Stefano: ho mollato il mio lavoro da dipendente e sono diventato Travel Designer freelance

A cura di Maricla Pannocchia

Stefano, 30enne originario di Gaeta, ha sempre avuto la passione per i viaggi ma è stato solo quando il Covid-19 ha imposto una pausa forzata a tutti che l’uomo si è guardato veramente dentro e si è reso conto di non essere felice. Presa la decisione di lasciare il lavoro come dipendente, che svolgeva da 8 anni, Stefano ha deciso d’investire su sé stesso, frequentando la Travel Designer Academy di Francesca Pozzan.

Stefano dice che è possibile diventare Travel Planner anche senza frequentare corsi, tuttavia, nella sua opinione, i corsi offrono una marcia in più per comprendere meglio questo mondo e anche per allacciare interessanti rapporti professionali (non per nulla, Francesca adesso è una sua collaboratrice). “La vera chiave, però, sei tu” dice l’uomo, “gli altri possono incoraggiarti, ma tutto dipende da te.”

Adesso, Stefano è in procinto per partire per il giro del mondo, un vero e proprio sogno che si realizza su cui l’uomo vuole tenere un po’ di mistero. “Continuerò a lavorare anche in viaggio” spiega Stefano, “come faccio da un anno a questa parte. Per il resto, voglio lasciarmi molta libertà e, anche se ho un itinerario di base, sono pronto a lasciarmi trascinare dal corso degli eventi.”

Stefano Di Florio nomade digitale

Ciao Stefano, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, mi chiamo Stefano, sono un ragazzo di trent’anni proveniente da Gaeta, un’affascinante località marittima del Lazio. Sono un sognatore incallito e un appassionato viaggiatore. Nel corso del tempo, la mia crescente passione per i viaggi ha plasmato le mie aspirazioni di vita, conducendomi a una svolta significativa dal mio percorso iniziale. Ciò che un tempo rappresentava la mia passione più profonda è ora diventato la mia occupazione, trasformando i viaggi in una parte essenziale della mia vita e del mio percorso professionale.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Ho preso la decisione di lasciare l’Italia quando ho avvertito che la mia sete di libertà e che la mia autentica vocazione risiedevano nel mondo stesso: nei luoghi da esplorare, nelle culture da conoscere e nelle persone da incontrare. La scelta di vita è maturata dopo anni d’introspezione e ricerca personale.

La svolta è avvenuta quando decisi di fare un lungo viaggio in solitaria in Thailandia, un Paese incredibile che ha rappresentato per me un’autentica esperienza di crescita e auto-scoperta.Ogni viaggio diventava un’opportunità per permettermi di esprimere la mia vera natura e conoscere il mio Io più autentico. Oggi il mio scopo principale è esplorare il mondo e me stesso, cercando di abbattere muri e pregiudizi attraverso esperienze dirette. Questo percorso non è solo una profonda ricerca personale, è un progetto nato anche per trasmettere, a chi mi segue sui vari canali social, l’essenza del viaggio e per riportare informazioni, testimoniare luoghi remoti e realtà del mondo, ispirare e aiutare colore che vogliono fare quel passo per iniziare a viaggiare, superare i propri limiti e le proprie paure.

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Ora sei di nuovo in Italia prima di partire per un’ importante esperienza, di cui parleremo a breve, e per festeggiare l’ultimo Natale a casa…

Sì, il Natale a casa è un momento speciale e, ovviamente, spero che non sia l’ultimo. Tuttavia, l’anno prossimo è ancora un’incognita, non so né dove lo festeggerò né con chi sarò. La vita è piena di sorprese e avventure che mi aspettano e sono pronto ad abbracciare ogni nuova opportunità che si presenterà sul mio cammino.

Sei recentemente tornato da un viaggio in Colombia. Com’è stato questo tuo rientro?

Il mio rientro dopo il viaggio in Colombia è stato un’esperienza particolare e speciale. In passato, il ritorno dai grandi viaggi era sempre segnato dalla transizione immediata al lavoro e alla routine quotidiana, senza il tempo di riflettere appieno sulle esperienze vissute. Questa volta, invece, è stato diverso. Ho potuto dedicare del tempo a me stesso, riflettendo sull’esperienza maturata e ho avvertito una consapevolezza profonda. Questo rientro è stato segnato dalla consapevolezza che sto per compiere uno dei passi più importanti della mia vita, conferendo un significato più intenso a tutto il percorso che mi ha condotto fin qui.

