Alessandro Speri, in Argentina alla ricerca della vigna perfetta

Alessandro Speri, fondatore e proprietario dell’azienda vinicola EL Hijo Prodigo winery, appartiene ad una lunga e nobile tradizione di viticoltori italiani. Dodici anni fa, nella ricerca ossessiva della vigna perfetta, ha attraversato l’Atlantico e si è stabilito a La Consulta, una piccola cittadina ai piedi delle Ande, focalizzando la sua produzione all’interno della Valle di Uco, a Sud-Ovest della città di Mendoza, verso la cordigliera andina.

Un posto speciale, considerato dalle riviste americane del vino forse il miglior terroir per produrre Malbec. Oggi i vini “El Hijo Prodigo” vengono esportati per il 60% in Canada, negli Stati Uniti e in Europa, il restante 40% viene venduto a Buenos Aires e in Patagonia.

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Alessandro, quando e perché hai deciso di attraversare l’Atlantico per produrre vino in Argentina?

Avevo in mente (non so quanto consciamente) di poter sfidare la mia eredità familiare in un contesto difficile come l’Argentina. Fin da piccoli, nell’azienda in Valpolicella, abbiamo respirato l’arte e i mestieri di cantina, giocato tra i filari dei vigneti di famiglia. Lo spunto è venuto soprattutto guardando ad un vitigno, il Malbec, che si produce anche in Italia, ma soprattutto in Francia, a Bordeaux, dove è inserito tra le cinque varietà per il protocollo di lavorazione di quei vini così famosi e apprezzati. Da lì è nata l’idea dei vini “El Hijo Prodigo”: ricreare le “magie” dei vini Bordeaux in terra argentina con le uve di Malbec. Forse qualcuno si ricorda delle torri gemelle, nel 2001, ma pochi ricordano che quello stesso anno l’Argentina ha dichiarato il proprio default (impossibilità di pagare i propri debiti) ed ha avuto una forte svalutazione della propria moneta di lì a poche settimane. Io sono partito 10 mesi più tardi: nell’ Ottobre del 2002. Sono passati più di dodici anni.

Decisione sofferta?

Un po’ sofferta per i nipoti che sarebbero arrivati più tardi. E comunque molto contrastata. Mio padre ha fatto di tutto affinché restassi, ma alla fine mi ha lasciato andare e mi ha anche sostenuto. Da quel contrasto è nata l’idea di chiamare i miei vini “El Hijo Prodigo” (i vini del “Figliol Prodigo”) un po’ a ricordare il senso della sfida, un po’ a ricordarmi da dove provengo, un po’ per il “Paese lontano” che è l’Argentina.

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Quanto conta il territorio nella qualità dei vini prodotti?

Il territorio è fondamentale. Senza vero “terroir”, come lo chiamano i francesi, non esiste la possibilità di realizzare grandi vini. Le uve si esprimono in maniera diversa a seconda della latitudine, dell’altitudine, del clima, delle precipitazioni e naturalmente della composizione della terra che forma un vigneto. Non esiste una spiegazione scientifica, una “replicabilità” di certe condizioni ambientali: è la vera magia del vino e delle uve di cui è espressione.

Esporti il vino che produci?

Oggi i vini “El Hijo Prodigo” vengono esportati per il 60%, il restante 40% viene venduto a Buenos Aires e in Patagonia. I canali esteri più importanti sono il Canada, gli Stati Uniti e l’Europa.

Quanto è apprezzato il vino argentino all’estero? Quali sono i motivi che ne determinano il successo?

I vini argentini negli ultimi dieci anni hanno avuto una vera e propria esplosione di popolarità, soprattutto nel mercato Nordamericano. Ma anche in Asia e in Inghilterra. L’Argentina era produttore di vino sfuso su grande scala, negli ultimi dieci anni ha riconvertito la propria produzione sui vini in bottiglia e di qualità (c.d. “vinos finos”). I vini argentini sono diretti, corposi, molto piacevoli, peccano magari un po’ in eleganza, ma sono molto versatili. Il Malbec ad esempio è un vino quasi ruffiano, conquista subito, anche se non si è veri intenditori di vino. Piace molto anche agli esperti e ai sommelier più quotati. Ha un forte appeal e si presta per accompagnare anche piatti a base di pesce, pur essendo un vino rosso. Last but not least, i prezzi sono molto ragionevoli in rapporto alla qualità.

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Ci sono differenze sostanziali tra il tuo vino prodotto in Argentina e quello prodotto in Italia?

