. La città ha un clima caldo, simile a quello britannico, ma senza la pioggia e il freddo. Ho notato anche un’incredibile senso di ordine e potenziale. Tutto, dalle strade agli spazi pubblici, è tenuto in condizioni impeccabili, un riflesso dell’etica delle persone che vivono qui.

Un altro aspetto che mi ha impressionato è la forte dedizione al lavoro e la costante spinta verso la produzione, che convivono con un dinamismo e un progresso continui. Le tasse sono sorprendentemente basse e c’è un forte sostegno governativo alle attività commerciali. Questo può talvolta limitare un po’ la creatività ma offre una varietà interessante rispetto ad altri luoghi in cui ho vissuto.

Inoltre, sulla carta, Singapore appare come una nazione quasi perfetta. Ha un alto GDP e un’elevata qualità della vita. È geograficamente centrale nel sud-est asiatico, rendendo tutti i centri importanti della regione rapidamente accessibili in aereo. Puoi raggiungere belle spiagge in meno di 30 minuti di taxi. E poi c’è la lingua: l’inglese è la lingua ufficiale qui, semplificato ma molto funzionale, e questo rende la comunicazione facile. La burocrazia è efficiente e digitalizzata, con la maggior parte dei servizi disponibili online e un governo pronto a fornire chiarimenti su qualsiasi questione. Tutto questo rende Singapore un luogo ideale in cui vivere e lavorare, specialmente per qualcuno nel mio campo.

Quando hai deciso di vivere lì e cosa ha contribuito, più di tutto, a farti prendere questa decisione?

Beh, ci sono stati diversi fattori ma uno dei principali è stato sicuramente la semplicità della burocrazia qui. È qualcosa che rende la vita quotidiana e professionale molto più agevole, specialmente per qualcuno che proviene da un contesto dove la burocrazia può essere più complessa e ingombrante. C’è, poi, l’aspetto linguistico. Come dicevo nella risposta precedente, qui si parla l’inglese ma in modo molto caratteristico, con un accento forte e una grammatica semplificata. Questo ha fatto sì che, in qualche modo, mi sentissi subito a mio agio. Dato che ho imparato l’inglese relativamente tardi e ho ancora un forte accento italiano, il modo in cui qui si parla l’inglese mi ha fatto quasi sentire come se fossi un madrelingua, il che è stato piuttosto divertente per me! Questi aspetti, insieme alla posizione strategica di Singapore nel sud-est asiatico e alla qualità della vita offerta dalla città, hanno reso la decisione di trasferirmi qui abbastanza naturale e semplice.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti di fronte alla tua scelta?

La reazione è stata sorprendentemente calma, probabilmente perché i miei viaggi e trasferimenti erano diventati una sorta di routine per loro. Il mio primo grande passo, da Parma a Milano per studiare, aveva creato più preoccupazione, soprattutto perché i miei genitori avrebbero preferito che restassi vicino a casa. Tuttavia, dopo essermi trasferito a Milano, ogni mia nuova destinazione, come il Brasile per un anno di studi, è stata accolta con meno sorpresa. Questo continuo cambiare ha trasformato il trasferirsi in una normalità per me.

Ciò che è cambiato significativamente, però, sono state le mie relazioni con amici e familiari a casa. La distanza e il tempo trascorso all’estero hanno inevitabilmente ridotto il numero di contatti regolari, mantenendo stretti legami solo con pochi selezionati. Gli incontri sono diventati meno frequenti, limitandosi a una volta all’anno oppure ogni due anni. Nonostante la mancanza di grandi reazioni al mio trasferimento a Singapore, è stato interessante notare come le relazioni a lunga distanza si siano evolute.

L’elemento della distanza ha sicuramente influenzato i miei rapporti a lungo termine. La tecnologia aiuta a restare in contatto ma non può sostituire la condivisione di esperienze di persona. Vivere in culture diverse ha arricchito enormemente la mia visione del mondo, fornendomi una prospettiva unica che, a volte, è difficile condividere con chi non ha avuto esperienze simili. Questo mi ha insegnato l’importanza dell’adattabilità e dell’apertura verso nuove realtà culturali, arricchendo la mia comprensione delle varie sfaccettature della vita umana.