Quali, fra i Paesi visitati finora, è quello che senti di più come “casa”?

Penso che il concetto di casa si leghi molto spesso al sentire il cuore battere alla stessa frequenza di altri cuori. Mi sono sentito a casa quando ho incontrato persone straordinarie con cui si è creato fin da subito un legame indissolubile di fratellanza. Il sud-est asiatico e l’America del Sud hanno un posto speciale nel mio cuore. In queste realtà, infatti, perdo completamente la voglia di rientrare. Forse la mia natura si sposa bene con certi luoghi naturali, certe culture e filosofie del mondo, creando un legame profondo che va oltre la semplice geografia.

E in quali, invece, ti sei “trovato peggio”?

In tutti quei luoghi di cui è pieno il mondo, in cui ho trovato difficile accettare la disparità tra la ricchezza visibile e la povertà nascosta. Certe realtà hanno generato in me un senso di sconcerto e disappunto. L’avidità dell’Uomo mi porta a riflettere sulle ingiustizie sistemiche e fa nascere in me il desiderio di contribuire a un cambiamento positivo. Ad esempio, ho sviluppato un forte impegno per promuovere un turismo sostenibile che possa aiutare popolazioni in difficoltà o in fase di crescita e di sviluppo, contribuendo così a un impatto più positivo sulle comunità locali.

Cosa pensi che sia necessario, a livello emotivo e di mindset, per trasferirsi all’estero?

Per trasferirsi all’estero, è essenziale avere un mindset aperto e flessibile, pronto ad adattarsi a nuove culture e sfide. Dal punto di vista emotivo, è importante essere resilienti, gestire la nostalgia e coltivare una mentalità positiva per affrontare le nuove esperienze con entusiasmo.

Di cosa ti occupi?

Sono un Travel Designer freelance, specializzato nel creare viaggi personalizzati su misura per gli italiani in tutto il mondo.

La mia vita da nomade digitale e viaggiatore appassionato mi consente di trarre ispirazione direttamente dai luoghi che visito, stabilendo collaborazioni sostenibili e connessioni con le comunità locali.

Investo su me stesso ampliando continuamente le mie conoscenze attraverso lo studio d’itinerari, la lettura e la ricerca costante di esperienze uniche. Accumulo, inoltre, esperienze dirette di viaggio e propongo itinerari esperienziali ai miei stessi clienti, modellando le richieste in base al tempo e alle preferenze personali. Questo stile di vita mi permette di avere una connessione più profonda e continua con le destinazioni e, oltretutto, mi tiene aggiornato anche sulle ultime notizie e tendenze dal mondo.

Essere un Travel Designer è più di una professione: è un lavoro che aiuta le persone a realizzare i propri desideri, è una passione che porta alla realizzazione di esperienze straordinarie, autentiche e indimenticabili. Si possiede l’arte di generare percorsi emozionanti, siamo gli artigiani della progettazione e viaggiatori.

Prima di avviare la tua start-up, hai lasciato un lavoro da dipendente. Quando hai deciso di fare il grande passo?

Ho preso la decisione di lasciare il lavoro da dipendente dopo otto anni, durante la pandemia da Covid-19. Ho approfittato di quel periodo per riflettere sulla mia vita, su cosa fare una volta tornato alla “normalità”. Era un passo che stavo meditando da tempo, nutrendo un desiderio crescente di cambiamento. La consapevolezza di non poter continuare a vivere in quel modo stava crescendo dentro di me, poiché sentivo un declino interiore, l’opposto della vitalità che provavo durante i viaggi. Quel momento è stato importante e mi ha dato la forza e il coraggio per fare il grande passo e avviare la mia start-up.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Inizialmente, la mia scelta di abbandonare un lavoro fisso per abbracciare il progetto dei viaggi era un’utopia.Ho coltivato silenziosamente questo sogno e, nonostante le sfide iniziali nel far comprendere la mia scelta, il supporto di coloro che mi circondano è cresciuto man mano che hanno visto la mia dedizione verso quel progetto e la felicità che traevo dalla realizzazione del mio sogno.

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Ci sono mai stati momenti in cui ti sei detto, “Sto facendo una cavolata”?

