La storia di Alessandro, giornalista a Bangkok

Un bambino curioso, affascinato dalle meraviglie del mondo. Un libro su uno scaffale, ricco di foto di posti bellissimi, colorati e diversi dal resto del mondo.

Il bambino è cresciuto, ormai è un uomo, ma la sua fame di conoscenza e di libertà, è rimasta intatta, dandogli la spinta per fare il grande salto verso una terra ricca di sfumature e multiculturalità. Alessandro Ursic ha scelto di vivere la sua vita da giornalista freelance a Bangkok e si racconta in questa intervista.

Alessandro raccontaci, perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Perché mi sentivo in gabbia. I primi viaggi per lavoro e le vacanze zaino in spalla da solo, in Paesi come l’India e la Cina mi hanno aperto gli occhi, dandomi il coraggio di fare il grande salto.

Ho vissuto a Trieste, la mia città, per 25 anni. Poi mi sono spostato a Milano per frequentare la scuola di giornalismo e ho trovato lavoro lì. In tutto ci ho vissuto per sette anni. Dopo essere diventato giornalista professionista nel 2003, ho lavorato nel settore del giornalismo sportivo poi, per cinque anni ho lavorato a PeaceReporter.net.

E’ stata la mia prima esperienza nel giornalismo estero e mi ha dato tanto, ma dentro sentivo che non ero fatto per stare a Milano ed ero affascinato dall’Asia. Così mi sono dimesso per andare a vivere e lavorare in Thailandia. Attualmente, collaboro con l’Ansa, la Stampa e Il Sole 24 Ore.

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Poi ci sono altre collaborazioni più saltuarie e a Bangkok insegno italiano all’università.

Perché proprio Bangkok?

E’ stata una scelta istintiva e razionale al tempo stesso. Bangkok è il centro del Sud-est asiatico e quella regione mi sembrava la meno coperta per il giornalismo italiano, nonché quella che offriva un ottimo rapporto tra costo e qualità della vita; ma la decisione di andarci è nata come una folgorazione in un momento di riflessione, durante un viaggio in treno da Milano a Trieste.

In Thailandia non ero mai stato, ma ne ero affascinato fin da bambino. Ricordo ancora un libro sulle “meraviglie del mondo” che mio nonno teneva su uno scaffale. Fin da allora ero incuriosito dalla geografia e dal resto del mondo, ma di quel libro erano le fotografie del Grand Palace di Bangkok che mi attraevano più di tutte, per i loro colori e il loro essere così diverse da quello che conoscevo.

Perché hai deciso di andare a fare il giornalista in una terra così lontana?

Il Sud-est asiatico tende a fare notizia sulla stampa italiana solo per eventi estremi e noi guardiamo a questa regione attraverso gli stereotipi che abbiamo di essa.

Ma è un’area in cui vivono 600 milioni di persone, con Paesi molto vari tra loro per storia, cultura, religione. Ci abito da tre anni e ci sono ancora così tante sfumature che non ho ancora scoperto…

Come si vive a Bangkok?

Molto meglio di quanto la gente pensi. Il rapporto tra servizi ottenuti e costo è tra i migliori al mondo. E’ una metropoli caotica, perennemente calda e umida. Ma come ogni metropoli, è dinamica e ti permette di conoscere gente di tutto il mondo.

Quali sono gli aspetti particolari della terra in cui vivi?

Molti turisti passano per Bangkok e la trovano invivibile, nonché una specie di Asia deturpata dall’occidentalizzazione. Sicuramente c’è del vero, ma da subito mi ha colpito quanto i thailandesi siano riusciti a “rimanere thailandesi” in mille usanze e credenze che scopri vivendo qui.

Anche dietro i centri commerciali, che potrebbero essere dovunque nel mondo, si possono trovare tradizioni localissime.

Ci sono molti italiani? E come sono visti dalla popolazione locale?

Meno di altre nazionalità come giapponesi, inglesi, francesi o australiani. Ma ce n’è qualche migliaio, specie nel settore alberghiero e della ristorazione.

E iniziano ad arrivare molti giovani, spesso da “freelance” in cerca di un lavoro, che qui trovano più facilmente rispetto all’Italia.In media, i thaiilandesi sanno davvero poco di noi. Hanno vaghi concetti del cibo italiano e della moda.

In qualche modo però notano che siamo ben curati: più di una persona mi ha detto che “gli italiani hanno una bella pelle”.

Cosa puoi dici della situazione lavorativa? Ci sono possibilità in più, rispetto all’Italia?

Sì. Ovviamente è indispensabile un buon inglese e tanta capacità di adattarsi. Ma le possibilità ci sono. Infatti, molti ragazzi italiani che vengono qui per uno stage, poi non vogliono più tornare indietro e un modo per rimanere lo trovano.

E qualcosa riguardo la situazione sanitaria?

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A Bangkok ci sono ospedali privati di prima categoria, che attirano “turisti medici” da tutto il mondo.

Ovviamente costano, per cui è consigliabile un’assicurazione sanitaria. Gli ospedali pubblici sono mediamente buoni, con le ovvie differenze, ma di sicuro sono più affollati. E state tranquilli, non servono vaccini particolari per visitare Bangkok: potete anche mangiare il cibo dei tanti ristoranti di strada senza problemi.

E per completare, di quella economica?

Se si gode di uno stipendio occidentale, a Bangkok si vive benissimo. Gli stipendi dei thailandesi sono chiaramente inferiori rispetto ai nostri.

I lavoratori a Bangkok sono tutelati?

Gli stranieri? Senza permesso di lavoro sarebbe illegale lavorare, ma in nero lo fanno in tantissimi. Ovviamente, senza nessuna protezione scritta.

E’ difficile ottenere un permesso di soggiorno?

Tendenzialmente sì. Serve un lavoro regolare tramite una ditta che possa provare l’impiego, altrimenti si è costretti ad andare avanti con visti turistici, con periodiche uscite dal Paese. Ma un modo per rimanere lo si trova: conosco gente che va avanti a visti turistici da otto anni…

Bangkok è una bella città in cui vivere?

A me piace ancora tantissimo. Certo, non sempre è facile: è inquinata, calda, caotica, trafficata. Ma il cibo è squisito, la gente è amichevole e in qualche maniera ho sentito da subito vibrazioni positive, che sento ancora.

E’ una città che ti permette di scegliere che vita fare, da una totalmente occidentale a una asiatica. In qualche maniera, troviamo tutti un equilibrio nel mezzo.

Che messaggio vorresti dare a coloro che leggeranno la tua intervista?

Al di fuori dell’Italia ci sono mille diverse realtà: un’altra vita è possibile, non fatevi bloccare dalle paura di lasciare la realtà che conoscete, se questa non vi soddisfa pienamente.

Per scrivere ad Alessandro:

[email protected]

Intervista a cura di Nicole Cascione