Vivere con meno per avere di più

A cura di Maricla Pannocchia

Spesso, in Occidente, ci sembra di non poter fare a meno dei vestiti di marca, dell’ultimo modello di telefono o di chissà quale altro oggetto. In altri Paesi, però, la gente vive in maniera molto più semplice e in connessione con la natura. Joana, che ha lasciato l’Italia dopo aver ricevuto una delusione lavorativa, l’ha scoperto proprio a Bali, dove insegna lingue e danza. Anche lei è una ballerina che ancora studia e, nel fine-settimana, va alla scoperta del territorio e dell’isola vicina fra giungla, spiagge e vulcani. “E’ una cultura diversa da quella occidentale”, racconta Joana, “Tutti sono concentrati sul presente, perché è ciò che abbiamo, e non ci stressiamo per il passato o per il futuro”.

Ciao Joana, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao, mi chiamo Joana, vengo da Porto Recanati, una cittadina nelle Marche, in provincia di Macerata, ma sono nata a Cuneo. La mia famiglia, tuttavia, si è trasferita a Porto Recanati quando avevo appena 2 anni quindi non ho idea di come sia fatta Cuneo e sono cresciuta lì nelle Marche. Ho studiato a Porto Recanati e nei dintorni e ho vissuto lì fino a quando avevo 22 anni.

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Sin da piccola hai sempre avuto la passione di “comunicare con chi parla lingue diverse dalla mia”. Da dove viene questo tuo bisogno e come lo hai integrato nella tua vita?

Non so da dove sia arrivato questo mio bisogno ma ho sempre sentito la necessità e la voglia di poter comunicare con il maggior numero possibile di persone e, sin da piccola, desideravo essere capace di comunicare con persone che parlavano lingue diverse dalla mia. Ecco che ho iniziato a studiare lingue sin da subito. Da piccola ho studiato inglese, poi ho frequentato il liceo linguistico e, infine, le università per mediatori linguistici.

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Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia dopo aver conseguito la laurea?

Ho conseguito la laurea in Italia e ho cercato di trovare lavoro lì ma purtroppo non c’erano molte opportunità e quelle che esistevano non mi soddisfacevano. Per essere assunta dovevi conoscere le persone “giuste” oppure potevo non essere considerata “abbastanza”. Nel mio caso, infatti, nonostante avessi tre lauree, ero considerata giovane, appena laureata, poco esperta e quindi mi hanno proposto tirocini o lavori con la paga molto bassa. Mi sono sentita di rifiutare quelle “proposte” che reputo una sorta di schiavitù. Ecco che ho lasciato l’Italia, anche perché volevo vivere all’estero e conoscere persone con una cultura diversa dalla mia ma, ciò che mi ha spinta più di ogni cosa a lasciare il mio Paese natale, è stata la delusione che ho avuto nell’ambito lavorativo.

Hai vissuto in diversi Paesi, quali sono e quali, fra questi, consiglieresti a chi sogna di ricominciare all’estero?

Ho vissuto in diversi Paesi fra cui Spagna, Olanda, Repubblica Ceca, Australia e in California, negli Stati Uniti. Adesso sono in Indonesia. Non saprei quale di questi Paese consigliare a chi sogna di trasferirsi all’estero perché molto dipende dalle necessità personali. Io ho scelto l’Olanda perché sapevo che c’è molta offerta lavorativa e, infatti, una volta trasferitami lì, ho trovato tante opportunità di lavoro e di crescita professionale. Sono andata poi in Spagna per migliorare il mio spagnolo. Dipende dal budget di partenza, dalle necessità, da cosa stiamo cercando… una nuova vita, sperimentare una nuova cultura, adottare nuove abitudini? Non saprei davvero dare un consiglio su uno specifico Paese perché tutto dipende, secondo me, dalle necessità di ogni singola persona.

Cos’hai provato la prima volta in cui sei andata a vivere fuori Italia? Quali suggerimenti daresti a chi si appresta a fare un passo simile?

