Donatella Granata e la sua nuova vita a Boston

Di Enza Petruzziello

L’energia travolgente di una grande metropoli e un sistema americano che ha sempre amato: sono queste alcune delle ragioni che, undici anni fa, hanno spinto Donatella Granata a trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti.

Originaria di Messina, 58 anni, dal 2014 vive stabilmente a Boston. Prima di compiere il grande salto, gestiva diverse attività imprenditoriali: un centro estetico e benessere nel cuore di Messina e una boutique di alta moda femminile specializzata in abbigliamento e accessori di lusso. Laureata in psicopedagogia, ha lavorato anche come insegnante e maturato esperienza nel settore del marketing.

Stanca della crisi economica e dell’eccessiva pressione fiscale che rendevano difficile la vita da imprenditrice in Italia, Donatella ha trovato a Boston una nuova dimensione professionale e personale. È, infatti, consulente presso l’agenzia LaFirstep, dove aiuta chi, come lei, sogna di trasferirsi negli Stati Uniti ed è relationship banker all’Harborone Bank. Inoltre, è la fondatrice del gruppo “Italiani a Boston Official Group”, punto di riferimento per la comunità italiana nella città, e insieme al marito Francesco Gargiulli gestisce la Boston Art Passion un’agenzia di video produzione e fotografia

Oggi Donatella si sente realizzata: «In Italia avevo spesso momenti altalenanti, mi sentivo nervosa e preoccupata – racconta –. Qui, invece, mi sento forte e felice». Ecco la sua storia.

Donatella quali sono stati i motivi che 11 anni ti hanno spinta a lasciare l’Italia? Cosa non ti piaceva della tua vecchia vita a tal punto da decidere di trasferirti?

«Ho sempre amato la mia vita perché sono sempre stata un’imprenditrice e ho vissuto a stretto contatto con la gente. Nella mia città mi conoscevano tutti, anche perché mio padre è stato un grande imprenditore: gestiva un bar, che era anche rosticceria e gastronomia, nel centro di Messina. Sono cresciuta nella parte più bella della città e ho sempre apprezzato la mia vita lì. Non c’era nulla che non mi piacesse, ma dopo la mia separazione ho attraversato un periodo di tristezza. Mia figlia, che oggi ha 33 anni, viveva a Roma per studiare alla Sapienza, e la distanza da lei ha reso ancora più forte il desiderio di cambiare vita. Ho sempre avuto il sogno degli Stati Uniti nel cassetto, così ho deciso di fare il grande passo: ho venduto tutte le mie attività, ho preso il mio cagnolino e mi sono trasferita con lui in America».

Cambiare vita alla soglia dei 50 anni è molto diverso da farlo a 20. Ci vuole più coraggio o più incoscienza nel lasciare tutto e andare via?

«Secondo me, cambiare vita alla soglia dei 50 anni non è stato molto diverso rispetto a farlo a 20. Certo, a 20 anni si è più incoscienti e si tende a fare passi importanti senza pensarci troppo. A 47 anni, invece, si riflette un po’ di più. Tuttavia, se una persona è davvero determinata e ha il desiderio di intraprendere un nuovo percorso, può farlo a qualsiasi età. Dipende tutto dalla voglia di vivere. Mi considero una persona molto intraprendente, con tanta energia e voglia di fare. Nonostante oggi abbia 58 anni, continuo a guardare sempre al futuro. Cerco di trovare il lato positivo in ogni situazione e di cogliere le opportunità che la vita mi offre, perché sono convinta che volere è potere».

Come mai la scelta è ricaduta proprio su Boston? La conoscevi già?

« Ho scelto di trasferirmi a Boston perché la conoscevo già, avendola visitata due volte. Ho visitato New York e Boston per la prima volta durante il mio viaggio di nozze e me ne sono innamorata. Nel 1996 mi sono trasferita negli Stati Uniti con la mia famiglia, ma dopo circa un anno siamo tornati in Sicilia perché il mio ex marito era molto legato alla sua terra. Nel 2001 siamo tornati nuovamente negli USA, ma, a causa dell’attacco alle Torri Gemelle, dopo 7-8 mesi siamo rientrati in Italia. Nel giugno 2014, all’età di 47 anni, ho deciso di trasferirmi definitivamente negli Stati Uniti per cambiare vita. Ho sempre amato il sistema americano e l’energia delle grandi metropoli, così ho lasciato tutto per ricominciare un nuovo capitolo della mia vita».

C’è stato qualcuno che ti ha aiutata i primi tempi a Boston?

