Antonina lascia tutto per fare l’artista di strada in Spagna

Riceviamo in redazione e volentieri pubblichiamo.

Nasco a Palermo e già dall’età di 14 anni comincio a lavorare nell’azienda di famiglia. Il desiderio però di volermi formare a livello scolastico non mancava, infatti frequentavo le scuole serali di ragioneria, dove successivamente mi sono diplomata. Ho vissuto un po’ la mia vita al contrario, ho bruciato le tappe, non ho vissuto l’adolescenza.

A 14 anni, lavorando, oltre a ritrovarmi in classe con gente più matura, mi venivano a mancare le uscite serali, i divertimenti, gli svaghi, perchè durante il giorno lavoravo e la sera studiavo per prepararmi agli esami. Non contenta, mi sono iscritta all’università, laureandomi a Palermo in economia aziendale.

L’obiettivo era quello di entrare a far parte della community della Bocconi, era sempre stato il mio desiderio, nonostante il rifiuto di mio padre. Dopo la laurea, andai a fare un master della durata di un anno.

antonina carollo

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Da quel momento in poi ha avuto inizio il mio cambiamento: ho cominciato a studiare flamenco. Da piccina ho sempre amato l’arte della danza, già dall’età di 4 anni facevo danza classica, poi, a causa di un infortunio al braccio, a 10 anni fui costretta a lasciare. Un altro dei miei desideri era quello di andare in Spagna, amavo la penisola Iberica. All’età di 4 anni cominciai a parlare spagnolo senza che nessuno me lo insegnasse.

Ero rimasta ossessionata dalla musicalità della lingua spagnola in occasione di un viaggio con la mia famiglia a Madrid. Mi piaceva così tanto che chiedevo: come si dice questo, come si dice quello. Così mio padre pensò bene di comprarmi un dizionario, cominciai a leggerlo e imparai le parole e a dare loro la tonalità giusta. Intanto gli anni passavano e cominciavo ad avere nostalgia di una terra che non conoscevo. Fino a quando arrivò il momento del mio trasferimento a Milano per il master. Cominciai a frequentare una comunità cristiana, che offriva l’opportunità di fare viaggi da missionaria.

All’interno della chiesa non mi tiravo mai indietro, ero sempre pronta ad aiutare, ad appoggiare qualunque iniziativa. Cosicché, vista la mia propensione ad aiutare gli altri, il mio pastore decise di inviarmi a Siviglia come missionaria. In quel periodo avevo preso il master in Bocconi e cominciavano ad arrivare numerose proposte lavorative, a molte delle quali dovetti rinunciare, perchè mettevo sempre davanti quella che era la parte umanitaria: aiutare, servire la chiesa. Ero stata contattata dalla Bayer, dalla Falconeri e da altre grandi aziende, ma non me la sentivo di accettare, perchè mi avrebbero portata lontano dai progetti della mia chiesa. Così la proposta del pastore arrivò come una manna dal cielo.

Sarei andata a Siviglia come missionaria presso una chiesa, per aiutare la gente, per diffondere il vangelo. Vivere in Spagna era un sogno che mi accompagnava sin da bambina, ma in passato, non avevo alcuna motivazione per farlo. A Palermo io stavo bene, avevo la mia famiglia, gli amici, il lavoro. La Spagna era per me solo una meta per le vacanze estive, nulla di più. Quindi non ci pensai due volte ad accettare la proposta del pastore. Finalmente sarei andata in Spagna per un motivo preciso. Finalmente la Spagna sarebbe diventata la mia seconda casa.

Partii insieme a dei ragazzi missionari con un pullman. Arrivati in Spagna, dopo essere passati per l’Albania, cominciò la nostra missione, terminata la quale, i miei compagni di viaggio ripartirono lasciandomi lì, dove fondai la comunità per poter cominciare a servire l’opera. Vissi in chiesa per i primi tre mesi, successivamente una signora mi ospitò in casa sua per un certo periodo di tempo, poi trovai una casa in condivisione e, ancora dopo, riuscii a trovare un appartamento tutto per me.

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Ovviamente, oltre tutto questo, dovevo anche mantenermi, avevo bisogno di un lavoro e Siviglia purtroppo lavorativamente non offre molto, è peggio della Sicilia: la gente è sempre felice e allegra, ma il lavoro non c’è. Se avessi dovuto fare quello per cui avevo studiato, sarei dovuta andare a Madrid, ma la mia chiamata era stata a Siviglia.

