Un artista ha, forse fisiologicamente, una connaturata curiosità e desiderio di movimento. Sull’onda di tutto ciò Giovanni nel 2006 si unisce ad alcune compagnie teatrali per le quali cura le coreografie. E intanto gira l’Europa. Nel 2010 il grande salto: l’Australia, Melbourne. Qui il suo talento riesce a trovare quel terreno fertile che da noi, paese in cui gli stessi politici dicono che con la cultura non si mangia, gli era forse precluso. L’Australia è uno stimolo continuo grazie a cui Giovanni può crescere come uomo e come artista. Aumentano le mostre a cui partecipa e aumentano i contatti che riesce a creare. È proprio grazie a questo contesto non mortificante come quello italico, che Giovanni sbarca in America. A New York, dove si trova da qualche mese, a settembre terrà una mostra insieme ad altri cinque artisti provenienti da tutto il mondo. La mostra, patrocinata dall’Istituto di cultura italiano, si terrà nella galleria ARTIN2000 all’interno del New York gallery building, uno dei più famosi e prestigiosi palazzi d’arte newyorkesi. Giovanni è uno dei tanti esempi di artista che, lontano dal suo paese, ha saputo e potuto lavorare con quell’entusiasmo e quel riconoscimento che il nostro paese non sa riservare e garantire ai propri artisti. Non più nuova ma ogni giorno più mortificante constatazione dello stato di un paese che di arte potrebbe vivere creando anche migliaia di posti di lavoro. Parliamo con Giovanni mentre si trova nella Grande Mela preso dai preparativi di questa bella e importante avventura.

Giovanni Femia

Giovanni, una vita in viaggio sull’onda della creatività. Ci racconti un pò le tappe principali del tuo percorso lavorativo?

Il mio percorso e` una scala che sale, che io percorro scalino dopo scalino… Lo vedo più come un movimento continuo che come un seguirsi di tappe.

In Australia quanto sei rimasto e che ricordo ne conservi?

Circa un anno, un ricordo bellissimo, tanto da aver pensato piu volte di ritornarci. È un paese che mi ha dato tantissimo in termini di opportunità, sia umane sia professionali.

Il tuo lavoro e il viaggio quanto si nutrono l’uno dell’altro?

Tantissimo, direi che coesistono e si intrecciano in continuazione. Non riesco a vedere una netta separazione tra uno e l’altro.

Giovanni Femia, pittore a New York City

New York come arriva nel tuo percorso?

A seguito delle personali allestite tra Sydney, Melbourne e Milano sono nati i contatti, ma era tutto campato in aria; è stato solo trasferendomi qui che ho reso realizzabile il tutto. Il pragmatismo americano non è affatto un luogo comune.

Com’è organizzato il mondo dell’arte nella grande mela? Di che tipo di considerazione professionale godono gli artisti?

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New york ha mercato per tutto, bisogna pero` trovarsi il proprio spazio ed e` come un grande naufragio dove galleggi se ti sostieni su altri che affogano. Non è molto romantico forse ma è così: è una vera lotta e bisogna essere davvero determinati.

Si vive d’arte economicamente?

Si vive facendo l`imbianchino? se hai tanti muri da dipingere si…

Parlaci del tuo soggiorno newyorkese: come si inserisce un’esperienza in una città come quella nel tuo percorso artistico, a livello di sensibilità e suggestioni?

Di sicuro la citta` mostra tanto, a volte viene da pensare che mostri anche troppo. Ma devi sapere tu cosa cogliere e cosa no. Gli stimoli sono talmente tanti che, spesso, ti indurisci un po` qui, quasi per difesa.

Hai girato l’Europa lavorando anche con compagnie teatrali: c’è un’esperienza che ti è rimasta particolarmente nel cuore?

Una volta mi sono presentato a casa di una nota curatrice d`arte fingendomi un ragazzo che per pochi soldi doveva consegnarle in regalo un mio quadro…

Giovanni Femia, pittore a New York City

Dopo questa notevole esperienza internazionale come la vedi l’Italia dal punto di vista del tuo mestiere?

La vedo come punto di passaggio o di ritorno, non di partenza e ciò e` triste.

Tra tutti i paesi che hai conosciuto quale ti ha dato maggiormente l’impressione di investimento nell’arte, in tutte le sue declinazioni?

Dovrei dire New York, ma New York e` cosi per tutto; quindi dico Melbourne, città che offre tanto ed è molto accessibile.

Che progetti hai oltre a questa importante mostra a New York?

Ho contatti su Milano e Roma, e per l`inizio dell` anno prossimo Parigi; ma e` tutto in divenire. Nel mondo dell’arte è sempre tutto molto fluido.

Su cosa ruota la tua ricerca artistica, cioè se dovessi dire qual è la cifra del tuo lavoro cosa diresti?

La mia ricerca non implica un risultato, ma svariati, è ciò che voglio fare e quindi continuo a farlo senza sapere bene se ci sia un tema in particolare. Forse c’è ma non ne sono consapevole.

Com’è il mercato dell’arte contemporanea? C’è spazio per i giovani talenti? Quanto conta il mercato e quanto la qualità?

Come tutti gli altri mercati, considerando che si tratta di quadri e non di scarpe; io faccio tutto da solo quindi mi risulta più difficile trovare spazi. Se lavori così devi avere per forza qualcosa di particolare da offrire. Il mercato ha le sue regole che sono più o meno simili in ogni settore.

Se volete consultare la pagina dedicata alla mostra che si terrà a settembre, questo è il link:

http://www.artin2000.com/futureexhibitions.php

Per scrivere a Giovanni:

[email protected]

Intervista a cura di Geraldine Meyer