Barbara: vivere nel presente e accettare quello che il presente offre

Vivere nel presente e soprattutto accettare quello che il presente offre nel nuovo Paese in cui ci si trasferisce, senza fare continui confronti su come fosse migliore la propria vita in Italia.

Questo è il consiglio di Barbara Amalberti a tutti coloro che decidono di abbandonare l’Italia per scelta o perché in qualche modo costretti a farlo.

Trasferitasi lei stessa nel lontano 1992 a Melbourne, attualmente Barbara svolge l’attività di Counsellor, offrendo un supporto emotivo e psicologico a tutti gli espatriati nel mondo che attraversano un periodo di disagio e di malessere.

Barbara, raccontaci qualcosa di te:

Alla fine degli anni ’80 mi ero trasferita a vivere e lavorare in Thilandia, a Nong Khai, una cittadina nel nord est della Thailandia, dove lavoravo in una piccola guest-house sul fiume Mekong.

Qui ho incontrato un ragazzo australiano, Nigel, e quella che pensavo fosse una breve avventura di viaggio si è trasformata nell’avventura di una vita! Dopo aver vissuto per un anno insieme in Europa, ho deciso di seguirlo a Melbourne, dove vivo ormai dal 1992.

Mi ritengo un’immigrata per amore! Dopo aver ottenuto la residenza, ho cominciato ad insegnare italiano agli adulti, un lavoro che mi appassionava moltissimo e che mi ha dato molte soddisfazioni. Nel 1994 ci siamo sposati e nel 1996 è nata la nostra prima figlia, Julia seguita, nel ’99, da Sofia.

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Melbourne negli anni ’90 era molto isolata, senza internet ti sentivi davvero dall’altra parte del mondo e nei primi anni ho avuto parecchie difficoltà. Solo attraverso molto lavoro su me stessa, seguita da un buon counsellor, sono riuscita a superarle, riuscendo a vivere una vita molto più soddisfacente ed appagante.

Attraverso la terapia ho realizzato che non è mai troppo tardi per seguire i propri sogni e, nonostante avessi quasi 40 anni, ho trovato il coraggio di tornare a studiare per diventare io stessa counsellor. Mi sono iscritta inizialmente ad un corso di Holistic Counselling e poi all’università per completare un diploma di specializzazione in Counselling.

Dopo cinque anni di studio e molto tirocinio in vari campi, ho deciso di unire le mie capacità professionali alla mia esperienza personale e creare un servizio specializzato per il sostegno degli espatriati, soprattutto italiani, nel mondo.

vivere a melbourne - Barbara Amalberti

Spiegaci in cosa consiste il tuo lavoro:

Trovo sempre difficile spiegare il mio lavoro, visto che il counselling è una cosa ancora nuova in Italia e non esiste in termine italiano per definirlo.

Il ruolo del counsellor è quello di offrire sostegno a chi sta attraversando periodi di disagio e malessere. Questi momenti, naturalmente, fanno parte della vita di ognuno di noi, ma un percorso di counselling può aiutare ad alleggerire il fardello.

Gran parte del mio lavoro consiste semplicemente nell’ascoltare. Raccontare la propria esperienza senza sentirsi giudicati e senza venire interrotti è in genere il primo passo del percorso. Sembra banale, ma nella vita di tutti i giorni non ci capita spesso di essere ascoltati o di ascoltare e penso che si tenda a sottovalutare il potere dell’ascolto.

Un altro aspetto del mio lavoro è quello di aiutare il cliente ad acquisire maggiore consapevolezza e, tramite questo, accedere alle proprie risorse personali e forze interiori. Se si attraversa un periodo difficile, un momento di crisi, può capitare di ritrovarsi in un circolo vizioso e non riuscire a vedere alternative; il mio ruolo è quello di offrire l’opportunità di esplorare altre vie, aiutando ad identificare quegli schemi mentali che a volte ci bloccano e a chiarire cosa è davvero importante nella vita.

Sono molti gli italiani che ti si rivolgono?

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La maggior parte dei miei clienti è di nazionalità italiana o parla la lingua italiana. Melbourne è piena di counsellors e quando ho deciso di cominciare a lavorare in proprio ho pensato che dovevo crearmi una nicchia.

Guardando in rete mi sono resa conto che, nonostante ci siano moltissimi siti che offrono aiuto pratico e informazioni a chi vuole espatriare, non ci sono molti servizi che offrono supporto emotivo e psicologico in italiano.

