Ha lasciato l’Italia, perché non riusciva a sfondare. Anche se si è spostato in una città in cui non è facile portare avanti un’attività nel settore dell’abbigliamento. Tanti gli aspetti negativi.

 “Sono qui – dice Marco- solo per motivi lavorativi. Per tre anni ho lavorato in un’azienda italiana che si occupava di importazione e da giugno ho un mio buying office a Tirupur. I vantaggi sono pochi, ma l’Italia non offre grandi possibilità. Restando qui per un paio di anni, ho avuto la possibilità di acquisire esperienza. come se ne avessi trascorsi dieci  in Italia. Alludo al modo di vivere e alla capacità di adattamento alle situazioni più assurde”.

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Com’è Tirupur?

Si trova nella parte meridionale del Subcontinente indiano ed è la capitale dello Stato federato del Tamil Nadu. Questa regione è caratterizzata dalla più alta concentrazione di industrie del settore tessile e meccano-tessile di tutta l’India e da sola garantisce il 36% dell’intero export indiano di maglieria. In questa zona sorge un vero e proprio distretto del settore tessile, comprendente 2.500 aziende di maglieria, 750 di preparazione e tintoria, 300 di stampaggio, 235 di ricamo e 200 di finissaggio e nobilitazione.

Come sono visti in India gli Italiani?

Come tutti gli altri stranieri. Anche se noi passiamo per persone poco propense a pagare la merce.

Quali i settori in cui investire?

Secondo me i settori in cui investire sono quelli del tessile, ma solo come produttori di tessuti da esportare in tutto il mondo o da utilizzare per il mercato interno, che è in forte sviluppo. Altri settori possono essere quelli dell’edilizia, dei trasporti e del metalmeccanico, ma tutto deve essere fatto sotto la supervisione di personale occidentale che resta sul posto.

Agevolazioni agli stranieri che investono dalle tue parti?

Le agevolazioni non sono molte, se si vuole investire, a meno che ad  ottenerle sia un socio indiano particolarmente influente e che ha anche un minimo di potere politico.

Quali sono le città da considerare per avviare un’attività?

Di sicuro Bangalore, Bombay, Delhi e Chennai per chi voglia impegnarsi nell’area retail. Calcutta sta crescendo molto.

Per chi voglia invece investire nell’industria, conviene sempre posizionarsi in zone decentrate, al di fuori delle città, per sopportare meno costi e avere più agevolazioni.

Altri consigli a chi voglia investire in India?

Consiglierei a tutte le multinazionali di investire in India, perché il mercato interno è in forte sviluppo e in ogni settore ci sono grossi margini di crescita. Si deve pensare al futuro. E considerare che oggi solo il 5% della popolazione ha un forno e il 10% ha un frigorifero in casa.

Problemi con la lingua?

La lingua rappresenta  un problema, perché solo una piccola percentuale di indiani riesce a comunicare in una lingua che non sia quella nativa. Quindi pochi parlano l’inglese. Il tasso di analfabetismo è ancora molto elevato. E’ un problema simile a quello che c’era fino a poco tempo fa in Italia. La nostra scarsa capacità di imparare lingue straniere ci ha impedito di espandere le nostre imprese nel mondo.

Per scrivere a Marco Volpi:

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Cinzia Ficco