«Sì, fortunatamente avevo degli amici in città, tra cui la mia madrina di cresima, Elisa Gennari, a cui sono molto affezionata. È una persona speciale che mi ha aiutato tanto quando sono arrivata. Anche Maria Cucciniello, un’altra amica vicina di casa di Elisa, è stata per me molto importante. Sono due persone anziane adesso, ma sono state per me davvero come due mamme, offrendomi un grande supporto. Non è facile trovare persone così speciali».

A 47 anni hai dovuto reinventarti, cambiare vita, lasciare gli affetti e ricominciare da zero. Che cosa hai provato in quel momento? Rabbia per non riuscire a fare serenamente il tuo lavoro, coraggio per rimetterti in gioco, eccitazione per una nuova avventura o tristezza per essere costretto a lasciare la tua casa, la tua famiglia, gli amici?

«Devo dire la verità. Il discorso di cambiare vita, di reinventarmi, di cominciare da zero, non mi ha fatto stare, posso giurarlo, nemmeno un giorno triste. Nemmeno un giorno ho pianto per qualche rimpianto. Anzi, ero ogni giorno sempre più carica. Il mio trasferimento negli Stati Uniti mi ha dato una motivazione grandissima, perché quando sono arrivata ho iniziato a fare lavori che non mi appartenevano. Ho lavorato nella ristorazione, ho insegnato italiano nelle scuole, ho fatto la bartender, per poter imparare meglio la lingua. All’inizio ho fatto tante cose che mi hanno portato a confrontarmi con una lingua diversa. Anche se avevo una base di inglese, quando ti trasferisci e vuoi lavorare a un certo livello, devi avere un inglese fluente. Per farlo ci vuole tempo, perché non puoi parlarlo subito. Devi abituare il tuo orecchio e adattarti a un linguaggio nuovo. Per riuscire a fare il tuo lavoro, devi metterti in gioco, come si dice. La tristezza per la casa, la famiglia e gli amici? Gli amici sono sempre nel mio cuore, lo sanno. La mia famiglia mi manca, è normale, ma ci sentiamo sempre. Con tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo oggi, tra telefonini e videochiamate, la distanza si sente molto meno. In famiglia siamo abituati a stare lontani. Mia mamma e i miei fratelli vivevano a Roma, mia sorella in Sicilia e ci vedevamo di più con lei. Mia figlia viveva già lontano: quando io vivevo in Sicilia, lei era a Roma, e dopo che sono venuta in America, mi ha raggiunto per un anno e mezzo, per poi tornare. Siamo una famiglia abituata a stare lontana, ma quando ci incontriamo è come se non ci fossimo mai separati. In questi ultimi tempi mi manca molto mia mamma, perché è anziana, e capisco che il pensiero per un genitore anziano è sempre più forte. Ma spero di andare a trovare tutta la mia famiglia prima dell’estate e passare un bel periodo insieme. Ogni volta, quando ci rincontriamo, è come se non ce ne fossimo mai andati».

Come sono stati gli inizi a Boston? Penso all’ambientazione, alla ricerca di una casa, all’accoglienza della gente.

«All’inizio a Boston è stato tutto favoloso. Sono stata accolta in una comunità davvero aperta. Grazie a Elisa e a Maria, ho conosciuto altre persone, tra cui una famiglia italiana che mi ha affittato subito una bella casa. Sono stata accolta con molta gentilezza e non ho avuto nessun problema. Posso sembrare di parte, ma veramente questa città la sento come casa».

Ci fai un’analisi oggettiva di come è vivere qui?

«Vivere a Boston significa godere di una qualità della vita abbastanza alta. Tuttavia, il costo della vita può essere difficile se non si hanno stipendi sufficientemente alti. Si può sopravvivere, ma per vivere bene è necessario avere uno stipendio elevato. Fortunatamente, io e la mia famiglia stiamo bene. I servizi e le infrastrutture sono veramente efficienti, e la sanità va benissimo. Voglio sfatare il mito che vivere negli Stati Uniti comporti un costo elevato per la sanità. La sanità si paga in base agli stipendi e al reddito. Quindi, se hai un buon reddito, puoi permetterti di pagare un’assicurazione sanitaria e le spese relative. Per quanto riguarda la vita sociale, mi sono subito organizzata. Ho creato un gruppo chiamato ‘Italiani a Boston Official Group’, che mi ha permesso di fare molte conoscenze. Inizialmente l’ho aperto per gioco, ma poi mi sono resa conto che è una grande responsabilità, visto che il gruppo è composto da migliaia di persone. Mi rendo utile al gruppo, fornendo informazioni su case, sanità, scuole e organizzando incontri. Nel gruppo c’è anche mio marito Francesco Gargiulli che se ne prende cura, insieme ai moderatori Luca Bianchi e Lotti Simonet, che ci aiutano a portare avanti questo gruppo di italiani a Boston. Siamo diventati un punto di riferimento per la comunità italiana in città, e grazie a questa rete, la mia vita sociale si è molto ampliata».