Avendo fatto i miei studi in inglese, ho faticato un po’ a trovare i termini giusti e devo ammettere che spesso devo sforzarmi per trovare la parola esatta per descrivere uno stato d’animo o un concetto particolare.

Non avrei mai pensato di poter usare la mia lingua giornalmente, pur vivendo dall’altra parte del mondo, ma sono felicissima di questo cambio di direzione.

Quali sono le problematiche più comuni di chi ti si rivolge?

Visto il nome del mio sito, Migrants for Love, molti dei miei clienti si rivolgono a me per parlare dei problemi di coppia.

Spesso si tratta di donne che hanno seguito il partner nel proprio paese d’origine, come ho fatto io, ma anche in paesi “neutri”, per il lavoro di lui. In questi casi può esserci un senso di perdita di indipendenza, soprattutto economica, un subire la scelta dell’espatrio o del trasferimento che può trasformarsi in risentimento e rabbia verso il partner.

Ovviamente la coppia ne risente e da qui sorgono una serie di disagi che vanno ad intaccare anche altri aspetti della vita. Un’altra problematica comune è la difficoltà ad inserirsi nella nuova comunità, sia sociale che lavorativa. Naturalmente siamo tutti consapevoli che cominciare da capo, in un paese nuovo, con gente diversa non sia facile e ci vuole tempo ma il senso di isolamento e la solitudine a volte ci colgono impreparati e causano un calo dell’autostima, ansietà e, in casi più estremi, depressione.

E poi ci sono i sensi di colpa per aver lasciato i genitori e la famiglia, che aumentano con l’invecchiamento dei nostri cari lontani e che, purtroppo, affliggono la maggior parte di noi expat.

Come si svolge un incontro?

In genere suggerisco di trovare un luogo tranquillo, in cui poter parlare liberamente e senza interruzioni, con una buona connessione internet. Arrivo sempre qualche minuto prima e mando un messaggio per confermare la mia presenza in modo che il cliente possa chiamarmi quando si sente pronto. Le sessioni durano un’ora.

Tra i tanti che ti hanno contattato, qual è la storia che ti ha maggiormente colpito?

Sono spesso commossa dalle storie che ascolto, raccontare la propria esperienza ed aprirsi con un estraneo richiede un grande coraggio ed è un atto di fiducia nei miei confronti che apprezzo molto. In particolare, però, ricordo il lavoro fatto con una giovane donna che aveva da poco affrontato un doloroso divorzio.

Dopo essersi trasferita all’estero per seguire il marito, il matrimonio aveva cominciato a vacillare e dopo vari tentativi di riconciliazione, erano giunti alla separazione. Avendo una bambina, aveva preso la decisione di restare nel paese del marito, dove viveva ormai da alcuni anni.

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Si era già precedentemente rivolta ad un counsellor che l’aveva accompagnata durante il divorzio ed era stata un’esperienza positiva. La ragione per cui si è rivolta a me era per il bisogno di raccontare la propria storia e parlare delle sue emozioni nella sua lingua, in italiano.

Quanto è importante avere un sostegno psicologico durante una fase delicata quale quella di un trasferimento all’estero?

Penso che ogni grande cambiamento possa potenzialmente essere fonte di ansia ed insicurezza, anche se voluto e visto come una cosa positiva.

Trasferirsi all’estero è sicuramente un’esperienza che cambia la vita e di conseguenza porta con sè tutta una serie di incertezze e paure che possono creare malesseri psicologici, che è meglio non ignorare. Un trasferimento all’estero richiede una grande forza organizzativa ed emotiva.

Cercare casa, cominciare un nuovo lavoro, imparare ad interagire in una lingua diversa, districarsi nei sistemi burocratici locali, affrontando allo stesso tempo la nostalgia di casa, la solitudine, lo shock culturale, il senso di disorientamento, tutto questo può essere estremamente difficoltoso e un aiuto professionale può sicuramente facilitare il processo.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza o fallimento, al contrario, dimostra coraggio e determinazione.

Un consiglio per tutti gli expat:

Vivere nel presente e soprattutto accettare quello che il presente ci offre nel nostro nuovo Paese, senza fare continui confronti su come fosse migliore la propria vita in Italia.

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A cura di Nicole Cascione