La storia di un viaggio per ritrovarsi

Mi chiamo Roy, grazie alla fervida fantasia di mio padre, e come disse Dante : son nel bel mezzo del cammin di mia vita, ma a differenza sua, io la diritta via l’ho trovata. O meglio, l’ho ritrovata.

 

Sono originario di Milano, ma ho vissuto principalmente all’estero fra gli Stati Uniti e l’Australia, dove mi sono laureato in economia e commercio in anticipo. Ero il classico secchione che viveva con le aspirazioni e le paure dei propri genitori. Fino a quel momento ero un quadro perfetto di una vita sognata da altri. Ben presto si sono aperte le porte del mondo del lavoro e la mia carriera ha preso il volo. Ero bravo e ci sapevo fare.

Subito mi hanno affidato grosse responsabilità. Ero rispettato e stimato. Ma tutta questa benevolenza era per la mia persona o per il ruolo che coprivo? La risposta non ha tardato ad arrivare. Un giorno presi una settimana di permesso, perché purtroppo mia madre stava poco bene e non riuscivo a lavorare bene come al solito.

La mia mente era altrove e la gallina dalle uova d’oro non era più produttiva come un tempo. E meno uova equivaleva a minore rispetto. Sapete cosa è successo? Sparirono tutti in breve tempo. Nessuno si fece sentire in quella settimana, se non per qualche comunicazione urgente. Nessuno mi chiese come mi sentivo e nessuno mi dette la solidarietà per quei brutti momenti. Per loro ero semplicemente un numero.

Una macchina per far soldi da buttar via al primo segno di cedimento. Qualcosa in me stava cambiando, ma non riuscivo a focalizzare cosa. Avevo una parte intollerante, che voleva venir fuori, ma non ne trovava il coraggio. Per fortuna i miei due o tre amici veri rimasero. Oltre il mio prode cane Alberto. Uno di loro, capendo il momento, mi invitò a casa sua per vedere un film comico all’italiana con pizza e birra. Era Fantozzi.

Doveva esser una serata frivola e leggera, ma quel film cambiò la mia vita. Il mio amico rideva a crepapelle nel guardar le gesta di quel povero ragioniere. Io no. Mi accorsi che quel ragioniere ero io. Ero io quello che si alzava la mattina con la sveglia alle 7:51.

Ero sempre io che senza pensare, correvo da una parte all’altra della città per timbrare il cartellino con il terrore di arrivare anche un solo secondo in ritardo. Una vita frenetica. La mia vita era come quando si è in un treno lanciato a piena velocità, che passa in mezzo a una vallata meravigliosa, ma non si può fermare nemmeno un minuto per godere del panorama.

Io ero quel passeggero e davanti a una pizza e una birra decisi che era giunto il momento di scendere. Non sapevo ancora cosa avrei fatto dopo. Sapevo solo che non potevo continuare a buttare la mia vita in quel modo.

Dodici ore di lavoro in un pollaio. Avevo una solo e breve vita e la vivevo nel peggior modo possibile, corrotto da cene in ristoranti di lusso e macchine sportive. Fortunatamente avevo dei risparmi da parte e decisi di mollare in tronco il mio lavoro. Qualche collega di lavoro mi diede del pazzo. Altri si sfregavano le mani consci dell’opportunità di prendere il mio posto. Li ho lasciati lì e son sicuro di trovarli nel medesimo posto nel medesimo ufficio forse in qualche poltrona diversa. Solo Alberto comprese fino in fondo la mia scelta.

Non lo avevo mai visto così felice prima. Anche perché lo vedevo poco. Solo la notte quando tornavo a casa stremato. In quei momenti, però, desideravo solo mettermi sotto le lenzuola e sperare in una notte lunghissima.

Un giorno entrai in una agenzia di viaggi e chiesi informazioni sul primo volo intercontinentale disponibile.

La giovane impiegata mi chiese dove esattamente volessi andare. Io le risposi che non avevo una meta, volevo viaggiare per trovare la mia strada. Mi occorreva solo il primo volo disponibile. La mia unica clausola era la fretta. Il tempo era il valore che volevo scoprire. Sconcertata, mi offrì due opzioni. O Kuala Lumpur o Tokio. “Scegli tu” fu la mia risposta.

