Margherita, “Da Livorno a Città del Capo per aiutare i bambini delle townships

È giovanissima Margherita, livornese di 26 anni, che adesso vive a Città del Capo, in Sud Africa, con il fidanzato, incontrato durante la sua prima esperienza di volontariato nel Paese. “A settembre sono partita con un’organizzazione che si occupa di progetti sociali in una township nei dintorni di Città del Capo. Io aiutavo con la comunicazione, in particolare con la creazione di foto e video, ma soprattutto ero una figura di supporto alle maestre. Passavo la maggior parte del tempo con bambini dai 4 ai 7 anni, preparandoli per iniziare la scuola. Bambini che vivono in un posto dove la criminalità è all’ordine del giorno e che vengono da famiglie dove l’abuso di alcol e di droga è una costante” racconta.

Adesso Margherita e Sam stanno lanciando un programma per i volontari che vogliono dare una mano alle comunità delle townships (sono tutte in zone reputate non pericolose). “Personalmente ritengo che Città del Capo sia un posto bellissimo e, soprattutto, che offre qualsiasi cosa: mare, montagna, campagna, attività sociali, corsi di ogni genere…” dice Margherita che, per il futuro, spera di poter contare su volontari e donazioni per avviare sempre più progetti con la Onlus che gestisce con il fidanzato.

Margherita Cagliata

Ciao Margherita, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Mi chiamo Margherita, ho 26 anni e sono di Livorno. Ho studiato Arti Visive con indirizzo in Comunicazione Pubblicitaria allo IED (Istituto Europeo di Design) a Firenze e dopo la laurea, conseguita nel 2020, ho iniziato a lavorare per un’agenzia di comunicazione a Roma, occupandomi di comunicazione digitale, principalmente legata ai social media.

Hai passato 3 mesi a fare volontariato in Sud Africa. Cosa ti ha spinta a compiere questa scelta?

Nella vita ho viaggiato molto, scoprendo mondi diversi da quello a cui ero abituata e imparando a guardarmi intorno, per questo ho sempre pensato che, prima o poi, avrei voluto vivere un’esperienza del genere. Fino all’estate scorsa passavo la maggior parte del mio tempo lavorando al computer, da casa, in smart working, e a un certo punto mi sono chiesta quante cose mi stessi perdendo, quanto ancora avevo da scoprire, da conoscere, da fare. Per questo motivo, ho deciso di dare le dimissioni e, a settembre 2023, sono partita per Città del Capo.

Puoi raccontarci meglio del progetto presso il quale facevi volontariato?

A settembre sono partita con un’organizzazione che si occupa di progetti sociali in una township nei dintorni di Città del Capo. Io aiutavo con la comunicazione, in particolare con la creazione di foto e video, ma soprattutto ero una figura di supporto alle maestre. Passavo la maggior parte del tempo con bambini dai 4 ai 7 anni, preparandoli per iniziare la scuola. Bambini che vivono in un posto dove la criminalità è all’ordine del giorno e che vengono da famiglie dove l’abuso di alcol e di droga è una costante. Poi, ogni venerdì pomeriggio, passavo alcune ore con un gruppo di ragazze adolescenti, anche loro con backgrounds particolari, a confrontarci su vari temi di cui altrimenti non avrebbero mai avuto l’opportunità di parlare (scuola, litigi, problemi familiari, mestruazioni).

È stato difficile adattarsi alla realtà lì?

Non nego che ci ho messo del tempo, specialmente considerando che vivevo nel campus dell’organizzazione all’interno della township Delft (conosciuta per essere ad alto rischio di criminalità), quindi non potevo uscire da sola se non per andare in città in macchina durante il fine settimana. Tuttavia, ho avuto la fortuna di integrarmi perfettamente con i colleghi, di fare amicizia e soprattutto di aver legato tantissimo con “i miei bambini”, e l’unica cosa che m’interessava era essere utile per il loro futuro.

