In Australia tutto sembra possibile

Speaker radiofonico, nella terra dei canguri cura un programma dedicato agli expat italiani

A cura di Enza Petruzziello per Voglio Vivere Così Magazine

 

Ha brandito le sue cuffie volando fino in Australia, dall’altra parte del mondo. Lui è Massimiliano Gugole, speaker radiofonico veronese, da 3 anni e mezzo ad Adelaide dove conduce con successo “C’è tempo” su Radio Italia Uno, community radio locale. Nel programma c’è una sezione in cui ogni weekend chiacchiera per una ventina di minuti con un “viaggiatore” italiano, qualcuno che ha lasciato il Paese per vari motivi, spesso poi raccontando la propria esperienza online. Quarant’anni compiuti quest’anno, Massimiliano nella vita ha fatto molti lavori, cercando sempre di sbarcare il lunario, ma senza dimenticare le sue ambizioni. Receptionist in hotel, assistente in un’agenzia musicale, filmmaker, insegnante di lingue e tecniche video. Oggi, oltre al suo lavoro di speaker, è assistente “di volo” sui treni australiani. «Se c’è un elemento comune tra tutti i miei lavori è quello di essere coinvolto negli aspetti della vita che amo di più: la cultura, l’arte, l’istruzione, il viaggio», ci racconta.

Massimiliano Gugole

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Massimiliano quando e perché hai deciso di trasferirti in Australia?

«Ho viaggiato per un anno in Australia con il Working Holiday Visa durante gli anni universitari. Il Paese mi colpì moltissimo per la sua bellezza, ma ancor più per la gente che dimostrava una serenità e una rilassatezza che non vedevo attorno a me in Italia. Ci tornai poi per un anno di studi dopo l’università e da allora il tornarci per una vita più semplice e ambiziosa è stato un pensiero ricorrente. Le leggi di immigrazione australiana sono però molto severe e per molti anni non sono riuscito a soddisfare tutti i criteri. Caso (Provvidenza manzoniana?) volle che una volta lasciato il mio lavoro storico, sentendo di averne esaurito le potenzialità, e in un momento in cui lavoro e vita privata non erano al meglio, la mia domanda di sponsorizzazione sia stata accettata dallo stato del South Australia».

Quindi conoscevi già questa parte del Paese?

«Conoscevo bene l’Australia, ma lo Stato che mi ha sponsorizzato mi era piuttosto ignoto. Una delle condizioni del mio visto era il risiedere qui per almeno due anni, quindi sì, arrivato ad Adelaide ero in una città a me del tutto sconosciuta».

Che cosa non ti piaceva più della tua vecchia vita in Italia al punto da spingerti ad andare via per sempre?

«Quello che non mi piaceva, e non mi piace, è la mancanza di prospettive. In Australia senti i ragazzi che studiano e ti dicono il perché lo fanno e dove vogliono arrivare, in modo ragionato e realistico. Vedi adulti che investono o fanno un corso per reinventarsi a 30, 40, 50 anni. In Australia le cose sembrano possibili. Non è sempre facile e non è detto che funzioni sempre, ma già la percezione della possibilità è una sensazione indescrivibile, qualcosa che avevo quando ero piccolo ma che poi negli anni avevo perso».

Prima di approdare definitivamente ad Adelaide, hai vissuto in altre città e Paesi?

«Ho vissuto in Galles per circa un anno, lavorando in una casa di produzione video. Un paese piccolissimo, molte più pecore che persone. Case antiche, aristocrazia, la pioggia costante e il sole che quando usciva rendeva tutto glorioso, bellissimo. Tutto un altro mondo rispetto a qui».

Trasferirsi in Australia è molto diverso dal trasferirsi in Spagna, Inghilterra e comunque altri posti vicino all’Italia. Tu hai deciso di andare dall’altra parte del mondo. Come sono stati gli inizi qui? C’è qualcuno che ti ha aiutato o hai fatto tutto da solo? Penso all’accoglienza, alla ricerca di una casa e di un lavoro.

