“Sopravvivere in India”, la storia di Michela

Michela, trasferitasi in India nell’agosto scorso, a soli 25 anni, si è ritrovata immersa in una cultura completamente differente da quella italiana. Partita per amore, oggi Michela lavora in un orfanotrofio e ha aperto un blog: http://soravvivereinindia.wordpress.com, nel quale descrive la sua vita in India, raccontando le esperienze, spesso assurde per noi occidentali, che stanno trasformando Michela nel bene e nel male.

Michela, quando e per quale motivo ti sei trasferita in India?

Mi sono trasferita ad agosto, poco dopo la laurea. Mio marito è il motivo, “la causa” del trasferimento, come amo dire sul blog. Era qui da quasi due anni e io aspettavo solo di finire l’università per poterlo raggiungere.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare?

La prima difficoltà è stata la lingua, non parlavo bene inglese e l’accento indiano mi sembrava davvero strano. Poi ho dovuto abituarmi al caos, al traffico, alle regole sull’abbigliamento e a tutta una serie di norme che gli indiani sembrano inventare durante la notte, accusandoti di non rispettarle il giorno dopo! Sono strani, ma mi piace osservarli e scriverne sul blog.

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Gli indiani come ti hanno accolta?

In modi molto differenti: alcuni non mi hanno accolta bene, altri sì. Per molti rappresento una minaccia, in quanto estranea alla loro cultura, per altri invece sono un’amica e mi aiutano ad ambientarmi.

Di cosa ti occupi attualmente? E per quanto tempo ci rimarrai?

Non sappiamo per quanto tempo rimarremo in India e non voglio chiederlo più a mio marito, perché ogni volta aggiunge un anno. Per il momento non dovremmo rimanere più di quattro anni, ma chi può dirlo? Attualmente faccio la volontaria in un orfanotrofio e spero di poterci lavorare a tempo pieno in futuro.

Quali e quante possibilità ci sono in ambito lavorativo per un italiano che decide di trasferirsi in India?

L’India è un Paese in via di sviluppo e tantissime aziende straniere decidono di aprire fabbriche qui. Di conseguenza anche la vita per gli espatriati sta diventando migliore, stanno nascendo associazioni in grado di fornire informazioni sul Paese. Qui a Pune iniziano ad aprire locali e negozi che vendono cibi importati e society che seguono il gusto occidentale. Si cerca di rendere la città più internazionale.

Qual è la condizione delle donne in India?

Mesi fa ho fatto la stessa domanda alla donna delle pulizie, che mi ha risposto così: “Ogni giorno prego perché la situazione delle donne in India migliori”.

Hai aperto un blog: http://soravvivereinindia.wordpress.com. Quali sono stati i motivi che ti hanno spinto a scrivere dell’India?

A dicembre sono tornata a casa per sposarmi e tutti mi chiedevano dell’India, degli indiani, volevano sapere cosa significava vivere in una realtà completamente diversa ed io mi resi conto che avevo troppo da raccontare. Cominciai a scrivere e mi accorsi di stare meglio, potevo ridere di quello che mi succedeva. Il blog non è un diario, è una valvola di sfogo, una medicina.

Nel blog è possibile leggere le tue esperienze vissute in India, dove anche andare al cinema diventa un’impresa ardua. Che riscontro sta ottenendo? Quali sono i commenti, le perplessità, le richieste di chi ti legge?

Mi dicono che è divertente, i lettori provano ad immedesimarsi. E quando a mia volta leggo i blog di chi ha vissuto in India, mi rendo conto di non essere l’unica a provare queste sensazioni contrastanti. Non ho ancora ricevuto richieste su particolari argomenti e sinceramente non so se riuscirei a esaudirle. Io scrivo quello che mi viene in mente, quello che mi succede, non analizzo il Paese e non saprei come farlo.

Come si vive in India?

Tutto dipende da come decidi di viverci. Nel senso che qui devi accettare determinate critiche che in Italia risulterebbero ridicole. Per esempio, è assolutamente normale vedere due uomini o due donne che si tengono per mano, ma non è normale vedere due persone che si baciano: una volta in un pub un mio amico ha baciato la sua ragazza e subito sono arrivati gli indiani a dire che non si fa. Credo, che molti indiani vedano noi expat come dei possibili corruttori delle loro tradizioni ed è solo per questo che qualcuno non ci vede di buon occhio. Io sopravvivo!

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Cosa significa vivere un’esperienza come la tua in un paese come l’India, quali problemi comporta?

Vivere in un Paese diverso dal tuo ti offre la possibilità di crescere, è un’esperienza che ti rende più maturo e credo che questo sia valido per qualsiasi esperienza all’estero. Vivere in India comporta diverse difficoltà, non hai la stessa libertà che hai in Italia, sei uno straniero e tanti indiani credono che imbrogliarti sia un obbligo. E poi mi manca tantissimo la mia famiglia, ma sono tutti problemi che penso valga la pena affrontare.

Personalmente quali sono le difficoltà principali contro cui ti sei scontrata e come sei riuscita a venirne fuori?

Diciamo che la cosa che più mi infastidisce sono certe occhiate da parte di alcuni indiani. Mi fissano ogni volta che cammino per strada o che sono in cortile con il cane, si fermano proprio a fissarmi a bocca aperta. Ormai mi sono quasi abituata, ma non sempre sono dell’umore giusto per sopportare.

Ci sono molti italiani?

Sì, molte fabbriche italiane iniziano ad aprirsi all’India e di conseguenza anche la comunità italiana sta crescendo.

L’India in cosa ti ha cambiata?

Mi ha cambiata in peggio e in meglio. In peggio perché tante volte non riesco ad accettare certi comportamenti, perdo subito la pazienza, mi arrabbio e minaccio di tornarmene a casa. In meglio perché sto imparando ad accettare il fatto che certe volte devi solo lasciare perdere chi ti infastidisce, in Veneto diciamo che “xe inutie spiegar e robe ai mussi. Te perdi tempo e te infastidissi a bestia”!

Cosa ti manca dell’Italia e cosa invece hai voluto lasciarti alle spalle?

Dell’Italia mi manca soprattutto il cibo, la famiglia e il fatto che a casa posso smettere di pensare se quello che sto facendo può offendere o disturbare qualcuno. Alla seconda domanda non saprei come rispondere, non sono partita per lasciarmi alle spalle qualcosa, ma per seguire mio marito. Non mi sono mai chiesta se fosse giusto o meno, se l’India fosse adatta a me oppure no. Sono semplicemente partita.

Quanto è difficile da 1 a 10 la vita in India per una ragazza di 25 anni come te?

Non puoi mai sapere cosa ti succederà domani, cosa avranno da dire e se avranno qualcosa da ridire. E’ tutto un mistero. Non è facile, questo è sicuro.

Cosa desideri per il tuo futuro?

Spero di riuscire a rilassarmi, nel senso che spero di riuscire a trovare un equilibrio. Spero di iniziare a lavorare al più presto, di continuare con il blog e di non smettere di viaggiare.

Blog: http://sopravvivereinindia.wordpress.com

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A cura di Nicole Cascione