Giulia: le Seychelles sono un paradiso…

A cura di Maricla Pannocchia

Spirito nomade, sin da piccola, Giulia, 35enne originaria delle colline del Soave, ha viaggiato molto grazie ai genitori che l’hanno portata in giro per l’Italia e per l’Europa in camper. Dopo una vita stressante e frenetica e un lavoro soddisfacente dal punto di vista economico ma molto meno da quello umano, Giulia si è resa conto che non le bastava più viaggiare e poi tornare alla routine e, durante un viaggio alle Seychelles, ha capito che era arrivato il momento di stravolgere la propria vita.

Adesso, la donna è accompagnatrice di gruppi d’italiani che vanno in vacanza alle Seychelles e collabora come freelance con un tour operator italiano. Questo le permette di vivere al massimo quelle isole che ha sempre amato, anche se Giulia ci racconta di come non sia convinta di trasferirsi lì definitivamente. Questo è perché la sua anima girovaga storce il naso all’idea di tornare a essere stanziale, seppur in una situazione diversa da quella italiana, e anche perché, sebbene le isole Seychelles siano un paradiso, esse nascondono anche aspetti non proprio idilliaci tra cui il fatto che non ci sia praticamente nulla da fare nel tempo libero. Un aspetto che, secondo Giulia, a lungo andare, rischia di sfinire chi è abituato a una rete sociale e di eventi più stimolanti.

Tra complicazioni non indifferenti con l’immigrazione ogni volta in cui torna nelle Seychelles e l’adattarsi a uno stile di vita nuovo, Giulia ha avuto anche il tempo d’innamorarsi di un uomo locale e il suo piano per il futuro è continuare a viaggiare e trascorrere più tempo con le persone che ama, che sia alle Seychelles o in Italia.

Giulia Gallinetta Seychelles

Ciao Giulia, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Mi chiamo Giulia, ho 35 anni e vengo dalla provincia di Verona. Sono nata e cresciuta in un piccolo paesino sulle verdi colline del Soave, sempre a contatto con la natura. Fin dalla mia primissima infanzia, ho iniziato a viaggiare in camper con la mia famiglia, visitando tutta l’Italia e buona parte dell’Europa. Questo ha sicuramente contribuito a sviluppare in me uno spirito nomade, curioso di esplorare e scoprire culture diverse dalla mia. Proprio per questo, sono sempre stata appassionata di lingue straniere, al punto che la mia formazione scolastica e universitaria mi hanno portata a una laurea in traduzione e interpretazione presso l’Università di Trieste. Ciò mi ha subito consentito di trovare delle buone opportunità professionali in ambito commerciale e marketing per importanti aziende operanti in ambito internazionale. In quegli anni ho approfittato della mia stabilità economica e di ogni singolo giorno di ferie che avevo a disposizione per viaggiare il più possibile, iniziando a espandere i miei orizzonti al di fuori dell’Europa. Africa, Asia, Oceania… più viaggiavo e più mi rendevo conto che, tuttavia, qualcosa nella mia vita non andava. Il rientro alla routine dopo ogni esperienza si faceva sempre più opprimente. Non riuscivo più ad alzarmi con il sorriso la mattina, felice di come avrei trascorso la mia giornata. Un po’ alla volta mi resi conto che la mia vita non poteva essere tutta lì, a passare ore e ore davanti a un computer, impiegando il mio tempo in un modo che non mi corrispondeva e sognando di essere altrove a fare tutt’altro.

Quando è stata la tua prima volta alle Seychelles e cos’hai provato?

Proprio nel pieno di quella crisi esistenziale, atterrai per la prima volta alle Seychelles, dove avrei trascorso le vacanze di Capodanno 2017/2018. Queste isole avevano sempre esercitato un certo fascino su di me. Ricordo ancora quando stampavo le foto di quelle spiagge paradisiache, le incollavo sul diario di scuola e passavo le ore a guardarle, sognando a occhi aperti durante le lezioni. Eppure, non avevo idea di ciò che mi aspettava una volta atterrata in quell’arcipelago disperso in mezzo all’Oceano Indiano. Non avevo idea di quanto verde e lussureggiante fosse la natura qui. Non avevo idea di quante meraviglie fossero nascoste sopra e sotto la superficie del mare. Non avevo idea di quanto queste isole avrebbero stravolto la mia vita. So solo che fu proprio guardando uno dei tramonti più belli di sempre, su una delle più belle spiagge del mondo, che nella mia mente s’insinuò un pensiero che, di lì a poco, sarebbe diventato una vera e propria decisione: “Okay, quando torno a casa da questo viaggio mi licenzio e cambio vita”.

