Marino: ho lasciato l’Italia alla volta di Buenos Aires

Marino è arrivato a Buenos Aires, in Argentina, con le idee chiare: fare del suo meglio per scrivere e cantare canzoni in spagnolo.

“Le case discografiche che operano in Italia nel settore musicale non sono più interessate a cercare e investire in possibili talenti. Credo che questo avvenga perchè pescano dai talent shows televisivi quei personaggi che già hanno una buona presenza di followers sui social e quindi li spremono fino a che va bene a loro e poi li buttano. Non ha importanza se il personaggio è valido artisticamente, è importante che, con azioni di comunicazione e marketing, le case discografiche riescano a renderlo vendibile e a guadagnare su di lui”ci dice, che non sa ancora se Buenos Aires è la città giusta per realizzare i suoi sogni.

La scelta è ricaduta sulla città argentina perchè non è troppo diversa dall’Italia. Alcuni aspetti della vita lì, inoltre, costano meno rispetto ai prezzi che ci sono nel Bel Paese (come il cibo). Per il futuro, Marino spera, quindi, di realizzare i suoi sogni nell’ambito musicale e, se mai dovesse stufarsi di Buenos Aires, sarebbe pronto a ricominciare in un’altra città estera!

Marino Magnabosco

Ciao Marino, quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Ciao a tutti, mi chiamo Marino e sono qui a Buenos Aires da 5 mesi perché le case discografiche che operano in Italia nel settore musicale non sono più interessate a cercare e investire in possibili talenti. Credo che questo avvenga perchè pescano dai talent shows televisivi quei personaggi che già hanno una buona presenza di followers sui social e quindi li spremono fino a che va bene a loro e poi li buttano. Non ha importanza se il personaggio è valido artisticamente, è importante che, con azioni di comunicazione e marketing, le case discografiche riescano a renderlo vendibile e a guadagnare su di lui.

Come mai hai scelto proprio Buenos Aires?

Ho scelto l’Argentina perché è una seconda Italia. La metà degli argentini ha discendenza italiana e, quindi, per me è più facile rapportarmi con loro. Inoltre, qui la vita costa un po’ meno rispetto all’Italia e magari ci sono più possibilità di rendere commercializzabile il mio lavoro di produzione di canzoni. Nella sola città di Buenos Aires ci sono 97 associazioni o gruppi di miei connazionali, rappresentanti di tutte le regioni italiane.

Quando sei andato nel Paese per la prima volta e cosa ti ha colpito di più?

Non mi ha colpito nulla di particolare. Lo stile di vita di qui è simile a quello italiano ed io non frequento molte persone del posto per capire meglio le possibili differenze tra l’Italia e l’Argentina. Può colpire il basso costo dei trasporti, sia pubblici sia per quanto riguarda i taxi, ma anche il continuo aumento dei prezzi dei prodotti da una settimana all’altra. Un altro aspetto che può risultare toccante per molti sono le persone che dormono per strada, anche se io le vedo poco perché abito in un quartiere di qualità medio-alta.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Non ho famiglia quindi non ho avuto grandi reazioni da parte di altri.

Come ti sei organizzato prima della partenza?

Ho cercato un punto di appoggio. Conosco una persona, un musicista, che vive a Buenos Aires e, tramite lui, ho affittato la stanza dove abito. L’importante, per me, era avere un posto dove dormire e una linea Internet per potermi collegare con l’Italia e, per estensione, con il mondo.

Cosa rende Buenos Aires la città ideale per il tipo di attività che svolgi?

Devo ancora capire se Buenos Aires è la città ideale per quello che voglio fare. La mia idea è quella di scrivere e cantare canzoni in spagnolo, non solo per il mercato argentino, ma per la ventina di nazioni che parlano spagnolo e, quindi, che possono eventualmente apprezzare il mio lavoro. Le canzoni che scrivo in italiano sono e rimangono solo per un possibile pubblico italiano, dato che la lingua italiana non ha una diffusione massiccia come quella spagnola.

Marino Magnabosco

Quando hai lasciato l’Italia con questa idea nella testa, sapevi già come muoverti per trasformarla in realtà o hai scoperto tutto sul posto, passo dopo passo?

Ero partito con delle idee. Il problema è che i miei tempi sono diversi da quelli degli altri. Si tende sempre a procrastinare, a fare sempre le stesse cose, a non sperimentare. In questo si nota la discendenza di gran parte degli argentini dal ceppo italiano.

