Andrea e il suo salone di bellezza a Panama City

Se si pensa a Panama come ad un paradiso per anziani e ricchi pensionati, ecco una testimonianza che ci racconta di un paese ben diverso: dinamico, aperto e ricco di opportunità lavorative. Un paese in cui le autorità governative, con provvedimenti quali una non eccessiva pressione fiscale, stanno incentivando non poco gli investimenti stranieri. E di questo paese parliamo con Andrea Sorrentino che ci vive e lavora, nel suo salone di bellezza, con grandi soddisfazioni.

Andrea Sorrentino, Panama City salone di bellezza

Da quanto tempo sei a Panama e cosa facevi prima di approdare in questo paese?

Sono a Panama da un anno e due mesi. Prima lavoravo come manager in un cocktail bar-ristorante nel centro di Bristol, in Gran Bretagna. Devo dire che con Panama ho sempre avuto un particolare legame, anche perché mio fratello ci si è trasferito già da otto anni. Avevo già fatto un tentativo di venirci a vivere circa quattro anni fa, ma allora, il posto non mi aveva convinto. Era molto diverso da com’è ora e non mi aveva fatto una bella impressione. Così, dopo un breve soggiorno, me ne sono tornato in Inghilterra.

E quando e come invece, hai capito che qui era il posto in cui avresti voluto vivere?

Per rispondere a questa domanda devo tornare un po’ indietro nel tempo. Io me ne sono andato dall’Italia circa dieci anni fa, quando l’Italia ancora offriva discrete possibilità lavorative. Affrontai il mio primo espatrio come un’esperienza, spinto dal fatto che volevo lavorare e vivere in un posto in cui la gente si recasse in vacanza. Quindi, con due amici presi un aereo per Tenerife. Non fu positivissima come esperienza e, infatti, dopo tre mesi, ce ne tornammo a casa. Tre mesi durante i quali, non avendo particolari esperienze e non parlando nessuna lingua straniera, trovammo ovviamente solo lavori sottopagati. Una volta tornati in Italia i miei amici riuscirono a sistemarsi, io invece continuavo a non essere soddisfatto e non volevo rinunciare al mio sogno. Così presi un volo per Londra, da solo, senza parlare una parola di inglese e senza avere nessun contatto. Cominciai a lavorare come lavapiatti in un ristorante. Presto conobbi molta gente e il mio inglese, dopo tre mesi, era più che sufficiente per sostenere delle normali conversazioni; anche quelle per andarmi a cercare altri lavori. Così mi sono trasferito in un altro ristorante in cui, per tre mesi, ho lavorato come pasta-chef. Poi, per amore, decisi di tornare in Italia. Ma nella mia vita continuava a mancare qualcosa. Ormai mi ero abituato ad una routine molto diversa. Così, ad un certo punto, ho mollato tutto per andarmene in Grecia. Volevo prendermi del tempo per pensare. In Grecia ho fatto tre mesi di stagione estiva lavorando come barman. Fu davvero un’estate indimenticabile durante la quale conobbi tantissime persone, tra cui una ragazza inglese, con cui decisi, senza pensarci, di andarmene ancora in Inghilterra. Questa volta la destinazione fu Bath, famosa per le terme romane e quindi decisamente turistica. Anche quando la storia con quella ragazza finì, decisi di rimanere per cinque anni. Ma, nel frattempo stava cambiando la situazione economica, io non riuscivo più a guadagnare come un tempo e, a dirla tutta, mi stavo anche stancando del tempo. Un giorno ricevetti una telefonata di mio fratello da Panama che mi disse: “Ti andrebbe di gestire un salone di bellezza? È un’occasione quindi la risposta deve essere rapida.” Nel giro di un mese, senza avere la più pallida idea di cosa fosse un salone di bellezza, arrivo a Panama ed eccomi qui. E il salone di bellezza ci sta dando delle grandissime soddisfazioni. Una lunga storia eh? Ma era per farti capire che il motivo che mi ha spinto ad andarmene a ventidue anni è stata una voglia irrefrenabile di avventura e il bisogno di uscire dalla solita routine.

Andrea Sorrentino, Panama City salone di bellezza

In cosa credi che Panama abbia fatto la differenza per la tua vita?