Certamente. In un mercato globale come il nostro, la riconoscibilità diventa un punto fondamentale su cui lavorare (e dove si è già lavorato). Se ci riferiamo alla qualità, direi che non ci sono grandi differenze. Ci sono senz’altro stili diversi e modi diversi di bere. L’Italia ha fatto un lavoro importante negli ultimi anni per fare arrivare al mercato vini più eleganti, più equilibrati, armonici. L’Argentina ha dovuto lavorare di più: oggi finalmente si vedono vini non più così squilibrati come un tempo (mi riferisco ai vini argentini), armonici e dove si curano i dettagli. Le acidità per esempio, che sono decisive per poter riuscire a ottenere ottimi vini d’annata. Ci sono differenze di prezzo ancora importanti (a svantaggio dei vini argentini): ma è solo questione di tempo. Occorre dare modo al mercato di conoscere questi nuovi vini per poterli apprezzare a pieno.

Com’è cambiato negli anni il mercato del vino in Argentina?

La situazione nel 2002 era sostanzialmente bloccata, come effetto del default dichiarato dal Paese. Poi lentamente è ripreso tutto. A Buenos Aires per esempio, che conta circa 12 milioni di abitanti se consideriamo la cintura che circonda la città, sono cominciate ad apparire catene di enoteche, nuovi ristoranti e le carte dei vini hanno cominciato a vedere la comparsa di queste piccole “bodegas boutique” (cantine boutique): poche bottiglie prodotte a prezzi alti. Il consumo pro-capite è un po’ sceso, ma siamo sempre nell’ordine di 53 litri di vino pro-capite, uno dei più alti, se non il più alto della regione.

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Quali sono i punti di forza del vino che produci dai tuoi vitigni?

Ho focalizzato la mia produzione all’interno di una Valle (la Valle di Uco) che si trova a Sud-Ovest della città di Mendoza, verso la cordigliera andina. In questa Valle mi sono stabilito in un paesino chiamato “La Consulta”. Oggigiorno è considerato dalle riviste americane del vino forse il miglior terroir per produrre Malbec. Io mi ci sono stabilito da subito. C’è anche una componente di fortuna. Comunque questo posto speciale si dimostra tale soprattutto in autunno (i nostri Marzo e Aprile), quando le temperature si abbassano per i venti che scendono dalla cordigliera e lottano per la supremazia con il calore del sole che continua a battere imperterrito di giorno. E’ la giusta miscela che permette livelli di maturazione delle uve e tassi di acidità eccellenti. I livelli di acidità permettono di poter avere grandi vini di annata, mantenere una freschezza invidiabile per queste aree geografiche, molto apprezzata e ancora poco valorizzata. E’ nell’eleganza che cerco di distinguermi, a volte ci riesco, altre un po’ meno. Ma vedo che il lavoro viene apprezzato.

Che differenze hai riscontrato nell’ambito della tua professione tra l’Italia e l’Argentina?

Fare il produttore di vino in Argentina richiede buone dosi di pazienza. E’ importante anche muoversi con personale locale che ti aiuti a districarti tra burocrazie infinite e fraintendimenti vari. C’è una modalità diversa di affrontare uno stesso problema. E uno può finire per non capirci nulla. Non a tutti piace questo modo tutto argentino di fare le cose. Occorre accettarlo. A volte non bisogna perdere la pazienza perché le cose vanno molto lentamente e sembra che i problemi siano irrisolvibili. Poi le attrezzature per elaborare il vino ci sono tutte in Argentina, diciamo quasi tutte. L’Italia ci abitua molto “male” perché esporta tecnologia enologica e quindi abbiamo disponibilità di ottima tecnologia qui in Italia, per certi versi la migliore al mondo. Così come di prodotti enologici. L’Argentina magari non ha l’offerta dell’Italia in questo ambito, ma comunque ci sono gli strumenti per lavorare.

Devo osservare che dal punto di vista del turismo del vino, l’Argentina ha camminato più dell’Italia, seguendo un modello più californiano e molto attento al visitatore di cantina.

Se potessi scegliere tra il lavorare in Italia e il farlo in Argentina, quale sarebbe la tua decisione e perché?

Ho deciso di lavorare in Argentina perché sono convinto che esiste un potenziale, tuttavia non sviluppato sul vino, con margini di crescita importanti. A volte soffro il cambio di mentalità con l’Italia. Ma è qualcosa di accettabile. Tante volte in Argentina riscontro una dinamica e una vivacità, una creatività che riscontro poche volte in Italia. Sono contento della mia scelta di vivere in Argentina. E torno volentieri in Italia per le vacanze!.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Pensi di rientrare in Italia prima o poi?

Non ho un piano di rientro, anche se passo sempre un po’ di tempo in Italia per seguire le vendite di vino qui in Europa. Non so cosa riserverà il futuro, vedremo, per adesso cerco di portare più in alto possibile questo vino argentino. Magari un giorno lo berremo insieme a Papa Francesco. E per il figliol prodigo non sarebbe niente male, cosa ne dici?

[email protected]

http://alesperi.com/

EL Hijo Prodigo winery

Rodriguez, 1185, 5500 MENDOZA (Argentina)

tel. +54 2614231082

[email protected]

www.elhijoprodigowinery.com

Intervista a cura di Nicole Cascione