La natura delle cose è il cambiamento. Come ci comportiamo rispetto a questo cambiamento?

 

Crediamo che l’equilibrio sia uno “stato dell’essere” perchè ignoriamo la legge dell’impermanenza.

Si tratta di una legge universale (ovvero valida a livello cosmico) secondo cui nulla di ciò che esiste è permanente; ogni manifestazione, fenomeno, sensazione nasce e muore continuamente. Uno “stato dell’essere” è dunque anch’esso impermanente.

Questa legge è alla base del Dhamma, il nobile cammino che Siddharta il Budda insegnò incessantemente dal momento della sua illuminazione, quando aveva 36 anni, fino al momento della sua morte.

Le particelle elementari di cui siamo composti, che Budda chiamava Kalapa, nascono e muoiono continuamente, ogni secondo, triliardi di volte. Questo è ciò che siamo, ovvero siamo composti da Kalapa in costante cambiamento.

L’equilibrio non è uno stato dell’essere bensì un azione verso… Siamo costantemente alla ricerca dell’equilibrio e quando lo raggiungiamo un secondo dopo lo abbiamo già perso.

E’ naturale che sia così, perchè non si tratta di uno stato dell’essere, bensì di una direzione verso cui tendere. Perchè l’equilibrio è in costante cambio? Perchè non è permanente?

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L’equilibrio o il punto di equilibrio, cambia di continuo, perchè le condizioni stesse che lo determinano non sono permanenti, nascono e muoiono triliardi di volte al secondo.

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I nostri pensieri, emozioni, parole e azioni sono un flusso continuo, non riposano mai, ed il loro fluire in modo ordinato, morale, amoroso, responsabile e cosciente oppure no, fa si che ci avviciniamo o allontaniamo dall’equilibrio.

Ogni nostro pensiero, ogni emozione, parola o azione è composta da Kalapa, le particelle elementari di cui parlava il Budda e di cui sono fatte tutte le cose.

Ogni secondo, le Kalapa nascono e muoiono triliardi di volte. Questo vuol dire che potenzialmente ogni secondo, il nostro cammino verso l’equilibrio subisce triliardi di modifiche (in avvicinamento o allontanamento).

Immaginiamo che per una ragione che ignoriamo, anche fosse solo per un istante, tocchiamo l’equilibrio, siamo in asse.

Da questo punto in poi, aspettiamoci che cambieranno di certo le condizioni che stanno alla base dell’equilibrio raggiunto, poiché la natura delle cose è il cambiamento. Dunque, ci poniamo la domanda: “come ci comportiamo rispetto a questo cambiamento?

Possiamo “resistere”, provando a non “perdere l’equilibrio”, ovvero a non identificarci con le nuove condizioni esterne e interne?”. Il più delle volte “reagiamo” alle nuove condizioni con attaccamento e desiderio, oppure rifiuto.

Questa reazione, che si pone in antitesi all’equanimità, risposta vincente secondo il Dhamma per non perdere l’equilibrio (e non solo…), ci farà allontanare dall’asse di equilibrio. La maggior parte delle volte, non ce ne accorgiamo, dunque non intraprendiamo nessuna azione per tendere nuovamente verso l’asse di equilibrio.

Semplicemente non ce ne accorgiamo e crediamo che questa nostra situazione attuale sia effettivamente l’equilibrio, quando in realtà siamo già fuori asse diciamo di 1 casella.

A questo punto le condizioni della vita (la nostra realtà), che si manifesta in noi attraverso i sensi, ci suggerirà una sensazione a cui seguirà una reazione. Sensazione e reazione alla sensazione è la “nostra” realtà.

Ad esempio comincia a piovere e siamo in strada senza ombrello. La sensazione sarà la percezione dell’acqua sulla pelle o dei vestiti bagnati addosso o semplicemente del freddo. La reazione alla sensazione, la rabbia perchè ci siamo dimenticati l’ombrello e adesso ci tocca bagnarci.

Sensazione e reazione alla sensazione è la nostra realtà del momento. La reazione alla sensazione può comprendere un pensiero, una parola, una emozione, un’azione direzionata verso l’attaccamento (se la sensazione è gradevole) o verso il rifiuto (se la sensazione è sgradevole).

A meno che la nostra reazione non sia di equanimità, come conseguenza ci saremmo allontanati di un altra casella dall’asse di equilibrio (adesso siamo a -2).