Quindi decisi di fare l’artista di strada. In Sicilia ero una ragazza di città che lavorava in una azienda e per un siciliano vedere un artista di strada era come vedere una persona che stava cercando l’elemosina. Ma io avevo uno spirito libero che mi portava ad andare sempre controcorrente, così ho demolito tutti quelli che erano i miei paradigmi, le mie mentalità. Sono ripartita completamente da zero, con tutte le critiche dei miei familiari che non concepivano il fatto che io laureata, con un master in Bocconi facessi l’artista di strada.

Ma me ne sono fregata di tutto e ho continuato per la mia strada. Per me anche quella era una missione, in quanto andavo per strada, ballavo, ricevevo offerte dalla gente e contestualmente parlavo loro di Dio. Sono una persona molto empatica e quando si avvicinavano a me riuscivo a percepire l’eventuale disagio, regalando loro parole di incoraggiamento. Era il mio modo di dare una mano.

Ormai si era creata un’atmosfera meravigliosa in quella strada. Mi conoscevano tutti, addirittura si interessarono a me alcune emittenti televisive e diverse riviste. Anche la polizia, che passava per allontanare gli artisti che non potevano stare in determinati spazi, per me aveva un occhio di riguardo, addirittura mi sorvegliavano affinchè non avessi nessun tipo di problema.

Ero diventata una di famiglia. La strada era la mia casa. All’inizio logisticamente non fu facile. Era abbastanza faticoso perché non sapevo come gestirmi, tutto per me era nuovo. I primi giorni in strada ero carica di ansia, paura, angoscia, pianti, ma ho sempre vinto le mie paure, le ho sempre affrontate, mi facevo coraggio e andavo. Da lì è nato il mio percorso, mi sentivo libera, felice, appagata. Quello che guadagnavo mi serviva per vivere alla giornata, non sono riuscita a mettere nulla da parte, ma ero felice. Nel frattempo continuai a frequentare le scuole e mi diplomai all’accademia di flamenco.

Un bel giorno arrivai in una scuola di uno dei più grandi del flamenco, il quale appena mi vide mi battezzò con il nome La Tonà (nel flamenco quando il maestro riconosce in te un artista ti “battezza” cambiandoti il nome), cosa che mi rese molto felice. Da quel momento il maestro mi fece ballare all’interno dei Tablao, locali tipici di flamenco pieni di turisti provenienti da tutte le parti del mondo. Ormai la mia carriera nel flamenco era avviata.

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Successivamente venni convocata anche dal Comune per dare lezioni di flamenco, di nacchere e di italiano all’interno del centro civico di Siviglia. Potevo finalmente dire che ormai non mi mancava nulla. Mi ero tolta da tutte le scadenze, da tutti i limiti dettati dal lavoro aziendale e mi ritrovavo a vivere la vita che forse avevo sempre desiderato.

Il tempo passava e ad un certo punto arrivò il momento di rientrare in patria. Tornata a Palermo cominciai a fare l’artista di strada anche lì e notai delle differenze tra l’Italia e la Spagna. A Siviglia ero molto più libera, a Palermo invece, nonostante non ci fosse nessun decreto che vietava di stare in strada, con gli artisti stessi a volte c’erano disguidi anche nella gestione delle manifestazioni.

In Spagna c’era più rispetto, ognuno aveva la propria posizione che poteva mantenere per tutto il giorno, mentre a Palermo tutto era più limitato perchè si doveva dare spazio agli altri. Queste differenze accentuarono ancora di più la mia voglia di rientrare dove avevo lasciato il cuore: in Spagna. Non vedevo l’ora di tornare, anche se comunque amavo la mia terra, la Sicilia, terra che volendo potrebbe dare tanto, ma che mi allontanava sempre di più. Tornata in Spagna, dopo un po’ venni chiamata da un mio pastore di Palermo, il quale mi chiese di rientrare in Sicilia per fare un corso di formazione della durata di due anni. Inizialmente pensai di rifiutare, ma poi ripensandoci, sentivo che era giusto farlo, anche perchè dentro di me sentivo che Siviglia sarebbe stata la mia casa per un tempo determinato e che poi, scaduto questo tempo, sarei rientrata a Palermo.

Obbedii al destino. La frase che ripeto sempre a me stessa è: nell’obbedienza c’è la protezione. Quando obbedisci Dio ti protegge. Così rientrai a Palermo a novembre 2018 e poi a marzo del 2019 scoppiò il covid. Ora mi piace pensare che il rientro per me fu una benedizione, perchè se mi fossi trovata a Siviglia nel periodo di pandemia sicuramente sarebbe stato per me un grosso disagio. Così ho passato due anni in casa con la famiglia, ovviamente l’arte in quel periodo è stata uccisa.

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Non ho potuto lavorare, ma ho fatto dei corsi online. Terminato il corso, nel frattempo le cose si erano sistemate, così cominciai a progettare il mio rientro in Spagna, questa volta destinazione Granada.

