Cambiare vita è un attimo

Cambiare vita è un attimo! È un secondo uguale a tutti gli altri secondi vissuti prima, solo che in quel momento sai, senti, che tutti quelli a seguire non lo saranno più.

E’ un colpo che spezza la monotonia, quando oramai il vaso è colmo e inevitabilmente la nuova goccia non ci può stare. Non c’è nulla di plateale o inatteso, eppure è una vera e propria illuminazione, una presa di coscienza ferma.

Le lenti appannate dei tuoi pesanti occhiali si tergono in un istante e tutto si fa chiaro e ovvio e tu sai esattamente cosa fare, ma soprattutto sai esattamente cosa non fare, cosa non farai mai più!

Essere individui sociali è un bene ma al contempo anche un male, le nostre vite sono allietate dai momenti di condivisione ma il volerci/doverci omologare, ci rende prigionieri in una gabbia senza sbarre, chiusi in un insieme di azioni e gesti ripetuti che noi stessi ci obblighiamo a compiere, mentre le nostre ulcere aumentano in maniera proporzionale alla caduta dei nostri capelli e non riusciamo più a ricordare quando è stata l’ultima volta che abbiamo riso di cuore o dormito tranquilli.

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cambio vita

In tutto questo incomprensibile quotidiano tormento, scandito da lavori che non amiamo fare e pasti frugali sempre diretti verso un nuovo impegno, proiettiamo innanzi a noi preziose aspettative future, l’arrivo del week-end, le vacanze estive, gli avanzamenti di carriera che puntualmente arrivano e passano senza portare quel senso di genuina gratificazione a lungo immaginato.

A quel punto siamo già talmente immersi nel nostro monotono sistema asettico da non fermarci a pensare a come mai ci sia quella vocina in fondo che disapprova, ma per uscire dall’empasse ci poniamo nuovi futuri traguardi per poter ricominciare a sperare in qualcosa che una volta avuto ci deluderà ancora, senza fermarci a vivere il presente.

Riappropriarsi della propria vita

Perché tutto questo accade? La mia risposta è che accade per timore, paura della disapprovazione altrui su cui tutti fortemente contiamo; come pure per la paura di perdere ciò che abbiamo duramente costruito e che ci è costato tempo, impegno e sacrificio.

Così, per tenere in piedi ilnostro “baraccone”, che a guardarlo bene non ci piace neanche più, sacrifichiamo oggi un braccio domani una mano, ogni giorno un pezzo di noi, fino a che arriva il giorno in cui anche l’ultimo capello è stato investito, dato, e di noi, di ciò che siamo realmente, nella nostra vita presente non rimane nulla, nemmeno un’ombra sbiadita. E’ a questo punto che il nostro “baraccone” improvvisamente crolla e che tutto si fa finalmente chiaro!

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Circondati dalle macerie di qualcosa che abbiamo perso e non ci appartiene più, inspiegabilmente non proviamo dispiacere o pena, affanno o delusione ma ci sentiamo finalmente sollevati e liberi.

Riappropriati della nostra vita e delle nostre scelte, le fatiche di anni ci appaiono per quello che sono: mura protettive entro le quali avevamo segregato la possibilità di godere anche dei piccoli piaceri della vita, come un’ora di sport senza sensi di colpa per le mille cose da fare che si stanno trascurando, l’ebbrezza di un giorno senza caffè o di una mattina senza sveglia, il fascino di una giornata senza computer o di una conversazione con un amico che non abbia una durata predeterminata, il piacere di lavorare facendo qualcosa che ci gratifica ed arricchisce l’animo oltre che il portafogli e la gioia di vivere in un posto in cui ad un sorriso si ottiene di rimando un sorriso.

Questo posto per me, andando contro corrente, è stata l’Italia. E’ stato così che un giorno come tanti altri, dopo due anni di vita nella freddissima, e francamente tristissima, Zurigo, ho deciso di lasciare tutto, il mio lavoro in un prestigioso studio legale, una carriera promettente, una qualità della vita che è classificata come “la migliore in Europa ”, per fare ritorno in un paese che tra i suoi tanti difetti può vantare però anche le virtù della tolleranza e dell’ottimismo e soprattutto ho fatto ritorno dalla mia famiglia, finalmente vicina alle persone care.

Certo, il mio percorso improvvisamente è diventato in salita, e lo è ancora, ma mi ha già dato miriadi si soddisfazione e sono certa che molte altre me le darà ancora. Anziché portare il timone della mia nave in direzioni matematicamente pianificate secondo l’ottica del “comunemente giusto perché remunerativo”, ho lasciato che fosse la nave a portare me e con piacevole sorpresa ho scoperto che la vita ha sempre una carta in più di me da giocare e che se ci si lascia guidare avendo il coraggio di dire “no” o “si” a ciò che dentro di noi sappiamo essere giusto o sbagliato per noi, i buoni risultati non mancheranno!

Cambiare vita è un attimo

Oggi sono una maestra di inglese part-time e ho scoperto che i bambini sono la mia grande passione, continuo la mia professione di legale con soddisfazione, ma sono anche una cuoca per diletto e ho finalmente trovato il tempo per iscrivermi ad un corso di balli caraibici che rinviavo da anni: è stata una rivelazione!

Niente di tutto ciò in realtà è stato merito mio, il coraggio di cambiare vita è qualcosa che arriva per caso e senza che noi lo cerchiamo: arriva dopo anni di denunce accanite delle cose che non vanno nella nostra vita, senza trovare la forza di fare nulla per cambiare; arriva dopo anni di studio di filosofie orientali e letture di manuali su come dare un colpo di spugna a ciò che non ci piace più, che sono solo volumi sul nostri comodini, e che si coprono di polvere perché spesso a sera siamo troppo stanchi per leggerli, arriva e ci sorprende.

Riappropriarsi della propria vita non è solo una scelta ma soprattutto un dono! Per questo io auguro a tutti coloro che avranno avuto la pazienza di leggere questa mia storia fino alla fine, ma anche a coloro che si saranno fermati prima, che il loro momento della svolta arrivi presto e nel frattempo non posso che suggerire di continuare a sperare e sognare: il vostro più bel desiderio non è un’illusione ma al contrario è la certezza nascosta in fondo al vostro cuore di ciò che prima o dopo, quando sarete davvero pronti, arriverà!

Mariarosa Rao

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