Normalmente non ci accorgiamo di questo allontanamento progressivo dall’asse di equilibrio, fino a quando non arriviamo a distare, ad esempio, 10 caselle dall’asse di equilibrio.

Come mai solo alla decima casella ci rendiamo conto di esserci allontanati dall’asse di equilibrio? Perchè non siamo stati educati all’auto-osservazione.

Abbiamo una sensibilità addormentata e un livello di incoscienza molto alto. Siamo poco allenati a percepire i cambi sottili che avvengono nei nostri corpi, anzi, siamo allenati a percepire solo i cambi che avvengono a livello del corpo fisico e neanche sempre.

Ecco perchè ci accorgiamo di essere ben lontani dall’equilibrio, “squilibrati”, soltanto dopo aver perso 10 caselle di chance a nostra disposizione per “renderci conto” che ci stavamo allontanando e dunque fare qualcosa per tornare a tendere verso l’equilibrio.

Quando ci siamo allontanati di 10 caselle dall’equilibrio, accade la patologia. In ciascuna delle 10 caselle precedenti, tutte le volte che ci eravamo allontanati dall’equilibrio, si produceva una conseguenza “sottile”, prima a livello del corpo spirituale, poi emozionale, poi mentale; ovvero una serie di conseguenze difficilmente percepibili per un livello di attenzione medio ed una auto-osservazione praticamente assente…non ne eravamo coscienti.

Quando tocchiamo la “casella 10” di distanza dall’equilibrio, subiamo una conseguenza a livello del corpo fisico, una patologia appunto. Si tratta di una conseguenza che siamo stati preparati a percepire. Si tratta di una cosa fisica, tangibile e non più sottile.

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Ad esempio, un mal di testa, un dolore al nervo sciatico, una febbre, un mal di pancia…o qualcosa di più grave.

Questa conseguenza la chiamiamo malattia e facciamo tutto quanto sia in nostro potere e in quello della medicina moderna per “annullare” il sintomo, anzicchè investigarlo saggiamente per capire le cause “sottili”, rimontare così le 10 caselle perse e tendere nuovamente all’equilibrio che rappresenta il nostro parametro standard di salute.

Ciò che chiamiamo “malattia”, è la conseguenza che subiamo per esserci allontanati dall’asse di equilibrio di una casella. La conseguenza (che quando percepiamo le diamo il nome di malattia, malessere ecc.) è sinonimo di informazione.

E’ il linguaggio che usa il corpo (in questo caso fisico) per comunicare con noi. E’ l’intelligenza del corpo fisico, in azione. Il malessere in se, a seconda della parte del corpo coinvolta, della tipologia del malessere ecc, non è casuale bensì riguarda il contenuto dell’informazione che ci sta dando il corpo e che, state pur certi, ci vuole spiegare la causa del malessere, ovvero è un indizio per aiutarlo e dunque aiutarci.

Si tratta di compiere una vera e propria decodificazione (la disciplina che oggigiorno studia questi fenomeni si chiama appunto decodificazione bio-emozionale o Bio-neuroemozione).

Se fossimo più sensibili, se avessimo allenato l’auto-osservazione, se fossimo più coscienti dei nostri corpi “superiori” (rispetto al fisico), ovvero mentale, emozionale e spirituale, allora potremmo “captare”, già su questi corpi, le manifestazioni delle conseguenze dell’allontanamento di una casella dall’asse di equilibrio.

Se fossimo allenati a captare le “conseguenze sottili”, potremmo intervenire, aiutando il corpo in questione a tendere nuovamente verso l’equilibrio, senza aspettare il sorgere della patologia a livello di corpo fisico.

Come facciamo a “captare” le conseguenze sottili dello squilibrio? Si tratta di esercitare costantemente l’auto-osservazione e non ultimo il buon senso, l’amor proprio e la responsabilità.

Vi è mai capitato, così d’improvviso, di provare tristezza oppure di sperimentare uno stato di tensione, ansia, nervosismo. A chi non è capitato di essere assalito all’improvviso da un pensiero di odio, egoismo, un pensiero contrario all’armonia, all’amore, al benessere collettivo e all’unione?

Si tratta di “campanelli d’allarme” (sintomi/informazioni) rispettivamente del corpo emozionale e del corpo mentale.

