Antonio Papaleo: un giornalista italiano in Repubblica Ceca

“Anche in una fortezza il desiderio di vivere, a volte, trionfa… “Molto spesso è proprio il desiderio di vivere una vita diversa, una vita più giusta per noi, senza compromessi, senza ingiustizia, che ci spinge a lasciare la nostra terra e i nostri più cari affetti. E come dice Antonio Papaleo nella sua frase, questo desiderio è così forte che trionfa. Antonio è andato via dall’Italia quando aveva solo 23 anni, ha vissuto in Medio Oriente, in Est Europa, negli Stati Uniti, in Asia e in Australia. Attualmente vive a Brno, in Repubblica Ceca, dove ha fondato alcuni quotidiani in lingua italiana. E’ una persona sempre in giro per il mondo, sempre incerta sul wereabouts del suo corredo personale, un perfetto cosmopolita “gourman, bon viveur e commuter”.

Antonio Papaleo repubblica ceca

Antonio cosa ti ha portato ad allontanarti dall’Italia?

Quando ero bambino, un fratello di mia nonna (un ingegnere che aveva conseguito una seconda, pionieristica, laurea in Telecomunicazioni Satellitari alla Università Columbia di New York) lavorava per la Lockheed in Medio Oriente. Periodicamente un postino bussava alla porta con qualche pacco di provenienza esotica. Da Baghdad o da Isfahán arrivavano lettere, pistacchi e profumi d’oriente. Dagli Stati Uniti, invece, immaginifiche guide illustrate di Disneyland o altre meraviglie americane dell’epoca. Per questo, a 23 anni la scelta di accettare di lavorare per alcuni gruppi stranieri di ingegneria e costruzioni, è stata per me automatica.

Prima di andare via, lavoravi anche in Italia?

Sì. Avevo comunque avuto fortuna anche prima. Avevo alcune attività di consulenza ed una lunga collaborazione con un istituto di ricerca tra università e privati. Una interessante esperienza che mi ha convinto ad abbandonare il mondo accademico e qualunque velleità istituzionale.

Dove vivi attualmente?

Attualmente vivo a Brno, in Repubblica Ceca. Da quasi due anni. I cinque precedenti li ho trascorsi in Slovacchia, continuando a viaggiare anche in posti remotissimi, ma sempre per lavoro.

Durante la nostra chiacchierata, mi hai detto di lavorare come giornalista e direttore per diversi giornali online. Di cosa si occupano?

I nostri quotidiani online di lingua italiana (www.lavoce.cz) ed inglese (www.thedaily.cz) sono la principale fonte di informazioni per le loro comunità linguistiche di riferimento, in Repubblica Ceca e Slovacchia. Operiamo anche in Polonia (in partnership con gli editori di un quotidiano online e di un mensile cartaceo) e ci proponiamo di iniziare al più presto le nostre edizioni ungheresi. La nostra attività è improntata al rispetto di una rigida etica professionale ed è svolta in collaborazione con l’Associazione Europea dei Giornalisti.

Antonio Papaleo repubblica ceca

Domanda bollente: c’è libertà di stampa?

In generale e per la maggior parte dei popoli del pianeta, la libertà (inclusa quella di stampa) è un bene assai raro. In alcuni dei 27 Paesi dell’Unione Europea, il concetto di libertà di espressione, gode di un rispetto quasi sostanziale, ma in alcuni altri (come la Bulgaria o l’Ungheria) è ignobilmente calpestato. La Repubblica Ceca e la Slovacchia sono due Paesi in fase di transizione politica, economica e sociale, nei quali la possibilità per un giornalista di lavorare senza interferenze e condizionamenti, non è sempre garantita. Ma certamente non siamo in Somalia o Honduras, dove ai miei colleghi capita spesso di beccarsi una pallottola nel cranio ad opera di qualche sicario prezzolato.

Hai avuto problemi a trovare questa occupazione?