Ho provato eccitazione, cioè ero molto contenta della mia scelta, ma allo stesso tempo, durante i primi mesi, ho fatto fatica perché sentivo la mancanza di casa e pensavo spesso al mio ragazzo di allora, rimasto in Italia. Posso dire che ho oscillato fra l’essere molto felice dell’esperienza che stavo vivendo all’estero e la malinconia data dal fatto che ero ancora molto legata all’idea. A chi si appresta ad andare a vivere all’estero suggerirei di capire bene cosa vuole da questa esperienza e informarsi, prima di partire, sulla cultura del posto e su “come fare…” a svolgere le varie incombenze a livello burocratico. Prima di partire per l’Olanda, mi sono informata sui passi fondamenti per diventare residente nel Paese.

Come hai affrontato le difficoltà?

Mi sono rimboccata le maniche e ho affrontato le difficoltà da sola oppure con la persona che avevo come partner. Devo dire che la mia famiglia è fantastica e tutti mi supportano quindi, se ho bisogno di qualcosa, so di poter contare su di loro. Tuttavia, le difficoltà che ho incontrato lungo questo percorso le ho affrontate impegnandomi, lavorando e cercando di capire come risolverle e anche grazie all’aiuto di amici e di persone che ho conosciuto nei Paesi dove ho vissuto.

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Come sei finita a Bali?

Sono finita a Bali quasi per caso. Ho ottenuto un lavoro a Bogor, a Sud di Giacarta, nell’isola di Java. Questo lavoro, tuttavia, non mi rendeva felice e sono venuta in vacanza per una settimana a Bali, per staccare un po’ la spina. Una volta lì, ho capito che quel posto poteva farmi sentire bene e far parte della mia realtà. Mi sono trasferita qui a Bali e non sono mai stata così felice in vita mia.

Com’è lo stile di vita lì?

Lo stile di vita qui è molto diverso da quello occidentale. Qui si va molto lentamente, non c’è necessità di correre chissà dove ma si vive giorno dopo giorno, anzi, ancora meglio, momento per momento. La cultura di qui si basa sul presente, perché è tutto ciò che abbiamo e che conosciamo, e quindi non ci stressiamo per quello che potrebbe succedere domani o per quello che è accaduto in passato. Le attività sono semplici ma vitali: passeggiate sulla spiaggia, oceano, giungla, vulcani. È uno stile di vita molto connesso con la natura e penso che tutti ne abbiamo bisogno, anche se in Occidente in molti lo hanno dimenticato.

Che cosa pensi di aver imparato da queste tue permanenze in vari Paesi del mondo?

Quello che ho imparato è che tutti i Paesi del mondo, alla fine, hanno gli stessi problemi e che ci sono pro e contro ovunque. Ho imparato anche a non giudicare perché ognuno ha la propria storia, il proprio passato e la propria cultura e quindi giudicare non serve a niente perché la percezione che ho io di qualcosa può essere, ed è, diversa da quella di un’altra persona. Consiglio di essere aperti di mente. Credo di essere maturata di più ma, ripeto, quello che ho imparato riguardo ai Paesi del mondo è che sono “tutti uguali”, nel senso che ci sono svantaggi e vantaggi ovunque e che molto dipende da ogni singola persona e da ciò che è in grado di tollerare o meno.

Com’è la tua vita quotidiana a Bali?

È una vita molto imprevedibile perché lavoro abbastanza insegnando lingue e quindi, per la maggior parte del tempo, pianifico le lezioni o do lezioni. Sono anche una ballerina quindi insegno o studio danza. Questo durante la settimana mentre nel week-end esco, faccio surf e immersioni, o ancora hiking, escursioni nella giungla e scampagnate sui vulcani, andando anche in un’isola vicina.

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Come sei stata accolta dalle persone del posto?

Le persone del posto compongono il miglior popolo che abbia mai trovato in tutti questi anni in giro. Ho più amici indonesiani che di altri Paesi.

Definisci Bali come il tuo “posto nel mondo”. Come mai?

