Silke è una giovane ragazza che, come tanti suoi coetanei, decide di lasciare la sua casa, la sua famiglia, il suo Paese per trasferirsi in un’altra città. Ha voglia di novità, di mare e di colori, ed è per questo che sceglie Marsiglia come sua nuova patria. Ragazza, ma non ancora donna, rinuncia al benessere della sua vita privilegiata per trasferirsi in un micro appartamento vicino al porto, lasciandosi alle spalle lo sfarzo della villa di famiglia e il soffocante controllo di genitori ossessionati dalle regole, ancorati alle tradizioni e devoti al culto della reputazione più che all’amore o alla verità. Fin dal primo istante, Marsiglia coinvolge Silke nel suo alveare di esistenze complicate.

Può sembrare una delle tante storie che raccontiamo qui, sul nostro magazine, e invece è la trama dell’ultimo romanzo di Nicola Lecca, scrittore sardo, che ha da poco pubblicato “I colori dopo il bianco” edito da Mondadori. Giovanissimo ha al suo attivo numerosi libri. La sua raccolta di racconti Concerti senza Orchestra (Marsilio 1999) è stata finalista del premio Strega. All’età di ventisette anni ha ricevuto il premio Hemingway per la letteratura. Ha scritto, fra l’altro: Ritratto Notturno (Marsilio 2000), Ho visto Tutto (Marsilio 2003) Hotel Borg (Mondadori 2006), Ghiacciofuoco (Marsilio 2007 scritto con Laura Pariani) e Il corpo odiato (Mondadori 2009). Si definisce uno scrittore nomade avendo abitato a lungo in molte città europee. Ed è proprio dall’Europa che muove il suo ultimo romanzo. Per scriverlo ha girato per 4 anni mezza Europa raccogliendo appunti nei tanti caffè in cui sostava. Un libro scritto a mano che ha il sapore di un’epoca ormai andata, ma che nella trama è terribilmente attuale. Abbiamo intervistato l’autore che ci parla di sé e della sua ultima opera letteraria.

nicola lecca

Nicola è da pochissimo uscito il tuo ultimo romanzo, “I colori dopo il bianco”. Perché questo titolo?

«Perché alla monotonia del bianco ho sempre preferito l’infinita coloratura del caos».

Hai girato mezza Europa per scriverlo, visitando 300 città e vivendo stabilmente in sette. Dove sei stato esattamente?

«Ho vissuto a lungo a Londra, Venezia, Barcellona, Visby, Vienna, Innsbruck e in Ungheria, ma anche a Reykjavìk, in Islanda».

Che tipo di esperienza è stata per te questa?

«Come Sant’Agostino e Heidegger anche io sono convinto che vivere sia incontrarsi col mondo: per confrontarci con gli altri e andare alla ricerca di un destino che finalmente ci assomigli».

Quale città o Paese ti ha colpito di più?

«Sicuramente Marsiglia, dove ho ambientato il mio ultimo romanzo. Mi sono innamorato fin da subito di questa città. Un colpo di fulmine per un luogo vero, autentico: che ha il coraggio di mostrarsi per come realmente è. Un posto “umano” in cui l’imperfezione è un vanto. In cui l’errore può finalmente essere accettato. E qui vorrei citare De André: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior….”».

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In quattro anni hai raccolto appunti nei caffè di mezza Europa. Un libro scritto interamente a mano. Hai viaggiato da solo per tutto il tempo. Non deve essere stato semplice. Un viaggio fisico alla scoperta di luoghi, certo, ma anche un viaggio alla scoperta di te stesso?

«Mi trovo perfettamente a mio agio tanto da solo quanto in compagnia. Tanto a Vienna quanto a Venezia. Tanto a Cagliari quanto in Danimarca».

La protagonista del romanzo, Silke, è stanca di Innsbruck. Per vivere a pieno sceglie Marsiglia. Ha voglia di novità e non importa se tutto questo comporterà mille sfide. Come lei sempre più giovani italiani scelgono di andare a vivere altrove, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Cosa ne pensi di questo che ormai non più un fenomeno, ma una realtà dei nostri giorni?

«Penso che sia molto positivo mettersi in discussione ed esplorare l’altro da sé per sfuggire alla tentazione dell’abitudine».

Nei tuoi libri è ricorrente il tema del cambiamento. Penso a “Hotel Borg”, “Ritratto Notturno” e “Il Corpo Odiato”. In ognuno di essi i protagonisti a un certo punto decidono di cambiare vita, di reinventarsi in un altro luogo. Come dici nel libro: «Il destino non esiste. Il destino sei tu». Che cosa è per te il cambiamento?

«Cambiare significa aprirsi al mondo e agli altri. Dimenticarsi si sé. Liberarsi dal macigno del narcisismo».

Vivi a Cagliari, ma sei uno scrittore nomade. Hai abitato a lungo a Reykjavík, Visby, Barcellona, Venezia, Londra, Vienna e Innsbruck. Cosa rappresenta per te il viaggio?

«Opportunità, scoperta, emozione, incanto».

In quale città ti piacerebbe vivere stabilmente? E perché?

«Non vivo stabilmente in nessuna città. Sono uno scrittore nomade».

Sei giovane ma hai all’attivo già tantissime esperienze e pubblicazioni. A soli ventisette anni hai ricevuto il premio Hemingway per la letteratura. Le tue opere sono presenti in quindici Paesi europei. Che consigli daresti a chi come te ha la passione per la scrittura e ne vorrebbe fare un lavoro?

«Passione, talento, disciplina e grande rispetto per il lettore».

Progetti per il futuro?

«La vita. Ovunque».

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I lettori che volessero scrivere all’autore possono farlo inviando una e-mail a info@nicolalecca.it .

Questo invece il suo sito personale:

www.nicolalecca.it.

La sua pagina Facebook ufficiale:

www.facebook.com/NicolaLeccaScrittore/.

(Foto di Francesco Berni)

Di Enza Petruzziello