I quotidiani sono stati fondati da me e dal mio collega John Boyd (uno scozzese che vive in Cecoslovacchia da 24 anni). Si può dire che l’opportunità ce la siamo trovati da soli. Quanto al realizzarla… beh… quello ci è costato solo molti sacrifici e tanta temperanza.

Siete stati sicuramente intraprendenti…. Ma prima di fondare i quotidiani, di cosa ti sei occupato?

Radio e Tv locali, Cinema di “serie C” , Informatica & Telecomunicazioni, Multimedia, Relazioni Esterne ed Istituzionali Internazionali. Per gioco, ho fatto il commerciante di tappeti, lo chef ed il commerciante di preziosi ed antichità. Mi piacerebbe fare il prestigiatore, il domatore di leoni o il maggiordomo di Sua Maestà la Regina Elisabetta.

Insomma, di tutto e di più! Sarei curiosa di sapere come si svolgono le tue giornate lavorative…

Non ho una giornata standard e neanche una giornata tipo. Brno/Praga/Bratislava ed ogni tanto in giro per il mondo. Lavoro (penso, leggo e scrivo) più spesso in treno, aereo o in qualche altro mezzo di trasporto pubblico che alla scrivania. E’ il vantaggio e la sfortuna di lavorare online ed in tempo reale. A volte (a causa delle elezioni o di speciali avvenimenti locali) mi capita persino di non dormire per giorni.

Antonio Papaleo repubblica ceca

In Italia non avresti avuto la stessa possibilità nel campo del giornalismo?

In Italia, una legge arcaica e feudale determina l’esistenza (caso quasi unico in Europa) di un “Ordine dei Giornalisti”, una ignobile gilda a protezione dei privilegi di una casta di “professionisti”. In questo contesto proibizionista, i giovani giornalisti devono fare un farsesco praticantato per diventare professionisti e quindi, un lavoro non se lo possono neanche inventare.

Non posso che darti ragione…. Rispetto a quando vivevi in Italia è cambiato il tuo stile di vita?

Sì, certo. Tante volte. Ho vissuto in Medio Oriente, in Est Europa, conosco bene gli Stati Uniti, l’Asia e l’Australia. Sono un cosmopolita “gourman, bon viveur e commuter”. Mangio, insomma, il poco cibo commestibile di quello che sopravvive delle tradizioni culinarie locali. Frequento però le occasioni sociali ed artistiche più interessanti e la gente più bizzarra che si possa incontrare. Non so più in quale città è il mio impermeabile chiaro o in quale casa (e di chi?) ho lasciato un libro o un dono ricevuto. La prima volta che mi sono dovuto togliere le scarpe entrando in casa d’altri, è stato in Libano, ma l’ho dovuto rifare (con mia sorpresa) anche in Slovacchia. Solo in Malesia (ed in ogni altra comunità cino-asiatica) avrei dovuto (e non ho) sorbire la zuppa rumorosamente (con risucchi e sbrodacchi) per dar mostra di aver gradito.

Quindi è cambiato in meglio o in peggio?

Viaggiare, conoscere e poter capire il mondo e le cose degli uomini, è un enorme privilegio. Si paga un prezzo, ovviamente, che è la spersonalizzazione rispetto alle radici ed all’infanzia. La pasta con le sarde delle mie zie siciliane, non è necessariamente migliore del riso Mujaddara o di un Saroon da saag come usano i Punjab. Ma tutto nella vita ha un prezzo…

Mi hai detto di vivere tra Praga e Bratislava. Come fai a dividerti tra le due città? E perché questi spostamenti?

Questa regione d’Europa era definita Mittle Europe proprio perché era ed è centrale ed assolutamente vitale nei collegamenti e nelle vie di trasporto del continente. Brno è a una ora e mezza di distanza da Bratislava e Vienna. In poco più di due ore si arriva a Praga. Vivere a Praga, Brno o Bratislava è davvero come vivere nel cuore d’Europa.

Dove si vive meglio?

