Prendere coscienza di se stessi

Siedi in posizione comoda, scalzo, poggia bene l’intera pianta del piede a terra. Verifica che la colonna sia in posizione retta, il palmo delle mani poggia sulle ginocchia.

Il collo segue la linea della colonna. Tratta di assumere coscienza del tuo corpo, ricordi di avere un corpo vero? Sintonizzati con le sensazioni che ti generano i piedi che poggiano a terra; senti caldo, forse freddo, fastidio, piacere ecc. Senti la pressione del sedere sulla sedia?

Senti la pesantezza o la leggerezza della posizione seduta, caldo o forse freddo… senti la colonna retta? Contemporaneamente a questo esercizio delle sensazioni prova a concentrarti per rilassare tutti i muscoli del corpo che in questa postura non necessitano tensione.

Fai uno scanner del tuo corpo partendo dalle dita dei piedi, passando per la pianta e il collo del piede, la caviglia, le cosce, il sedere, le dita delle mani, polso, avambraccio e braccio, petto, schiena e spalle, collo, faccia e testa.

Rilassa tutto ciò che non ti serve in tensione per mantenere questa semplice postura.

Adesso prova ad essere cosciente della respirazione. Soffermati sull’aria che entra nelle narici quando inspiri, senti l’aria che esce quando espiri.

Senti la sensazione che ti procura l’aria entrando; è come sfiorasse delicatamente le mucose interne del naso no?

E non è forse fresca quando entra e più calda quando esce? Prova a concentrarti sulla respirazione, a percepire queste sensazioni e magari a trovarne altre solo tue.

Lavora con la respirazione per qualche minuto e poi torna ai piedi, come stanno i tuoi piedi? Ricordi ancora di avere 2 piedi che poggiano a terra vero?

O forse te n’eri dimenticato concentrandoti sulla respirazione o peggio ancora già nella fase del rilassamento del corpo. Dunque, fissando la coscienza sul mantenere il corpo rilassato e sentendo la respirazione, torna alle sensazioni che ti danno le parti del tuo corpo. Scegli una parte qualunque e mettiti in ascolto: rileva la sensazione (può essere qualsiasi sensazione: caldo, freddo, prurito, formicolio, pulsazione, vibrazione, ecc.) e osserva la tua reazione a quella sensazione.

Come dice Krishnamurti, la sensazione e la reazione alla sensazione è la tua realtà. Tutto ciò che in questo momento si trova dentro e fuori di te, che non sia la percezione della sensazione e la tua reazione alla sensazione è illusione ovvero non è la tua realtà, ovvero non esiste.

E’ importante saper distinguere tra realtà e illusione e una vita intera passata nel tentativo di distinguere tra realtà e illusione non sarà una vita sprecata.

La nostra realtà è la nostra verità. Approfondiamo la nostra realtà orientando l’attenzione di forma cosciente al nostro centro intellettuale, al nostro centro emozionale e al nostro centro istintivo/motrice. Tutte le volte che non facciamo questo coscientemente stiamo vivendo meccanicamente ovvero incoscientemente, ovvero non stiamo vivendo.

Tutte le volte che cadiamo nel modello “pilota automatico” sperimentiamo una “piccola morte”, non onoriamo questa vita, non siamo coscienti. Adesso chiudi gli occhi, imposta il timer a 10 minuti e prova a fare l’esercizio descritto sopra.

Ti consiglio di seguire la lettura solo dopo aver fatto questo esercizio, ti darà calma e una rinnovata attenzione per approcciare meglio la comprensione di quanto verrà.

Riapri gli occhi adesso.

coscienza

Dalle civiltà più antiche, le antiche scuole del mistero studiano l’essere umano come l’unione di 3 centri, indipendenti eppur relazionati. Siamo costituiti da un centro motrice (espressione e movimento del corpo fisico di cui possiamo essere coscienti), centro intellettuale (mente), centro emozionale (emozioni), più un centro istintivo che si occupa di mantenere il nostro corpo funzionante che ne siamo coscienti o meno (il cuore batte indipendentemente dalla nostra volontà, cosi come il sangue circola e le migliaia di reazioni chimiche funzionali alla vita biologica accadano contemporaneamente e a prescindere da noi…se dovessimo ricordarci di respirare saremmo fritti).

