Il pane italiano a Miami Beach

Sin da ragazzo Gianluca, originario di San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento, ha avuto la passione per la panificazione. “Appena conseguii il diploma di ragioniere, fui spinto da mio fratello a frequentare un corso di specializzazione in alta panificazione e lo feci con alcuni dei migliori maestri d’Italia. Da lì, cominciai a sviluppare la tecnica e la conoscenza e, ancora di più, il paesino mi stava stretto, non consentendomi di esprimere pienamente quello che avevo imparato dai grandi maestri” racconta l’uomo che, dopo un’esperienza in Russia, ha cominciato a lavorare fuori dall’Italia.

A un certo punto, il fratello maggiore gli ha proposto di andare a vivere in Florida per avviare il primo progetto di internazionalizzazione del marchio di famiglia (De Lucia Bakery). Gianluca, quindi, si è trasferito a Miami Beach, una città che reputa ricca di opportunità lavorative per chi è in gamba, ha le idee chiare e dei soldi da parte.

Il primo consiglio di Gianluca a chi vorrebbe trasferirsi negli Stati Uniti, infatti, è proprio quello di avere un gruzzolo, e anche abbastanza consistente, da parte. “Miami è una bellissima città, sempre viva, sempre pronta a farti divertire, ma molto viziosa e pericolosa. Bisogna tenere a mente gli obiettivi, trovare un giusto equilibrio tra lavoro e divertimento e cercare di percorrere la propria strada con determinazione” dice Gianluca che, al momento, insieme ai fratelli, sta cercando degli investitori per avviare una catena di negozi.

Gianluca De Lucia

Ciao Gianluca, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, sono Gianluca, un panificatore, figlio e nipote di panificatori. Mia nonna Giovannina e mio padre Giuseppe mi hanno avviato all’attività e tramesso la passione. Vengo da un paesino che si chiama San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento, dove ancora oggi il pane rappresenta l’alimento che non deve mai mancare a tavola.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

In realtà, nonostante nel paesino da cui vengo facessi una vita agiata, ho sempre avuto il desiderio di esplorare altri luoghi e sperimentare modi di vivere differenti rispetto a quello a cui ero abituato. Appena conseguii il diploma di ragioniere, fui spinto da mio fratello a frequentare un corso di specializzazione in alta panificazione e lo feci con alcuni dei migliori maestri d’Italia. Da lì, cominciai a sviluppare la tecnica e la conoscenza e, ancora di più, il paesino mi stava stretto, non consentendomi di esprimere pienamente quello che avevo imparato dai grandi maestri. All’epoca, mio fratello maggiore andava già in giro per il mondo per il suo lavoro (è un pioniere del business development) e così mi stimolò ad avere le prime esperienze professionali all’estero. Organizzammo un’attività di formazione per un importante hotel a Mosca, in Russia, e da lì cominciò il percorso internazionale. Finii per lavorare in Russia come Bakery Chef nel Gruppo Kempinsky a Gelendzhik, poi feci diverse consulenze anche a Sochi prima delle Olimpiadi e, nel 2013, mio fratello mi propose di trasferirmi in Florida per avviare il nostro primo progetto di internazionalizzazione del marchio di famiglia (De Lucia Bakery).

Ora abiti a Miami Beach. Come mai hai deciso di trasferirti proprio lì?

Nella prima fase approdammo nella città di St. Petersburg, a sud di Tampa, poi si aprì l’opportunità di trasferire le nostre attività a Miami … e lì fu amore. Ero stato a Miami Beach nel 1998, in vacanza con un amico, e quando mi si è presentata l’opportunità di vivere e svolgere li mio lavoro lì non me lo sono fatto ripetere due volte.

Come descriveresti Miami Beach a chi non c’è mai stato?

Si tratta di Miami Vice… la città del vizio, della lussuria per antonomasia. In questi primi 10 anni di vita qui ho visto moltissime persone, soprattutto italiani, approdare con manie di grandezza e uno spirito imprenditoriale aggressivo e molte di queste persone si sono lasciate trascinare e travolgere dalla mondanità di Miami, che ha spazzato via anche le loro aspettative di successo. Miami è una bellissima città, sempre viva, sempre pronta a farti divertire, ma molto viziosa e pericolosa. Bisogna tenere a mente gli obiettivi, trovare un giusto equilibrio tra lavoro e divertimento e cercare di percorrere la propria strada con determinazione.

Quali cambiamenti hai visto, nella città, da quando sei arrivato a oggi?

