Andrea D’Amuri: ora puntiamo al Canada
A cura di Gloria Vanni
Fuerteventura, in particolare Corralejo, è piena di italiani. Persone di ogni età che in quest’isola delle Canarie hanno trovato ciò che sognavano. Con la consapevolezza che la vita è continuo movimento e cambiamento. E diventare genitori, per esempio, è una esperienza che ti obbliga a cambiare prospettiva se vuoi essere presente nella vita dei tuoi figli. Questa è la storia di Andrea, Daniela, Francesco.
Andrea chi eri prima di partire?
«Sono nato il 28 marzo 1994 a Gallarate, in provincia di Varese, ma con la Puglia nel sangue. Quelle radici non mi hanno mai lasciato davvero. Ho scelto di studiare all’Istituto Alberghiero solo che l’ho mollato al quarto anno. All’epoca mi sentivo più furbo degli altri. Oggi so che ero solo un ragazzo con troppa fretta e poche certezze. Giocavo a calcio a livello semiprofessionistico, lavoravo già a tempo pieno e avevo quella testa fumantina di chi non riesce a stare fermo, né a casa né nella vita».

Perciò il lavoro arriva subito nella tua vita?
«Sì, a 17 anni ho iniziato a lavorare un giropizza a Gallarate. Lì ho imparato a correre, a reggere il ritmo, a non mollare. È stata una scuola di vita. Poi, mi sono licenziato e sono andato a Verbania, al resort Villa Margherita. Avevo 19 anni e lì ho imparato la serietà, il rispetto per il lavoro, il contatto con clienti stranieri. Esperienze lontane tra loro, ma fondamentali che mi hanno dato una raddrizzata vera»
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Quando scopri che vuoi fare le cose sul serio?
«Quando sono entrato nel mondo del caffè e per sei anni ho lavorato da Amalia Bakery, caffetteria-pasticceria. Sono entrato in punta di piedi e ne sono uscito con una consapevolezza diversa. Ho studiato il caffè, le coltivazioni, il latte. Lavoravamo con Filicori Zecchini, azienda bolognese che sceglie pochissime persone da formare. Ho chiesto di fare la formazione, non per ambizione, ma per fame: volevo capire, non solo eseguire».
E poi ti metti alla prova con gare nazionali?
«Nel 2016 partecipo a Espresso Italiano Champion. Prima le selezioni, poi la finale a Bologna. In sette minuti devi preparare quattro espressi e quattro cappuccini perfetti. Sono arrivato a Bologna e poi non sono passato. Ma ho imparato una cosa che mi porto dietro ancora oggi: l’umiltà. Puoi essere bravo, ma non sei mai arrivato. Mai».
Quando senti di avere bisogno di un altro cambiamento?
«Dopo sei anni avevo bisogno di respirare altro. Sono andato al Tuttobene Bistrot a Solbiate Arno, in provincia di Varese, proprio prima del Covid. Durante la pandemia offrivamo servizio a domicilio e portavamo cappucci e brioche a casa. C’era paura, ma anche tanta umanità. Con il titolare avevo un rapporto vero. Ci ho lavorato fino al 2022. Nel frattempo ho conosciuto Daniela. Stiamo insieme dal 2020, in Italia lavorava in uno studio di un commercialista, a Fuerteventura è l’anima del rapporto con i clienti, è il mio ago della bilancia, riesce a farmi mantenere l’equilibrio! È bravissima!».
Come e quando Fuerteventura entra nella vostra vita?
«Prima una vacanza. Poi un’altra. Era il 2021 e ci siamo follemente innamorati dell’isola. Alla terza volta, a gennaio 2022, ci siamo detti: “Guardiamoci attorno e cerchiamo di capire cosa possiamo fare”. L’8 marzo ci siamo trasferiti. Il primo maggio abbiamo aperto Lumos. Tutto velocissimo. Come spesso succede quando segui l’istinto».
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Cosa vi ha fatto dire “restiamo”?
«Le spiagge, l’oceano, le persone che ti salutano anche se non ti conoscono. Una gentilezza semplice. Ma anche un’assenza: mancava qualcosa che parlasse di noi. Niente panzerotti, niente pucce, niente pizze fritte. Nessun profumo di casa, insomma».