«Me la sono dovuta cavare praticamente da solo. L’azienda per cui avevo lavorato appena prima di partire era fallita, lasciandomi con pochissimi soldi, molti meno di quanto avevo pianificato di avere per i primi mesi. Già dopo il primo mese pensavo che sarei dovuto tornare. Poi invece…».

Poi invece sei rimasto, e adesso vivi ad Adelaide, la capitale dell’Australia meridionale, da circa tre anni e mezzo. Come è la vita qui?

«Adelaide è una città tranquilla. Non offre le possibilità di carriera di città come Sydney o Melbourne, ma costando molto meno, garantisce una qualità di vita elevata con sforzi minori. Ci sono bellissime spiagge e alcuni dei migliori vini australiani vengono prodotti qui. È un po’ al di fuori della maggior parte dei circuiti turistici, anche per ragioni legate alle dimensioni del paese, per cui i viaggiatori con un tempo limitato si vedono costretti a fare delle scelte».

Per quanto riguarda il costo e la qualità della vita hai notato differenze con l’Italia?

«La vita in Australia costa sicuramente molto di più che in Italia. Gli affitti sono mediamente più alti, ma ci sono differenze. Dove abito io i prezzi sono certamente più alti ma ancora abbordabili. A Sydney i costi sono stratosferici e molti australiani possono confermare che anche per loro sarebbe difficile permettersi una vita lì. Come nella maggior parte del mondo, la benzina costa meno, anche se non poco come negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la spesa e tutto il resto, ci si trova di certo a spendere di più. I redditi però sono molto più elevati quindi se per il turista l’Australia è costosa, per chi ci vive e ci lavora le possibilità di risparmio sono maggiori che in Italia».

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Dove vivi e in generale in Australia ci sono opportunità lavorative per i giovani che come te vogliono trasferirsi all’estero? E se sì, quali?

«Adelaide offre forse un po’ meno come possibilità di lavoro. Specie per alcuni settori, molti giovani di qui preferiscono spostarsi nelle grandi città. Infermieri, insegnanti, ingegneri e molti altri lavori non mancano. Il modo migliore per farsi un’idea è dare un’occhiata a Seek.com.au o alle liste pubblicate dal governo federale o dai singoli stati come professioni richieste (Lists of Eligible Skilled Occupations). Per chi invece non pensa a trasferirsi ma ad altri tipi di esperienza come una Working Holiday o lo studio in un’università australiana, è di solito piuttosto semplice e rapido trovare un lavoretto in vari settori, specie in uffici, alberghi, ristoranti e bar, anche ben pagato».

Prima ci hai parlato delle difficoltà di ottenere i visti. Dal punto di vista burocratico l’iter per ottenerli è infatti piuttosto rigoroso e spesso scoraggia quanti vorrebbero trasferirsi. Gli australiani, lo sappiamo, sono severi per ciò che concerne i nuovi ingressi nel Paese e hanno leggi molto ferree. Tu, dopo anni, hai ottenuto una sponsorizzazione. Puoi spiegarci meglio come funziona e in che cosa consiste?

«Gli australiani, tramite il governo o privati, possono sponsorizzare solo quelli che rientrano in categorie professionali considerate necessarie per il Paese, dove l’offerta interna non è sufficiente. Per un privato, la sponsorizzazione è costosa, quindi è necessario trovare qualcuno che davvero crede in te. C’è che ci riesce dopo avere lavorato per breve tempo qui da studente o con il WHV. Per il governo, esiste una lista federale e liste statali, che aggiungono professioni più richieste a livello locale. La mia esperienza, le mie qualifiche e il mio inglese mi hanno permesso di soddisfare tutti i requisiti qui in South Australia. Dopo tanti anni di fatica, fu un’incredibile sorpresa ricevere l’e-mail che mi diceva che la mia domanda, fatta online nel giro di pochi minuti, era stata accettata».

In Australia sei il conduttore di “C’è tempo”, un programma su Radio Italia Uno, una community radio di Adelaide. Nel programma c’è una sezione in cui chiacchieri di volta in volta con diversi “viaggiatori”, spesso expat che come te hanno deciso di trasferirsi altrove. Che cosa hanno in comune le persone che sono andate via?