L’unione dei 3 centri, sotto il controllo di un “Io permanente” rappresenta l’esercizio della nostra coscienza. Se dovessimo approcciare la questione del “chi siamo”, possiamo dire brevemente che siamo questa coscienza.

Senza indugio, evitando speculazioni e filosofie, possiamo accettare che non siamo questo corpo. Diciamo che questo corpo, con il quale normalmente ci identifichiamo, è il veicolo con cui la nostra anima (coscienza) può manifestarsi in questo mondo materiale, nel pianeta Terra, assecondando le leggi cosmiche di questa dimensione.

E’ importante intendere questo passaggio. Per esistere in questa dimensione, lo spirito, ha bisogno di un corpo fisico (altrimenti non può manifestarsi). Lo spirito si incarna nella materia. Il corpo fisico è la nostra materia, il mezzo di trasporto del nostro spirito, il vettore che ci permette di muoverci e manifestarci.

Per questo si dice di onorare il nostro corpo e rispettarlo con la massima sacralità e auto-protezione di cui siamo capaci, è il “tempio della nostra anima”.

Per ora limitiamoci a dire che lo spirito ha bisogno di incarnarsi per fare esperienze, per imparare, per pagare debiti contratti e per riscuotere crediti (ovvero permettere ad altri di pagare i propri debiti). Lo spirito accumula apprendimento ed esperienza grazie alla coscienza.

La coscienza è l’interfaccia tra corpo e spirito e si serve dei 5 sensi per incidere le esperienze nella memoria dell’anima. Tuttavia l’esercizio non è cosi semplice tanto meno automatico. Introduciamo qui il concetto di personalità ed essenza.

La personalità è la sovrastruttura che abbiamo accumulato dal momento della nostra nascita sino a questo momento; la somma dei condizionamenti sociali, dell’educazione parentale, di ciò che abbiamo appreso.

E’ il nostro carattere nella sua espressione più mentale, in un certo senso è come “crediamo che dovremmo comportarci di fronte alla vita”.

Si tratta di un’apparenza, di una costruzione psichica del nostro ego imbevuta delle nostre paure, debolezze e proiezioni.

La cosa peggiore è che a meno di qualche essere illuminato o di pochi che stanno realmente facendo un lavoro di auto conoscenza profonda su di se, siamo controllati e posseduti da questa personalità; crediamo di pensare, parlare e agire con consapevolezza quando in realtà chi sta pensando, parlando e agendo è la nostra personalità e noi siamo solo spettatori, quasi sempre inconsapevoli.

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Ciò che neanche sappiamo è che alla domanda “chi siamo”, ciò che più si avvicinerebbe alla risposta corretta è la nostra essenza, che nè sappiamo di avere, figurarsi se possiamo conoscerla. Per esperienza personale sappiate che per avvicinarsi alla propria essenza bisogna raggiungere un grado di spiritualità molto elevato.

E’ necessario risvegliare il vero amore e la coscienza spirituale nel proprio cuore, consegnarsi ad un cammino spirituale veritiero ed aprirsi ad esso senza “se e senza ma”, con una fede assoluta, accettazione di qualsiasi sforzo per un proposito superiore, la liberazione del proprio essere.

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Nella pratica è possibile raggiungere la propria essenza con la pratica prolungata di meditazioni profonde come il Vipassana, lo studio di sistemi di conoscenza di se come il Quarto Cammino o consacrando assiduamente medicine ancestrali come le piante maestre di potere (Ayauaska) all’interno di un cammino sciamanico serio e veritiero. Nel mio caso è l’unione dei 3.

La coscienza è l’interfaccia tra corpo e spirito e si serve dei 5 sensi per incidere le esperienze nella memoria della nostra anima.

Tuttavia l’esercizio non è cosi semplice tanto meno automatico perchè l’esperienza è il prodotto delle impressioni che sono spesso fuorviate dalla personalità. Lo spiego con un esempio. Supponiamo di “sentire” freddo.

