Sebastiano Ramello: vocazione giramondo

“Chi ha detto che l’anima di un giramondo debba essere per forza inquieta? Al massimo, è solo curiosa”. Replica così Sebastiano Ramello, giramondo per vocazione, nato trentasette anni fa in provincia di Cuneo, a chi gli chiede da dove nasce il desiderio di essere in moto perpetuo. E la cosa succede spesso. Semplice, fa capire, i suoi occhi sono rimasti quelli di un bambino, che ha ancora voglia di stupirsi. E solo viaggiando di continuo riesce a placare la fame di tutto ciò che è lontano, diverso, altro. Lo fa da quando era piccolo. In modo diverso. Ci dice: “Perché parlare di inquietudine e non di stabilità dell’anima? Il mio desiderio di viaggiare nasce con me, trentasette anni fa, ed è cresciuto dentro di me giorno dopo giorno, grazie anche alla mia stupenda famiglia di viaggiatori, che mi ha sostenuto e spinto al viaggio, inteso come un’avventura entusiasmante e divertente. Quando ero piccolo mi raccontavano storie di mondi lontani e di viaggi a volte reali, a volte incredibili.  A sei anni c’erano le avventure di mio padre in autostop alla fine degli anni ’60 in Europa. Spesso inventavo viaggi attraverso i boschi intorno alla casa, in cui vivevo allora. Forse il bisogno di viaggiare sta nella continua voglia di scoprire cose nuove e di rimanere un po’ bambino. Solo i bambini riescono a meravigliarsi.  Non c’è inquietudine. Anzi, equilibrio e libertà. Il miglior modo per viaggiare sta nella totale indipendenza. Parlo di quella interiore. Solo così si può apprezzare davvero un viaggio”.

Sebastiano Ramello giramondo

Ma di cosa si  occupa quando non viaggia?

Ho avuto un passato come DJ, fotoreporter in Asia con una giornalista italiana, videodocumentarista di viaggi. In  questi ultimi quattro anni ho fatto del viaggio un lavoro a tutti gli effetti. Sono un  intermediario e un promoter internazionale per quello che riguarda vino, agroalimentare e territorio italiano. Inoltre, scrivo su diverse riviste, tra cui: “Spirito Libero”, dove ho una rubrica mensile che racconta storie di viaggi particolari; Art e Wine, su cui scrivo ogni due mesi articoli riguardanti i nuovi mercati mondiali dell vino.  Poi rappresento il made in Italy sulla rivista USA Santé.

Quando ha cominciato a viaggiare?

Viaggio da sempre. Prima l’ho fatto con la mia famiglia, a volte per bisogno, poi intorno ai sei, sette anni, con la fantasia. A tredici anni ho fatto il mio primo piccolo viaggio da solo. Sono andato in Liguria. Poi sono passato alle regioni confinanti con l’Italia e a ventuno anni il mio grande sogno: un viaggio oltre oceano. E così sono partito per il Mexico alla ricerca degli indios e delle allora tristi situazioni dei campesignos del Chiapas. Dopo questo primo viaggio importante, ce ne sono stati altri, compiuti un po’ ovunque: Centro, Nord America, Canada, Nord Africa, tantissimi in Asia, dove ho attraversato in una moltitudine di modi diversi l’India.

In che senso?

L’ho visitata in canoa, su un dromedario, su una vecchia motocicletta,  al volante di una Ambassador, in autostop attraverso l’Himalaya. E poi Pakistan, Nepal, Cambogia, Laos, Tailandia, Cina, Malesia, Singapore, Indonesia. Ho scalato di recente i più interessanti vulcani del mondo in Java, Borneo e Lombok.

Ramello in India giramondo

Ogni quanto tempo parte?

Da gennaio scorso sono al mio terzo tour del mondo, in gran parte per lavoro, ma anche per piacere e per il gusto della scoperta. Negli ultimi anni sono sempre in viaggio, non esiste più una partenza o un arrivo. Non mi muovo mai con viaggi organizzati, normalmente  organizzo tutto da casa o sul posto, percorrendo il viaggio. Mi muovo con ogni tipo di mezzo: treno, automobile, motocicletta, aereo, quando devo lavorare. Quando lo faccio per piacere, a piedi, in bicicletta, autostop, motocicletta, canoa, per mezzo di animali come nel caso del deserto del Tar su un dromedario, per oltre 600 Km.

Immagino servano tanti soldi. Quindi non tutti possono viaggiare di continuo.

Non occorrono molti soldi. E’ importante credere nel viaggio e, soprattutto, sapersi adattare.  A volte improvvisare. Penso che chiunque lo voglia davvero, lo possa fare. Esiste una piccola comunità di giramondo. Ho tanti amici conosciuti in viaggi passati che incontro spesso  in Paesi differenti. Ritrovandoci, è come se avessimo trasformato il mondo in un unico Paese.