Sì, la definisco il mio “posto nel mondo”, perché ne ho vissuti diversi e, dopo due settimane dal trasferimento a Bali, ho sentito per la prima volta la voglia di rimanere e non la necessità di trovare immediatamente un altro posto in cui andare. Ho sentito un senso di appartenenza a Bali e quindi credo sia il mio “posto nel mondo”.

E quali consigli daresti a chi sta cercando disperatamente il suo ma non riesce a trovarlo?

Il mio consiglio è di non stressarsi ma di provare diverse esperienze, sempre tenendo la mente aperta. Bisogna essere in grado di lasciare da parte le proprie credenze e le proprie abitudini per accogliere il nuovo, senza giudicarlo, per poi cercare di capire cosa davvero piace o meno e cosa davvero si sta cercando. Consiglio, quindi, di non forzare niente ma di vivere tutto nel presente e con una mentalità aperta. Non avere mai paura di provare e di ricominciare.

Pensi di rimanere a vivere a Bali in pianta stabile?

Non lo so perché anche io ho un po’ cambiato la mia mentalità e mi focalizzo molto sul presente. Per il presente, dunque, Bali è la mia pianta stabile e mi vedo ancora qui anche fra un anno, però molto dipenderà da ciò che sarò riuscita a raggiungere. Per il momento, però, direi di sì.

Qual è stata la tua esperienza di trasferimento dal punto di vista burocratico?

Io sono venuta in Indonesia perché ho ottenuto un lavoro e quindi il mio datore di lavoro si è occupato di tutta la parte burocratica fra cui del visto, del numero di telefono e dell’apertura del conto bancario. Questo ha fatto sì che, per me, sia stato tutto semplice.

A che tipo di persona consiglieresti un trasferimento a Bali?

Lo consiglierei a chi ha voglia di rallentare i ritmi, di assaporare la vita semplice ma piena, con “meno” -ovvero meno soldi, meno oggetti, eccetera – ma con “di più” nel senso di più vita, più attività e più tempo. Vivere con meno per avere di più.

Spesso, quando una persona si trova ancora in Italia e sogna a occhi aperti di vivere all’estero, non sa come scindere la realtà dalla fantasia. Quali consigli daresti a chi ambisce a fare questo passaggio, dal punto di vista pratico e basandoti sulle cose che hai scoperto una volta all’estero e che avresti voluto sapere prima?

Il mio consiglio è di farti delle domande. Chiediti perché vuoi lasciare l’Italia, cosa non ti piace lì e cosa non puoi più sopportare. Chiediti se, in Italia, vivi o sopravvivi e cosa ti tiene legato al Paese, se c’è. Riesci a vivere felicemente o serenamente in Italia? Il suggerimento, quindi, è di farsi delle domande e se le risposte sono principalmente “no”, forse c’è la possibilità di vivere meglio altrove. A quel punto, è importante informarsi su un altro posto per capire realisticamente se quel luogo può darti ciò di cui hai bisogno.

Viaggiare per te è…

Viaggiare per me è ninfa vitale, non riesco a stare senza.

Cambiare vita può fare paura, come si affronta questo timore?

Tutti i cambiamenti possono fare paura ma io sono dell’opinione, e ci credo fermamente, che preferisco cambiare e magari affrontare molte difficoltà piuttosto che rimanere nella mia zona di comfort e “morire” lentamente. Il cambiamento fa paura, certo, ma porta sempre delle novità e queste sono, di solito, positive. Se dovessero essere negative, si può sempre tornare nella zona di comfort, ma se non si cambia mai, non sapremo mai cosa sarebbe potuto succedere.

Che progetti hai per il futuro?

Ho intenzione di aprire una scuola di danza a Bali. Questo è il mio sogno nel cassetto. Vorrei vivere qua e insegnare vari stili di danza. Vorrei anche continuare a viaggiare al di fuori dall’Indonesia, per esempio andando in Sud America, che non ho ancora avuto modo di visitare, o ancora Islanda e in Nepal, ma la lista è praticamente infinita!

Per seguire e contattare Joana:

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