Durante quel periodo, hai incontrato il tuo attuale ragazzo, Sam, che già lavorava in una township. Puoi spiegare ai nostri lettori che cosa sono le townships?

Le townships sono insediamenti urbani che si sono sviluppati in Sudafrica durante il periodo dell’apartheid. Durante quegli anni, il governo sudafricano implementò una serie di politiche razziste che separavano le persone in base alla razza. Le townships furono create come aree residenziali specificamente per le popolazioni nere, indiane e “coloured” (termine utilizzato in Sudafrica per indicare persone di origine mista), separate dalle aree riservate ai bianchi.

Io vivevo in una township e Sam lavorava per un’altra organizzazione non-profit in altre townships.

A febbraio, sei tornata a Città del Capo e ti sei unita alla Onlus Bluemoon Projects NGO. Di cosa ti occupi?

A febbraio, sono tornata a Città del Capo e mi sono unita all’organizzazione Bluemoon Projects NGO (per cui già lavorava Sam e conosciuta grazie a lui). A Bluemoon Projects ci occupiamo di trasformare in strutture di qualità, o di costruire da zero, centri ECD* per i bambini delle comunità emarginate di Città del Capo. Io mi occupo principalmente della comunicazione, gestendo canali social, di sensibilizzazione e crowd-funding per il supporto alle communities in cui operiamo. Inoltre, offro anche supporto alle maestre degli ECD e ai workshops delle communities (per esempio, quello sul cucito).

A breve inizieranno i nostri programmi per volontari, quindi, mi occuperò anche della gestione dei volontari, sperando di avviare nuovi progetti per ampliare il nostro impatto.

*Gli Early Childhood Development (ECD) centers sono centri dedicati allo sviluppo della prima infanzia, rivolti a bambini solitamente tra gli 0 e i 6 anni. Questi centri offrono un ambiente sicuro e stimolante dove i bambini possono crescere, imparare e sviluppare abilità fondamentali per il loro futuro. Possiamo considerarli come scuole materne che promuovo lo sviluppo cognitivo, fisico, emotivo e sociale dei bambini.

Come descriveresti Città del Capo a chi non c’è mai stato?

Città del Capo è una destinazione meravigliosa, che unisce una natura mozzafiato a una serie infinita di attività a scopo sociale. È un posto che permette di andare al mare e scalare la Table Mountain nello stesso giorno, di fare una degustazione di vino nelle Winelands e poi fermarsi per una lezione di surf sulla strada del ritorno. Oltre alle attività all’aperto, la città offre numerosi bar, locali e ristoranti. Ci sono anche moltissime iniziative culturali, come corsi di ogni genere (arte, yoga, ceramica), mercatini e festival musicali.

Come ti sei mossa per trovare un alloggio?

Inizialmente ho soggiornato nel campus della prima organizzazione con cui ho lavorato e, durante i fine settimana, vivevo negli ostelli in città. A parer mio, questi sono perfetti per chi viaggia da solo, perché ti permettono di fare amicizia in pochissimo tempo e di trovare persone con cui andare a esplorare la città e a fare le escursioni.

Successivamente, mi sono affidata ai gruppi Facebook come “Huis Huis Cape Town” e al passaparola tra colleghi e amici.

Margherita Cagliata

Pensi che gli stipendi siano allineati al costo della vita?

Direi che gli stipendi a Città del Capo variano molto a seconda del settore e del livello di esperienza. In media, i salari tendono ad essere più bassi rispetto a quelli dei Paesi sviluppati, ma il costo della vita è inferiore. C’è però un grandissimo divario tra le fasce più alte e più basse di reddito, quindi è complesso stabilire se possono essere considerati allineati al costo della vita oppure no, dipende da famiglia a famiglia.

Puoi dirci i costi per alcuni beni o servizi di uso quotidiano?