Da 2 anni trascorri del tempo alle Seychelles, anche se ancora non in pianta stabile. Da dove nasce questa decisione?

Al mio rientro, non esitai a dare le dimissioni da quel contratto a tempo indeterminato che mi teneva incatenata a una scrivania. Non sapevo ancora cosa avrei voluto fare, tra le poche certezze però vi era il desiderio di trascorrere più tempo viaggiando e stando a contatto con la natura. Da lì iniziò per me un percorso che, passo dopo passo, mi si è delineato davanti con estrema chiarezza: un master a Roma in turismo sostenibile e responsabile, poi uno stage (facendo la pendolare ogni giorno da Verona a Milano) dentro al tour operator con cui tutt’oggi collaboro come freelancer e, nel frattempo, i weekend in Appennino, frequentando il corso per diventare Guida Ambientale Escursionistica. Ma non era finita qui, perché seguirono poi l’implementazione del patentino da Accompagnatrice Turistica, la specializzazione come Guida Ambientale in ambiente acquatico e il corso da istruttrice di stand up paddle. Nel frattempo avevo iniziato ad accompagnare i primi viaggi di gruppo e mi ero resa conto di quanto mi appassionasse questo lavoro, ricavandone delle enormi soddisfazioni. Incredibile ma vero, un giorno mi fu proposto d’iniziare ad accompagnare gruppi proprio alle Seychelles… quasi come se la vita volesse farmi l’occhiolino e indicarmi che ero finalmente sulla strada giusta per me. E fu così che, ormai due anni fa, le Seychelles sono diventate la destinazione principale del mio lavoro!

Giulia Gallinetta Seychelles

In che zona vai, precisamente, quando sei lì?

Inizialmente il mio soggiorno alle Seychelles aveva esclusivamente scopo lavorativo. Andavo e venivo con i gruppi oppure mi fermavo per un paio di mesi nei periodi di punta, seguendo più gruppi con qualche giorno di pausa tra l’uno e l’altro. Quando lavoro, l’itinerario prevede la visita delle principali tre isole abitate, ovvero Mahé – Praslin – La Digue. Ci spostiamo da un’isola all’altra ogni 3 o 4 giorni. Da un po’ di tempo a questa parte, tuttavia, ho una ragione in più per trattenermi a La Digue… e questa ragione si chiama Michel!

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Se c’è una cosa per cui sono e sarò sempre grata, è il supporto costante che ho avuto dalla mia famiglia, qualunque fosse la mia decisione pazza. Da loro non mi sono mai sentita giudicata o scoraggiata, anzi! Nonostante la normale preoccupazione iniziale, mi hanno sempre lasciata libera di fare le mie scelte e pure di sbatterci il naso, senza però farmi mancare una parola di conforto anche nei momenti no. La stessa cosa vale per le mie amicizie, che in questi ultimi anni ho scremato e selezionato con estrema cura. Non voglio più essere circondata da persone negative, chi sta nella mia cerchia vibra alle mie stesse frequenze e appoggia pienamente questo mio stile di vita. Poi, ovviamente, ci sono tanti conoscenti e persone che mi seguono sui social, sono quelli del famoso “beata te” – “vorrei fare la tua vita” – “voglio vivere anch’io in vacanza”… Ecco, loro a volte possono dare un po’ fastidio, ma io cerco di lasciarmi scivolare certi commenti addosso e di essere una fonte d’ispirazione anche per loro.

Di cosa ti occupi?