Cominciai a cercare casa a Granada con non poche difficoltà, percepivo qualcosa di strano, come qualcosa che cercava di tenermi ancora a Palermo, ma rifiutavo questa sensazione, volevo tornare a vivere ed essere felice, felicità che avevo trovato a Siviglia.

Così dopo tanto cercare trovai una casa, avevo già i pacchi pronti per il trasloco, che avevo preparato da tempo perché sapevo sarei andata via prima o poi, ma il giorno successivo alla contrattazione telefonica, mi chiamò la padrona di casa dicendomi che il marito aveva affittato già la casa a sua insaputa. Fortunatamente non avevo ancora chiamato il traslocatore.

A quel punto mi fermai! Percepivo troppe opposizioni ed io che sono abituata a oltrepassare gli ostacoli, stavolta sentivo che avrei dovuto ancora una volta fermarmi. Dovevo imparare ad amare di nuovo la mia terra e a vederla con occhi diversi, non potevo scappare mantenendo un ricordo negativo. Sembrava quasi come se qualcosa nella mia mente fosse cambiata. Decisi così di fidarmi ancora una volta di Dio che ha sempre guidato i miei passi.

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Feci autotraining. Continuai a fare l’artista di strada, questa volta però, guardando il bello che mi circondava, ignorando le persone negative che incrociavo nel cammino, cercando di apprezzare questa terra per tutto quello che è stata e per i tantissimi esempi di personaggi che hanno dato la loro vita per cambiare questa mentalità.

Guardavo le foto dei luoghi, cercavo video che parlavano di Palermo, mi perdevo volutamente tra i vicoli, cosa che non ho mai fatto, vedendo e riscoprendo quella bellezza e quell’amore che avevo quando ero piccola, quando dicevo che non mi sarei mai allontanata dalla mia città.

Se da una parte vedevo la bellezza però, dall’altra camminava in modo parallelo la mentalità dello sfruttamento. Continuavano a chiamarmi per offrirmi collaborazioni gratuite, non valorizzando il mio lavoro, ma stavolta non ho creduto alle false promesse e ho cominciato a dire “no” ogni volta che la mia arte non veniva valorizzata.

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In strada cominciarono a fermarsi sempre più persone che mi volevano per eventi e feste, testate giornalistiche del luogo cominciarono ad interessarsi alla mia storia singolare e particolare, venni ripresa dalla TV nazionale, e diventai punto di riferimento di molti passanti.

Ma le sorprese non finirono, mi arrivò un messaggio sui social dalla redazione di un noto canale internazionale, che mi propose di partecipare ad una trasmissione. Subito dopo ne arrivò anche un altro e per un momento tutte le mie fatiche, tutti i pianti, tutte le volte che non mi ero sentita valorizzata nella mia terra era come se avessero avuto un senso!

Sì, perché ad oggi posso dire di aver sempre perseverato e anche se attorno a me c’era il vuoto, ho continuato a credere, non mi sono mai fermata, ho cercato di mantenere vicino quelle pochissime amiche vere che sono state sempre lì ad appoggiarmi, a consolarmi e ad ascoltarmi quando pensavo di non potercela più fare.

A brevissimo registrerò la puntata che andrà in onda in prima serata, finalmente si parlerà in tv del mio cammino e della mia arte.

Presto servizio in una radio e continuano i miei spettacoli per matrimoni ed eventi.

Spero che tutto si possa incrementare, in modo da poter finalmente creare un giro lavorativo uguale o migliore di quello che ho già in Spagna così da non dover più scappare per lavorare, ma poter invece realizzare un ponte tra Italia e Spagna.

So che ancora c’é molto da scrivere nella mia vita, perché ogni giorno per me è un’avventura, io mi predispongo e la vita dispone.

Dio ci ha creati tutti con un proposito e anche se tutti cercheranno di ostacolarti, ricorda che nessuno può mettersi contro il volere di Dio nella tua vita.

Ho fatto una lunghissima gavetta, se qualcuno avesse creduto in me prima, oggi forse la mia vita sarebbe diversa, ma così non è stato e posso solo ringraziare Dio che mi ha dato la forza e la determinazione e mi ha messo accanto una madre che è sempre stata la mia prima fan e quelle amiche sia in Italia che in Spagna, che si contano sulle dita di una mano, che hanno saputo farmi ritrovare il sorriso e la voglia di vivere quando la mia speranza ormai era svanita.

Qualunque cosa accadrà nella mia vita e qualunque sia la strada che intraprenderò, queste sono le persone che cammineranno per sempre con me.

Accerchiatevi di quelle persone che vi amano veramente e fanno di tutto per farvi andare avanti.

esmeguapa@hotmail.it