Alimentazione e salute

“Che l’alimento sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo alimento” (Ippocrate)

Siamo una “Fabbrica a 3 piani”. Per funzionare la nostra alimentazione deve basarsi su 3 componenti: cibo e acqua (1°piano), aria (2°piano) e impressioni (3°piano).

Si tratta di risorse che assorbiamo dall’esterno e che per poter utilizzare sottoponiamo ad un processo di trasformazione.

Il cibo che introduciamo viene trasformato dall’apparato digestivo che lo rende atto ad essere assorbito; gli altri organi tra cui il fegato si occuperanno di estrarre tutte le molecole di cui il corpo ha bisogno per funzionare.

L’ossigeno che inspiriamo viene processato e utilizzato con la respirazione grazie agli organi preposti a tal fine. Le impressioni, infine, che percepiamo dall’esterno attraverso i sensi, sono in realtà l’unico alimento che non sappiamo trasformare perchè non abbiamo a non avere un vero e proprio apparato di trasformazione.

Dobbiamo costruircelo con duro lavoro e tanto sforzo.

Ogni giorno, consacriamo più volte al giorno, contemporaneamente, questi 3 alimenti ma spesso non ne siamo consapevoli, vale a dire lo facciamo meccanicamente.

Tutte le volte che facciamo qualcosa “meccanicamente” ovvero senza esserne veramente coscienti, non solo stiamo perdendo una grande opportunità bensì spesso ci stiamo danneggiando.

Prendiamo ad esempio in considerazione il cibo. Tutte le volte che lo consacriamo meccanicamente non solo stiamo perdendo la grande opportunità di assorbire propriamente tutti i nutrienti bensì è probabile che originiamo indigestioni, mal di stomaco, ulcere ecc.

Il momento in cui mangiamo dovrebbe essere trattato come un rituale sacro: stiamo consacrando una “medicina” di vitale importanza.

Questo momento richiede tutta la nostra attenzione; per questo bisogna sviluppare una coscienza alimentare. Come sappiamo se abbiamo acquisito la coscienza dell’alimentazione? Quando ci rendiamo conto che non viviamo più il momento del pranzo come un problema da risolvere ottimizzando i parametri qualità/prezzo/tempo e non viviamo più la cena come un momento in cui tutta la famiglia si ritrova seduta al tavolo con la TV accesa.

Acquisiamo coscienza alimentare quando interpretiamo il cibo in se come una medicina sacra da cui dipende strettamente il nostro benessere psico-fisico e il momento del cibo come un rituale sacro che come tale richiede di fare attenzione ad alcuni precetti. Si tratta della miglior medicina preventiva…solo che non ne siamo ancora coscienti.

Non entro nel merito di cosa bisognerebbe o no mangiare, secondo tal filosofia o credenza. Mi soffermo sul momento del pasto e come potremmo comportarci per creare consapevolezza.

Si tratta di tecniche per creare la coscienza alimentare, enfatizzate nell’Ayurveda (antica medicina Indiana) ma che spesso si ritrovano anche nella medicina popolare e nei buoni consigli della nonna.

Se soltanto imparassimo a praticare un poco di coscienza dell’alimentazione, noteremmo come questo ci può liberare della metà dei problemi di controllo di peso, indigestione e ulcere..

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cambiamento

Per creare una coscienza del processo alimentare, ecco cosa possiamo fare:

  1. Mangiamo sempre seduti, mai in piedi, camminando, guidando ecc. Non importa se si tratta di mangiare solo un gelato, una mela o quello che sia, sempre seduti.