Rispetto all’Italia sicuramente dal punto di vista del “sistema” se posso chiamarlo così. Ho sempre lavorato nel mondo dei locali e il mio sogno è sempre stato quello di averne uno mio. Quando sono tornato dall’Inghilterra ci ho anche provato: ho preso il REC, quella licenza che serve per aprire un’attività di somministrazione di cibo e bevande, e ho iniziato a raccogliere informazioni. Parlando però con chi già possedeva un locale, la risposta che mi sentivo dare, immancabilmente, era: “Lascia perdere”. I problemi erano, già allora, le tasse e la burocrazia. Ricordo che un amico, a causa di un lavandino messo in posizione non idonea, ha dovuto rimandare l’apertura del suo ristorante di sei mesi; pagando un affitto a vuoto. E questo perché, una volta fatti i lavori richiesti, non usciva chi doveva controllare che fosse tutto a posto. E di storie come questa ce ne sono mille, anche legate ai controlli della finanza: spesso si attaccano a veri e propri cavilli e tanto se vogliono trovare qualcosa di irregolare lo trovano. Per non parlare di un diffuso senso di insicurezza legato alle rapine o ai furti. Diciamo quindi che se devo fare un confronto è proprio riguardo a questi due ambiti che la differenza è particolarmente evidente. Qui a Panama le tasse sono molto più basse e i controlli più leggeri. Certo questo ha anche i suoi contro, nel senso che il lassismo della popolazione locale è abbastanza tipico e la criminalità non scherza. Però io parlo di Panama City solo, perché appena fuori città tutto cambia.

Come ti sei preparato materialmente per questo espatrio?

Dal punto di vista pratico sono solo rientrato in Italia per dieci giorni per procurarmi alcuni documenti che mi servivano per il visto. Mentalmente credo di non essermi preparato affatto, come avviene in occasione di ogni mio trasferimento: l’emozione è sempre talmente forte che tutto viene da sé.

Cosa ti sta dando Panama?

Mi ha fatto e mi sta facendo crescere molto a livello lavorativo. Per la prima volta ho un’attività mia e la seria prospettiva di aprirne altre. Qui c’è ancora molto da fare e le opportunità non mancano. Dal punto di vista umano che dire, vivo in un posto in cui c’è il sole praticamente tutto l’anno, e il mare a due passi. Quindi direi che da questo punto di vista, Panama mi stando una vita molto diversa da quella che facevo in Europa.

Andrea Sorrentino, Panama City salone di bellezza

Cosa vorresti dire a chi sta pensando di espatriare? Si improvvisa un espatrio?

Credo dipenda molto dalla situazione in cui uno si trova nel paese d’origine. Per quanto mi riguarda avendo trentun’anni e non avendo una famiglia devo pensare solo a me stesso: organizzo le mie cose, parto e provo. Se va male ricomincio. Ma è chiaro che per chi non è solo le cose sono un po’ più complesse. Ma credo che tutto dipenda dal carattere: mia sorella, per esempio, tra poco si trasferirà qui con la sua famiglia e non è minimamente preoccupata, anzi è piena di entusiasmo all’idea di ripartire in un nuovo posto con nuovi stimoli. Ma se proprio dovessi dare un consiglio a chi sta pensando di partire direi di mettere da parte un po’ d’orgoglio. Molti pensano che emigrare voglia dire trovare immediatamente una situazione migliore di quella che si è lasciato. Non è così. Spesso si arriva in un posto in cui non si conosce nessuno e bisogna anche essere disposti ad accontentarsi, almeno all’inizio, dal punto di vista lavorativo. Ho conosciuto molte persone che, dopo un paio di mesi, sono tornate sui loro passi perché non accettava le inevitabili difficoltà che si incontrano all’inizio. Hanno avuto quella che io chiamo la “crisi del primo mese”: quella davanti a cui ci si trova quando si passa da un luogo che ci è familiare ad uno in cui non si conosce nessuno, di cui non si conosce la lingua, lontano dagli affetti. Può essere un trauma. Ma se si affronta un’esperienza così con umiltà e determinazione, le soddisfazioni non mancano.

Che differenze hai trovato, in modo particolare, tra Panama e l’Italia?

Moltissime. In Italia, e secondo me questa è una cosa fantastica in effetti, le persone tendono molto a stare insieme, a vivere la quotidianità in compagnia, a ritrovarsi negli stessi posti per bere qualcosa o fare due chiacchiere, come fosse un rito. Qui questo spirito non c’è, le persone vivono molto di più una vita fatta di casa-lavoro. Non è facilissimo fare amicizia. Però ci sono molti italiani con cui si crea subito questo spirito di gruppo.

Come la vedi l’Italia da lì?

Come il paese più bello del mondo ovviamente. Io sono italiano e sempre dirò che il mio paese è stupendo. Solo che lo vedo in forte crisi, con poche possibilità di lavoro e con una società in cui i soliti pochi rubano ai molti. Ma sono certo che abbia tutte le caratteristiche per tornare ad essere un grande paese. Comunque ora non mi ci vedo più a vivere anche per motivi di lavoro. Ma soprattutto per abitudini di vita: ormai sono abituato a vivere in un contesto in cui tutti i giorni c’è un progetto nuovo, nuove conoscenze. E, anche se può sembrare curioso, tornare in Italia vorrebbe dire non avere più la possibilità e la necessità di parlare tutti i giorni tre lingue diverse: e questo un po’ mi annoierebbe. Insomma, sono perdutamente innamorato della vita che sto facendo ora e non la cambierei mai.

Per scrivere ad Andrea:

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A cura di Geraldine Meyer

Per avere maggiori informazioni su come andare vivere e lavorare a Panama:

www.mollaretutto.com/cambiare-vita/sud-america/panama