Inoltre, ho imparato l’importanza di bilanciare il mantenimento delle relazioni esistenti con l’apertura verso nuove amicizie e connessioni. La mia rete sociale si è espansa e diversificata, includendo persone da tutto il mondo. Questo ha creato un tessuto sociale ricco e variegato che ha notevolmente influenzato il mio modo di pensare e d’interagire con gli altri. In questo modo, ogni trasferimento è diventato non solo un cambiamento geografico ma anche un’opportunità per crescere e sviluppare una comprensione più profonda delle dinamiche umane e interpersonali.

Come ti sei organizzato prima della partenza?

In realtà, non ho pianificato molto in termini di organizzazione pre-partenza. Sono semplicemente arrivato a Singapore e ho iniziato a esplorarla per capire meglio cosa fare. In quel periodo, avevo già raccolto molte informazioni durante il mio viaggio in Corea e avevo un bel po’ di lavoro da sbrigare. Dovevo editare tutte le interviste che avevo fatto, completare una monografia, editare video e foto e scrivere diversi capitoli del mio libro. Questo impegno mi ha occupato per circa sei mesi.

Questo periodo di lavoro intenso è stato anche un’opportunità per ambientarmi e orientarmi nella nuova città. Mentre lavoravo, ho avuto la possibilità di osservare e comprendere le opportunità disponibili a Singapore. Questo approccio piuttosto flessibile e aperto mi ha aiutato a integrarmi gradualmente senza la pressione di dover subito trovare un lavoro o stabilirmi in un modo definitivo. Inoltre, mi ha dato il tempo di adattarmi al nuovo ambiente, alla cultura e al clima, permettendomi di esplorare la città nel mio tempo libero e di costruire lentamente una nuova rete sociale e professionale.

Puoi parlarci meglio della tua sfera professionale?

Mi occupo principalmente di architettura, progettazione, interni e costruzione. Al momento, sono consulente per una grande compagnia di co-living che opera in diverse regioni tra cui Singapore, Bali, Malesia e Indonesia. In parallelo, gestisco progetti di progettazione e ristrutturazione di appartamenti e mi sto specializzando nella ricostruzione e massimizzazione della GFA (Ground Floor Area) per trasformare le proprietà in investimenti redditizi.

Sono anche il fondatore di TCA Think Tank, un acronimo che sta per “Theoretical Condition of Architecture”. Questa piattaforma riflette la mia filosofia professionale, incentrata sulla creazione di un sistema basato sulla condizione specifica di ogni situazione architettonica. Il mio approccio si basa sull’ideale di non andare contro il sistema ma di lavorarci insieme in modo post-critico, adattandosi e rispondendo alla situazione contemporanea. Questo è il fondamento su cui costruisco i miei progetti e le mie teorie architettoniche.

Inoltre, attraverso TCA Think Tank Editions, produco varie pubblicazioni e monografie su architetti internazionali e la rivista Studio Architecture and Urbanism. Con TCA Think Tank Workshop, mi dedico alla progettazione e produzione di installazioni e oggetti di design. C’è poi TCA Design and Build, concentrata sulla costruzione, il design e le pratiche edilizie e ingegneristiche, e TCA Think Tank Architecture, dove sviluppo concept di grande scala e collaboro su progetti di landscape design.

Infine, insegno all’Università Nazionale di Singapore (NUS) nel corso di Advanced Architecture Studio, dove guido gli studenti nell’esplorazione della qualità spaziale, andando oltre materiali, stili e culture, e adattandoci alle dinamiche contemporanee dell’architettura e dell’urbanistica.

Hai una casa tua o sei in affitto? È facile trovare un alloggio lì?

Attualmente vivo in affitto. Ho acquistato una casa in Italia come investimento e come punto di riferimento per quando torno a far visita ai miei parenti ma qui a Singapore ho optato per l’affitto. Abito in un vecchio condominio che offre ancora metrature generose, a differenza dei nuovi appartamenti che tendono a essere più piccoli e con prezzi più elevati.