  2. Mentre stiamo mangiando, non dobbiamo fare altre cose, ovvero non guardare la televisione, o leggere il giornale, ascoltare la radio, tanto meno usare il telefono. E quanto alla conversazione, secondo l’Ayurveda mangiare è l’azione più creativa dopo il pensiero. Si dice che quando Brahma (la massima divinità Hindu) decise di manifestarsi, prima ebbe un pensiero e poi mangiò. Dunque, mangiare è un azione molto importante; è la maniera di convertire una forma di energia in un’altra, è un azione creativa e in quanto tale andrebbe goduta. Per questo, non fate nessun altra cosa mentre state mangiando. E in quanto alla conversazione, si può conversare solo quando il cibo sta nello stomaco, non quando sta nella bocca; ascoltate mentre il cibo sta nella bocca e parlate quando il cibo sta nello stomaco. Questa semplice regola sfocerà in una buona conversazione in cui tutti riescono a parlare un poco. Ai bambini viene insegnato ad abbassare la forchetta tra un boccone e l’altro. Una volta che abbassano la forchetta allora possono parlare e quando lo riprendono ascoltano. Se uno allena un bambino per qualche settimana noterà il cambio. Se i bambini riceveranno una domanda mentre stanno masticando, gli risulterà impossibile parlare, sorridono, muovono la testa ma non parleranno fino a che non avranno deglutito il boccone. Tuttavia la gente fa questo tutto il tempo (parlare con la bocca aperta) ottenendo come conseguenza accumulo di gas e indigestioni che alla lunga originano altri problemi.

  3. Infine, bisogna acquisire la coscienza del proprio grado di appetito. In Ayurveda si dice che non bisognerebbe riempire lo stomaco di cibo per oltre i 2/3 e che questo corrisponde ad una quantità pari a 2 mani piene di cibo. Non bisognerebbe introdurre cibo se è ancora in corso la digestione di un alimento mangiato anteriormente. Lo stomaco deve stare vuoto prima di mangiare e questo generalmente richiede 4 ore per la digestione. Quindi uno non dovrebbe mangiare nulla nelle 4 ore successive ad un pasto.

Se prendiamo solo 2 mani piene di cibo e seguiamo le tecniche di coscienza alimentare staremo più che soddisfatti.

Tuttavia quello che succede generalmente è che ci sono delle memorie e la memoria dice che necessitiamo più cibo. La memoria dice “necessitiamo più cibo” ma lo stomaco dice “sto bene”.

Per questo è importante, prima di servirsi una seconda porzione, aspettare 5 minuti. Nell’80% dei casi, dopo 5 minuti la mente e lo stomaco si saranno messi d’accordo, perdendo il desiderio. Se non si saranno messi d’accordo allora esiste probabilmente un disordine sottostante.

I popoli dell’antichità erano più che coscienti di quanto fosse VITALE la medicina dell’alimento (cibo e acqua) e la loro vita ruotava attorno alle attività necessarie per ottenere il miglior cibo e la miglior acqua che il territorio in cui vivevano poteva offrirgli.

Non soltanto “sapevano”, bensì erano “coscienti” che solo il “miglior cibo e la miglior acqua” potevano presupporre le migliori condizioni di vita. Le attività principali erano la caccia e la coltivazione e si investiva sufficiente tempo nella preparazione degli alimenti.

Uno dei principali valori che si acquisisce con la coscienza è la coerenza. Se la mia vita (mantenimento della salute, prevenzione e miglioramento del benessere psichico-fisico) dipende da ciò che mangio e bevo, allora cercherò di capire come fare per ottenere il miglior cibo e la migliore acqua, le migliori condizioni di preparazione e consumo; ossia gran parte delle mie energie (tempo, forza fisica, amore, attenzione ecc) vanno investite in queste attività di “vitale”.

Chi può dire di essere veramente cosciente di tutto questo? Possiamo affermare di averlo “chiaro in testa” ma fino a quando non “agiamo” affinchè la nostra vita rifletta questo credo, non ne siamo veramente coscienti. La coscienza presuppone coerenza.

Cosa ci impedisce davvero di lavorare per questo cambio di coscienza. Davvero crediamo più ad uno stile di vita pubblicizzato dalla multinazionale X che ai consigli di vita del nonno, degno rappresentante del “consiglio degli anziani” della Terra?

Se siete di mal umore, non mettetevi a cucinare. Il cibo assorbe l’energia del nostro stato d’animo.