La città si è evoluta molto da quando sono arrivato. South Miami Beach resta sempre l’emblema della mondanità in stile anni ‘70, così come si evince dall’architettura cittadina. Qui approdano milioni di turisti americani e sudamericani che vengono soprattutto per trovare divertimento, anche esasperato. Questo fa lievitare la soglia di attenzione che bisogna avere in questa parte della città nei momenti delle grandi feste dove, inevitabilmente, si trovano anche persone con pochi scrupoli e molta adrenalina in corpo. In queste circostanze, personalmente preferisco non frequentare le vie della movida. La città si sta sviluppando enormemente in chiave moderna e avanguardista. North Miami Beach oggi si presente con strutture iper-moderne, lussuose, con un’elevata densità di ricchi. Il quartiere di Wynwoodsi è trasformato da quartiere degradato a quartiere della cultura. Coreldraw e Doral sono centri di grande ricchezza e fascino, così come anche il quartiere latino. Little Havana, una volta pericolosa, oggi è una frazione tranquilla, colorata, musicale e caratteristica della città. È chiaro che una città di oltre 5 milioni di abitanti soffre dei problemi proporzionati alle sue dimensioni.

Quali sono, secondo te, i pro e i contro del vivere lì?

I pro sono sicuramente le tante opportunità di divertimento, il poter condurre una vita molto dinamica e stimolante e, sul piano lavorativo, l’ambiente ti consente di esprimere al meglio le tue competenze. I contro sono soprattutto l’alto costo della vita, la pericolosità di certe circostanze e di determinati ambienti e ultimo, ma non per importanza, si è lontani da casa e dagli affetti più cari.

Trasferirsi negli Stati Uniti è spesso complicato dal punto di vista burocratico. Puoi raccontarci la tua esperienza?

È così, trasferirsi negli USA richiede, prima di tutto, soldi. Venire semplicemente per cercare lavoro non è semplice, a meno che non si abbiano qualità e specializzazioni particolari carenti negli USA. Io l’ho fatto da imprenditore, una strada probabilmente più lineare e rapida, ma richiede importanti investimenti e spese legali non indifferenti. D’altronde, anche gli USA hanno grossi problemi d’immigrazione irregolare, anche se non hanno frontiere aperte, per cui la soglia di attenzione nell’esaminare le richieste d’ingresso è giustamente alta.

Puoi parlarci meglio del tuo lavoro?

Sono imprenditore nel settore della panificazione. I miei fratelli ed io abbiamo una piccola fabbrica in cui produciamo pane che destiniamo all’HoReCa e, da quanto si è trasferito qui anche mio fratello minore, Vincenzo, abbiamo rilevato e sviluppato il primo negozio a Miami Beach al 729 5th St. Nell’ambito delle aziende, che ormai sono 2 e abbastanza articolate, mi occupo del rapporto con i clienti, della formazione del personale, della supervisione della produzione e della gestione bancaria. Del negozio De Lucia Bakery di Miami Beach e delle attività produttive e amministrative si occupa, invece, mio fratello Vincenzo. Nelle attività di supervisione amministrativa generale ci dà una mano mio fratello maggiore Luigi, del marketing si occupa Marcello, più piccolo dei fratelli. Insomma, siamo in 4 e tutti ci occupiamo dello sviluppo delle attività.

È facile, per un italiano, trovare lavoro lì?

Nel campo dei mestieri specialistici non è molto difficile. Se sei un pizzaiolo, un panificatore o un casaro è abbastanza semplice trovare un lavoro. Se, invece, sei un contabile, un consulente, un uomo di marketing o della finanza, professioni che abbondano qui in America, riuscirci è decisamente più difficile.

Quali sono i settori in cui è più semplice essere assunti?

Direi i settori della ristorazione, delle produzioni specialistiche o della sanità. Se sei un dottore di buon livello, non dovresti avere troppe difficoltà a trovare lavoro.

Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?

Sì, penso che lo siano. Qui anche i profili che ricevono una retribuzione oraria più bassa, tipo di 10$ all’ora, riescono a sopravvivere. Ovviamente, se sono disponibili a fare doppi turni, prendono di più. I camerieri, che sono uno dei primi anelli della catena del valore del mondo della ristorazione, guadagnano molto bene, soprattutto se sono affabili e, in questo, gli italiani sono maestri.

Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?

Il costo della vita, con riferimento agli acquisti al supermercato o alla pompa di benzina, è decisamente più basso che in Italia. Anche in tema di abbigliamento, di moda sportiva o di calzature, si spende meno che in Italia. Naturalmente, se invece si vuole andare su prodotti made in Italy, i costi salgono. La mia percezione è che il rapporto salario/costo della vita sia più elevato a Miami di quanto non lo sia in Italia. Qui si spende più che in Italia nei ristoranti, nei bar, nelle attività ludiche, tutte cose che, comunque, non fanno parte del paniere base del costo della vita, ma sono beni e servizi di cui, se non hai molti soldi da spendere, puoi fare tranquillamente a meno.

Il costo della benzina è meno di 0,70€ a litro, il latte costa 2,5€ circa al litro, il pane dai 4€ al kg a salire. Naturalmente, all’aumentare della qualità, il prezzo sale.

Gianluca De Lucia

Come funziona, invece, per avviare un’impresa lì come stranieri?

