Trasferirsi in un altro Paese cambia gli orari di lavoro, la lingua parlata in ufficio e perfino il contenuto del carrello della spesa. C’è però un aspetto di cui si parla poco: il tempo libero. Lontano da amici storici e famiglia, chi vive all’estero deve ricostruire da zero le proprie abitudini, dal caffè del sabato mattina alla partita di calcetto del giovedì.
Il trend riguarda una fetta enorme di popolazione. Secondo il Rapporto Italiani nel mondo della fondazione migrantes, gli iscritti all’AIRE hanno superato i 6,4 milioni: quasi un italiano su nove vive oltre confine. Milioni di persone alle prese, ogni settimana, con la stessa domanda: cosa faccio stasera, in una città dove nessuno mi conosce?
La settimana si riempie di appuntamenti fissi
Il primo istinto di chi arriva in una città straniera è darsi una routine e senza la rete sociale di sempre, il calendario diventa un alleato: un impegno frequente costringe a uscire di casa anche nelle serate in cui la nostalgia si fa sentire.
Gli appuntamenti più diffusi tra gli expat italiani hanno un tratto in comune: mettono insieme svago e occasioni di socialità, come ad esempio:
- i corsi di lingua locale sono spesso il primo vero luogo di incontro con altri stranieri nella stessa situazione
- lo sport di squadra amatoriale, dal calcetto tra connazionali alle leghe miste organizzate dalle aziende;
- gli aperitivi delle community italiane nati sui social e diventati ritrovi settimanali in molte capitali europee
- il volontariato di quartiere, scelto da chi vuole radicarsi nel tessuto della nuova città.
Il weekend come territorio da esplorare
Se la settimana serve a costruire stabilità, il fine settimana ha una funzione opposta: è il momento in cui l’expat torna un po’ turista. Chi vive all’estero tende a esplorare la regione che lo ospita con una curiosità che i residenti di lunga data hanno perso da tempo.Treni regionali e gite fuori porta riempiono i sabati di chi, in fondo, ha scelto di partire anche per vedere il mondo.
Molti raccontano un paradosso curioso: in tre anni a Berlino o Madrid si visitano più musei e città vicine di quanti se ne siano visti in vent’anni nella propria regione d’origine.
Il fine settimana è anche il momento delle videochiamate lunghe con casa, quelle senza orologio. La domenica mattina resta invece l’orario preferito per il rito del caffè virtuale con i genitori.
I rituali digitali della sera
Le serate infrasettimanali sono il terreno più delicato. Dopo il lavoro, senza una cerchia consolidata da raggiungere al volo, molti expat trascorrono più tempo in casa di quanto facessero in Italia. Ed è qui che lo schermo diventa il ponte tra la vecchia e la nuova vita.
I rituali digitali più citati nelle community di italiani all’estero sono:
- le serie tv in italiano, guardate anche solo per riascoltare la propria lingua dopo una giornata passata a parlarne un’altra
- i gruppi WhatsApp con gli amici rimasti in patria, tenuti vivi a colpi di vocali e fotografie
- il gaming online, dal videogioco condiviso con il fratello rimasto a Milano fino a chi preferisce il mondo dei giochi da casinò, tra un episodio e l’altro della serata sul divano
- i podcast italiani, ascoltati in cuffia mentre si cucina, quasi una radio di casa accesa in sottofondo.
Sono abitudini piccole, ma con un peso specifico alto: tengono in equilibrio il bisogno di integrarsi e quello di non perdere le proprie radici.
Un equilibrio che si costruisce nel tempo
Le testimonianze raccolte da alcuni importanti quotidianie dalle ricerche sulla mobilità italiana raccontano una comunità in crescita costante, fatta di profili sempre più vari: giovani laureati, famiglie intere, persino nonni che raggiungono figli e nipoti oltre confine. Per tutti, il tempo libero è il vero termometro dell’integrazione. Nel momento in cui l’agenda si riempie di appuntamenti nella nuova lingua, ma la domenica resta spazio per il caffè virtuale con l’Italia, significa che l’equilibrio è stato trovato.
E a quel punto, la città straniera smette di essere una destinazione: è diventata casa.
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