Una nuova vita a Tenerife, Isole Canarie

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Mi sono reso conto alla bella età di 67 anni che, nel Bel Paese, si è instaurato un regime di schiavismo e servilismo talmente forte e radicato che oggi, con tutta la buona volontà e l’amore per la mia nazione, non riesco a trovare soluzioni alternative se non quella della fuga.

Il mio calvario non programmato è iniziato nel 2009 per una banalissima separazione giudiziale e da lì, frequentando aule di tribunali, ho cominciato a percepire nell’insieme, situazioni di incapacità, inefficienza, pregiudizio e disparità di trattamento, che mai pensavo potessero esistere. Analizzai la realtà in generale anche negli altri segmenti della società e, come se mi fossi svegliato all’improvviso da un lungo letargo, ebbi la netta sensazione che in Italia tutto stesse precipitando, in primis la giustizia, poi la cultura, i valori, il rispetto, l’educazione e l’economia, per non parlare poi dell’istruzione, della sanità…L’Italia è in forte crisi, evidentemente voluta e studiata a tavolino. I politici ruspanti sono consapevoli dei gravi disagi popolari ma, per incapacità oppure perché non possono muovere dito perché sul libro paga delle grandi lobby, lasciano che il degrado sociale prenda sempre più consistenza. In questi ultimi anni poi, non hanno fatto niente per rendere la qualità della vita accettabile, perciò, stanco e desideroso di ritrovare la mia tranquillità esistenziale, ho voluto verificare personalmente se non fosse giunto il momento di dire addio all’Italia e cercare nuove mete, dove vivere con più serenità gli ultimi anni della mia vita.

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Mi rendo conto che, per chi vive da sempre in Italia e non ha mai varcato il confine nazionale, è difficile accettare quello che sto scrivendo e, per certi versi, può sembrare anche eccessivo e ingiustificatamente catastrofico. Me ne rendo conto benissimo, così, con coraggio e determinazione, sono andato nelle isole Canarie per valutare e verificare personalmente sul territorio le differenze che si vivono in nazioni amiche, culturalmente uguali e facenti parti della stessa zona Euro.

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Da anni sento parlare in TV, sui giornali, nei bar e nei centri commerciali, di gente che molla tutto e va a vivere in Paesi europei ed extra europei, dove la qualità della vita è decisamente migliore. A fare questa scelta sono anche molti pensionati che in Italia non riescono a vivere dignitosamente con quello che percepiscono, ma che, con la stessa cifra, in altri luoghi riescono a vivere più che bene. Conoscevo le isole Canarie per esserci stato in anni non sospetti, nel 1975. Santa Cruz, la capitale di Tenerife, all’epoca era la mia meta preferita. Così insieme a mio figlio ventenne, a fine febbraio ho voluto verificare di persona se esiste realmente la possibilità di espatriare e vivere in posti con costi di vita inferiori e maggiore qualità della stessa.

Le Canarie sono meravigliose, ma non è tutto oro quel che luccica. Ho potuto verificare che la situazione non è esattamente come viene descritta dai media che, in questo caso proprio perché servi di padroni, devono dire quello che fa scoop e non la verità sacrosanta. Ne esce fuori un minestrone senza sale e senza sapore. Sembra che fuori dai confini sia tutto rose e fiori e che l’Eden sulla Terra esista per davvero. Non è proprio così. Come in tutte le cose, anche andare a vivere alle Canarie ha i suoi lati positivi e negativi. Bisogna solo capire quali sono e partire solo dopo aver preparato un piano ed essersi attentamente informati sul luogo, sulle sue caratteristiche, insomma su tutto quello che serve per realizzare davvero il proprio sogno. Comunque la parola d’ordine per chi decide di andare a vivere alle Canarie è umiltà. Mi raccomando, non dimenticatela in Italia, lì ormai non serve più. E qui, come altrove nel mondo, occhi aperti e attenti ai bidoni, agli affaristi e ai fanfaroni, io ne ho incontrati un bel po’ e ahimè, duole dirlo ma erano italiani. L’italiano residente da tempo nel sud di Tenerife ha preso quasi il monopolio nel settore degli affitti, molte sono agenzie fantasma e mi è stato detto che ultimamente il Governo spagnolo abbia cercato di porre un freno a questa situazione, regolamentando il mercato degli affitti anche con multe salate per chi non è in regola con le licenze. Alle Isole Canarie si potrebbe vivere molto bene se, chi già ci vive e mi riferisco ai nostri connazionali (non tutti naturalmente), non facesse ostruzionismo o cercasse di fare affari non proprio corretti con i nuovi arrivati che, ingenui e fiduciosi, danno ascolto a chi propone loro case fantasma in affitto. Qualcuno cercherà di smentirmi, ma parlo per esperienza personale. Sono appena tornato da Tenerife, ho vissuto 16 giorni in diversi posti, visitando l’isola da nord a sud e ho cercato di parlare quanto più possibile con i nativi, cioè Canari…ahimè…illusione.