No, mai pensato. Oggi posso dire con certezza che, piuttosto, la cavolata la fa chi non ci prova.Quando s’intraprende un percorso del genere è essenziale essere determinati e pazienti. Bisogna iniziare quando si è convinti delle proprie scelte, delle proprie idee, quando ci s’impegna e si trova il coraggio di fare quel passo, tutti i giorni, anche quando non si vedono ancora i risultati di quell’impegno. Se le idee sono chiare e le decisioni sono prese oltre che con la testa, anche con il cuore, non si può considerare l’azione come una cavolata. La chiarezza d’intenti è fondamentale in questi momenti. I periodi “no” e gli errori fanno parte del percorso, bisogna esserne consapevoli e non smettere di lottare alle prime difficoltà.

Come ti sei mosso, dal punto di vista pratico e burocratico, per dar vita alla tua start-up?Per dar vita alla mia start-up, ho seguito un approccio meticoloso dal punto di vista pratico e burocratico. Ho dedicato tempo allo studio, alla ricerca e all’applicazione delle conoscenze acquisite. Condurre ricerche di mercato approfondite è stato essenziale per identificare il mio posizionamento. Inoltre, ho seguito attentamente le procedure burocratiche necessarie per la creazione e la registrazione della mia attività, garantendo la conformità con le normative vigenti.

Che consigli daresti ad altre persone che vorrebbero avviare la loro start-up?

A chi vuole avviare la propria start-up, consiglierei d’investire tempo nella comprensione approfondita del settore in cui intende operare. La conoscenza dettagliata del mercato è cruciale. Inoltre, stabilire connessioni con mentori e professionisti del settore, imparare dagli errori propri e altrui e mantenere un approccio flessibile di fronte alle sfide sono elementi fondamentali. La perseveranza e la passione sono chiavi per superare le difficoltà e trasformare un’idea in una realtà imprenditoriale di successo.

La start-up si occupa di Travel Planning. Puoi raccontarci, nei dettagli, che cosa offri e di cosa ti occupi?

La start-up che ho fondato si chiama Hi Voyager Travel Planner e mi occupo di offrire un servizio personalizzato completo ed esclusivo.

Attraverso una consulenza attenta analizzo i desideri, le paure, le preferenze e gli interessi delle persone. Dalla scelta delle destinazioni all’itinerario dettagliato, mi occupo di pianificare ogni aspetto del viaggio, inclusi alloggi, trasporti, attività ed esperienze. L’obiettivo è offrire esperienze personalizzate di viaggio autentiche e indimenticabili, che possano lasciare un’impronta importante nella vita delle persone, adattate alle esigenze specifiche di ognuno e garantendo un’organizzazione senza stress e la massima soddisfazione.

Inoltre, il mio modus operandi, si snoda tramite un’interfaccia collaborativa con professionisti certificati del settore, localizzati in ciascuna destinazione, attentamente individuati e selezionati, acquistando servizi dagli stessi attraverso la collaborazione con un tour operator italiano che mi dà la direzione tecnica. Questo garantisce la conformità con gli standard assicurativi e legislativi necessari per un viaggio sicuro e conforme alle normative di settore.

Hai frequentato la Travel Designer Academy. Che cos’è? Cos’hai imparato da quella esperienza?

Il corso alla Travel Designer Academy di Francesca Pozzan è stato per me determinante. Fare il passo d’investire in me stesso con la formazione è stato fondamentale. La Travel Designer Academy è un percorso di studio e una community fondata da Francesca, una professionista seria e mentore che oggi è anche la mia collaboratrice, fornendomi la direzione tecnica per l’acquisto dei servizi di viaggio in tutto il mondo. A lei devo molto, perché è stata uno sprone nel percorso, ma attenzione: se non sei tu a rimboccarti le maniche e a metterti sotto a studiare e a lavorare, non lo farà nessuno al posto tuo.

Francesca offre le conoscenze fondamentali del turismo, carica positivamente per farti credere il più possibile nei tuoi sogni e mette a disposizione anche strumenti e professionisti con cui confrontarti ma, di base, tutto dipende solo ed esclusivamente da te.

Stefano Di Florio TRAVEL DESIGNER

Pensi che, per diventare Travel Planner, sia necessario frequentare dei corsi o delle accademie, o che sia sufficiente aver viaggiato molto e avere doti personali come l’organizzazione?

Diventare un Travel Planner è possibile sia attraverso l’esperienza pratica sia tramite corsi e formazione specifica. Viaggiare, possedere doti organizzative e di problem solving sono elementi chiave ma una formazione dedicata può fornire una conoscenza più approfondita del settore e delle tendenze turistiche. Sebbene sia possibile praticare il Travel Design senza corsi, una formazione adeguata può conferire una maggiore professionalità e competenza, contribuendo a farti distinguere nel campo. In definitiva, un mix di esperienza pratica e formazione nel settore, è la chiave per eccellere come Travel Planner.

