Percorrere le strade del Sud su una Harley-Davidson

A cura di Nicole Cascione per Voglio Vivere Così Magazine

“Andrea + 1 una vecchia Harley-Davidson + 1 macchina fotografica = una missione. Percorrere il SUD su 2 ruote e raccontare la sua Storia e le sue Storie!” Così si presenta Andrea Colapinto sulla sua pagina Facebook “Strade del SUD”. Nato a Conversano (BA), Andrea è laureato in Giurisprudenza, ha svolto pratica forense in uno studio legale a Bari ed ha frequentato quattro anni di scuole private di formazione giuridica avanzata, ma Andrea è anche un “reporter, motociclista da 16 anni, profondamente Terrone e fiero di esserlo”.

Andrea, raccontaci, come e quando nasce il progetto Strade del SUD?

Mi piace definirmi un motociclista fin da quando avevo 14 anni e guidavo un glorioso Aprilia SR 50 c.c. SBK Replica, perché già da allora ero affascinato dal mondo degli MC (“motorcycle club”) e sognavo di diventare da grande un moto-viaggiatore. In realtà sono la pecora nera di una famiglia di ciclisti che ha sempre malvisto le moto e mi accusava di non voler pedalare.

A 16 anni, a seguito del furto del mio motorino, che mi è quasi costato uno shock adolescenziale fatale, sono riuscito a comprare una Honda Shadow 125 c.c. nera, ho fatto crescere i capelli e, da tastierista, sono entrato in una Rock band locale.

Grazie a quella moto ho conosciuto gli appassionati del Mondo Custom (moto, e non solo, personalizzate) del sud-est barese, sono entrato in un club FMI (Federazione Motociclistica Italiana) prima, e in uno dei pochissimi custom club italiani dopo, il Rock’N’Road Kustom Klub di Triggianello (BA), di cui sono ormai da anni segretario e responsabile moto.

Sono cresciuto e sono passato ad una Harley-Davidson Road King 1450 c.c. a carburatore, il mio sogno proibito. Di solito ai ragazzi piacciono le Sportster, più snelle e scattanti. A me, invece, sono sempre piaciute le Touring: grosse, pesanti, potenti ed estremamente vistose!

Tanti viaggi, tanti raduni, tanti club, tante esperienze, belle e meno belle. Difficile spiegare in breve cosa è, come funziona e come si vive la passione per le moto custom. “On the road” di Jack Kerouac, “Corri fiero Vivi libero” di Ralph “Sonny” Barger, e “Easy Rider” di Dennis Hopper, forse vi possono dare una mezza idea. Poi mi sono ammalato di “ruggine”: la passione per auto e moto si è via via trasformata in passione per auto e moto d’epoca, sulla spinta anche di uno stile di vita e di viaggio più analogico e sempre meno digitale. Ho permutato il mio tanto amato ed impeccabile Road King per sua nonna: una Harley-Davidson AMF Electra Glide FLH Shovelhead 1340 c.c. del 1980. Praticamente la moto dei film di Bud Spencer e Terence Hill e della mia infanzia. Ho impiegato quasi 4 anni e tutti i miei risparmi per restaurarla (per me, 4 anni senza moto sono come 4 anni senza sesso). Una moto italo-americana, costruita solo per 5 anni (dal ‘79 al ‘84), un pezzo di storia, un’autentica icona.

Questa moto mi ha completamente cambiato: ho sempre adorato viaggiare in gruppo e ora sono diventato un lupo solitario; con il Road King partivo a razzo, mentre con questa preferisco il c.d. “slow ride”; prima rincorrevo toppe e cromature, mentre oggi mi accontento di avere il serbatoio sempre pieno.

Una cosa sola non è cambiata: lo sguardo delle persone quando passo rombando per le strade.

Ho sempre avuto un debole per la scrittura. Sono stato caporedattore del giornale del Liceo classico che ho frequentato, ho lavorato per un settimanale locale e sono sempre alla ricerca di racconti di viaggio.

Grazie ad un evento passato chiamato “Belvedere Motor Party”, organizzato dal mio RNR KK, ho conosciuto Moreno Persello, uno dei primi veri bikers italiani, che ha trasformato la sua passione nel suo lavoro quando, nel lontano 1991, dopo tanti anni e tanti km, ha fondato “Bikers Life”, la prima rivista mensile italiana di moto custom, della Editrice Custom SAS di Majano (UD). Oggi pietra miliare di tutti gli appassionati, insieme alla sua “Biker Fest International” di Lignano Sabbiadoro, evento che quest’anno festeggia la 32° edizione.

In breve, chiesi a lui e a suo figlio Micke, mio coetaneo, di dedicarmi sporadicamente una mezza paginetta per raccontare a tutta l’Italia come si vive questa passione anche nel Meridione, visto che le manifestazioni più importanti sono tutte al Nord e del Sud si parla sempre troppo poco e male. Dato che poi, chi fa più km di tutti sono proprio i bikers meridionali, per raggiungere appunto gli eventi al Nord.