Andare a cena fuori può costare tra gli 8€ e i 15€, poi chiaramente ci sono ristoranti più costosi.La benzina costa 1.20€ al litro e Uber è utilizzato moltissimo, perché decisamente economico (rispetto a quello a cui siamo abituati noi europei): sui 3/5€ per 10/15/20 minuti di strada.

Come hanno reagito amici e parenti davanti alla tua scelta?

Amici e parenti hanno reagito tutti in modo molto positivo. Prima di partire, mi hanno dato tutto il loro supporto e, durante il mio soggiorno a Città del Capo, erano sempre in contatto con me, curiosi di sapere come stava andando l’esperienza e pronti a sostenermi nei momenti difficili. Al mio ritorno, sono stati entusiasti di ascoltare come quest’esperienza mi avesse arricchita sotto moltissimi punti di vista.

Avevi qualche paura, prima di fare questo grande passo?

Sì, ma soprattutto legate alla non conoscenza del posto e a ciò che avevo letto online sulla township dove sarei andata a stare. Tuttavia, non vedevo l’ora d’iniziare questa avventura perché ero, e sono, molto motivata dal voler fare qualcosa di concreto per gli altri. Quindi le paure sono subito svanite una volta arrivata e immersa nelle attività.

Tu e Sam avete creato un programma di volontariato di due settimane, sperando di coinvolgere persone che possano aiutarvi nel portare avanti la vostra missione. Puoi parlarcene meglio?

Certo. Ci tengo innanzitutto a specificare che con la prima organizzazione vivevo e operavo in una township ad alto rischio di criminalità, invece i nostri programmi sono esclusivamente in zone e townships dove non c’è alcun pericolo.

Il programma di volontariato di due settimane di Bluemoon Projects offre un’esperienza significativa e unica a Cape Town, che unisce il programma di un viaggio inteso come l’esplorazione di un posto nuovo, ad attività di supporto alle comunità e specialmente ai bambini che vivono in situazioni di degrado. Il nostro programma combina un lavoro significativo nei progetti con autentiche esperienze culturali ed emozioni uniche.I volontari partecipano a lavori manuali come dipingere (quando e se necessario), aiutano nelle “community soup kitchen” e nei workshops, per esempio, nel laboratorio del cucito e di falegnameria. Ma, soprattutto, danno sostegno e supporto alle maestre, lavorando al loro fianco nei centri ECD delle comunità locali.

Se, fra i nostri lettori, ci fosse qualcuno interessato a partecipare, come deve muoversi?

Se qualcuno dei lettori fosse interessato a partecipare al nostro programma di volontariato o anche semplicemente a contattarci per scoprire di più sul nostro lavoro, può scriverci su Instagram, Facebook, TikTok (il nome utente è bluemoonprojects_ngo) oppure può inviarmi direttamente un’e-mail a margherita.cagliata@gmail.com In questo modo, potrò fornire tutte le informazioni necessarie riguardo alle date, ai costi e ai requisiti di partecipazione (accettiamo solo maggiorenni) e potrò rispondere a tutte le domande o dubbi in modo da preparare i futuri volontari all’esperienza.

È stato facile inserirsi fra le persone del posto?

Sì, perché all’interno di entrambe le organizzazioni ho incontrato persone stupende, che mi hanno accolta come se fossi sempre stata parte dei loro team. Per inserirmi e legare con i bambini e, soprattutto, con le ragazze adolescenti, invece, c’è voluto più tempo perché, essendo parte di realtà complesse, all’inizio hanno mostrato un po’ di diffidenza ma, dopo pochi incontri, sono riuscita a integrarmi perfettamente.Per quanto riguarda invece la vita in città, come dicevo prima, a Città del Capo ci sono talmente tante iniziative che è veramente facile incontrare e conoscere persone.

Ti sei mai sentita in pericolo?