Dieci ore dopo arrivai in Giappone. L’unico bagaglio che avevo era il macigno della mia vita lasciata alle spalle. Dopo quel viaggio ne seguirono tanti tanti alti. Ci furono alcune meravigliose esperienze di volontariato in Laos e in Africa. Capivo finalmente il reale valore della libertà. Qualcosa di inestimabile. L’ebbrezza stava prendendo il posto del torpore accumulato in tanti anni di ufficio.

cambiare vita

 

Decisi di ritagliarmi un mio spazio in questo mondo. Avevo bisogno di pensare a strade alternative e, soprattutto, pensare in modo diverso. Non fu semplice come non lo è semplice ora. I limiti son tutti nella nostra testa. Sono le nostre catene che non ci permettono di esprimere in totale libertà i nostri talenti.

Il mio percorso non credo sia concluso. Per ora mi mantengo attraverso qualche investimento online e diversi lavori su internet che devono occupare il minimo tempo possibile. Il vero cambiamento non sta in ciò che fai, ma nello sforzo di trovare nuovi equilibri in un mondo nuovo. Tante persone tramite il mio blog mi chiedono quanto guadagno. Queste persone pensano in modo vecchio. Sognano una nuova vita, rimanendo con i piedi attaccati in quella precedente. Non dovete pensare a quanto guadagnano le persone.

Provate a chiedervi quanto e come spendete per esempio. Io ho mollato un mondo dorato, ma fatto di plastica, in cui mi concedevo beni in base a quanto guadagnavo. Ora vivo con pochissimi soldi e posso permettermi tutto, perché non possiedo nulla. Ho spezzato le catene delle dipendenze. L’unica mia spesa folle è il mio tempo.

Merce rara e preziosa. Spendo il mio tempo, realizzando me stesso e aiutando il prossimo. Ho scoperto tante passioni che prima non potevo nemmeno immaginare. Adoro scattare fotografie con la Polaroid.

Amo viaggiare con il mio zaino. Scrivere poesie e racconti e stampare per sempre le sensazioni che traggo, viaggiando di Paese in Paese. Adoro correre sulla spiaggia. Odio gli ombrelli, perché voglio sentire la pioggia battere sulle mie spalle. Non bisogna cadere nell’errore di pensare che questo mondo è così come lo abbiamo trovato. Il mondo è fatto e composto da persone. E siamo noi a decidere il nostro futuro. Dentro ognuno di noi c’è l’energia del cambiamento. Io credo che ogni persona abbia uno straordinario talento.

La nostra società tende a isolare tutto ciò che è realmente libero. Perché una persona veramente libera non è controllabile e, dunque pericolosa. Una persona libera è un virus, che non si può debellare. L’unico antidoto è far credere che la libertà sia il suo opposto. Oggi vedo esclusivamente automi e non persone.

Gli automi non pensano, ma eseguono. Gli automi non sono liberi, ma comprano. La libertà è nello scaffale. Tra la scelta di un rossetto rosso o uno lilla. Tra il detersivo alla lavanda o quello al limone.

L’automa è quello che si crede libero, perché vota ogni 5 anni e televota il cantante preferito. Le persone non attendono 5 anni. Le persone vogliono la libertà subito e ora e la costruiscono giorno per giorno, diffondendo il virus il più possibile. Non si è mai vista una società più omologata di questa. Adeguarsi è la parola d’ordine.

Sogno una società di individui e non di individualismi. Invece vedo solo masse buone a farsi ammaestrare. Corrotte da assegnazioni di fette di potere.

Ho deciso di aprire un blog per caso. Non sapevo inizialmente bene cosa scrivere, ma volevo farlo per provare anche solo a dare la scintilla giusta a chi la stesse cercando. E se qualcuno come spesso capita mi chiede un incontro, io rispondo che non è necessario programmarlo. Lasciamo che sia il caso a decidere il luogo e l’ora.

Due persone libere prima e poi si incrociano per la strada. Ovviamente con lo zaino sulla spalla.

www.ricomincioda30.com

Roy Pacini [email protected]