A Boston sei una consulente e ti occupi di trasferimenti in Usa. Parlaci della tua attività. Che servizi offri e che cosa ti piace di più del tuo lavoro?

«Sono una consulente e mi occupo di trasferimenti negli Stati Uniti. Amo questa attività, anche perché lavoro con un’agenzia chiamata LaFirstep , nata in California grazie a due persone speciali: Paola Cipollina e Gianluca Boccaletti, i promotori dell’agenzia con cui collaboro davvero benissimo. Mi trovo molto bene con loro, siamo come una grande famiglia di professionisti. Questo lavoro mi piace perché mi permette di conoscere tante persone nuove e di aiutare chi desidera trasferirsi negli Stati Uniti, sia per motivi di lavoro che di sponsorizzazione, oppure per aprire un’attività. Supportiamo i nostri clienti a 360 gradi: dall’apertura della società alla realizzazione del business plan, dal visto per investitori all’apertura di nuove location, fino alla collaborazione con agenti immobiliari per trovare attività in vendita o appartamenti dove abitare. Inoltre, collaboriamo con i migliori studi legali, commercialisti e professionisti del settore. Siamo anche molto riconosciuti, sia dai giornali italiani che americani, per la nostra professionalità, e i nostri clienti ci gratificano sempre. La soddisfazione più grande è che questo lavoro mi permette di entrare in contatto con persone da tutto il mondo».

Quali sono le richieste più frequenti che ricevi dagli italiani che vogliono trasferirsi negli USA?

«Quasi tutte riguardano il desiderio di trasferirsi negli Stati Uniti con facilità. Molti giovani mi contattano, spesso senza un curriculum di studi elevato, sperando che un semplice diploma possa bastare per trovare lavoro qui. Tuttavia, gli Stati Uniti sono un Paese più selettivo e danno priorità a chi ha competenze specifiche. Avere un titolo di studio da solo non garantisce automaticamente una qualifica lavorativa. In America, sono molto apprezzate le figure professionali specializzate, come un idraulico esperto o un parrucchiere con abilità particolari. Inoltre, offriamo visti O-1 per persone con abilità straordinarie, che non sono limitati a attori o musicisti, ma includono anche artisti che hanno ricevuto premi o riconoscimenti, come pittori o altre figure che si sono distinti in un settore».

Tra i problemi maggiori nel trasferirsi negli Stati Uniti c’è l’ottenimento del visto. Qual è l’iter burocratico da seguire per chi vuole vivere stabilmente negli USA?

«Negli Stati Uniti esistono 52 tipi di visti diversi. Consiglio sempre a tutti di contattarci per una consulenza. Noi, come agenzia, proponiamo una prima consulenza dove, attraverso una Zoom Call, ci incontriamo, ci conosciamo e discutiamo insieme. Durante la consulenza, chiediamo informazioni sul loro background, sul loro grado di istruzione e sull’esperienza lavorativa per capire che tipo di visto possano ottenere. In base a queste informazioni, possiamo determinare quale visto sia più adatto per loro».

Da un punto di vista lavorativo, che differenze ci sono tra l’Italia e Boston?

«Vivo a Boston, ma potrei parlare di qualsiasi città degli Stati Uniti. La principale differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti riguarda il mercato del lavoro. In Italia, per ottenere un lavoro, è spesso necessario superare concorsi, passare test scritti e orali, e non è affatto garantito che tu riesca a ottenere il posto. Se non partecipi a un concorso, devi presentare un resumé, ma anche in questo caso, ottenere il lavoro è difficile. Inoltre, in Italia, a una certa età ti viene spesso negato il lavoro, come se superare i 40 anni ti rendesse “troppo vecchio”. La burocrazia è un altro ostacolo, specialmente nei concorsi per lavori come la polizia. Quello che adoro degli Stati Uniti è la meritocrazia: qui puoi lavorare dove e quando vuoi, a condizione di essere efficiente. Negli Stati Uniti, il curriculum (resumé) non include la foto, perché non si giudica la tua bellezza o giovinezza, ma le tue competenze. Più titoli e qualità hai, più opportunità di lavoro ci sono per te. Qui c’è lavoro per tutti, dal lavapiatti al manager aziendale, con stipendi che variano ampiamente. Inoltre, puoi fare anche più di un lavoro contemporaneamente, nessuno ti impedisce di farlo, purché lavori onestamente e paghi le tasse».