Accompagno gruppi italiani in viaggi naturalistici, che combinano escursioni a piedi e approfondimenti culturali, cercando il più possibile di applicare i principi di un turismo sostenibile e responsabile. Ora le Seychelles sono la mia destinazione principale e, in questo caso, il viaggio lascia chiaramente spazio anche a momenti di relax sulle spiagge paradisiache, alternati a esplorazioni dei fondali marini con maschera, boccaglio e pinne. Tra le altre destinazioni, attualmente, accompagno gruppi anche a Malta e all’isola d’Elba, sempre con le medesime modalità. Nel frattempo, continuo con quella parte del mio vecchio lavoro che più amavo e che tuttora mi entusiasma, ovvero mi occupo d’interpretariato di trattativa in occasione di fiere ed eventi internazionali in Italia e in Germania. Ma non è finita qui, perché appena posso cerco sempre d’imparare qualcosa di nuovo e di lavorare in ambiti diversi, diciamo più manuali, facendo delle esperienze che trovo sul sito Workaway.

Hai mai pensato di aprire una tua attività alle Seychelles? Se sì, di cosa tratterebbe?

Si, ci sto pensando e ovviamente sarebbe un’attività in ambito turistico, sempre nell’ottica di accompagnamento e guida a disposizione di turisti, non solo italiani, visto che posso svolgere questo lavoro in 5 lingue. Tuttavia, è ancora tutto molto teorico, perché la verità è che ancora non so se voglio trasferirmi qui in pianta stabile.

Quali sono, secondo te, le differenze e gli eventuali punti in comune fra lo stile di vita alle Seychelles e quello in Italia?

Quello delle Seychelles è uno stile di vita sicuramente più semplice del nostro. Qui si vive a ritmo lento, la fretta e la frenesia non esistono, ci sono pochissimi stimoli e ci si deve adattare ai loro ritmi, cosa che per molte persone nei miei gruppi, che vengono dalle grandi città italiane sempre in fermento, può sembrare una cosa impossibile. Qui si vive ancora molto alla giornata, eccezion fatta per chi lavora con un contratto e ha una vita più stabile. Molte persone, invece, passano da un lavoro all’altro a seconda delle necessità del momento. Lo stesso vale per le relazioni, ho notato tantissime situazioni familiari allargate, al punto che qui è assolutamente normale avere fratellastri o sorellastre da più madri e padri diversi. Una delle cose che più amo, è quanto i seychellesi siano socievoli, sempre pronti per un saluto, un sorriso e due chiacchiere tra sconosciuti. E, se per caso sei in difficoltà, ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aiutarti. Un aspetto che mi piace meno, invece, è il grado di affidabilità, nel senso che qui tra il dire e il fare ci passa di mezzo tutto l’Oceano Indiano. Questo contrasta molto con il nostro modo di fare europeo, sicuramente più pragmatico e propenso alla pianificazione.

E quali sono le differenze che sperimenti a livello personale tra la Giulia che vive in Italia e quella che sta, per un po’, alle Seychelles?

Quando rientro in Italia dopo qualche mese alle Seychelles mi serve sempre almeno una settimana di assestamento. Mi guardo intorno e mi sembrano tutti impazziti, arrabbiati, di fretta. Io, invece, porto con me quel modo di fare rilassato, di chi ha imparato a vivere a ritmo lento, per cui non mi scoccio se devo aspettare alle poste o se al ristorante ci mettono 10 minuti in più a servire le portate. Anzi, per me è un’occasione per scambiare due chiacchiere con chi mi sta intorno, anche se devo dire che salutare sconosciuti in Italia equivale a ricevere occhiate diffidenti, di chi si starà chiedendo: “Ma questa, che vuole? Perché mi saluta? Mi vorrà forse fregare?”. Ciò che invece proprio non sopporto quando rientro dalle Seychelles è il traffico, lo smog, le sirene, i clacson… e il dover indossare le scarpe chiuse.

Quando vai lì, hai una casa tua, sei in affitto oppure alloggi in hotel/residence?

Quando lavoro con i gruppi, mi sposto con loro e stiamo in guesthouse a gestione locale. Altrimenti sto a casa di Michel, il mio ragazzo, a La Digue.