Trovare un alloggio a Singapore può essere un po’ complicato; i prezzi sono generalmente alti e spesso la qualità non è all’altezza delle aspettative. Dopo una lunga ricerca, sono riuscito a trovare un appartamento che mi piace. Tuttavia, essendo in possesso di un EP (Employment Pass) e non di un PR (Permanent Resident), le opzioni per l’acquisto di una proprietà sono piuttosto limitate. Posso considerare solo condomini e non le cosiddette “landed properties“.

Il mio sogno sarebbe acquistare una delle tipiche “shop houses” di Singapore, ristrutturarla e viverci. Queste abitazioni storiche hanno un fascino unico, con i loro ampi spazi e tracce del passato. Per ora, però, mi trovo bene nel mio appartamento nella zona di Newton, che ha un’atmosfera simile a quella degli appartamenti di Tiong Bahru: spazi ampi e un senso di storia che li rende unici.

Quali sono i costi medi e le zone che consiglieresti per vivere bene spendendo il giusto?

La scelta dipende molto da ciò che cerchi. Lavoro come consulente per Cove, una compagnia di co-living e real estate, che offre proprietà in tutta la nazione, con opzioni sia costose sia convenienti.

A Singapore, la scelta del quartiere dipende molto dalle tue esigenze e dal tuo budget. Alcune delle zone tradizionalmente più popolari tra gli espatriati includono Orchard, Tanglin, Holland Village, Bukit Timah ed East Coast, anche se alcune di queste aree hanno visto un calo di popolarità negli ultimi anni.

Una zona come Orchard Road è famosa per i suoi servizi e per lo shopping di alta qualità, anche se i canoni di affitto sono più alti. Robertson Quay e Mohammed Sultan Road sono molto apprezzate dai giovani professionisti per la vicinanza al CBD e per la vivace vita notturna.

Chinatown, Tanjong Pagar e Duxton Hill offrono una grande varietà di opzioni abitative e sono perfette per gli amanti del cibo. Tiong Bahru ha un fascino retrò e offre caffè alla moda, panetterie e boutique.

Per chi cerca un’area più tranquilla e residenziale, Tanglin e Jervois Road offrono grandi case con giardini e condomini a bassa altezza. Holland Village, Clementi e Bukit Timah sono afra le zone preferite dagli espatriati, con una buona selezione di ristoranti e servizi.

Per le famiglie, aree come Braddell, Serangoon, Lorong Chuan e Kovan offrono un ambiente residenziale rilassato e con case spaziose. Seletar, Yishun e Yio Chu Kang sono opzioni più convenienti e vicine alla natura.

In generale, ogni quartiere di Singapore ha qualcosa di unico da offrire e l’esperienza di vita può variare notevolmente a seconda della zona che scegli.

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Pensi che gli stipendi medi siano in linea con il costo della vita?

Sì, in linea generale direi che lo sono. Lo stipendio medio a Singapore nel 2023 si aggirava sui SGD $5,783 al mese, o circa SGD $39,000 all’anno. Per i principianti, lo stipendio parte da SGD $27,600 all’anno, mentre i professionisti più esperti possono arrivare a guadagnare fino a SGD $66,900. Il costo della vita, però, è abbastanza elevato. Ad esempio, per una famiglia di quattro persone, si stima un costo mensile di circa SGD $10,980, mentre per una singola persona è di circa SGD $6,965. I costi comprendono l’affitto, che in una zona di un certo livello può arrivare a SGD $6,035 al mese, e il cibo, con un pasto nel distretto degli affari che costa intorno ai SGD $12. Anche i trasporti hanno il loro peso, con un biglietto mensile per i mezzi pubblici che costa SGD $115. In generale, gli stipendi permettono di vivere decentemente ma, come in ogni grande città, molto dipende dallo stile di vita individuale e dalla zona in cui si sceglie di vivere.

Puoi farci degli esempi del costo di beni e servizi di uso comune?

Certamente. Parlando di cibo, un pasto in un ristorante non troppo costoso si aggira intorno ai 15 dollari di Singapore, mentre una cena per due persone in un ristorante di media categoria può arrivare a 100 dollari. Un pasto veloce come il McMeal da McDonald’s costa circa 10 dollari. Per quanto riguarda la spesa al supermercato, il costo del latte è di circa 4.07 dollari per litro, il petto di pollo costa intorno ai 13.94 dollari per chilo e un pacco di 12 uova è circa 4.25 dollari.

