Tristan da Cunha

Attraversando l’Oceano Atlantico, a circa 2172 chilometri dalla più vicina isola abitata (Sant’Elena) e a 2810 chilometri dalla più vicina terra continentale, il Sudafrica, si arriva sulle coste di una piccolissima isola vulcanica, uno dei luoghi più remoti della terra.

Paesaggi verde smeraldo, qualche casa ed edificio, gocce di civiltà nella natura, e vi trovate sull’isola di Tristan da Cunha, un testamento per la resilienza e la sopravvivenza dell’umanità, il più remoto insediamento su questo pianeta.

L’esploratore portoghese Tristão da Cunha, originariamente, scoprì l’arcipelago di isole vulcaniche contenenti Tristan da Cunha (insieme ad altre cinque isole più piccole e disabitate), e gli diede immediatamente il suo nome. Nonostante queste isole fossero state esplorate più volte nel corso del 1600 dagli olandesi, soltanto agli inizi del 1800 si cominciò ad interessarsi a queste isole per via delle navi baleniere americane.

dove si trova Tristan da Cunha

Nel 1816, poi, gli inglesi “conquistarono” Tristan da Cunha perché preoccupati che i francesi potessero usare l’isola per liberare Napoleone (in esilio a Sant’Elena). Da lì, la popolazione ha iniziato a prosperare, i balenieri hanno cominciato i loro commerci e Tristan da Cunha ha iniziato a sembrare sempre di più simile ad una isola civilizzata. Quando però il commercio delle baleniere ha cominciato il suo declino, l’isola è diventata sempre più isolata.

Fu poi nel 1867 che il figlio della regina Vittoria, il principe Alfredo duca di Edimburgo, fece una visita sull’isola e la ribattezzò Edimburgo dei Sette Mari – anche se la maggior parte dei locali non accettò mai questo nome.

L’isola divenne davvero remota ed ancora più isolata durante la prima guerra mondiale, quando, a quanto pare, l’isola non ricevette una singola lettera nel corso di dieci anni. Dopo che l’Ammiragliato annullò il suo viaggio di rifornimento annuale, la civiltà più remota della terra non ebbe contatti con il mondo esterno fino a che la notizia della pace dopo la guerra non raggiunse l’isola nel 1919.

Due decenni dopo, quando il mondo esterno era di nuovo in guerra, Tristan da Cunha sapeva poco e niente di quello che stava succedendo e, sebbene la Royal Navy usasse l’isola come stazione meteorologica e radiofonica per monitorare gli U-Boot nazisti, l’isolamento di Tristan da Cunha continuava.

Oggi Tristan da Cunha ospita 267 persone ed è capace di offrire confort e servizi, come un ospedale – dotato di sala operatoria e strutture dentistiche – e un negozio di alimentari. La natura volubile del mare si rivela ancora un problema quando si tratta di ricevere spedizioni con i rifornimenti, che devono assolutamente essere piazzati con mesi di anticipo. L’isola utilizza ancora oggi dei generatori diesel per l’elettricità e, nonostante possa sembrare strano, la vita su questa isola è semplice e davvero pacifica.

L’unica preoccupazione della popolazione dell’isola è dovuta al vulcano ancora attivo in questi giorni. Tristan da Cunha non vede una eruzione vulcanica dal 1961, quando tutti i cittadini (anche se non erano molti) furono evacuati per l’emergenza.

Fu durante questo periodo che molti di loro, trasferiti in Inghilterra per l’emergenza e in contatto con la “modernità”, decisero comunque di ritornare immediatamente a Tristan da Cunha non appena i geologi dichiararono l’isola sicura. Il motivo? Ritornare ad una vita semplice e meno caotica!

L’uomo può benissimo non essere un’isola, ma questo non significa che la vita non sia migliore su una isola, anche se si tratta dell’isola più remota del mondo.