Poco dopo il tuo arrivo negli USA, hai fondato il gruppo “Italiani a Boston official group”. Come nasce l’idea di questo spazio virtuale e che cosa racconti nei tuoi post?

«Quando sono arrivata negli Stati Uniti nel 2014, dopo un mese, iniziai a cercare un gruppo della comunità italiana, ma molti di quelli che trovavo non interagivano molto. Così ho deciso di creare il gruppo “Italiani a Boston, Official Group”, inizialmente per conoscere altri italiani. Il gruppo ha cominciato a crescere velocemente e ho visto che la gente iniziava a interagire, mi contattavano per chiedere informazioni e consigli. Ho avuto modo di conoscere molte più persone a Boston e, nel gruppo, racconto come si vive la quotidianità nella città: dai supermercati ai negozi, dai ristoranti alle passeggiate sul Charles River o nelle zone universitarie di Cambridge, come Harvard, MIT, e Boston College. Boston è una città meravigliosa, anche se fredda in inverno, ma con infrastrutture eccellenti e una grande concentrazione di studenti da tutto il mondo. Insieme a mio marito Francesco Cargiulli, che è videomaker e gestisce una società di videoproduzione chiamata Boston Art Passion, portiamo avanti questo gruppo con molta dedizione. Non siamo solo su Facebook, ma anche su Instagram, TikTok, e altre piattaforme. Abbiamo anche un sito web dove chiunque può trovare informazioni sulla città e ricevere supporto se vuole trasferirsi a Boston.

A Boston ci sono tanti expat italiani, di vecchia e nuova generazione. Li conosci e hai modo di frequentare la comunità italiana? Che rapporti ci sono tra gli expat?

«Conosco molti italiani di vecchia e nuova generazione a Boston, anche grazie al mio ruolo nella Dante Alighieri, un’associazione non-profit italiana a Cambridge. Sono la vp per arte e cultura e faccio parte del board, quindi ho molti contatti con la comunità italiana, anche con quella di vecchia generazione, con cui ho un bellissimo rapporto. Organizziamo diversi eventi, tra cui incontri sociali per un caffè, dove la Dante Alighieri offre caffè, dolci, un po’ di musica e un bicchiere di vino o spumante, per creare occasioni di incontro e favorire i legami tra le diverse generazioni. In più, organizziamo serate di ballo, teatro e musica, per rendere ancora più ricca e variegata l’integrazione culturale. A Boston ci sono tantissimi italiani, forse anche più di quanto si pensi, e il rapporto tra le generazioni è molto positivo».

Come è cambiata la tua vita da quando sei a Boston?

«La mia vita è cambiata profondamente da quando sono arrivata a Boston. Qui mi sento davvero a casa, serena e realizzata. A volte, in Italia, ero nervosa e pensierosa, con momenti altalenanti. Invece, qui mi sento forte e felice. Ho un compagno di vita che mi fa stare bene e mi rende felice, tanti amici e una figlia meravigliosa che mi ama e che io amo più della mia vita. Cosa potrei volere di più?».

Quali sono i tuoi sogno o progetti per il futuro?

«I sogni non finiscono mai, e questo è ciò che ti tiene giovane. A 58 anni, ancora non ho smesso di sognare, ho sempre nuovi sogni e progetti. Uno di questi progetti, però, non posso ancora svelarlo, perché quando hai un sogno, è meglio non dirlo prima che si realizzi. Ma io e mio marito abbiamo un progetto per il futuro che spero si realizzi. Quando succederà, magari ci risentiremo e ne parleremo insieme. Voglio anche dire a tutti gli italiani che si sentono bloccati e pensano che trasferirsi negli Stati Uniti sia troppo difficile, che nulla è impossibile se credi in quello che fai. Se avete un sogno, non esitate a contattarmi, sarò felice di aiutarvi».

Per contattare Donatella Granata ecco i suoi recapiti:

e-Mail: donatella@lafirstep.com

Sito Web ufficiale di Italiani a Boston: www.italianiaboston.com

Instagram: https://www.instagram.com/italiani_a_boston

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCxxLNCNJYv9kmK2JSxFHxbw?view_as=subscriber

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