In generale, non mi sono mai sentita in pericolo, ma è importante avere sempre degli accorgimenti, sia in centro sia nelle townships. Fra questi ci sono: evitare di camminare da sola di notte e mantenere un basso profilo.Inoltre, le organizzazioni con cui ho lavorato mi hanno fornito linee guida e supporto per garantire la mia sicurezza durante tutto il periodo del volontariato.

Quali sono state le difficoltà più difficili da superare e quali le gioie?

Le difficoltà più ardue da superare sono state l’adattamento a un nuovo ambiente e la comprensione delle esigenze dei bambini e delle comunità locali. All’inizio ho dovuto osservare molto, sia i colleghi sia i bambini, per cercare di capire bene come fare del mio meglio per rendermi utile in una realtà che non conoscevo. Questo processo è stato impegnativo ma enormemente gratificante. Le gioie sono state molteplici: vedere i bambini imparare e crescere, sentirsi parte di una comunità e sapere di fare una differenza concreta nella vita delle persone. Ogni sorriso, risata, domanda, confronto, ogni momento di gratitudine ha ripagato il mio impegno e le difficoltà iniziali.

Una cosa che ho piacere a raccontare per far capire il mio stato d’animo è che a fine giornata mi sentivo (e mi sento tuttora): appagata, entusiasta, fiduciosa ma anche stordita e amareggiata dalle condizioni di vita delle persone che vivono nelle townships.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Assolutamente no, non cambierei nulla. Questa esperienza è stata la scelta migliore che abbia mai fatto. Mi ha permesso di crescere, di conoscere nuove culture e di fare qualcosa di significativo. Ogni sfida affrontata mi ha insegnato qualcosa di prezioso e ogni momento di gioia mi ha dato la motivazione per continuare a impegnarmi in questa missione.

Com’è una tua giornata tipo?

Attualmente, non ho una giornata standard perché siamo un team molto piccolo e le attività sono molteplici, quindi la mia routine varia di giorno in giorno. Riesco a visitare l’asilo (ECD centre) 2-3 volte a settimana, mentre negli altri giorni mi dedico alla creazione di contenuti per i social media e ad altri progetti. Quando vado all’asilo, parto da Città del Capo verso le 7 del mattino. I genitori possono lasciare i bambini già dalle 6, per poter andare a lavorare. Le lezioni iniziano alle 9 e proseguono fino a mezzogiorno, quando c’è la pausa pranzo. Dopo pranzo, i bambini fanno un pisolino fino alle 14. Dalle 14 alle 16, i bambini hanno tempo per giocare, colorare e chiacchierare, fino a quando non è il momento di tornare a casa.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?

Personalmente ritengo che Città del Capo sia un posto bellissimo e, soprattutto, che offre qualsiasi cosa: mare, montagna, campagna, attività sociali, corsi di ogni genere… Sicuramente l’aspetto principale da considerare per il trasferimento è cercare un alloggio in una zona centrale per evitare di trovarsi in situazioni di pericolo, quindi mi sento di dire che è necessario confrontarsi con persone del luogo o che vivono già lì (io chiaramente sono disponibile per qualsiasi informazione, dubbio o domanda).

E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza?

Andare in vacanza a Città del Capo, proprio per le numerose opportunità che offre, è perfetto per coloro che cercano un mix di avventura, mare e divertimento. Se siete appassionati di camminate o di attività sportive è il posto ideale, così come se avete voglia d’immergervi nella storia del Paese attraverso musei, escursioni e la visita a Robben Island. Per godere appieno della città e dei dintorni, è consigliabile organizzare bene il viaggio e considerare di noleggiare un’auto per esplorare anche altre zone del Western Cape.

Progetti futuri?

Al momento sono completamente immersa nella ricerca dei volontari per riuscire a far partire i programmi. Successivamente, in base ai fondi e alle disponibilità, abbiamo alcuni progetti che speriamo di essere in grado di far partire dall’anno nuovo. Incrocio le dita!

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