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Cos’è, il viaggio, per te?

Per me viaggiare non è semplicemente visitare un luogo ma capirlo, viverlo, coglierne la sua natura più intima e autentica, sentendomi parte di tutto ciò che mi circonda.

Molte persone credono che viaggiare sia un semplice svago ma non per tutti è così. Per qualcuno è una fuga, per altri è una cura, per altri ancora è l’unico motivo valido per vivere, un modo per scoprirsi, interrogarsi e migliorarsi.

Ogni Paese visitato lascia un segno, apre la mente, gli scenari e le persone fanno riflettere, ci migliorano umanamente e ogni esperienza ed emozione contribuisce ad arricchire un bagaglio che non smette mai di crescere.

Viaggiare significa respirare a pieni polmoni, scoprire culture diverse, conoscere nuove e interessanti persone, nuove lingue, nuovi sapori ma, forse, in poche parole, significa semplicemente arricchire la propria anima.

Perché pensi che, nell’epoca di Internet, le persone debbano affidarsi a un Travel Planner?

In un’epoca in cui l’accesso alle informazioni è abbondante su Internet, le persone dovrebbero considerare l’importanza di un Travel Planner per diverse ragioni.

Pianificare un viaggio potrebbe rivelarsi una vera e propria impresa che richiede tempo, energia e soprattutto una buona dose di dimestichezza con il mondo digitale.

Molte persone non hanno il tempo, le competenze o la fiducia necessaria per affrontare la pianificazione di un viaggio. Un Travel Designer può fare la differenza con le sue soluzioni, supportando a 360 gradi le persone, aiutandole a superare dubbi, ostacoli, limiti, problemi e paure. Questa figura professionale permette ai viaggiatori di godere di un’esperienza di pianificazione senza stress e di concentrarsi appieno sulle emozioni del viaggio.

Proprio perché l’epoca è segnata dall’abbondanza d’informazioni, questo può generare confusione e incertezze. Il Travel Designer si presenta, quindi, come un libero professionista e un alleato prezioso e rassicurante per molte persone.

Stefano Di Florio TRAVEL DESIGNER

Quali sono state le esperienze più intense vissute in viaggio finora?

Tutti i viaggi che ho fatto hanno portato con sé esperienze intense ed emozionanti. Tra le più memorabili ricordo sicuramente l’Amazzonia, le esperienze con gli indigeni sull’isola remota di Sumba, Kelingking Beach a Nusa Penida, le escursioni alle cascate selvagge e ai vulcani indonesiani Ijen e Bromo dell’isola di Java, i trekking a 5000 e 6000 metri di altitudine sulle Ande nel Perù, gli spostamenti in Vietnam e il traffico di Hanoi, un viaggio nell’entroterra del Senegal vissuto con i locali in cui ho percepito la vera essenza dell’Africa, il mio primo viaggio in solitaria in Thailandia a 23 anni… Potrei continuare a parlare di viaggi per ore perché tutti quelli che ho intrapreso mi hanno regalato sensazioni molto forti, stimolanti e ne sono uscito sempre trasformato. Vorrei non smettere e continuare a fare queste esperienze di vita e, chissà, un giorno scrivere un libro al riguardo.

A breve partirai per il giro del mondo. Come ti stai organizzando?

Mi sto organizzando per il mio giro del mondo in modo minimalista e flessibile. Al momento, ho solo un biglietto aereo di sola andata e le prenotazioni per le prime notti in ostello. Ho curato dettagli importanti come assicurazione medica e vaccinazioni. Viaggerò con uno zaino di circa 13 kg, che sarà la mia casa in movimento, e un piccolo zaino con il mio laptop e accessori per lavorare e trasmettere contenuti durante il viaggio.

Sai già quali Paesi visiterai?

Esplorerò il Centro America e l’America del Sud ma, al momento, preferisco mantenere un certo grado di flessibilità e sorpresa nel mio itinerario. Partirò con un’idea generale ma intendo seguire il flusso degli eventi e abbracciare l’improvvisazione. Questo mi permetterà di adattarmi alle variabili del percorso e di cogliere opportunità uniche lungo il cammino.

Hai accennato al fatto che lavorerai in viaggio, puoi dirci di più su come pensi di sostentarti?