Pensi che sia facile, per un italiano, trovare un alloggio lì, specialmente per un periodo più lungo di quello della classica vacanza?

Penso possa essere più facile per chi ha molta disponibilità economica che può giustificare il motivo del proprio soggiorno. Qui, come in molti altri Paesi, il visto turistico dura al massimo 90 giorni, ma già per soggiorni che superano un mese di durata, in genere, si ricevono parecchie domande in ingresso all’aeroporto. E le risposte non possono assolutamente essere vaghe. Le Seychelles non sono un Paese in cui ci si può improvvisare. Bisogna dichiarare esattamente dove si risiederà al momento dell’ingresso nel Paese. Impossibile, quindi, atterrare senza aver già prenotato un alloggio e decidere sul momento cosa fare e dove spostarsi.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Qui sono tutti estremamente accoglienti e aperti verso culture diverse, conseguenza del fatto che l’economia del Paese si basa quasi esclusivamente sul turismo e, quindi, gli stranieri sono tendenzialmente ben accetti. Il fatto che io porti qui molti gruppi, poi, fa sì che sia ben vista anche per il contributo economico che essi portano alle piccole attività a cui ci appoggiamo per i vari servizi in loco, vedi escursioni in barca, trasferimenti, guesthouse, guide locali, bar e ristoranti.

Come descriveresti le loro vite?

La vita dei seychellesi, come accennavo, è sicuramente più semplice rispetto alla nostra, ma non per questo più facile. Qui mancano tantissime cose che noi europei diamo per scontate, gli stimoli sono davvero pochi e far passare il tempo per me, a volte, può risultare difficile. Purtroppo stando qui a lungo ho avuto modo di osservare anche il rovescio della medaglia, ovvero l’abuso di alcol e droghe (eroina in particolare), che sta impattando in modo profondo una fetta di popolazione sia giovane sia adulta. Andare al ristorante qui è una cosa riservata esclusivamente ai ricchi o ai turisti, perché troppo costoso. E mancano, inoltre, possibilità di svago, che non siano il ritrovarsi a bere e giocare a domino fuori dai negozi. Nel weekend ci si ritrova a casa di amici o parenti per fare un barbecue, oppure si va in spiaggia, ma le alternative sono davvero poche.

Com’è, invece, una tua giornata tipo alle Seychelles?

Quando sono operativa con i gruppi, le giornate passano molto in fretta, in quanto io sono a totale disposizione delle persone che viaggiano con me. Sveglia presto, colazione e via con le escursioni e le attività in programma tra sentieri e spiagge paradisiache, che terminano nel tardo pomeriggio. Il tempo di una doccia e poi sono a cena con i clienti, finita la quale segue il briefing per il giorno successivo. Al termine di tutto questo, mi resta poco tempo per un po’ di relax o per stare in contatto con amici e famiglia, prima di crollare dalla stanchezza.

Quando sono a La Digue, invece, le mie giornate trascorrono in modo decisamente più lento e rilassato. Sveglia presto o tardi, colazione con calma e, a seconda di come mi sento, poi vado in qualche spiaggia oppure rimango a casa a leggere o a fare poco altro. Come dicevo, qui gli stimoli sono pochi e ciò a volte può risultare noioso, motivo per cui non so se mi sento di trasferirmi qui a tempo pieno.

Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita?

Le Seychelles sono un Paese tutt’altro che economico, nonostante rientrino geograficamente nel continente africano. Ho avuto modo di osservare che non ci sono molti casi di estrema povertà e che, in generale, vi è un livello di prosperità medio, dato dal fatto che si può vivere con poco e che, per chi vuole, il lavoro non manca. Tuttavia, il costo della vita è davvero alto, a causa del fatto che qui è praticamente tutto importato dal Sudafrica, dagli Emirati o dall’Asia. A eccezione del pesce, il resto costa almeno un terzo in più rispetto all’Europa. Per vivere tranquilli, quindi, bisogna darsi molto daffare ed evitare ogni spesa superflua.

Pensi che gli stipendi dei locals siano allineati al costo della vita?

