Vivere liberi e felici

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione sul cambiamento di Fabio Parietti.

Ho scoperto Voglio Vivere Così da poco, per caso, così ho deciso così di contribuire con queste righe allo splendido lavoro che state facendo.

La mia storia è simile a tante altre raccontate nel vostro portale, meno clamorosa di alcune, ma, spero, altrettanto funzionale allo scopo di informare, incoraggiare, sollecitare chi sta pensando di introdurre cambiamenti significativi della propria vita ma sta ancora confrontandosi e combattendo con le proprie convinzioni limitanti.

Anche la mia storia parte da una posizione da manager in un’azienda multinazionale, che comincia a starmi stretta e finisce con la decisione di abbandonare un posto sicuro (e uno stipendio sicuro) per dedicarmi a me stesso e ad attività completamente attinenti ed allineate ai miei valori fondamentali.

Contrariamente alle esperienze raccontate da altre persone in questo sito io non affronto viaggi esotici, non scopro paradisi incontaminati, non mi invento attività creative, ma molto più modestamente, riesco dopo tanto tempo a riassaporare due emozioni fondamentali per l’esistenza di tutti: libertà e felicità.

Libertà e felicità liberi

Libertà e felicità sono etichette, nel senso che ognuno di noi può attribuire loro i più diversi significati. Libertà, secondo me, significa riscoprire i pilastri su cui si fonda la nostra vita, pilastri senza i quali noi non possiamo sentirci appagati, senza i quali la nostra vita avrebbe meno senso. Questo percorso di scoperta è stato per me lungo e difficile, talvolta doloroso, perché richiede una grande onestà intellettuale e soprattutto perché è quasi sempre un processo a “togliere”, sfrondare i rami su cui erano fondate le mie certezze e su cui prendevo le mie decisioni.

Togliere non è mai facile, implica rinunce e cambiamenti di abitudini non facili da accettare, almeno all’inizio.

Ma una volta rimasti con l’essenza di noi stessi, i nostri ideali e i nostri pilastri, la libertà è a portata di mano.

E’ paradossale, quasi un ossimoro, ma in questo caso meno possibilità, meno distrazioni, meno finti obiettivi, equivalgono a più libertà. Libertà di scegliere sempre e comunque in modo allineato solo a noi stessi, senza influenze esterne se non quelle a cui diamo consapevolmente il permesso di esistere. Libertà di gestire il proprio tempo, di essere responsabili delle proprie decisioni, libertà di fare qualcosa in cui si crede e che si pensa sia utile.

vivere il cambio

Felicità è il riassunto di tutto quanto sopra. Felicità è sentire che si sta andando nella direzione giusta, che la vita così come la stiamo vivendo diventa ogni giorno più soddisfacente, piena. Felicità è vedere che i cambiamenti che introduco nella mia vita portano ad un generale miglioramento personale, che divento ogni giorno più ecologico (non spreco e disperdo le mie energie fisiche e mentali), che i miei cambiamenti influenzano le altre persone.

Felicità è la consapevolezza di essere un modello di coerenza tra ciò che sono e ciò che appaio. Felicità e riuscire a guardarsi indietro senza rimpianti, ma con il sorriso, senza rinnegare niente di quanto fatto perché il mio passato non perfetto mi sta aiutando a costruire il mio presente migliore.

Io lascio la mia azienda ad inizio del 2010, e come primo risultato della mia acquisita libertà pubblico un romanzo. Un romanzo scritto anni fa e mai pubblicato. Perché? Le cause mi interessano poco, forse solo questione di coraggio o la scusa di non avere tempo,  ma ora so che la scrittura sarà una delle attività alla quale non rinuncerò mai.

Perché è una mia passione ed è allineata a ciò che sono. Non importa se e quanto venderò, quanti soldi guadagnerò o perderò per scrivere i miei romanzi. Nei miei romanzi c’è una parte fondamentale di me, la creatività: scrivere è la forma che uso per esprimerla, per sfogare le mie emozioni, per dare loro una rappresentazione.

 

Esprimere la mia creatività è un bisogno, il primo dei pilastri che ho riscoperto!

Lascio la mia azienda nel 2010 per fare il coach.

E’ una professione abbastanza nuova. E’ una professione che tra le varie sfumature, supporta chi vuole veramente cambiare. Persone o organizzazioni, individui ed aziende. E’ una professione di cui sono innamorato, perché sono felice di incontrare persone che hanno trovato la forza di decidere di svoltare e che hanno solo bisogno di essere supportati, incoraggiati o di mettere a fuoco alcuni punti oscuri.

Mi piace vedere le persone riuscire a dare il proprio personale significato alle parole libertà e felicità. Mi piace vedere le persone che definiscono per se stesse obiettivi veri, autentici e sentiti e trovano la strada più efficace per raggiungerli. E’ una professione ad alto contenuto relazionale. Non è amicizia, non è cameratismo, non è terapia…

E’ relazione, a 360 gradi. Un tipo di relazione così distante da quelle ingessate e spesso finte, convenzionali e regolamentate che si instaurano nella maggior parte dei posti di lavoro. La mia professione è un continuo scambio di valore tra me ed il mio interlocutore (in gergo coachee). Scambio e crescita attraverso la relazione: il secondo dei miei pilastri.

Le mie attività adesso, oggi, mi consentono una più coerente gestione del mio tempo. Non dico lavorare più ore o meno, ma avere la responsabilità di come usare il tempo. Capita che lavori di notte, per finire un capitolo o un report, ma non mi pesa.

Perché il mio lavoro adesso è la mia passione. Capitano giorni che non lavoro per niente, che dedico ad attività casuali, o semplicemente per finire di leggere un libro che mi sta appassionando.

Responsabile del mio tempo, il terzo ed ultimo pilastro su cui ho fondato il mio piccolo (o grande) cambiamento di vita.

Perché cambiare vita non è solo cambiare paese, emisfero e continente. Cambiare vita significa spesso anche cambiare tante piccole cose di noi stessi, abitudini, credenze, pregiudizi, percezioni e tradurre questi cambiamenti in comportamenti, prendendo decisioni importanti.

Per questo sono sempre umanamente e professionalmente vicino alle persone che ogni giorno cambiano lavoro, partner, amicizie, a quelle persone che scelgono di uscire dal binario in cui sono intrappolate da troppo tempo.

Questo cambiamento, che è altrettanto importante, va pianificato, ragionato, progettato e realizzato passo a passo, proprio come quelli più grandi, quelli che ci fanno restare a bocca aperta, quelli che pensiamo non saremo mai in grado di attuare. Perché l’importante è che si cominci da ciò che veramente può renderci liberi e felici.

Perché libertà e felicità, al di là dei significati che ognuno di noi attribuisce loro, sono le due parole che più spesso ricorrono nei colloqui con le persone che si rivolgono a me.

Fabio Parietti

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