Ovvero, se ignorati ripetutamente, non prima di aver impattato anche il corpo fisico (ultimo tentativo della nostra intelligenza interna di attirare la nostra attenzione) possono creare crisi di panico, evasione verso alcool, droghe e comportamenti compulsivi legati al sesso, allo shopping, al cibo ecc., depressioni o schizzofrenie (malattie del corpo emozionale) o pessimismo, rifiuto di se e degli altri, sfiducia, cattiveria, fanatismo e profonda ignoranza (malattie del corpo mentale).

Insomma, si tratta di dare un passo in avanti verso la coscienza di se. Acquisire la consapevolezza che un nostro stato d’animo o un pensiero che “ci sta passando per la mente” NON E’ CASUALE.

Ma allora se non è casuale, bensì rappresenta il tentativo del corpo di comunicare con noi, di chiederci aiuto, faremo tutto quanto è in nostro potere per ascoltare, oppure no?

Ciò che è assolutamente certo è che se non riusciamo ad ascoltare questo messaggio, il corpo continuerà a trasmettere fino a quando non lo ascoltiamo, e state pur certi, che il più delle volte sentiremo il messaggio solo quando l’intelligenza interna si connette alla frequenza del nostro corpo fisico (linguaggio che conosciamo), esprimendosi con malesseri fisici.

Per esercitare la nostra coscienza dell’equilibrio, proviamo a vigilare i nostri pensieri, le nostre emozioni e sensazioni. Diventiamo responsabili dei nostri pensieri, essendo coscienti che hanno lo stesso valore delle parole e delle azioni, in realtà sono il seme delle parole e delle azioni.

Coscienti che i pensieri possono essere le manifestazioni, a livello del corpo mentale, dell’esserci allontanati dal nostro asse di equilibrio di un’altra casella.

Impariamo a trattare ogni pensiero contrario all’amore, all’armonia, all’unione e alla pace come tratteremmo un mal di testa, una malattia a livello fisico. Si tratta infatti di sintomi che emergono a livello del corpo mentale.

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Se riusciremmo ad essere dei Guardiani efficaci ed onesti, questo pensiero non ci sfuggirà e prima di lasciarlo finire nel buco nero dell’incoscienza, lo staremmo osservando; onestamente e senza giudicarci, consapevoli che ci stiamo allontanando dall’asse di equilibrio.

Proprio come se fosse un sintomo che si manifesta a livello fisico, rispetto al quale siamo abituati a prendere un rimedio per tornare a muoverci in direzione dell’asse di equilibrio, anche in questo caso, di fronte al pensiero, cerchiamo un rimedio per tornare a muoverci in direzione dell’asse di equilibrio anzichè tendere ulteriormente verso lo squilibrio che ci porterà alla manifestazione della patologia a livello di corpo fisico.

Investighiamo, dunque, il pensiero contrario all’amore, all’armonia, all’unione e alla pace che abbiamo prodotto. Indaghiamo perchè e come lo abbiamo prodotto, con quale finalità, ma soprattutto cerchiamo di capire se è reale oppure no. Il rimedio in questo caso sta nel perdonarci.

Se si trattasse, invece, di un’emozione negativa (rabbia, irritazione, odio, invidia, ecc.) nella trappola della quale siamo caduti, agiremmo allo stesso modo.

Tuttavia, nel caso delle emozioni negative, bisogna compiere uno sforzo in più per uscire da uno stato d’animo “sgradevole e dannoso” nel quale siamo finiti. Bisogna compiere un’alchimia, una sorta di trasformazione interna, per tornare di buon umore.

Può aiutare la meditazione, lo Yoga, la musica, un buon libro, cucinare, un film…insomma, qualsiasi cosa che ci aiuti a smettere di dare la nostra attenzione (ovvero la nostra energia) all’emozione negativa, la qual cosa, non farà altro che alimentarla ulteriormente.

Orientiamo la nostra attenzione, energia, verso attività capaci di creare in noi stati d’animo di rigenerazione e benessere. Il secondo passo, una volta risaliti dal buco nero dell’emozione negativa, sta nell’usare il nostro “centro intellettuale” provando a capire perchè siamo stati vittima di quell’emozione, dov’è nata e come possiamo lavorare su di noi per prevenire che si formi nuovamente…finendo per farci allontanare dal nostro asse di equilibrio.

Non è facile, ma se almeno una volta nella vita abbiamo simpatizzato per quella frase famosa, “conosci te stesso”, non avendo la più pallida idea di dove e come cominciare…adesso allora non abbiamo proprio più scuse.

Ahow Mitakuye Oyasin, per tutte le mie relazioni

Pierluigi Giarrusso