Dipende molto dall’ambito di lavoro e dall’inquadramento, quando esiste un contratto. In generale la mia impressione è che, con uno stipendio medio, togliendo affitto, spese fisse, cibo ed eventuali extra, non rimanga molto da mettere da parte. Motivo per cui qui è normale che le coppie vivano in famiglia oppure che nella stessa proprietà ogni nucleo costruisca la propria casetta vicina a quella dei familiari.

Puoi dirci il prezzo di alcuni beni e servizi di uso comune?

Sulla benzina non sono molto aggiornata, perché a La Digue ci si sposta solo in bicicletta, ma credo che il prezzo si aggiri intorno a 1,50€/litro.

Prezzo di una birra da 28cl: al supermercato 33 rupie, equivalenti a 2€ circa/nei bar ristoranti almeno 65-75 rupie, ovvero 4,5-5€.

Succo di frutta fresco nei classici chiringuiti sulla spiaggia: 100-150 rupie, ovvero 7-10€.Pacco di zucchero da 1Kg: 20-23 rupie, ovvero 1,30€-1,50€ circa (stesso prezzo per un pacco di riso basmati da 1Kg).

Vista la conformazione geologica delle Seychelles, non esiste molto terreno coltivabile, in quanto l’entroterra è granitico e molte aree forestali sono sottoposte a tutela ambientale. Buona parte del fabbisogno di frutta e verdura va al settore turistico, in particolare a hotels/resorts/guesthouses. Ecco perché la verdura è quasi tutta importata e, oltre a non avere un gran sapore, costa tantissimo ed è poco varia.Anche la frutta ha prezzi molto elevati, alcuni esempi:

Passion fruit: 160 rupie al Kg, equivalenti a circa 11€

Papaia: 200 rupie al Kg, equivalenti a 13,30€ circa

Ananas: 200 rupie al pezzo, equivalenti a 13,30€ circa

Nota importante: nei supermercati non esiste diversificazione tra prezzo al turista e prezzo per i locals, tutti pagano lo stesso prezzo e spesso le piccole attività come i chiringuiti sulla spiaggia non hanno possibilità di fare acquisti all’ingrosso, motivo per cui i prezzi risultano così alti rispetto a quelli che ci si aspetterebbe in un Paese africano. I margini di guadagno, tuttavia, non sono così alti una volta tolti i costi fissi, come le materie prime e il personale.

Come valuteresti servizi come la sanità e i mezzi pubblici?

La cosa che adoro di La Digue, l’isola in cui vivo, è che si gira solo in bicicletta. Quando mi trovo a Mahé o a Praslin uso spesso l’autobus pubblico (prezzo 10 rupie a tratta, ovvero circa 0,70€). I bus sono un po’ vecchiotti, la guida degli autisti molto sportiva, ma prendere l’autobus alle Seychelles rimane il metodo più economico per spostarsi e con cui raggiungere ogni parte dell’isola. Inoltre è un’esperienza di totale immersione nella cultura locale, un po’ come andare al mercato, che consiglio di fare a chi viaggia e a chi ha un minimo di spirito di adattamento.

Ci sono poi i traghetti che collegano le 3 principali isole e appartengono a società private. Sono di nuova generazione e abbastanza costosi (tratta Mahé – La Digue circa 70€).

Per mia fortuna, non ho ancora avuto modo di testare il sistema sanitario e, in tutta sincerità, spero che ciò non debba accadere. Ci sono ospedali su ognuna delle isole abitate, in particolare a La Digue è stato recentemente inaugurato un ospedale nuovo di zecca, che spero sia altrettanto efficiente, interamente finanziato dagli Emirati Arabi. L’impressione che mi sono fatta, che però appunto rimane per ora un’impressione, è che la sanità pubblica sia di livello medio -basso, mentre quella privata di livello nettamente superiore, ma accessibile soltanto a chi se la può permettere.

Giulia Gallinetta Seychelles

Hai detto che la burocrazia ti sta creando dei problemi per trasferirti definitivamente lì. Ti va di parlarcene?

