Voglio Vivere Così! I piccoli e grandi cambiamenti della vita

Voglio vivere così! Non potrebbe iniziare in altro modo il primo pezzo di questa rubrica di riflessioni (e piccoli suggerimenti) riguardo ai piccoli e grandi cambiamenti che possono davvero condurci a vivere COSI’.

Ciò che vi propongo, da oggi e per i prossimi mesi, non vuole essere la bibbia del cambiamento o uno spaccio di verità a buon mercato.

Vorrei solo condividere con voi approcci, tecniche ed esperienze personali mie e delle persone con cui lavoro ogni giorno, riguardo il tema di voler vivere COSI’.

Già, ma COSI’ come? Spesso durante alcuni periodi della nostra vita si sente il bisogno di cancellare tutto, azzerare il nostro passato iniziare a fare qualcosa di nuovo e diverso. Crediamo che un colpo di spugna possa essere la soluzione giusta per rinascere.

Ebbene, se avete trovato vago ciò che ho scritto fino ad ora circa l’azzerare il passato, fare qualcosa di nuovo e diverso, cancellare tutto…avete ragione. Ma, va detto, spesso rischiamo di confondere la voglia di cambiare con il vago desiderio di fuggire da qualcosa. Spesso è più forte il malessere per la situazione in cui si vive, rispetto alla chiarezza circa gli obiettivi e la direzione da intraprendere.

cambiare vita

Io NON credo che ci possa essere reale cambiamento solo come conseguenza di una fuga. Anzi sono persuaso esattamente del contrario: da un cambiamento vero derivano comportamenti e decisioni che possono portare a cancellare qualcosa, che modificano aspetti specifici del nostro futuro, e per i quali si inizia a vivere nel modo in cui si è deciso, a VIVERE COSI’.

 

Chi ha letto il mio primo articolo, sa di cosa parlo: ciò che io chiamo i pilastri della mia vita. Alcuni li chiamano valori, altri ideali, non importa.

Ciò che è davvero basilare, per me, è trovare quei tre-cinque pilastri fondamentali che devono regolare la nostra vita e che ci supporteranno nelle nostre decisioni. Questi pilastri diventeranno la bussola di navigazione della nostra vita, una metafora abusata ma davvero efficace. Io sono ripartito da qui nella mia esperienza di cambiamento soprattutto interiore. Sono ripartito dalla scoperta dei miei pilastri per preparare un piano d’azione che si concretizzi con un cambiamento vero e duraturo in molti ambiti della mia vita non solo professionale.

Ho scritto tre-cinque. Facciamo una prova: se vi chiedessi ora di elencare cosa è importante per voi, cosa è indispensabile nella vostra vita, credo che compilereste una lista molto lunga. C’infilereste diversi concetti relativi a lavoro, carriera, casa, relazioni, figli, partner, felicità, soddisfazione, realizzazione e chissà cos’altro.

Penso che stia qui il primo spunto su cui potremmo riflettere insieme: distinguere i PILASTRI, i valori veri dai FALSI OBIETTIVI.

Credo che prima o poi, tutti, nella vita, ci siamo trovati in situazioni in cui crediamo di voler inseguire qualcosa che poi, una volta raggiunta, ci accorgiamo non essere esattamente ciò che volevamo. E’ una situazione che mi viene proposta correntemente.

Manager dalla brillante carriera insoddisfatti della scarsa qualità del loro tempo libero, delle relazioni con figli e partner. O persone che stabiliscono obiettivi sfidanti e li raggiungono assaporando poi sensazioni di vuoto più acute rispetto a quelle che provavano prima. Questo mi è successo regolarmente, fino a qualche anno fa, ad ogni traguardo che riuscivo a raggiungere.

Era una cosa totalmente folle. Come spiegarla? I condizionamenti della società contemporanea, le opinioni delle persone a noi care ed il bisogno di compiacerle, le costrizioni dovute a situazioni contingenti, il doverci adattare al contesto sociale in cui siamo stati inseriti (?), ci spingono molto frequentemente a desiderare di raggiungere obiettivi che NON sono allineati alla nostra intimità, ai nostri bisogni, alla dimensione che vorremmo occupare nel mondo. Ci ritroviamo imprigionati in situazioni che ci sembra di voler vivere, ma che alla fine ci logorano, poco alla volta.

Parlo di lavoro, carriera, ma anche relazioni interpersonali.Uscire da questo binario diventa più difficile con il passare del tempo. Io uso spesso, con i miei clienti, la metafora dell’imbuto.

Ci troviamo giorno dopo giorno schiacciati da una massa d’acqua che ci spinge dentro un imbuto: all’inizio c’è ancora spazio intorno a noi e sotto di noi, tanto che con un po’ di fatica potremmo ancora (vogliamo?) riuscire a nuotare controcorrente ed uscire fuori dell’imbuto. Ma più lasciamo passare il tempo inseguendo falsi obiettivi senza una reale chiarezza di quale sia la strada da percorrere, più scendiamo all’interno dell’imbuto e più lo spazio delle opportunità attorno a noi si restringe. E risalire diventa ogni giorno più faticoso.

Alla fine la via da percorrere diventa unica ed obbligata. L’unico sbocco è nella bottiglia sotto di noi, senza essere stati noi a sceglierla davvero.

 

Vi propongo di passare all’azione, iniziando a nuotare controcorrente, guardandoci intorno cercando di capire quale e quanta strada dobbiamo fare per riguadagnare un po’ di spazio all’interno del nostro imbuto…Tutto ciò scegliendo i nostri pilastri!