Il nostro corpo fisico sta sperimentando attraverso il senso del tatto, l’esperienza del freddo. Se non esistesse la personalità, questa esperienza sarebbe registrata nella memoria della nostra anima così com’è, pura e oggettiva. Tuttavia ciò non accade a causa della personalità. Quest’ultima funziona come un filtro e fa si che quello che viene registrato nella memoria della nostra anima non è l’esperienza oggettiva del freddo bensì la nostra percezione soggettiva del freddo (resa soggettiva dal nostro vissuto del freddo ad esempio).

Registriamo quindi “l’impressione” che riceviamo da quella sensazione. L’impressione carica di soggettività l’esperienza allontanandoci dalla reale sperimentazione e registrazione di quella esperienza secondo la sua reale natura. Siamo costantemente chiamati alla coscienza delle nostre esperienze, sapendo che quasi sempre non stiamo apprendendo l’insegnamento “reale” dell’esperienza bensì un suo riflesso filtrato dalla nostra personalità, ovvero un’impressione.

Tuttavia la personalità è la nostra protezione, fino a quando non saremo illuminati, ovvero fino a quando non vivremo secondo la nostra essenza, fino a quando non avremo la “coscienza” piena dei nostri pensieri, sentimenti, parole e azioni in ogni istante della nostra vita, abbiamo bisogno di un programma (personalità) in cui sono codificate le nostre reazioni alle sensazioni in modo da poterle attivare in automatico.

Non bisogna dimenticare però che questa “protezione” è al tempo stesso l’ostacolo alla nostra illuminazione; fino a quando manterremo attivo il set di reazioni automatiche, non staremo dando spazio alla vera coscienza. Con equilibrio, volontà e sforzo calibrato, il lavoro è uscire allo scoperto della personalità per esercitare poco alla volta la coscienza della nostra essenza.

Il primo passo è dare una possibilità concreta a quanto riportato in questo articolo. Mettete alla prova quanto detto, investigatelo per vostro conto, non secondo l’opinione di altri. Esperienziatelo per vostro conto.

Il secondo passo è iniziare a lavorare sull’auto-osservazione. Immaginate una doppia freccia, una che punta verso l’esterno e una che punta verso di voi. In qualunque situazione vi troviate osservate cosa accade a queste 2 frecce, ovvero all’osservato e all’osservatore.

Dirigete l’attenzione verso queste 2 frecce ed osservate. Adesso state dirigendo l’attenzione verso queste parole (freccia che punta verso l’esterno, ovvero l’osservato) ma non dimenticate di dirigere contestualmente l’attenzione verso l’interno, voi stessi, osservatore; come vi state sentendo leggendo queste parole e perchè.

cambiare vita

L’auto-osservazione è chiave per iniziare uno studio serio di conoscenza di se. Avere “coscienza di se” e dell’universo che ci circonda è la condizione necessaria, tuttavia non sufficiente, affinchè ciascuno di noi possa costruire il senso di questa incarnazione terrena.

Il primo lavoro da fare è renderci conto della nostra meccanicità, quindi lavorare duro per uscire da questo stato di coscienza “dormiente”, sfruttare i momenti di vera coscienza per connetterci con quella parte di noi più saggia che ci “ricorda” ciò che siamo venuti a fare e infine “agire”, realizzare lo scopo di questa incarnazione.

Il cammino è lungo e difficile. Sono pochi coloro che nella vita entrano in contatto con un vero maestro, con una “scuola del mistero” e ancor meno quelli che hanno il coraggio, la forza e la fede sufficiente per percorrerlo.

La maggior parte resta nell’ignoranza, una parte si fermerà a qualche buon consiglio trovato in un libro o un seminario, solo alcuni di questi lo capiranno a livello intellettuale, saranno ancor meno quelli che riusciranno a “comprendere” attraverso l’esperienza.

Ogni mattina ringrazio il Grande Spirito per aver incontrato “un cammino serio e veritiero” ed avere la sufficiente forza di volontà e determinazione per percorrerlo con amore, umiltà e sincero spirito di servizio.

Aho Mitakuye Oyasin, per tutte le mie relazioni

Pierluigi Giarrusso