La mia vita in Kerala (India), la terra madre dell’Ayurveda

E’ arrivata in Kerala per avvicinarsi alla scienza dell’Ayurveda. Ci è rimasta per amore. Altea Carola, nata a Pinerolo nell’85, ha sposato un indiano, conosciuto a Kannur in Kerala nel settembre del  2008, dove ha seguito  un corso per imparare i segreti della medicina millenaria.

Un diploma da operatrice di servizi turitstici e una passione per i viaggi e l’antropologia.  A febbraio scorso ha mollato l’Italia ed eccola nello Stato dell’ India meridionale, che occupa una stretta striscia della costa sud-occidentale del Paese e che sembra abbia il più elevato tasso di alfabetizzazione. Con il suo partner gestisce  una scuola speciale.

Obiettivo: far conoscere e tutelare la cultura e le tradizioni locali, dalla danze tipiche come il Mohiniyattam ai rituali religiosi, come il  Teyyam. E non solo. “Chi viene qui -spiega-  impara a conoscere dimensioni diverse, nella completezza dei cinque sensi”.

Chi va a trovare Altea  e suo marito, infatti, potrà: osservare animali  selvatici, elefanti, tigri, sambar, cervi maculati, bisonti indiani, rari  tipi di uccelli, farfalle e piante, ascoltare il suono e il canto degli  uccelli al mattino, le rane e le cicale la sera, respirare l’ aria al  profumo di vaniglia e cardamono, annusare le rose selvatiche e le orchidee, sentirsi inebriati dal profumo di spezie e piante ayurvediche, toccare la  pelle ruvida dell’elefante, abbracciare alberi centenari, ricevere un massaggio ayurvedico, fare un viaggio in tutta l’ India attraverso deliziosi piatti preparati con ingredienti biologici.

 

Ma facciamoci raccontare la sua storia.

“Ho conosciuto mio marito -spiega- nel corso di alcune lezioni.  Lui era chef e aveva anche un piccolo resort a Wayanad, diverso da tutti gli altri. Non aveva la corrente elettrica, perché si trovava in un  villaggio tribale. Quello in cui  e’ cresciuto.

Lì, ho conosciuto i segreti e le tradizioni degli adivasi. Ho scoperto come si curano e cosa mangiano. Deve sapere che in questo Paese ci sono tante Indie con tanti indiani, diversi da regione a regione. Cosa li accomuna? Sono calmi.

E nella maggior parte dei casi, non sono proprio carini, si vestono male. Pantaloni sotto le scarpe, baffi, capelli con la riga in mezzo e pettine nel taschino della camicia. Gli abiti sono quasi uguali. Hanno anche cattive abitudini: masticano foglie, buttano tutto per strada. Insomma, di affascinante hanno ben poco”.

 

Però, ne ha sposato uno!

Di mio marito mi piacevano lo sguardo, quegli occhioni grandi, profondi, pieni di luce. Tanta energia, simpatia, solarità e generosità.

Qual è la differenza più evidente con gli italiani?

Non e’ facile dirlo, perché bisognerebbe andare in profondità. Ma direi che gli indiani si distinguono per la pazienza, la calma. Le coppie in Italia litigano per cavolate e si lasciano per motivi futili. Qui sentono molto il valore e l’ importanza della famiglia, non hanno paura del matrimonio e di avere figli.

Come gli indiani corteggiano le italiane?

Ha presenti i film di Bollywood? Beh, non c’è differenza. Le fanno innamorare con poesie, canzoni, balletti.

Cosa apprezzano gli indiani delle italiane?

Dipende dagli indiani.  Quello che mio marito apprezza di me  non verrebbe apprezzato da un indiano chiuso ed ottuso. Qui non fanno distinzione tra italiane, russe, americane e inglesi. Per loro sei bianca e basta. Se sei italiana, tirano subito in ballo Sonia Gandhi. Amano molto Madre Teresa di Calcutta, anche se era di origini albanesi.

E le indiane come sono?

Molto più belle degli uomini. La situazione delle donne in Kerala e’ di gran lunga migliore rispetto al resto del Paese. Ma qui il gentil sesso non gode certo di grandi libertà.

Mi descrive il posto in cui vive?

Siamo a pochi kilometri da Kalpetta, la capitale di Wayanad. Wayanad e’ in collina, quindi le temperature non superano mai i ventinove gradi. Qui hai la possibilità di vivere immerso nella natura, a contatto con le popolazioni indigene.

 

Come è nata l’idea della scuola?

Ci abbiamo pensato quando ci siamo conosciuti. Volevamo continuare a studiare tutto quello che riguarda i Veda: astrologia, vastu, ayurveda, yoga e offrire agli altri la possibilità  di farlo, in una foresta, con dei maestri (guru, vaidya) veri, che si sono formati con la pratica e l’ esperienza diretta.

Diceva che non vive in città

Sì, siamo vicino la foresta. Davanti alla scuola, ci sono fiori e alberi da frutta vari. Respiriamo il profumo di cacao, cocco, mango, banani, pereka, frutti della passione, zucca, curcuma, rose, jasmine, orchidee e di molte piante ayurvediche selvatiche.

Come si vive?

I ritmi sono lenti. La vita è scandita dalla natura, soprattutto nei villaggi. Ci si sveglia presto e si va a dormire presto.

Funzionano bene i servizi pubblici?

