Adriana e la sua esperienza nella capitale catalana

A cura di Maricla Pannocchia

La prima esperienza all’estero di Adriana, musicista e cantautrice che lavora anche come bartender, è stata negli Stati Uniti grazie a degli amici che vivono in New Jersey. Una volta là, degli amici che vivono a Barcellona sono andati a trovarli per Natale e, sentendoli parlare della città, Adriana ne è rimasta incuriosita e, dopo un breve periodo in Italia, la ragazza ha deciso di trasferirsi proprio a Barcellona.

Dopo un primo periodo passato in ostello mentre cercava un alloggio e mentre faceva i documenti, adesso Adriana fa parte della vita locale di una città che, come lei stessa ci racconta, è sempre attiva e “non bisogna aspettare il fine-settimana per fare qualcosa. Qualunque cosa t’interessi, troverai sempre un luogo in cui portarla avanti.”

Fra i “difetti” della vita a Barcellona ci sono i furti, specialmente in alcuni quartieri, e i prezzi molto alti degli affitti. Per il futuro, Adriana ha tanti sogni, tutti a suon di musica, e spera di arrivare a calcare palchi importanti!

Adriana Aryn Giordano

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Ciao Adriana, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Mi chiamo Adriana, vengo dalla bella Sicilia, ma qui a Barcellona sono conosciuta più come Aryn, che è il mio nome d’arte, in quanto sono una musicista e cantautrice.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Ho lasciato l’Italia per la prima volta nel novembre 2021 per andare a esplorare gli Stati Uniti. Avevo degli amici che vivevano in Jersey City per lavoro, che mi hanno ospitata e che mi hanno spinta ad andare lì per allargare i miei orizzonti, specialmente in campo artistico. Ed effettivamente così è stato.

Come sei finita proprio a Barcellona?

Il fatto che io oggi viva qui parte proprio dalla mia permanenza negli Stati Uniti, perché quando ero lì vennero a trovarci degli amici che vivono a Barcellona e cominciarono a parlare così bene della città che mi venne la curiosità di esplorare ancora e, conoscendomi, dicevano che mi sarebbe piaciuta. Tornai in Italia, ma in due settimane già mi sentivo impazzire. Avendo visto come l’arte veniva messa al primo posto sotto qualsiasi forma in una città che si reinventa ogni giorno, è stato difficile tornare al niente.

Ho capito che avevo bisogno di altri stimoli, così ho fatto le valigie e sono partita per Barcellona.

Ricordi i tuoi primi giorni in città?

Sì! Ricordo che i primi 20 giorni li ho passati in un ostello mentre cercavo una stanza e sbrigavo le pratiche per fare i documenti. Ho conosciuto tantissime persone da tutto il mondo, sia in ostello sia per strada. Vedevo arte ovunque e gente piena di vita, con la voglia di condividere tutto, senza un tornaconto personale, ma solo per il piacere di vivere la vita!

Hai avuto supporto, anche pratico, da qualcuno nell’organizzare il tuo trasferimento o hai fatto tutto da sola?

Sì, per fortuna gli amici che sono venuti a trovarci in America mi avevano spiegato di che documentazione avrei avuto bisogno e questo mi ha dato modo di cominciare a informarmi almeno un mese prima della partenza. Per il resto, sapendo di cosa necessitavo, ho saputo muovermi da sola in città, anche perché in ostello c’erano altri ragazzi nella mia stessa situazione, quindi ci aiutavamo tra di noi.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo principalmente di musica. Sono una cantautrice e compositrice e attualmente mi dedico del tutto alla musica tra il busking (ovvero l’essere un’artista di strada) e la registrazione di nuovi pezzi con il mio produttore in Italia, ma sono anche bartender.

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Adriana Aryn Giordano

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Benissimo! Mi sono sembrati quasi tutti disponibili ad aiutare. Dico “quasi” perché, lavorando come bartender, ho avuto modo di notare l’irritabilità di alcuni catalani con gli “stranieri”, ma in linea generale non ho visto niente di eccessivamente fastidioso da parte della gente locale.

Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita?

Beh, all’inizio sentivo dire che Barcellona era cara, ma non mi è sembrata avere prezzi tanto diversi dall’Italia. Poi comunque io venivo dalla realtà consumistica degli Stati Uniti, quindi non ho avuto l’impressione che fosse cara, tranne che per gli affitti. Purtroppo il tema degli affitti è un po’ una piaga e i padroni di casa ci giocano molto, ma in fondo non sono neanche troppo diversi da quelli nelle grandi città italiane, come Roma o Milano. Qua, quantomeno, la città regala molto ed è sempre attiva.

Quali sono, secondo te, i passaggi necessari per pianificare un trasferimento di successo?

Informarsi bene già dal proprio Paese e fare più ricerche possibili e, se si ha la possibilità, sondare il terreno anche solo per una settimana (anche se è poco tempo) per vedere se il posto fa davvero al caso tuo. Fare i documenti, trovare una sistemazione e, se si hanno molte cose, organizzare una spedizione in un secondo momento e iniziare con l’essenziale. Trovare lavoro non è difficile ma dipende, come sempre, da cosa cerchi. Chiaramente è tutto soggettivo e dipende sempre dai casi e da quante persone devono trasferirsi.