Potreste provare a farlo (se ne avete voglia…), iniziando ad elencare, per iscritto, tutto ciò che è importante per voi. Prendete un foglio grande, e scrivete in ordine sparso tutto ciò che vi viene in mente possa essere rilevante (o lo è stato in passato) per la vostra vita.

Appuntate le cose fondamentali in qualunque ambito: famiglia, lavoro, appartenenza sociale, razza, religione, amore, sesso, diversità sociale, malattia, vecchiaia, denaro. Tutto, aprite la mente il più possibile.

Adesso che abbiamo una lista corposa inizia il processo più difficile perché dobbiamo essere onesti con noi stessi: dobbiamo togliere, togliere e togliere ancora. Questo è il primo, vero momento in cui iniziamo a cambiare. Stiamo per definire i nostri pilastri, quello su cui fondare il resto della nostra vita. Non possiamo sbagliare in questa fase…o almeno non troppo!

Qui dobbiamo rivedere con attenzione tutto quello che ci siamo appuntati sul foglio. Potremmo iniziare a riflettere e provare a mettere per iscritto come sarebbe la nostra vita SENZA il particolare aspetto che stiamo considerando. Proviamo ad immaginare le sensazioni che proveremo, le situazioni in cui ci troveremo, cosa ci può portare il rinunciarvi.

Poi proviamo a scrivere come sarà la nostra vita CON quell’aspetto, cosa ci può portare di buono, come ci può aiutare a raggiungere i nostri obiettivi veri e a fortificare gli altri pilastri che stiamo analizzando. Scopriremo facendo questo esercizio con onestà e coerenza, che si resta con poche cose davvero imprescindibili.

Scopriremo che ci sono un sacco di aspetti che credevamo irrinunciabili e che invece possiamo tralasciare, all’inizio con fatica e sacrificio, ma alla fine con successo. Scopriremo che ci sono falsi obiettivi, falsi principi, falsi valori che ci stanno tenendo nell’imbuto e ci spingono verso il basso. Falsi obiettivi legati ad esempio al lavoro, alla carriera, alle relazioni con le persone care, al posto dove desideriamo vivere, al tipo di immagine che vogliamo proiettare agli altri, al tipo di bisogni che sentiamo. Potrei andare avanti a lungo.

Potremmo, invece, provare a vederci liberi da tutto ciò ed immaginare le sensazioni e le emozioni di come saremo, di ciò che resterebbe davvero di noi: la nostra essenza!

voglio vivere cambiamenti

Durante questa fase potrebbero emergere alcuni potenziali pilastri che all’inizio non avevamo considerato. Analizziamoli nello stesso modo, stabilendo se siano irrinunciabili o meno.

Alla fine di questo percorso a togliere restiamo con pochi elementi, pochi pilastri, valori o ideali. La bussola adesso è finalmente pronta e funzionante. Indica la direzione che vogliamo seguire per raggiungere il nostro concetto individuale di libertà e felicità.

La bussola indica finalmente il nostro “voglio vivere così”. Si tratta di usare la bussola per prendere tutte le decisioni importanti della nostra vita, valutandole alla luce di questi pilastri.

Il nuovo lavoro che mi è stato proposto come si allinea ai pilastri che ho appena definito? Mi allontana o mi avvicina al mio concetto di libertà e felicità? Quale lavoro dovrei dunque trovare? Il luogo dove vivo attualmente è davvero quello in cui voglio vivere? In che modo vivere altrove potrebbe favorire il raggiungimento dei miei obiettivi veri? Quali dei miei falsi obiettivi resterebbero falsi anche scegliendo di cambiare continente? Avere una famiglia quanto è aderente ai miei pilastri? Quali bisogni reali soddisfa? Quali falsi obiettivi cerca di mascherare? Penso che se riusciamo a dare risposte oneste a queste domande, e ad altre dello stesso tipo, siamo sulla strada buona, stiamo seguendo la bussola.

Questo percorso di riscoperta non sarà facile: non voglio dire che tutto sarà bello. Il cambiamento vero, quello duraturo, quello che ci lascia davvero sereni e soddisfatti di noi è lungo e spesso doloroso.

Per questo, come dicevo all’inizio, qualcuno cerca di surrogare il cambiamento, l’uscita dall’imbuto, con la fuga. Ma raramente si rivela una strategia efficace..

Questo percorso di riscoperta potrà, in alcuni casi, insinuare in noi il dubbio di aver sbagliato tutto, di non aver fatto niente di buono. Anche questo mi è successo! Non è stato facile dire a me stesso che una laurea in ingegneria e dieci anni di carriera in azienda non sono serviti a sentirmi realizzato.

Non dovremmo preoccuparci troppo del passato, ma considerarlo, invece, solo come una successione di eventi che ci hanno portato ad essere ciò che siamo, quindi persone consapevoli e responsabili, con la volontà, la capacità e le risorse di riprendere in mano la nostra vita e di cambiare veramente. Non è poi così brutto, no? Non abbiamo sbagliato tutto, in fondo!

Uno degli sforzi più grandi che le persone si trovano a sostenere all’inizio di un percorso di cambiamento vero, è proprio quello di smettere di guardare al passato nella disperata ricerca dei perché, delle ragioni e delle cause di una data situazione. Guardare al passato non aggiunge niente, ma toglie energie e serenità.

Che differenza fa sapere il perché non si è scelta la strada giusta fino ad ora? Non è più importante, forse, lavorare per trovare la strada giusta ed imboccarla con decisione partendo da questa rinnovata consapevolezza dei nostri PILASTRI?

Fabio

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