Il Kerala e’ la regione più evoluta dell’India, a tutti i livelli. Gli ospedali privati sono validi, ma quelli statali sono deludenti. Molte volte mancano i posti letto, i medici sono poco esperti e l’igiene è scarsa.

 

E’ una zona tranquilla?

Sì, non abbiamo mai avuto problemi. Gli abitanti sono onesti. Addirittura arrivano a restituirti direttamente  a casa quello che potresti smarrire per strada. Ad alcuni piace bere. E’ possibile veder rientrare a casa qualche ubriaco. Ma se qualcuno dà fastidio, viene subito bloccato dalla polizia. Le forze dell’ordine sono efficienti e severe, soprattutto quando la vittima è uno straniero.

Piatti tipici ?

Si mangia molto pesce: fish moilee, pesce bianco in salsa di latte di cocco e turmeric (curcuma), servito con il pane paratha. Ottimo. In kerala uno degli ingredienti principali e’ il cocco fresco.

E’ sufficiente conoscere l’inglese per ricominciare in India?

Occorre conoscere l’inglese, ma serve anche un grande spirito di adattamento. Devo aggiungere che qui agli inizi puoi trovare di tutto: dal lodge di cinque euro al resort di quattrocento euro il giorno.

C’è lavoro per un italiano?

Qui a Wayanad la principale attività produttiva è l’agricoltura (80 per cento). I ragazzi che hanno la fortuna di andare all’ Universita’ si devono poi spostare per trovare un lavoro nelle città. La percentuale di chi lavora nel settore del turismo sta aumentando molto.

Cosa le manca del suo Paese?

In India si trova quasi tutto. Ogni tanto e’ normale avere un po’ di  nostalgia degli amici, della famiglia. Qualche volta vorrei incontrare qualcuno che abbia le mie idee, la mia cultura, le mie tradizioni.

Come sono i collegamenti con l’Italia?

Voli aerei buoni. Tante le compagnie: Emirates, Oman air, Quatar, Gulf air. Per parlare con l’Italia c’è Internet e Tim internazionale. Paghi due centesimi il minuto.

E il clima è gradevole?

Si sta bene. Persino nel periodo monsonico. Sì, piove, ma non troppo. Le temperature sono fresche e piacevoli. Qui a Wayanad ci sono sbalzi termici per tutto l’ anno, quindi dalla sera alla mattina le temperature sono basse, poi di giorno arrivano anche a 29 gradi. Il clima e’ umido, tropicale. Il periodo migliore? La natura e’ verde brillante dalla fine di agosto fino a marzo..
Tornerà in Italia?

Sì, ma non so quando. Vorremmo creare un centro Vedaguru tra l’Italia e la Francia.

 

Ma a suo marito piace il Belpaese?

Purtroppo ha visto poco.  E’ stato in Piemonte. Ci siamo sposati in montagna a Sauze d’ Oulx (1550 m). E’  arrivato a febbraio del 2009 in Italia. Con tanta neve e un freddo intenso, a cui non era abituato. Abbiamo abitato in quella regione per quasi due anni e d’estate lavoravamo in Grecia. La Grecia gli e’ rimasta nel cuore. Diceva che tutto, ogni angolo, lì è una cartolina. Dell’ Italia gli piace il cibo: pasta, gorgonzola, prosciutto. E’ musulmano solo per nascita. Non é praticante. Il nostro centro ha un menù vegetariano nel rispetto della cultura induista e della casa.

Progetti a lunga scadenza?

Qui sicuramente stiamo seminando qualcosa di molto bello, il nostro e’ un centro interculturale, che ha l’ obiettivo di migliorare lo stile di vita di indiani e occidentali. Oltre ai corsi di studi vedici offriamo lezioni di cucina italiana agli indiani. La cosa importante per noi e’ far conoscere attività che stanno scomparendo, tipo la lavorazione del bambù. In che modo? Organizzando corsi, che vengono retribuiti. E poi facciamo conoscere aspetti nascosti della tradizione indiana: danze tribali, canti, strumenti musicali, come tamburi, tabla, sitar. E non è tutto.  Insegniamo a rispettare l’ambiente, per esempio, facendo capire come riutilizzare la plastica.

Diamo consigli preziosi su come proteggersi da alcune malattie.  Stiamo investendo molto su questo centro, comprando tutto il materiale necessario per i corsi, il vitto, l’ alloggio, i tour. Collaboriamo con un artista famoso con cui organizziamo un corso di pittura creativa.

Il ricavato delle vendite dei suoi dipinti e del corso va alle comunità tribali con le quali lui vive. Con le sue entrate il pittore compra terreni in vendita vicino alla foresta. E sa perché? Per fare in modo che ll’immesno patrimonio di alberi torni lussureggiante come un tempo.

https://www.youtube.com/watch?v=Y2BaSDIqcJ4

Cosa rappresenta per lei l’India?

Intanto vorrei dire che Il Kerala è stato il primo Stato al mondo ad aver eletto un candidato comunista in modo democratico.  Ovunque trovi il volto del Che.

Il Kerala, inoltre, e’ soprattutto la terra madre dell’ Ayurveda, quella in cui  nascono tutte le erbe necessarie alla preparazione dei rimedi ayurvedici, L’ India? E’ un Paese che insegna davvero tanto, ma come diceva Tiziano Terzani” Finirai per trovarla la Via… se prima hai il coraggio di perderti”.

Per scrivere ad Altea:

[email protected]

A Cura di Cinzia Ficco