Per i trasporti, un biglietto singolo per i mezzi pubblici ha un costo di circa 2 dollari, mentre un abbonamento mensile è intorno ai 115 dollari. La tariffa base per i taxi è di 4 dollari e si paga circa 1.61 dollari per ogni miglio percorso. Il costo della benzina è intorno ai 2.82 dollari per litro.

In sintesi, il costo della vita a Singapore può essere piuttosto elevato ma è in linea con gli stipendi medi, che permettono di mantenere uno standard di vita confortevole, se si è in grado di gestire le entrate.

Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?

In termini di sanità, le poche volte che ne ho fatto uso, ho notato una grande differenza rispetto all’Italia. Qui la sanità è molto più veloce ed efficiente. È necessario avere un’assicurazione sanitaria ma tutto funziona in modo fluido e conveniente. Il piano Healthier SG è un esempio di come il governo sia proattivo nel campo della salute, concentrandosi sulla prevenzione e fornendo un medico di famiglia per ogni residente.

Per quanto riguarda la burocrazia, posso dire che è incredibilmente agevole. Il sistema online permette di sbrigare praticamente ogni tipo di pratica. Ricordo quando ho dovuto fare i miei documenti: è stato estremamente rapido e semplice, con una foto scattata e il documento pronto in soli cinque minuti.

Per i trasporti, sebbene il sistema pubblico sia eccellente, per lavoro generalmente uso i taxi. La tariffa media si aggira sui 12 dollari per tragitto. Una particolarità che ho notato è che, quando piove, queste tariffe possono quasi raddoppiare, cosa che sorprende sempre un po’. Nel complesso, sia i mezzi pubblici sia i taxi sono efficienti e ben organizzati, in grado di facilitare gli spostamenti in città.

Singapore è famosa come la “città delle multe.” Ti va di raccontarci qualcosa al riguardo?

Fortunatamente non ho ancora preso multe qui a Singapore. La consapevolezza delle rigide regole e delle relative sanzioni è molto alta e questo crea un ambiente di controllo reciproco tra i cittadini. Spesso, i passanti per strada e i vicini di casa iniziano a parlare tra di loro lamentandosi delle varie regole! Ognuno è attento agli altri, specialmente per questioni come il rumore nei cantieri vicini o il rispetto delle norme comunitarie. Il governo è molto vicino ai cittadini e prontamente reattivo alle loro lamentele, che possono riguardare il rumore eccessivo o problemi come l’acqua piovana lasciata in sottovasi o la gestione impropria dei rifiuti.

Una delle regole più famose a livello internazionale è il divieto di vendere e consumare gomme da masticare in luoghi pubblici, anche se possederle non è illegale. Se da un lato queste norme possono essere percepite come noiose e fastidiose, dall’altro hanno contribuito a creare un ambiente urbano notevolmente efficiente e curato. Questa rigidità ha dato vita al famoso detto locale che a Singapore “tutto è vietato” o “all cannot!”, riflettendo il sistema di regole che governa la vita quotidiana in città.

Singapore è anche molto sicura. Sei d’accordo?

Assolutamente, è estremamente sicura. Per darvi un’idea, è da anni che non chiudo a chiave la porta di casa o dell’ufficio. Questo è molto comodo per la donna delle pulizie o per chi viene a fare piccole riparazioni. Anche nel mio workshop, i collaboratori e i fattorini entrano ed escono liberamente per prendere materiali o consegnare oggetti.

La presenza della polizia per strada è molto rara e, quando si vede, le persone si fermano incuriosite, perché è insolito. La mia unica interazione con la polizia è stata quando mi hanno avvertito del rischio di lasciare il cellulare incustodito su un tavolo, per il pericolo di furto. Un’altra cosa curiosa sono gli avvisi di allerta nelle stazioni della metropolitana, che segnalano piccoli crimini come furti nei negozi o truffe telefoniche. Questi avvisi possono sembrare divertenti per chi arriva da altri Paesi, dove tali reati sono considerati meno gravi, ma a Singapore sono presi molto sul serio.