Brno è una delle mie città del cuore insieme ad Amsterdam, Beyruth, Brugge, Istanbul, e Tallin. Brno è una piccola città universitaria bella e assai tranquilla. Ricorda la Bologna dei portici e delle osterie di quando io ero piccolo. Ma io ho vissuto felicissimamente dovunque mi sia capitato di arrivare, con una sola eccezione… ma preferisco sorvolare. Chiaramente ero e sono un single senza obblighi nè impegni particolari. Figli o specifiche esigenze condizionano certamente la qualità della vita delle persone.

Ci puoi raccontare qualcosa delle città in cui vivi?

A Brno c’é la fortezza dello Spielberk. Silvio Pellico e Pietro Maroncelli vi furono rinchiusi. Nella mia antologia delle scuole medie alcuni brani de “Le mie prigioni” erano una delle letture più interessanti. Quando l’anno scorso il Presidente Giorgio Napolitano ha cancellato la sua visita ufficiale in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, ho piantato delle rose rosse su quella collina. Nonostante il clima e la stagione sbagliata, sono sorprendentemente attecchite: anche in una fortezza il desiderio di vivere, a volte, trionfa…

Antonio Papaleo, giornalista repubblica ceca

Le prospettive di vita e di lavoro sono migliori rispetto all’Italia?

I quattro paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia) sono economie in transizione. Qui le opportunità migliori in campo lavorativo, sono prettamente imprenditoriali o ristrette all’insegnamento delle lingue, alla ristorazione ed alle arti. Con ciò è possibile trovare lavoro nei backoffice di tante società internazionali, come IBM, Lenovo ed AT&T.

Quali sono le principali difficoltà che si potrebbero incontrare all’arrivo?

Hai mai ascoltato questa canzone di Lucio Battisti (Il Paradiso Non E’ Qui)?: “Amico mio il paradiso non è qui / qui c’è lavoro e sopravvivere si può / ma un’altra lingua un altro modo di pensare / se non ti abitui è anche facile morire / Il vino costa un occhio e poi non è un granché / le donne invece qui ci sono anche per te / ma son diverse dalle nostre lo vedrai / il lunedì non san nemmeno più chi sei / e veramente tue non sono state mai”

Sei stato chiaro e conciso…. Ma cosa ne pensi della situazione che stiamo vivendo nel Bel Paese?

Quale? Quella economica? Quella sociale? Culturale? L’Italia sta cambiando (anche il mio Sud) nel contesto di un mondo che cambia e nel quale diminuiscono le distanze. Le difficoltà del momento mi sembrano un sintomo di vitalità e di scuotimento dal torpore del passato. Forse è un momento positivo, anche se è morto “l’ottimista per eccellenza”, il poeta Tonino Guerra.

Pensi che per un italiano, al momento, sia meglio partire o restare?

Dipende dalle prospettive, dagli obiettivi, dalle necessità. Tanti giovani Mauri e Kurdi, di fronte a guerre e miserie, tentano di approdare nel Bel Paese, dal quale alcuni loro coetanei sfuggono dalla noia ed dall’incertezza del futuro, spostandosi tra Goa e Fortaleza. Con ciò, tra i vacanzieri degli Erasmus studio e quelli dell’Erasmus Giovani Imprenditori, spuntano anche le teste di giovani scienziati, come il mio amico sardo Andrea Brundu, che è ricercatore presso l’Accademia Ceca delle Scienze. Nel suo caso, le vie della scienza lo hanno condotto (o forzato) a vivere a Praga.

Per concludere…come ti vedi in un prossimo futuro?

Sempre in giro per il mondo, sempre incerto sul wereabouts del mio corredo personale, ma ancora presente a me stesso. Il mondo è invece cambiato. Non è ancora il migliore dei mondi possibili ma almeno la Slovacchia e la Repubblica Ceca (unici Paesi europei coinvolti in queste turpi attività), avranno finalmente sottoscritto il Bando Internazionale sulle Bombe a Grappolo, annualmente ed impunemente esposte in fiera a Brno. Questo ed altri piccoli passi in avanti sulla strada della civiltà dell’umanità, riuscirò sicuramente a vederli in un prossimo futuro.

La mail di Antonio:

[email protected]
Intervista a cura di Nicole Cascione