La costituzione della società è semplicissima, si fa su Internet tramite servizi dedicati e costa molto poco. Avviare operativamente l’azienda dipende dalla tipologia di attività. Nel mio caso, per avviare un’attività di produzione alimentare, la procedura richiede verifiche preliminari e la realizzazione di tutte le infrastrutture di servizio richieste dalla legge. Ci sono poi dei severi controlli che consentono l’apertura e questo – nel caso, ad esempio, di un ristorante – può richiede anche un anno di tempo.

Come ti sei mosso per cercare un alloggio?

Tramite amicizie. Ho cambiato un paio di abitazioni prima di trovare quella giusta. Ci sono comunque agenti e agenzie specializzate che svolgono quest’attività in modo professionale, a cui ci si può rivolgere.

Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Per un appartamento 1+1 – quindi con stanza da letto, salotto, cucina e bagno, di circa 60 mq nell’area di Miami Beach – il costo non è meno di 2500$ al mese. Nella zona di Little Havana o in altre zone più distanti dal mare, si può spendere anche la metà.

Come sei stato accolto dalla gente del posto?

Se per gente del posto s’intende la comunità d’italiani che vivono a Miami, certamente bene. Mi sono integrato senza problemi anche con membri della comunità cubana.

Come descriveresti le loro vite?

Gli italiani che frequento vivono tutti stabilmente a Miami. Si tratta di persone che s’impegnano quotidianamente per raggiungere degli obiettivi e realizzare il sogno della loro vita e devo dire che in moltissimi ci riescono. La vita di noi italiani qui a Miami, a mio avviso, è molto intensa, piena e ci piace anche vivere la quotidianità, incontrandoci per condividere i nostri sogni e le nostre passioni.

Com’è una tua giornata tipo?

Naturalmente mi sveglio presto al mattino per andare in produzione. La giornata corre velocemente dietro agli impegni lavorativi ma spesso il pomeriggio, dopo le 17, mi concedo qualche ora in spiaggia. La sera a volte vado a cena o per locali con gli amici ma, soprattutto, devo dire che la De Lucia Bakery di Miami Beach è diventata un punto di riferimento e luogo di ritrovo proprio per gli italiani. Ci divertiamo ad ascoltare musica, giocare a carte, fare batture e preservare quello spirito d’italianità che ci rende vivi e ci contraddistingue anche qui in America.

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?

La principale difficoltà l’ha portata il Covid. L’economia si è fermata, ho dovuto sospendere la collaborazione con i miei dipendenti e svolgere tutte le mansioni da solo. È stato un periodo durissimo di forte indebitamento e di stress, che mi ha generato anche problemi salute. Fortunatamente è passato ma ci sono volute una volontà e una determinazione di ferro, ed è stato più di quanto il mio corpo potesse sopportare.

E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?

Oggi credo di poter dire che il pane De Lucia è notoriamente apprezzato a Miami e servito nei migliori ristoranti della città, compresa Villa Versace. Portare e far apprezzare il nome di mio padre a Miami è stata, ed è, forse, la mia più grande gratificazione. E questo l’abbiamo fatto da poco anche a Valona, in Albania, dove mio fratello maggiore ha avviato il De Lucia Bakery Vlore, il primo e unico panificio italiano in Albania.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?

Consiglierei di pianificare bene le finanze. Se si viene qui per turismo, finiscono i soldi e torni a casa. Se si viene per vivere, se finiscono i soldi, ti ritrovi per strada. Devi avere chiaro in mente che l’America non aspetta nessuno, è il Paese delle opportunità per chi ha competenze, determinazione e tanta volontà di lavorare.

E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza?

Direi di dedicare alla vacanza in Florida 2 risorse principali: il tempo, ovvero almeno 15 giorni, e una somma adeguata, almeno 5/6 mila Euro. E, naturalmente, una carta di credito funzionante e capiente. Poi suggerirei di dedicare a Miami gli ultimi giorni di vacanza e di passare i primi giorni nelle tante mete della Florida che meritano di essere visitate (Key West, Orlando, St Petersburg, Tresure Island e Neaples). Sarebbe bello anche fare una mini-crociera alle Bahamas, che costa pochissimo ed è molto divertente.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Sì, valuterei meglio i primi soci con cui ho mosso i primi passi, anche se, forse, devo la mia presenza a Miami proprio a quel periodo.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Ho imparato che, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo, dobbiamo avere le idee chiare, essere disponibili al sacrificio e dare il meglio di noi in ogni cosa che vogliamo fare, cercando di non mollare mai.

Progetti futuri?

Vorremmo espandere il marchio e un format che possa avere un apprezzamento nazionale. Per questo, stiamo cercando investitori con cui condividere le nostre competenze e la nostra esperienza, per portare alla ribalta nazionale tutto quello che la nostra famiglia ha imparato in oltre 60 anni di attività. Oggi siamo pronti a fare il prossimo passo verso la catena di negozi.

Per seguire e contattare Gianluca:

E-mail: gianlucadelucia1977@gmail.com

Sito web: www.deluciabakery.com

Instagram @deluciabakery

TikTok @deluciabakeryvlore