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L’isola, specialmente nel sud, zona più turistica, è piena di italiani che, in svariati modi, hanno il monopolio degli affitti delle case che, per ovvi motivi preferiscono affittare a turisti o, in alternativa, a residenti ma a prezzi lievitati. Il sud di Tenerife è ottimo per un breve periodo di vacanza, ottime spiagge, locali in cui ballare, ristoranti, hotel, negozi, pizzerie, bar…insomma per chi desidera movimento, qui trova limitazioni solo dove finisce la propria fantasia. Il lavoro (per chi lo cerca) non abbonda come sembrerebbe, la crisi globale si fa sentire anche alle Canarie.

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Il settore più gettonato è quello della ristorazione, ma è bene avere una buona padronanza dell’inglese e almeno le basi dello spagnolo; ottimo sarebbe avere una buona specializzazione nel settore e, mi raccomando, è sempre utile portare con sé un CV europeo aggiornato e scritto in spagnolo e inglese. Con queste parole mi riferisco a coloro che, come me, hanno deciso di lasciare l’Italia devastata da una guerra di valori e di sciacallaggio istituzionale e hanno scelto di espatriare per recuperare almeno un pizzico di serenità in più; specialmente a chi, dopo una vita di lavoro, si vede spolpare senza ritegno da una tassazione italiana fuori controllo. Mi rivolgo anche ai pensionati: andare al Sud di Tenerife e nei grandi centri turistici non è proprio l’ideale, a meno che non si disponga di un budget adeguato e si voglia fare una vita ricca di agiatezze e divertimento. Le Canarie hanno due facce: quella turistica e quella residenziale. Se ci basassimo sulle notizie raccolte dalle TV nazionali italiane, appena arrivati a Tenerife o a Gran Canaria o in qualsiasi altra isola, affonderemmo subito perché saremmo tentati di accaparrarci una casa in affitto nelle zone più belle e turistiche ma…ahimè… sbaglieremmo e rimarremmo delusi, perché lì non basterebbe la pensione di mille euro al mese per sopperire ai costi della vita, logicamente più alti.

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Per chi ha deciso di andare a vivere alle Canarie per risparmiare, consiglio di cercare un paese tranquillo, lontano dai luoghi del divertimento e del turismo. Ci sono paesi belli, abitati in prevalenza da nativi e da pochi italiani che sanno convivere con la gente del luogo in perfetta armonia. La vita, in ogni caso, non è cara. Ho compreso che è preferibile comprare prodotti locali e non di importazione. Ad esempio le sigarette spagnole costano solo € 1,50. La carne locale è ottima, così come la frutta e la verdura. E’ tutto di ottima qualità e i prezzi sono inferiori rispetto all’Italia. Insomma, le Canarie offrono un clima ottimo tutto l’anno, a seconda delle zone e delle isole; offrono rispetto ed educazione, servizi e una circolazione stradale rispettosa; le strade poi sono ben asfaltate e ben curate. Parchi giochi funzionanti, servizi decenti, tassazione inferiore rispetto all’Italia, insomma, ci si può andare, ma bisogna studiare approfonditamente il territorio per evitare di commettere errori grossolani. A onor del vero, devo anche dire che al sud di Tenerife, gli italiani scorretti stanno mettendo in cattiva luce la gente seria e corretta.

Appena sono arrivato a Los Cristianos, una ragazza di Catania che vive da due anni alle Canarie, mi ha consigliato perentoriamente di stare attento ai nostri connazionali. E non è stata l’unica. Questo insegna. Mi auguro che nell’immediato futuro le cose cambino in meglio e che gli italiani buoni e produttivi affossino la gramigna nazionale che sta radicando sulle isole.

Io ci ritornerò presto e spero da residente. Amo comunque la mia nazione, ma la vedo in agonia e senza possibilità di recupero. Spero di sbagliarmi, ma dopo un breve periodo di assenza, ho avuto la netta sensazione che al peggio non c’è mai fine e il peggio, in Italia, secondo il mio modesto parere, non è ancora arrivato.

Gigi

fabian-the-magic@hotmail.it