Questo è un tasto dolente! Diciamo che l’immigrazione ha chiaramente notato il mio via-vai dal Paese, con soggiorni da 2 o 3 mesi. Ovvio che sulla durata dei soggiorni ora influisce anche il tempo che trascorro dal mio ragazzo a La Digue, ma il problema riguarda, in realtà, soltanto la sfera professionale. Sono stata più volte bloccata all’aeroporto per approfondimenti sulle mie attività lavorative e ogni volta sorge un problema, che cercherò di riportare in modo comprensibile: non capiscono che io seguo i gruppi in qualità di accompagnatrice turistica e che mi avvalgo sempre di guide locali, laddove necessario, per le varie escursioni comprese nell’itinerario. Quindi non vado a “rubare il lavoro”, anzi, ne porto e pure parecchio! La mia presenza è indispensabile dal punto di vista linguistico (i clienti spesso parlano solo italiano) e logistico, per la risoluzione di eventuali problematiche che possono insorgere durante il viaggio. Nonostante ciò, loro pensano che io venga qui a lavorare come guida principale, professione riservata solo ed esclusivamente ai seychellesi, e mi viene chiesto ogni volta di presentare un GOP (Gainful Occupation Permit). Si tratta di un visto lavorativo, che mi consentirebbe la permanenza nel Paese per periodi più prolungati, nonché l’esenzione dal pagamento del ticket per sentieri/parchi/riserve e tariffe più agevolate sui traghetti. In pratica avrei accesso alle poche agevolazioni che hanno qui i residenti rispetto ai turisti, quindi sarebbe assolutamente nel mio interesse avere questo tipo di visto. Dove sta l’inghippo? L’inghippo sta nel fatto che un GOP può essere rilasciato solo ed esclusivamente da un datore di lavoro seychellese, mentre io lavoro come libera professionista per un tour operator italiano. Dopo svariate situazioni a dir poco disagevoli, è stato raggiunto un accordo tra il tour operator italiano e l’ufficio immigrazione seychellese, che tuttavia non viene tuttora preso seriamente in considerazione quando arrivo all’aeroporto e, di conseguenza, ogni volta mi ritrovo a dover rifare tutta la trafila. La mia situazione attuale: atterrata a Mahé a metà ottobre, mi è stato rilasciato un visto transitorio per 2 settimane. Ho fatto richiesta di estensione del visto al termine delle 2 settimane ma, dopo 5 settimane, non è ancora stata approvata e non ho nessuna novità in merito. In tutto questo il mio passaporto si trova presso l’ufficio immigrazione. In pratica mi ritrovo in un limbo dal quale non so davvero come uscire!

Le Seychelles sono mete molto ambite dai turisti. Ti va di raccontarci qualcosa della vita lì che vada oltre al classico immaginario del turismo di massa?

Come ho accennato prima, anche in quello che viene considerato un paradiso terrestre esistono lati oscuri e meno idilliaci. Credo che l’abuso di alcol e droga sia un aspetto più difficilmente osservabile quando si viene in vacanza e non si può, chiaramente, vivere l’essenza di un luogo in tutte le sue sfaccettature. Eppure credo che questi aspetti debbano essere portati alla luce, non tanto per sfatare un mito, ma piuttosto perché mi piace pensare che un giorno, anche grazie al turismo sostenibile, riuscirò a creare una raccolta fondi da devolvere alla battaglia contro questi ormai radicati problemi sociali.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare finora e come le hai superate?

Dal un punto di vista pratico, direi che le difficoltà principali che mi trovo ad affrontare quotidianamente (immigrazione a parte) sono legate all’esercizio della libera professione. Perché sì, anche se molti pensano che io viva in vacanza, in realtà devo darmi un gran daffare per garantirmi lavoro costante, rincorrere a distanza chi mi deve saldare le fatture, pagare le tasse e ricordarmi, ogni tanto, di respirare e di non soccombere a ciò che comporta avere una P.IVA oggigiorno.