Ramello in viaggio giramondo

Cosa le regala viaggiare?

Un senso di conquista, sogni nuovi, gioia, passione e, soprattutto, mi fa conoscere fatti e cose incredibili, che altrimenti non potrei conoscere e comprendere.

Quando torna in Italia cosa prova?

Mi piace tantissimo tornare in Italia. Per me l’Italia è di sicuro uno dei Paesi più belli al mondo. L’alta qualità della  vita è unica, è tipica dell’Italia. Come vede, amo rientrare nel mio Paese, ma amo anche ripartire e andare a scoprire nuovi luoghi. Non cerco un altro Paese, la mia voglia di andare non sta nel cercare un’altra abitazione, ma nel viaggiare. Per me essere in Italia è sempre viaggiare.

Qual è stata l’esperienza più emozionante?

Sono tante: probabilmente attraversare l’Himalaya in autostop e scalare vette himalayane in solitaria, percorrere foreste attraverso fiumi su una piccola canoa per giorni o essere nel mare del nord su una canoa canadese, attraversare il deserto del Tar su un dromedario, scorrazzare attraverso l’India e studiare la sua cultura su una vecchia Enfield motocicletta anglo indiana come catapultato in un altro tempo, percorrere sentieri in mezzo alle alte vette del Nepal, arrampicarmi su vulcani in Indonesia e passare la notte in solitaria sulla bocca del cratere attivo, vedere il fuoco fuoriuscire dalla terra e grossi boati fare tremare il mio bivacco, arrampicarmi con gli amici sulle pareti delle Gorge du Verdon, camminare tra le strade di New York e sedermi su un cornicione di un palazzo di Harlem, osservare il JFK bridge, guardare gli occhi di un bambino, veder crescere Shianoji, un bambino raccolto dalla nostra famiglia molti anni fa in India, poter viaggiare con tanta gente diversa e dividere lo stesso pensiero.

Sebastiano Ramello per Voglio Vivere Così giramondo

Quella peggiore?

L’assalto che ho avuto in Guatemala nel 1996 durante i trattati di pace, quando con altri viaggiatori, conosciuti sul posto, ho deciso di affittare un furgone e scappare in Belize. Dopo circa due ore un gruppetto di quattro persone a cavallo, con volto coperto e armi nelle mani, ha iniziato a sparare sul furgone, fermandolo. Ci hanno  picchiati, rapinati, poi ci hanno lasciati in una foresta a tanti chilometri dalla capitale senza soldi, né passaporto. Scappando, sparavano per aria. Altra esperienza terrificante, l’ho avuta in Mexico nel DF tanti anni fa, dove ho subito un sequestro durato sette ore. Avevo la pistola puntata alla testa. Una lunga storia. Queste sono sicuramente le esperienze peggiori, ma svaniscono in un attimo, se penso alla bellezza dell’andare.

Dove pensa di non tornare mai più?

Non lo so, ho imparato a non dire mai.

Viaggia da solo? E cosa porta con sé?

Sì, viaggio da solo, ma non sono mai solo. Con me ci sono sempre la mia famiglia e i fantastici luoghi che mi circondano. Porto il meno possibile, l’ indispensabile.

Sebastiano Ramello in moto giramondo

Prova nostalgia dell’Italia quando è fuori?

Sì, a volte anche molta. Soprattutto quando sto male fisicamente, quando sono ammalato e solo o a volte quando non ho niente da mangiare.

Il ricordo che porterà sempre con se?

La mia famiglia, gli occhi dei tanti bambini incontrati, la gente che mi ha aiutato, tutte quelle persone a volte allontanate dalla società per stupidi pregiudizi, il cielo del Ladak.

Viaggiare: uno status, una dimensione dell’anima: se non potesse più viaggiare, cosa succederebbe?

Sa, con questa domanda mi ha fatto pensare. Se non potessi più viaggiare fisicamente, continuerei a farlo con i miei sogni. Continuerò a farlo sino alla mia morte.

RAMELLO  giramondo

Quali Paesi  mancano alla lunga lista di quelli che ha già visitato?

Mi piacerebbe attraversare lo Yukon, il fiume, partendo dal Canada, fino all’Alaska, la Mongolia. E poi, vorrei vedere le catene montuose del Karakorum.

Consigli a chi voglia vivere per viaggiare?

Semplice, uscire dalla porta, mettere un piede davanti all’altro e iniziare a viaggiare, anche perché il movimento è l’essenza del viaggio e l’importante non è dove andare, ma andare.

Lo scrittore, il pittore o  il regista che abbia meglio di tutti rappresentato la dimensione del viaggio?

Sono tanti: Gesù, Jack Kerouac, eccetera…

Allora per non smetterà di viaggiare?

Non lo so, lo scoprirò viaggiando

Per scrivere a Sebastiano:

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Il suo blog:

www.elloconelmondo.blogspot.com