«Per continuare e mantenere vivi la lingua e il mio spirito creativo, mi sono divertito a creare questo programma con gli amici di Radio Italia Uno. Le interviste mi hanno permesso di incontrare tanti italiani che fanno tanto in giro per il mondo. Gli elementi comuni sono pochi, perché le storie sono diverse. L’insoddisfazione che ti porta fuori può avere ragioni professionali, personali, sentimentali. Quello che accomuna un po’ tutti (e mi ci metto dentro anch’io) è l’accettazione di condurre una vita divisa, l’avere una doppia anima, una doppia anima, con le possibilità e le opportunità, ma anche le contraddizioni e i dolori che questo comporta. A questo aggiungerei la voglia di raccontarsi, specie attraverso la rete, non per vanità, ma per un sincero desiderio di condividere e poter essere di aiuto ad altri che meditano una strada simile».

C’è una storia che ti ha colpito più delle altre?

«Apprezzo tutte le individualità e sono grato a tutti quelli che hanno condiviso i loro percorsi di vita con me. Ci sono storie che mi stupiscono di più, perché forse mi sono più lontane. Poche settimane fa ho parlato con Matteo dall’Arabia Saudita, un paese chiuso agli occhi del mondo. Sono riuscito a capirne un po’ di più. A questo aggiungi che proprio in quei giorni a lui e a Valentina, sua moglie, stava per nascere la primogenita. Far nascere una figlia in Arabia Saudita e raccontarsi da italiano, davvero interessante».

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Quali consigli daresti a chi come te sta pensando di trasferirsi all’estero?

«Trasferirsi all’estero vuol dire investire su se stessi. Ci si sente egoisti a volte, perché si abbandona tutto e tutti. A volte però questa spinta è irresistibile, per i motivi più vari. Se è così, fatelo. Fate tanta ricerca, raccogliete più dati possibili. Risparmiate più che potete negli ultimi mesi in Italia, per darvi tempo e non dover prendere decisioni affrettate una volta all’estero. Provateci, non è per tutti. Se dovete tornare, non sarà un problema. Se invece trovate la vostra strada in un nuovo paese, avrete la fortuna di vivere due vite, quella di prima continua».

E a proposito di vite, come è cambiata la tua da quando abiti qui? E quali sono, secondo te, i vantaggi e gli svantaggi di vivere in Australia?

«La mia vita qui è più serena, ho meno preoccupazioni. Ho anche momenti di solitudine, perché le mie relazioni qui sono tutte piuttosto recenti. Posso pensare al futuro però e questo è forse il regalo più grande che mi sono fatto. L’Australia offre sicuramente una qualità di vita superiore all’Italia, in termini di reddito e mobilità professionale. Manca della profondità culturale, della tradizione europea e a volte può sembrare superficiale, ma questo dà un senso di libertà, di leggerezza, di eterna gioventù».

Ti sei mai pentito di essere andato via dall’Italia e ci torneresti?

«Ci sono giorni in cui avrei voluto riavere quello che avevi in Italia, specie la vicinanza della mia famiglia. Mi rendo però conto che la vita è fatta di scelte e tutto non si può avere quindi credo di aver fatto la scelta più giusta. Se dovessi tornare indietro lo rifarei e se potessi riscrivere la mia vita mi sarei trasferito qui più giovane».

Progetti per il futuro?

«Dopo circa tre anni di lavoro, sono riuscito a mettere assieme i risparmi necessari a comprare casa. Con mutuo, si intende. E questo comporta anche scegliere un posto dove vivere a lungo termine, cosa che non ho ancora scelto veramente. Nuove opportunità professionali e, chissà, relazionali potrebbero spingermi al di là di Adelaide. Lo scopriremo solo vivendo».

Per contattare Massimiliano Gugole questo il suo account LinkedIn:

https://www.linkedin.com/in/massimiliano-gugole-78615369/.

Qui il suo profilo Instagram: https://www.instagram.com/sadmadbadradmax/.

Questo, invece, il sito di Radio Italia Uno: http://radiounoadelaide.com.au/italian/home/.