Francesca racconta la sua Polinesia
A cura di Nicole Cascione
Francesca Lananna si descrive così: “Sono una sognatrice e una viaggiatrice sfegatata, sempre alla ricerca di una nuova avventura e di nuovi progetti. Amo le attività all’aperto, gli sport estremi e ho una connessione speciale con la natura, la nostra prima e autentica madre”. Ricerca che l’ha portata, dopo una fase cittadina e metropolitana, verso uno stile di vita più autentico, “caratterizzato dalla negazione verso il concetto di lavoro più comune, ovvero il lavoro inteso come padrone del nostro tempo. Ho sentito l’improvvisa voglia di utilizzare il mio tempo nell’imparare nuovi sport, nel mettermi alla prova, nello scoprire nuove culture e nel cercare fonti di guadagno che mi garantissero maggiore libertà”.
Francesca, il 2016 è stato l’anno della svolta. Hai lasciato l’Italia per Londra. Perchè questa scelta?
La scelta di trasferirmi a Londra nel 2016 è avvenuta un po’ per caso e un po’ per necessità. Avevo prenotato una vacanza di una settimana nella capitale britannica in un periodo che era coinciso con la fine di una relazione dolorosa. La prima sera della vacanza, grazie a una conoscenza avvenuta in aereo, mi sono ritrovata immediatamente catapultata nel mondo della movida del centro londinese e, in preda alla gioia che mi trasmetteva tutta quella nuova gente, ho detto a qualcuno: “Questa città già mi piace, mi ci vedo proprio a vivere qui!”. La mia frase fu sentita da Andrea, manager di un club londinese il quale, senza ancora conoscermi, si voltò e mi propose di lavorare per lui.
Com’è proseguita la tua vita a Londra?
Da lì è iniziata un’esperienza unica durata tre anni, durante i quali ho conseguito il certificato di insegnamento della lingua inglese come seconda lingua, che mi ha permesso di lavorare anche in paesi tropicali come insegnante. Londra mi ha insegnato l’adattabilità e la dinamicità. E’ una città in costante cambiamento e così i suoi abitanti. In tre anni, ho cambiato cinque case e quattro lavori. Oltre all’aspetto lavorativo, è una città che offre tanto divertimento, feste, eventi culturali e l’opportunità di stringere legami con persone da tutto il mondo. Una di queste, la mia amica fraterna Louise, fotografa francese che, due anni più tardi, mi ha aperto le porte della Polinesia.
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Successivamente da Londra ti sei trasferita in Polinesia. Raccontaci quando e perché c’è stato questo ulteriore cambiamento nella tua vita.
Prima della Polinesia, durante i miei anni londinesi, ho fatto due viaggi in solitaria, in Brasile e in Messico, che hanno confermato ciò che inconsciamente già sapevo: il mondo è troppo vasto per restare sempre nello stesso posto. Le mie esperienze in Brasile e in Messico hanno reso ancora più forte la mia voglia di vivere, di divertirmi, di circondarmi di persone sorridenti e ottimiste come tutte quelle che ho incontrato. Dopo il Messico, sono partita per un anno per insegnare inglese in Indonesia. Scaduto il mio contratto in Indonesia, ho raggiunto Louise in Polinesia.
Qual è il tuo primo ricordo della Polinesia?
Il mio primo ricordo risale a un paio di giorni dopo il mio arrivo, quando Louise e i suoi amici mi hanno portato per la prima volta a nuotare con le balene. Ricordo che mentre nuotavo verso questo immenso cetaceo, ero convinta che fosse un esemplare adulto… ma non avevo ancora visto la mamma, qualche metro più in profondità! Era un balenottero insieme a sua madre.
Di cosa ti occupi?