Quando entriamo in contatto con il cibo, in qualunque momento, dalla semina alla cucina, stiamo scambiando energia con il cibo, che ovviamente è vibrazione. Tutto l’amore che mettiamo nella preparazione di un buon piatto per noi stessi o per una persona a noi cara, si rifletterà nel corpo della persona che mangerà l’alimento (medicina) impattando lo stato di salute e benessere fisico, emozionale, mentale e spirituale.

La coscienza dell’alimentazione riguarda anche la fase di preparazione. Essere coscienti che abbiamo la responsabilità di far attenzione ai nostri pensieri ed emozioni.

Se abbiamo pensieri o emozioni negative durante la preparazione del cibo, stiamo trasmettendo all’alimento queste energie che si rifletteranno quindi nei corpi (fisico ed energetico) di chi lo consumerà.

Quindi regola numero uno: rispetto per la vita e coscienza nel risultato delle nostre azioni…in questo caso dei nostri pensieri ed emozioni.

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Quando prepariamo da mangiare, non permettiamo che la nostra mente vaghi verso chissà quali pensieri e sentimenti.

Lavoriamo con questa nostra responsabilità. Combattiamo la meccanicità (i gesti meccanici) e orientiamo la nostra attenzione verso quello che stiamo facendo. Se stiamo tagliando un pomodoro, proviamo a riempire questo gesto (normalmente meccanico) con tutto l’amore e la gratitudine di cui disponiamo; questo si rifletterà nella salute (fisica ed energetica) di chi si nutrirà con quel pomodoro.

Un pomodoro ha un corpo fisico ed un corpo energetico…come tutte le cose; in realtà il corpo fisico è una emanazione del corpo di energia.

Allora, capiamo che il pomodoro non solo è buono e fa bene per le sue caratteristiche organolettiche e per la composizione di molecole e nutrienti (riflesso del corpo fisico). Il pomodoro è buono e fa bene soprattutto grazie all’energia del sole, della terra e dell’acqua che porta dentro di se, e non ultimo dell’amore e della gratitudine che ha ricevuto da tutti coloro che hanno partecipato al suo ciclo vita (dalla semina alla nostra tavola). Molti potranno non crederci, ma che uno ci creda o no è così.

Mangiare è un rituale sacro, uno dei momenti più importanti della nostra giornata.

Non si tratta solo di mangiare, si tratta di consacrare l’alimento (cibo e acqua), la “medicina” più potente per il mantenimento, prevenzione e miglioramento del nostro stato di salute e benessere fisico, mentale, emozionale e spirituale.

Ippocrate, il “padre della medicina moderna” era solito dire: “Che l’alimento sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo alimento”.

Prima di consacrare l’alimento, prima di ogni pasto, quando gli alimenti sono già disposti sulla tavola, consiglio di fare un momento di silenzio e ringraziare: “Ringraziare alla Madre Terra e al Padre Sole perchè hanno benedetto con la loro energia il nostro cibo.

Ringraziare perchè abbiamo la possibilità di nutrirci. Pregare affinchè il nostro corpo sappia trasformare l’energia del cibo nell’energia vitale di cui abbiamo bisogno per la vita; che l’alimento ci dia forza, buona volontà, armonia, pace, vitalità e tanto amore.

Preghiamo affinchè non ci manchino mai gli alimenti e affinchè i popoli del mondo interno abbiano di che nutrirsi in questo momento”.

Un ringraziamento, una preghiera fatta in questa modo, ha l’obiettivo di preparare la nostra attenzione e la nostra coscienza al sacro rituale della consacrazione degli alimenti.

Orienta la nostra attenzione, richiama la nostra coscienza provando a svegliarci dal torpore in cui ci può aver fatto cadere la meccanicità affinchè non perdiamo questa opportunità: alimentarci coscientemente.

Preparare le migliori condizioni perchè uno stato di coscienza non ordinario, di presenza di spirito, si manifesti e ci faccia vivere a pieno il rituale della consacrazione degli alimenti.

Aho Mitakuye Oyasin, per tutte le mie relazioni

Pierluigi Giarrusso