Dal un punto di vista più emotivo, invece, dico con estrema sincerità che fare questo tipo di vita non è cosi facile come sembra. Perché a vivere così, il cuore non è mai tutto intero e deve fare pace, giorno per giorno, con una costante sensazione di mancanza. A vivere così, non puoi mai avere intorno a te tutte le persone che ami. Devi sempre rinunciare a qualcuno. Non ci sei per gli amici, non ci sei per la famiglia, non ci sei per i grandi eventi, non ci sei per i compleanni (manco per il tuo), non ci sei nei momenti di bisogno, non ci sei nemmeno quando sei tu che avresti bisogno. E quando ci sei, certo cerchi di goderti al massimo ogni singolo momento regalato, ma nel frattempo sai che hai dovuto lasciare indietro qualcuno ad aspettarti dall’altra parte del mondo. Una vita con il cuore a pezzetti, ognuno sparso qua e là a cercare di fare del proprio meglio per tenere vicine le persone anche da lontano. Ma va bene così, del resto è così la vita di chi viaggia, è questo il prezzo da pagare per tutte le meraviglie che mi trovo a sperimentare grazie al mio lavoro e al mio spirito nomade. E per fortuna chi mi ama davvero lo sa… e c’è sempre, anche da lontano.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Assolutamente no, non rimpiango nulla di ciò che appartiene al mio passato perché credo fermamente che la vita sia un’evoluzione continua e che ogni singola esperienza contribuisca alla nostra crescita personale.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Ho imparato a rallentare, fermarmi e respirare. Ho imparato a non lasciarmi sopraffare dal bisogno costante di avere tutte le risposte, di avere per forza un piano o un programma definito (cosa devastante per una Vergine). Ho imparato ad accettare certe situazioni che non posso controllare. Ho imparato ad annoiarmi e mi sono resa conto che non è sbagliato, ogni tanto, non fare nulla. Ho imparato a dormire più di 8 ore a notte. In pratica, ho imparato un sacco di cose che, per una persona iperattiva come me, sono sempre state impossibili!

Giulia Gallinetta Seychelles

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi alle Seychelles o passarci lunghi periodi?

Il consiglio che mi sento di dare è d’iniziare a trascorrere qui periodi non troppo lunghi, ma che lo siano abbastanza per poter sperimentare e capire a fondo la realtà di queste isole. Bisogna essere pronti ad abbandonare lo stile di vita iper-frenetico e consumistico tipico della nostra società così come bisogna rinunciare a tante cose che, per la nostra società, sono, invece, importanti: svago, Internet illimitato, attività culturali (quanto mi mancano i concerti!), shopping… tante attività e stimoli che per noi sono normali, qui non esistono e, alla lunga, può non essere così facile adattarsi a vivere senza. Nell’immaginario collettivo, le Seychelles e molti altri paradisi tropicali rappresentano un sogno, così come lo sono sempre state per me, ma, dietro a ogni sogno realizzato, c’è sempre una parte meno idilliaca che può cozzare con l’immagine idealizzata che ci siamo creati. Ogni luogo e ogni scelta di vita hanno aspetti positivi e negativi, l’unico modo che abbiamo per capire cosa fa per noi è buttarsi e provare. Cambiare non è mai facile, ma credo che rimanere fermi in una situazione che non ci appaga sia ancora più difficile. Chi, almeno una volta nella vita, non ha esclamato: “Basta, ora mollo tutto e mi apro un chiringuito sulla spiaggia”? Sappiate che anche per quello ci vuole tanta fatica, l’ho testato di persona 😉

E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza?

Ovviamente di partecipare a uno dei viaggi di gruppo che accompagno! In questo modo è possibile godere non solo delle meravigliose spiagge circondate da acque cristalline, ma anche esplorare sentieri meno frequentati e meravigliarsi davanti a una natura talmente potente e lussureggiante da lasciare letteralmente a bocca aperta.

Progetti futuri?

Per il momento, voglio continuare ad accompagnare i gruppi qui, ma senza trasferirmi definitivamente. Il mondo è troppo grande e interessante per me, al punto che non posso pensare di fermarmi e ritrovarmi nuovamente stanziale, seppure in una situazione differente. Ho bisogno anche di ritagliarmi del tempo per viaggiare da sola, così come di tornare a casa, passare del tempo di qualità con la mia famiglia e con i miei amici.

Per seguire e contattare Giulia:

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