Per non parlare poi della storia, dei paesaggi, dei percorsi, dell’enogastronomia meridionale, senza tralasciare i personaggi e gli imprenditori, in questo caso i Customizer (meccanici

specializzati nella modifica delle moto) che danno a questa passione una spiccata connotazione mediterranea. Il tutto fu discusso tra birre e risate nel padiglione di BL al Motor Bike Expo di Verona, una delle più importanti fiere custom d’Europa. La mia idea gli piacque subito così tanto, che decisero di propormi una vera e propria rubrica ufficiale mensile, dalle 5 alle 10 pagine complessive.

Sarà stato anche per colpa del tasso alcoolico elevato, ma una vigorosa stretta di mano ed un altro brindisi sancì l’inizio di questa ennesima avventura.

Andrea Colapinto strade del sud

Quali sono i posti più belli che hai visitato? Quelli che consiglieresti ad una persona che viene per la prima volta nella nostra terra?

Da Marsala alla Sila, da Napoli al Gargano, da Craco fino alle porte dell’Abruzzo. Tutto ciò che è contenuto nei confini del Regno delle Due Sicilie merita di essere studiato prima e visitato subito dopo. L’unica cosa che voglio consigliare a chiunque, meridionale e non, italiano o straniero, venga al Sud per la prima volta è: non fatevi ingannare dal pregiudizio. Liberatevene! Solo studiando la storia di questa terra si è in grado di viverla o di visitarla, assaporandone la vera anima.

Dopo vedrete il mondo, e l’Italia soprattutto, con occhi diversi.

Viaggiare in moto quali sensazioni regala?

“Get your kicks on Route 66!” – cantava Nat King Cole nel 1946.

Non mi piace dire o scrivere ovvietà. Per sfortuna dei veri appassionati, lo stile “biker” è tornato di moda e stivali, jeans, giubbotti di pelle, barbe, anelli, cafè racer e scrambler sono stati di nuovo sdoganati per molti. Inquinando un po’ alcuni contest.

Ma avere una moto ed essere motociclisti sono due cose diverse. Riattivare l’assicurazione solo per l’estate o usare la moto tutto l’anno, fa un’enorme differenza. Affrontare 3000 km su una moto moderna, ultra accessoriata, piena di sensori, con sospensioni regolabili, sella e manopole riscaldate collegata bluetooth con Booking che ti avverte di aver accettato la prenotazione nell’Hotel 5 stelle Superior o con ilmeteo.it che ha rilevato una variazione dello 0,1% nella ionosfera; e affrontare lo stesso viaggio su un Chopper del 1960, rigido, che perde olio, singhiozza se non dosi bene il gas, con freni a ganascia, un lumino anteriore e posteriore, e cambio suicide (ve lo spiego nella prossima puntata), beh, non è la stessa cosa.

Nel gergo di strada si distinguono i “Bikers” dai “Posers”. C’è tanta gente che ragiona così, ma io ho smesso tanto tempo fa di lasciarmi trascinare da queste etichette, perchè alla fine non fanno altro che instillare il seme del razzismo e della discriminazione anche in un mondo dominato dalla pura e semplice passione per dei pezzi di ferro. La moto e i viaggi in moto regalano tante emozioni che è giusto che rimangano personali; ma raggiungono il loro massimo ardore solo quando vengono condivise. Non importa che moto hai, non importa quanti km all’anno fai, se sei su due ruote sei mio “fratello” (altro termine che, non a caso, meriterebbe un approfondimento!).

Quindi “get your kicks on Route 66”, o sulla SS 16 se sei delle mie parti.

Quali difficoltà invece comporta?

C’est dure l’aventure!” – mi disse una volta un motard italo-français.

Sapete cosa vuol dire mettersi alla guida di un vibratore gigante di 38 anni e 500 kg (bagaglio e fidanzata compresi), con frenata filosofica, particolarmente rovente in qualsiasi situazione e che ti può lasciare per strada da un momento all’altro per imprevedibili ragioni meccaniche, legate alle condizioni di cui sopra?

Sapete cosa vuol dire affrontare un lungo viaggio a 80 km/h massimo?

Da soli magari?

Sapete cosa vuol dire arrivare in un posto sconosciuto, non sapere dove andare a dormire e con pochi soldi in tasca?

E in una zona non proprio raccomandabile?

Sapete cosa vuol dire trovarsi all’improvviso, dopo una lunga giornata, sotto un acquazzone biblico, a -6° o braccati dal caldo torrido e dover montar la tenda in mezzo al nulla?

Per non parlare dei pericoli fisiologici della strada e delle strade.