Pensi che sia facile, per un italiano, trovare lavoro o avviare un’impresa lì?

La mia esperienza lavorativa qui a Singapore è iniziata in una compagnia locale ma presto mi sono reso conto che non era la strada giusta per me. Dopo aver cercato altre opportunità senza successo, ho avuto un’illuminazione: perché non aprire la mia impresa? Così ho fatto. È stata una scelta audace che mi ha permesso di auto-sponsorizzarmi per il visto di lavoro. Fondare la mia azienda mi ha dato la libertà di lavorare a Singapore secondo i miei termini, un’opportunità che, altrimenti, non avrei potuto avere.

L’apertura della mia attività è stata resa possibile grazie all’aiuto di società specializzate che gestiscono le complessità burocratiche. Queste società mi hanno fornito un supporto fondamentale, inclusa l’assegnazione di un director e quella di una segretaria, conformemente alle leggi locali. Ho scelto di lavorare con Sleek ma ci sono molti altri servizi simili a disposizione. Queste aziende mi hanno aiutato non solo nella registrazione della società ma anche nella gestione delle questioni bancarie e nella definizione del nome aziendale. Inoltre, offrono supporto continuo per la contabilità e le questioni fiscali, rendendo il processo di gestione dell’impresa molto più gestibile.

Cos’è necessario avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare a Singapore?

Per stabilirsi a Singapore sia per lavoro sia per residenza è indispensabile ottenere un visto di lavoro valido. Tra le varie tipologie, l’Employment Pass è il più richiesto dai professionisti, manager ed esecutivi. Questo visto richiede un certo livello salariale, soglia che è stata incrementata nel corso degli anni per riflettere la crescita economica e l’aumento del costo della vita a Singapore. Pertanto, per i professionisti stranieri diventa sempre più impegnativo soddisfare questi requisiti salariali per qualificarsi per un lavoro nel Paese.

Inoltre, Singapore ha implementato regole stringenti per quanto riguarda la vaccinazione contro il Covid-19, richiedendo che tutti i lavoratori stranieri siano completamente vaccinati per poter ottenere un visto di lavoro. Questo fa parte della strategia del Paese per mantenere un ambiente di lavoro sicuro e sano.

Dal punto di vista legale, è anche fondamentale non avere precedenti penali. Singapore adotta un approccio molto rigoroso in termini di sicurezza e legalità, pertanto, un record penale pulito è un requisito essenziale per l’ingresso nel Paese e per l’ottenimento di un visto.

Questi criteri rigorosi sottolineano l’approccio di Singapore nel mantenere uno standard elevato di sicurezza, legalità e salute pubblica. Questo si traduce in un ambiente di lavoro e di vita altamente regolamentato ma, allo stesso tempo, sicuro e ordinato. A coloro che riescono a soddisfare questi criteri, Singapore offre numerose opportunità di crescita professionale e un’elevata qualità della vita.

Che consigli daresti a un italiano che vorrebbe vivere lì?

A un italiano che desidera trasferirsi a Singapore, consiglierei di prepararsi bene per affrontare un contesto lavorativo competitivo e un ambiente di vita differente. È fondamentale avere un piano chiaro, sia per il lavoro sia per la residenza. Informarsi sulle norme per il visto di lavoro e considerare la possibilità di avviare una propria attività, se le opportunità d’impiego sembrano limitate. È anche importante adattarsi alle norme culturali e legali di Singapore, che possono essere diverse da quelle italiane. Inoltre, consiglierei di essere aperti alle diverse esperienze culturali e sociali che Singapore ha da offrire.

Ovviamente, questi sono consigli generali ma devo ammettere che, quando sono arrivato a Singapore, non ne ho seguito nessuno. La mia tendenza è sempre stata quella di buttarmi nelle esperienze senza una preparazione specifica, affidandomi alla mia capacità di adattamento. Ho sempre avuto la convinzione di potermi adattare a qualsiasi situazione che mi si presenta. Anche se è utile essere preparati, a volte l’audacia e la capacità di adattarsi sul momento possono essere altrettanto importanti.