Ci sono mai stati momenti in cui hai pensato di mollare tutto?

No. Sono qui da 5 mesi e, tutto sommato, ho dei bei progetti e mi sto divertendo. Quando non mi divertirò più in Argentina, cercherò un’altra nazione, magari l’India, che, dal punto di vista economico, sarà la potenza mondiale del futuro.

Quali sono, secondo te, le differenze fra l’Argentina e l’Italia nel campo delle opportunità per cantautori e musicisti?

Devo ancora capirlo; non posso rispondere ora.

Qual è stato, per ora, l’evento o concerto da te organizzato che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

In Italia, la manifestazione CANTASICILIA – Festival della Canzone Siciliana d’Autore che sarà ripresa, nella seconda edizione, nel 2024. In Argentina, un concerto all’Associazione Italiana di Belgrano a Buenos Aires, dove ho presentato, cantando, una piccola storia della canzone italiana dalla fine dell’800 sino ai giorni nostri.

Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?

A quello che mi dice un mio collaboratore, per vivere dignitosamente in Argentina servono almeno 30.000 pesos mensili, circa 300 Euro. Non conosco stipendiati e quindi mi è difficile rispondere. Quello che noto è che i prezzi degli alimentari aumentano di settimana in settimana e non penso che anche per gli stipendi sia così.

Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?

Per il cibo un 20% in meno di costo rispetto all’Italia. Per frutta e verdura anche un 30% in meno rispetto ai prezzi della Sicilia, dove abitavo prima di venire in Argentina. Il costo dei trasporti è molto basso. La benzina è a un prezzo molto inferiore rispetto a quello italiano. L’abbigliamento costa come in Italia. I prodotti di elettronica generalmente sono più cari rispetto all’Italia.

Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

Io sono entrato in Argentina come turista e, formalmente, lo sono ancora. Posso stare in Argentina 90 giorni come turista e poi chiedere altri 90 giorni. Questa settimana dovrò andare in Uruguay perché mi sono scaduti i 180 giorni che potevo utilizzare da turista e, quindi, devo uscire e rientrare in Argentina in giornata. Non ho informazioni per i visti lavorativi. Certamente servirà dimostrare che un’azienda argentina ti può fare un regolare contratto di lavoro.

Pensi che il percorso burocratico per ottenere i documenti per essere in regola sia snello e veloce oppure no?Ho solo l’esperienza come turista. Quando ho dovuto estendere la mia presenza come turista in Argentina, passati i normali 90 giorni, per averne altri 90, ho fatto tutto all’Ufficio Emigrazione in 1 ora al costo di 4 Euro.

Marino Magnabosco

Come valuteresti servizi come la sanità e i mezzi pubblici?

Dei mezzi pubblici ho già scritto: ben organizzati e a basso costo perché lo Stato copre il deficit delle aziende di trasporto. Per la sanità mi dicono che è molto buona. A Buenos Aires c’è un ospedale italiano che pare sia uno dei migliori in città.

Cosa si fa, a Buenos Aires, in campo artistico, ricreativo e culturale?

Qui si possono fare davvero molte cose e di alto livello artistico. Io non sono una persona particolarmente socievole e, quindi, non frequento persone per andare insieme ad eventi artistici/culturali, però vedo i manifesti sui muri che pubblicizzano eventi e c’è una scelta davvero notevole. D’altra parte, Buenos Aires è una metropoli di 12 milioni di abitanti, incluse le periferie, e quindi non potrebbe che avere proposte artistiche continue e diversificate.

Credi che sia fondamentale parlare bene lo spagnolo sin da subito?

No. Generalmente la gente capisce se parli italiano lentamente, dato che molti termini sono uguali. Un italiano può capire lo spagnolo con un po’ di sforzo e creatività nel mettere insieme le parole e i concetti.

C’è una comunità d’italiani? Ne fai parte?

Ho contatti con alcune comunità d’italiani ma non ne faccio parte. Solitamente, sono comunità che organizzano dei pranzi (anche per 300 e più persone…) dove si mangia, si ascoltano le solite vecchie canzoni, si suona la tarantella e si balla. Sono andato a 4 di queste feste poi ho detto basta perché mi annoio.

Come sei stato accolto dalla gente del posto?

Come potrei essere accolto in Italia. Una curiosità per loro è rappresentata dal fatto che io sono valdostano.

Per seguire e contattare Marino:

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