Riguardo la questione economica, ho pianificato con attenzione le mie finanze per sostenere il viaggio. Lavorerò in viaggio come già sto facendo da più di un anno a questa parte, sfruttando la flessibilità del mio lavoro di Travel Designer freelance. Questo mi consentirà di mantenere un equilibrio tra l’esplorare nuovi luoghi e il continuare a offrire il mio servizio professionale, garantendomi una continuità finanziaria durante il mio giro del mondo.

Hai qualche ansia o preoccupazione al riguardo?

Nessuna ansia o preoccupazione. Sono pronto. Questo giro del mondo rappresenta il coronamento del mio più grande e stimolante progetto, un sogno che prende vita. Affronto questa avventura con entusiasmo e determinazione, senza spazio per le preoccupazioni. È un viaggio che abbraccio pienamente, consapevole delle sfide, ma pronto a cogliere ogni opportunità che si presenterà lungo il percorso.

Quali esperienze non vedi l’ora di fare e quali Paesi vuoi visitare di più degli altri?

Ci sono così tante esperienze affascinanti che mi stanno attendendo che preferisco lasciare un po’ di mistero sulla mia lista. Non vedo l’ora d’immergermi nelle diverse culture che incontrerò, di esplorare paesaggi mozzafiato e scoprire segreti nascosti. Quanto ai Paesi, c’è un mix di mete intriganti che mi affascina ma preferisco mantenere un tocco di sorpresa e scoperta sulla destinazione principale.

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La tua è una storia di cambiamento. Cos’è, per te, il cambiamento?

Il cambiamento, per me, è la consapevolezza che ogni nuova fase della vita porta con sé opportunità uniche e sfide stimolanti. È l’arte di adattarsi alle mutevoli circostanze, conferendo significato e vitalità al percorso della nostra esistenza. È l’opportunità di crescere, imparare e adattarsi in un flusso costante di nuove esperienze. È la volontà di abbracciare l’ignoto, trasformando le sfide in occasioni di crescita personale. Il cambiamento è il motore che ci spinge a evolverci come individui.

Che consigli daresti ad altre persone che vorrebbero cambiare vita?

Consiglierei di abbracciare il cambiamento con apertura mentale e coraggio. La vita è un susseguirsi di opportunità e, spesso, il vero sviluppo personale si manifesta quando ci lasciamo andare alle sfide. È importante comprendere che la vita non termina se non raggiungiamo determinati traguardi accademici o se decidiamo di abbandonare un lavoro che non ci soddisfa più.Dobbiamo lasciarci guidare dalle passioni e dalle aspirazioni, senza farci limitare dalle aspettative esterne. Le strade sono infinite e la bellezza del cambiamento risiede nella varietà di scelte che si aprono davanti a te.

Bisogna comprendere che l’età è solo un numero e che non esiste un momento “giusto” o “sbagliato” per imboccare nuove strade. La vita è un viaggio e ogni passo che fai contribuisce alla tua crescita personale. Bisogna avere il coraggio di cambiare seguendo unicamente la propria intuizione, abbracciando il cambiamento come un’opportunità e con la consapevolezza che ogni nuova strada può portare a inimmaginabili possibilità e soddisfazioni.

E quali a chi vorrebbe viaggiare di più?

Per chi desidera viaggiare di più, il mio consiglio è quello d’iniziare pian piano. Definisci le tue priorità e risorse e poi pianifica viaggi adatti al tuo budget e alle tue disponibilità. Per cominciare, esplora destinazioni vicine a casa e sfrutta le opportunità di viaggi a breve raggio. Mantieni un approccio aperto e flessibile durante i viaggi, permettendoti di adattarti alle nuove culture e alle sfide inaspettate. Inoltre, considera l’opportunità di viaggiare in modo più consapevole, cercando esperienze autentiche e sostenibili che arricchiscano il tuo bagaglio culturale. Ricorda, infine, che ogni viaggio è un’opportunità di crescita personale e di scoperta, quindi approfitta di ogni momento per imparare e apprezzare il mondo che ti circonda.

Saluta i nostri lettori con una frase che hai letto in viaggio, che ti ha detto un altro viaggiatore o una persona del posto e che ti è rimasta impressa…

Tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto.Amati profondamente, prenditi cura di te, coltiva ogni sogno senza lasciarti condizionare e impara a lasciar andare quello che non puoi controllare.

Ricordati che sei l’unica persona con cui passerai il resto della tua vita.

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