Che consigli daresti a chi sogna di andare a vivere e lavorare all’estero ma non sa da che parte cominciare?

Il primissimo consiglio è quello di provarci, anche se non andrà a buon fine! Meglio sapere di averci provato invece di rimanere con rimpianto di non aver neanche tentato. Il secondo consiglio è quello di non pensare che la lingua sia un limite. La lingua s’impara sul posto, e questo avviene molto più facilmente che sui banchi di scuola. All’inizio un modo per comunicare si trova sempre, per istinto di sopravvivenza. Il terzo consiglio è di non gettare la spugna ai primi ostacoli, ma di provarle tutte prima di dire “non ce l’ho fatta”. Il quarto consiglio è d’interagire il più possibile con le persone per scoprire culture diverse dalla nostra e tenere la mente il più aperta possibile alla diversità. Il quinto consiglio è non aver paura a chiedere consigli, informazioni, aiuto, ecc. Troverai sempre qualcuno che ci è passato prima di te o che sa indirizzarti. Il sesto consiglio: lanciati, sperimenta, osa.

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Adriana Aryn Giordano

E quali consigli daresti, invece, a chi vorrebbe vivere proprio a Barcellona?

Prima di tutto, di essere a conoscenza dei documenti da fare e di come poterli fare, ma specialmente di essere sul posto nel mentre. Purtroppo, tanta gente aspetta con ansia la prossima persona che vuole trasferirsi per poterla truffare. Dopodiché, informarsi con altre persone che già vivono qui e sentire più pareri. Ad esempio, i gruppi Facebook di italiani a Barcellona si sono rivelati molto utili per tante persone. Mai fermarsi a un solo parere, perché in realtà a volte è più facile di quello che sembra, ma se trovi quella persona che ha avuto una brutta esperienza, farà di tutto per demotivarti. Per il resto, i consigli di prima vanno bene anche per Barcellona.

Quali sono, secondo te, gli aspetti migliori del vivere a Barcellona?

La mentalità aperta della gente, senza dubbio. Puoi essere chi vuoi, vestirti come vuoi, inventarti, reinventarti, scegliere uno stile di vita diverso da quello al quale sei stato abituato e nessuno ti giudica perché ciò che importa è stare bene. I mezzi di trasporto funzionano perfettamente in tutta la città e la pista ciclabile è sempre presente e ti permette di usare la tua bici o quelle della città per un costo annuo veramente basso, inquinando meno e favorendo l’attività motoria. Poi, come ho detto prima, la città è sempre attiva e non si ferma mai, quindi ogni giorno hai la possibilità di fare qualcosa senza dover aspettare il fine settimana. Qualsiasi cosa ti piaccia fare, troverai più posti d’incontro in cui svolgerla e condividerla con gli altri. E la cosa bella è che puoi divertirti anche senza spendere un Euro!

C’è qualcosa che, invece, non ti piace o non tolleri tanto bene?

I furti sono all’ordine del giorno, specialmente in alcune zone come il Raval o il Parc de la Ciutadella o la Barceloneta. Sarebbe bello poter stare totalmente rilassati al parco o in spiaggia, senza dover continuamente buttare un occhio alle tue cose. Altri aspetti negativi sono gli affitti alti, come già menzionato, e il sovrapprezzo turistico.

Quali sono i tuoi divertimenti preferiti?

Musica! Jam sessions in cui si mischiano musicisti, acrobati, giocolieri, artisti, fotografi, ballerini, ecc. E sono aperta a qualsiasi altra cosa.

Quali attività consiglieresti per “vivere come un local”?

Non so bene come rispondere a questa domanda, ma comunque finché c’è bel tempo (cosa che qui non manca) le attività all’aria aperta sono sempre le migliori.

È facile integrarsi con la gente del posto?

Facilissimo! A volte basta solo scambiarsi un sorriso o una parola.

Suggerisci dei luoghi da visitare a chi sta pianificando un primo viaggio a Barcellona…

Assolutamente l’Arco di Trionfo e il Parc de la Ciutadella nel fine settimana, pieno di artisti di strada. Il tramonto ai Bunkers del Carmel non si può perdere. Un saltino al bar Paradiso, numero 1 al mondo per il secondo anno di fila per godere di una vera esperienza di gastrococktaileria. Poi, beh, i punti turistici di Barcellona come la Sagrada Familia, Plaça de Espanya, Barceloneta, Tibidabo, ecc.

Hai avuto modo di fare delle gite fuori porta di massimo un paio di giorni? Se sì, quali consiglieresti?

In realtà non sono ancora uscita da Barcellona. Ho visitato solo la montagna di Montserrat, che mi ha lasciato un ricordo stupendo. L’energia di quella montagna è incredibile.

Progetti per il futuro?

Il mio futuro è continuamente in fase di processo, ma i miei progetti prevedono grandi palchi e, ovviamente, tanta musica! Continuo a lavorare ai miei pezzi e mi apro a nuove opportunità che la vita mi mette davanti.

Per seguire e contattare Adriana:

Facebook: https://www.facebook.com/ARYNartist

Instagram: https://www.instagram.com/aryn_ag/

E-mail: adriagiordano@libero.it