Dopo il primo anno in Polinesia, ho deciso di dare una svolta alla mia carriera di insegnante e ho iniziato a lavorare nel turismo, in un noto resort di Moorea. Lì, per caso, ho conosciuto un capitano di barca, Arii (“re” in tahitiano), che aveva bisogno di una guida bilingue che parlasse francese e inglese. Arii mi ha indirizzato verso la formazione da fare per conseguire il diploma di guida acquatica. E così ho iniziato a lavorare sulla sua barca e in seguito anche per diverse altre compagnie oltre alla sua, come guida per accompagnare i turisti a nuotare con le megattere, ma non solo, anche con le razze, gli squali, le tartarughe e i pesci tropicali. Da un anno a questa parte, ho lanciato un nuovo progetto chiamato Te Terera (il viaggio) che coesiste con il mio lavoro di guida: l’organizzazione di viaggi low-cost per rendere la Polinesia accessibile a tutti. Non molti sanno che si può viaggiare in Polinesia anche senza aspettare il viaggio di nozze. Ad oggi, esistono voli e strutture dai prezzi molto inferiori rispetto ai classici resort. Propongo agli italiani un soggiorno autentico per scoprire il vero lato della Polinesia, senza spendere un occhio della testa. Per chi avesse un budget più elevato, offro anche pacchetti all-inclusive con standard un po’ più alti. In particolare, ad agosto e a ottobre, avranno luogo due di queste “Expedition” per piccoli gruppi di 5 o 6 persone, che passeranno 10 giorni insieme a me sulla mia isola, lasciandosi guidare attraverso le sue meraviglie.
Come si vive in Polinesia? Quali sono i pro e i contro?
La vita polinesiana è una vita slow. Si vive secondo i ritmi della natura, ci si sveglia e si va a dormire col sole, salvo, ovviamente, eccezioni. E’ una vita calma e allo stesso tempo ricca di incontri, belle energie, aperitivi in spiaggia, sport acquatici, pesca e tramonti. Un’abitudine che molta gente ha è proprio quella di andare a guardare il tramonto, che diventa non più un momento transitorio tra giorno a notte come avviene in molte città, ma un vero e proprio evento naturale da osservare, un momento di pace e legame con la natura. Un fattore sfavorevole della Polinesia è il costo elevato della vita, essendo tutto importato. Tuttavia, non mancano maniere per mangiare cibo locale e fresco a poco prezzo: lo street food polinesiano è una vera prelibatezza!
Qual è l’aspetto più bello del popolo polinesiano? E quello che ti piace meno?
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I polinesiani sono gente dal grande cuore, molto generosi e disponibili e dotati di un gran senso dell’umorismo e una gran voglia di fare festa. Inoltre, sono dei veri aito (letteralmente “l’albero di pino”), che metaforicamente vuol dire “l’uomo di ferro”. I polinesiani che dedicano la vita allo sport sono dei veri e propri portenti, possiedono una forza e un talento per le attività acquatiche senza pari. Sono conoscitori del mare e dei venti e abilissimi pescatori. Una caratteristica di cui andare meno fieri, però, è la tendenza di molti all’alcolismo, come conseguenza sociale del colonialismo e dell’occidentalizzazione che ha imposto uno stile di vita europeo e, in seguito, americano, che si contraddice con le tradizioni locali. A una vita di comunità in cui ognuno aveva un ruolo, basata sullo scambio e sull’aiuto reciproco, si è sostituita una vita fondata sul denaro. In questo tipo di società, non tutti hanno trovato il proprio posto e sono caduti vittima dei vizi.
Qual è il momento più bello della tua giornata?
Il momento più bello della mia giornata è il mattino, quando mi sveglio. Il mattino ha tante promesse da rivelare e ogni giorno riserva sorprese e novità che non vedo l’ora di vivere. E poi, sfido chiunque a non alzarsi felice sapendo che si sta per trascorrere la giornata in barca nel mezzo dell’oceano.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
In futuro, spero di far crescere sempre più il mio progetto di organizzazione di viaggi verso la Polinesia. A parte ciò, mi auguro di continuare a condurre una vita sana all’insegna del movimento fisico e il più lontana possibile dagli schermi e dalle scrivanie.
Come e in cosa sei cambiata in questi 9 anni di lontananza dall’Italia?
In questi 9 anni di lontananza ho capito quali sono le mie priorità. Ho capito che la vita va vissuta a pieno, senza rimandare, perché le opportunità del momento presente non saranno sempre lì ad aspettare. Ho imparato a cogliere ciò che l’universo mi offre e che la positività attira positività: il nostro prossimo è lo specchio di noi stessi.
Per chi volesse scoprire insieme a me il paradiso polinesiano, può contattarmi per maggiori info su fra.lananna@gmail.com o contattarmi sulle mie pagine Instagram francesca.lananna / polinesia_lowcost
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