E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza?

A chi viene in vacanza a Singapore, direi: non starci troppi giorni! 😊Due o tre giorni sono più che sufficienti per assaporare ciò che la città ha da offrire, a meno che non siate qui per affari. Singapore è una città fantastica, molto pulita e con alcune attrazioni uniche ma si può esplorare abbastanza in fretta. Godetevi ogni momento qui ma non c’è bisogno di allungare troppo il soggiorno!

Puoi suggerire ai nostri lettori dei posti poco conosciuti che, secondo te, meritano una visita?

Certo, ci sono alcuni posti meno noti a Singapore che meritano sicuramente una visita. Per esempio, il quartiere di Joo Chiat è famoso per le sue case colorate in stile Peranakan e offre un’esperienza culturale autentica. Un altro luogo interessante è il Punggol Waterway Park, un’oasi tranquilla lontana dalla frenesia del centro città. Per gli amanti della natura, consiglio anche una passeggiata lungo il Southern Ridges, un percorso che offre una vista spettacolare sulla città. Questi sono solo alcuni dei gioielli nascosti di Singapore, che offrono un’esperienza unica ai visitatori. Un altro quartiere che consiglierei è Geylang. È un po’ diverso dai soliti itinerari turistici e conserva un’atmosfera più “folcloristica” e autentica. Ci sono zone un po’ più sporche e tipiche, che offrono un assaggio della vecchia Singapore, con anche alcune aree di karaoke e luci rosse. È un luogo interessante per chi cerca un’esperienza più grezza e meno lucidata, tipica di una città vivace e multiculturale come Singapore. Oltre ai posti che ho già menzionato, c’è Tiong Bahru, un’area affascinante con un’atmosfera unica. Il bar Merci Marcel è un posto perfetto per un brunch, un vero gioiello del quartiere. Un altro luogo che consiglio vivamente è Dempsey Hill, ideale per cene raffinate. Qui troverai molti ristoranti di alta qualità situati in un’ex area industriale circondata da una vegetazione fitta, quasi una piccola foresta nel mezzo della città. Questi luoghi offrono un’esperienza diversa e affascinante di Singapore, lontana dai soliti circuiti turistici.

Secondo te qual è l’dea sbagliata su Singapore che è anche una delle più diffuse?

Una delle idee sbagliate più diffuse su Singapore potrebbe essere la percezione di una sorta di “dittatura”. Non molte persone nel mondo hanno una conoscenza approfondita di Singapore ma, tra quelle che la conoscono, alcune potrebbero pensare che il governo rigido sia un problema. Tuttavia, dipende molto dalle proprie inclinazioni politiche. Da un certo punto di vista, il sistema di governo di Singapore funziona bene, specialmente considerando la sua posizione geografica, le dimensioni ridotte e l’eredità britannica lasciata dopo l’ottenimento dell’indipendenza.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

No, non cambierei nulla. La mia esperienza a Singapore è stata fondamentale per la mia crescita personale e professionale. Anche le sfide che ho affrontato sono state preziose lezioni. Di conseguenza, anche se potessi tornare indietro, farei tutto allo stesso modo.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Vivere qui mi ha insegnato soprattutto come avviare e far crescere una compagnia, affrontando stress e difficoltà. Ho imparato l’importanza di gestire le sfide quotidiane e ho capito che tutto ciò vale la pena, nonostante per avviare un’impresa si debba essere un po’ folli. Questa esperienza mi ha arricchito, dandomi competenze e una resilienza che non avrei potuto acquisire altrove.

Progetti futuri?

I miei progetti futuri si concentrano principalmente sulla crescita della mia azienda. Voglio aumentare il numero e la dimensione dei progetti e prevedo di assumere più persone per espandere il team. Inoltre, ho intenzione di estendere il mio lavoro anche nel resto del sud-est asiatico. Un altro obiettivo che ho è quello d’investire in proprietà, sia qui in Asia sia in Occidente. In sintesi, ho diversi piani ambiziosi che mirano a consolidare e ampliare la mia presenza nel settore.

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