E allora avete deciso di crearli…
«I panzerotti nascono da mia nonna. Sono la tradizione della domenica. I nostri sono una rivisitazione: impasto più croccante e digeribile, il panzerotto è aperto e farcito di ingredienti di qualità come stracciatella e mortadella italiane con granella di pistacchi (questo è il Lumos). L’impasto di famiglia resta segreto. Prima di partire sono stato da mio cugino Vincenzo, ristoratore in Puglia che mi ha insegnato tutto. Io avevo passione, mancava la tecnica e con lui la mia passione è diventata anche competenza».
Oggi Lumos è…
«Soddisfazione, orgoglio, quasi mille recensioni a cinque stelle su Google. E anche tanto impegno, fatica, stress. Io do tutto. Ogni piatto deve far esclamare: “Mamma mia che bontà!”. Non esiste il “va bene così”. Offriamo 11 farciture fresche per pucce, panzerotti e pizzette fritte e due dolci, Nutella e crema di pistacchio. Non diventi ricco ma vivi più tranquillo rispetto all’Italia. Viamo in una casa in affitto e è difficile trovare casa a Corralejo».
E la vita cambia quando si diventa genitori
«A febbraio 2023 nasce Francesco. Mio figlio. È la cosa più grande che mi sia mai successa. Daniela è rimasta incinta subito dopo il nostro arrivo a Fuerteventura. Qui l’assistenza medica impeccabile. Sono stato sempre presente, accanto a lei, prima e in ospedale. Ho capito che non ero più solo responsabile di me stesso. Quando lavori 16, 18, 20 ore al giorno, il tempo per la famiglia diventa poco. E questa mancanza ha iniziato a pesare, ogni giorno di più».
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Così nasce un nuovo sogno, un nuovo orizzonte di vita?.
«Sì, il Canada. Non lo conosciamo, ma ci chiama. È un posto dove poter crescere nostro figlio, dove voglio lavorare come dipendente e dormire la notte senza pensare sempre al locale. Il piano è chiaro: dobbiamo tornare a vivere in Italia per un breve periodo, il tempo necessario per fare la richiesta del Working Holiday Visa che si può domandare prima dei 35 anni e puoi andare lì per un anno, poi si vedrà. Devi dimostrare di essere necessario al tuo datore di lavoro. Conto sulla mia esperienza nella ristorazione. Ci muoviamo tutti insieme. Senza paracadute, ma con amore e il sogno di una casa in campagna che guarda le montagne».
Lumos dunque è in vendita?
«Sì, su Idealista, al prezzo di 68.000 euro (trattabili). È un locale che funziona. È unico. Ma non tutto ciò che funziona ti fa restare».
Cosa ti porterai per sempre di Fuerteventura?
«Qui siamo arrivati in due e siamo diventati una famiglia di tre persone. Qui abbiamo affrontato tutto da soli: problemi, paure, notti senza sonno, scelte difficili. Nessuna rete sotto. Solo noi. È qui che è nato mio figlio. E questo cambia tutto. Perché puoi cambiare paese, lavoro, lingua, ma non puoi mai staccarti dal luogo dove hai sentito per la prima volta il suo respiro sul tuo petto.
Fuerteventura per me non è solo mare e luce. È il posto dove ho capito cosa conta davvero. Dove ho imparato che lavorare fino allo sfinimento non è forza, se ti allontana da chi ami. Dove ho smesso di correre solo per dimostrare qualcosa. Andarsene non significa rinnegare. Significa avere il coraggio di riconoscere che una vita può essere stata giusta e poi non esserlo più. Questo posto resterà inciso per sempre nella nostra storia. Ma oggi sentiamo il bisogno di un nuovo inizio. Per nostro figlio, prima di tutto. Per noi. Il viaggio non finisce qui. Semplicemente, sta chiedendo un’altra direzione. E noi siamo pronti a prenderla».
Per seguire e contattare Andrea:
Email: andreadamuri28@gmail.com
Instagram: Lumos Fuerteventura
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