Tutto questo però, rende ogni viaggio un bel racconto e rende noi persone migliori. Avendo sempre estremo rispetto della “strada maestra”, ogni imprevisto sarà affrontato e superato e probabilmente diventerà occasione di incontro con qualcuno che ti darà un mano, perché solo uno stupido farebbe un viaggio del genere ed è giusto aiutarlo.

Andrea Colapinto

Quanto tempo solitamente rimani in un posto e cosa ti porti dietro oltre la tua macchina fotografica?

Il giorno dopo quella chiacchierata a Verona, smaltita la sbornia, chiamai Micke Persello e gli dissi che non ero attrezzato per gestire una rubrica. Mi disse di non preoccuparmi e in una settimana mi arrivò a casa un pacco contenente una Kodak Pixpro (una action cam da riprese a 360°), una Canon EOS 70d, un Tom Tom Rider e tanti indefiniti accessori.

Sgranai gli occhi con preoccupata meraviglia: io sono un ragazzo “old school”, metto in moto con il Kick Start (pedivella), non ho mai avuto una particolare simpatia per la tecnologia. Ma il Sud merita il sacrificio di centinaia di pagine di istruzioni. Ed un amico, Enzo Rosato, pubblicitario, cofondatore di Marker ADV, all’inizio mi ha dato anche una mano.

La borsa sinistra poi è sempre piena di attrezzi, fil di ferro, fascette, nastro gommato, torcia, 1 kg d’olio 50 minerale, 2 candele, stracci vari e l’immancabile ed universale Svitol!

Il mio stile di viaggio è: se la moto parte, si sa quando si parte e non si sa quando e dove si arriva. Ormai non prenoto più nulla, non ha senso. Faccio delle previsioni certo, mi studio degli itinerari, ma i piani molto spesso vengono stravolti da qualche guasto per strada o dalla curiosità di cambiare tragitto sulla base delle indicazioni chieste sul posto agli abitanti.

Ahimè sono i danari che circoscrivono le avventure. Dunque ogniqualvolta metto un po’ di soldi da parte, in base al budget decido tutto il resto. Ma questo è vero solo in parte. Con tenda, sacco a pelo e tanto spirito di adattamento, un budget da weekend può estendersi fino a 10 giorni on the road. Fidanzata e lavoro permettendo!

La tua mission è quella di raccontare le storie del sud. Qual è la storia più bella e quale invece quella meno bella che ti è capitato di ascoltare durante i tuoi viaggi?

La mia missione è quella di raccontare le storie, ma soprattutto la Storia del Meridione, vista attraverso il mio ape hanger (manubrio rialzato tipico del chopper anni ’60 e ‘70). Quasi tutti i miei viaggi sono organizzati sulla convinzione di vivere nella terra più bella e allo stesso tempo più disgraziata. La storia che in particolare mi interessa è quella del Regno delle Due Sicilie (1816 – 1861), la punta di un iceberg millenario, indissolubilmente legata a quella dell’Italia intera, verso cui sento una altrettanto fortissima appartenenza. Se solo i meridionali sapessero chi sono stati e da dove vengono in realtà. Di storie ne ho sentite tante, ma a me piace viverle e raccontarle. La più bella fino ad ora è decisamente quella del CIDMA (Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e del Movimento Antimafia) di Corleone: un gruppo di ragazzi, tutti volontari, gestiscono un vero e proprio museo contro la cultura mafiosa, nel cuore di una terra che sembrava persa per sempre. La meno bella è sempre la stessa: vedere il mio meridione costantemente mortificato dal pregiudizio, dallo Stato, dalle politiche e dai suoi stessi abitanti.

Prima o poi terminerai il tuo giro qui al Sud. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non so se terminerà mai il mio giro-vagabondare qui al Sud. Non so se basti una vita per vederlo, in gran parte. Quello che so è che il Sud si porta nel cuore e che qualunque viaggio avrò la fortuna di affrontare sarà sempre accompagnato da tutta la storia che porto incisa nel mio DNA Meridionale. Di progetti ce ne sono tanti, anche grazie al mio editore che non manca mai di supportarmi come può. Mi piacerebbe fare un documentario o un format serio, con dei professionisti, invece di arrangiarmi con le mie scarse qualità da tecnico audio/video. Mi piacerebbe scrivere un racconto di viaggio a 4 mani con un grande scrittore, dopo un lungo viaggio. Vorrei rifare in moto tutte le rotte dei grandi esploratori e le strade più famose del pianeta. Mi piacerebbe portare in giro per il mondo il mio Sud, con la mia vecchia Harley-Davidson, e farlo conoscere a chi non lo conosce. Soprattutto agli italiani.

Mi piacerebbe fare di questa mia grande passione il mio lavoro. Ma questo, per ora, è solo un sogno. Per adesso, non mi resta che rimettermi a studiare e fantasticare sulla prossima avventura. “See you on the road!”.

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