Alessandro, un editore in giro per il mondo

Seneca nelle lettere a Lucilio scriveva “Metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.” E’ ciò che stava succedendo ad Alessandro De Giuli, editore, e a sua moglie Grace. Una vita di lavoro, di sacrificio, di tempo perso dietro gli affanni di un’esistenza che poco lasciava spazio alla serenità, alla tranquillità familiare.

Così dopo 20 anni di lavoro, hanno deciso di lasciarsi tutto alle spalle e di andare via, in giro per il mondo, per vivere delle grandi emozioni che solo la natura, con la sua grandezza e la sua multiculturalità sa regalare.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

Alessandro, ci racconti qualcosa della tua vita e le motivazioni che ti hanno portato a lasciare tutto e andare via?

Da ragazzo ho studiato filosofia, facendo il militante rivoluzionario e vari lavoretti manuali all’estero che allora, tra la fine degli anni settanta e i primi ottanta, rendevano benissimo. Poi ho passato due anni in Tunisia come cooperante, insegnando italiano nei licei. Quando sono tornato, ho aperto una casa editrice con un amico. La cosa ha funzionato bene, ma dopo 20 anni ho deciso che ero stufo. Oltretutto io sono una persona che ha bisogno di situazioni nuove e dopo quasi 20 anni, trovavo che il lavoro fosse molto ripetitivo e d’altra parte, non avendo figli da crescere, non avevo neppure bisogno di tutti i soldi che guadagnavo. Insomma alla fine io e Grace abbiamo deciso che non era il caso di continuare a lavorare 50, 60 ore a settimana, arrivare a casa ogni sera distrutti e magari preoccupati per il lavoro. Non era nemmeno il caso di continuare ad avere 4 settimane di vacanza all’anno, quando non ci mancavano i soldi, ma il tempo non era sufficiente per godercele. Meglio cambiare vita. Così due anni fa, siamo partiti. I diritti d’autore che maturo con i libri scritti per la casa editrice, insieme ai dividendi e al lavoro di Grace, ci permettono ora di fare questa vita. Se dovessi ricominciare a lavorare, cosa che non desidero particolarmente, ma che non posso naturalmente escludere, mi piacerebbe lavorare di nuovo nella cooperazione.

Cosa puoi dirci della tua esperienza da editore?

É stato molto interessante tutto quello che abbiamo fatto e che gli altri continuano a fare. All’inizio non sapevamo proprio cosa volesse dire fare una casa editrice e quindi, per molti anni, abbiamo imparato moltissimo e ci siamo anche divertiti da matti, anche perché il nostro mercato, quello dei libri per insegnare l’italiano agli stranieri, in grossa parte è situato all’estero e dunque abbiamo viaggiato moltissimo.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

Attualmente dove ti trovi?

Ora sono a Cartagena (Colombia), ma in realtà io e mia moglie Grace siamo in viaggio, per cui non siamo in nessun posto particolare. A Cartagena ci siamo venuti perché ci pareva un buon posto dove fermarci per fare un lavoretto di traduzione (Grace fa traduzioni legali dall’italiano all’inglese, io sono un semplice assistente-aiutante) che richiederà un paio di settimane. Poi probabilmente ripartiremo, ma non sappiamo per dove. Di certo c’è solo che, per maggio vorremmo essere a Washington DC per riprendere e rivendere il camper con cui abbiamo girato gli Stati Uniti nel 2010; ma come ci arriveremo non lo sappiamo. Il mio sogno sarebbe quello di trovare un imbarco su una vela diretta negli USA, ma per ora non so se sia realizzabile. Nei prossimi giorni andrò al porto a vedere come stanno le cose.

Come si vive in Colombia?

Ancora non lo posso dire, sono qui da una decina di giorni, siamo entrati dal sud, da Leticia sul Rio delle Amazzoni, poi da qui abbiamo volato su Bogotà dove ci siamo fermati un paio di giorni, giusto il tempo di vedere l’imperdibile, fantastico, unico Museo de Oro. Quindi con l’autobus abbiamo raggiunto prima Manizales e poi Medellin e Cartagena. Per cui della Colombia ho solo impressioni superficiali. Posso sicuramente dire che ci sono differenze sociali enormi, qui a Cartagena particolarmente evidenti. A volte, nel villaggio in cui abbiamo trovato l’albergo, sembra di essere nel Sud Africa dell’apartheid. Al sud la gente mi sembrava più felice e contenta, qui sembra più nervosa e incazzata…ma appunto, sono solo impressioni superficiali, come quella sulla bellezza fisica sia delle donne che degli uomini colombiani.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

I pro e i contro del viverci.

Di Cartagena non posso dire molto: sono solo un viaggiatore, non un residente espatriato. Sembra che girino molti soldi, quindi probabilmente è un ottimo posto per aprire una attività. Il clima sembra molto bello e mi da l’impressione di un Paese culturalmente molto vivace, anche se molto incasinato. Prima di arrivare qua ci siamo fermati in Perù 4 mesi, due dei quali a Huanchaco, un paesino turistico sulla costa. Lì ci vive una discreta colonia di neo emigranti italiani e ci stanno bene. La vita costa molto poco e l’ambiente sembra sano. I Peruviani sono semplici e simpatici come persone. Senza le iperbole sudamericane, ma anche senza tante complicazioni. La povertà non è miseria assoluta, i mendicanti sono praticamente inesistenti. Insomma, mi è parso un posto dove è possibile installarsi e vivere. Le possibilità di avviare un’attività sono molte, perché manca quasi tutto, ma il Paese è giovane e assetato di novità. Ad esempio, le mamme immigrate dall’Europa, insieme alle locali hanno da poco aperto un nuovo asilo di ispirazione montessoriana che pare funzionare. Un amico italiano ha aperto una particolare pizzeria dentro il mercato, un altro ha venduto la casa a Bologna e si è comprato un casa più grande a Huanchaco e vive dignitosamente con la famiglia, facendo l’affittacamere, mentre a Bologna non riusciva a tirare avanti. Un altro ancora sta creando con gli esercenti locali un sito internet, per mettere in contatto domanda ed offerta di volontariato non governativo. E potrei continuare con altri esempi. Certo alla fine guadagni non euro ma Soles peruviani e quindi, ad esempio, il biglietto aereo per l’Italia vale il triplo, però a Huanchaco è evidente che si può iniziare una vita professionale e sociale nuova e con poco.

Tra i Paesi in cui hai vissuto, quale realtà ti è piaciuta maggiormente e perché?

Mi ha colpito tantissimo il Montana, perché conserva il fascino della natura invincibile e della frontiera nordamericana che, comunque la si metta, è uno dei miti fondativi forti della mia generazione. Mi è piaciuta moltissimo la Bolivia, che sta vivendo una interessantissima rinascita indigenista, che credo varrebbe la pena seguire da vicino. Credo anche che Buenos Aires possa offrire tantissimo in tutti i sensi, perché mi pare che continui ad essere culturalmente vivace e non omologata e forse, il periodo economico espansivo che stanno vivendo (anche se la situazione è ancora difficile), aiuta a pensare in termini di futuro ottimistico. Poi a me fa impazzire questo mondo, dove un italiano si sente perfettamente a casa, perché qui l’emigrazione italiana nei secoli scorsi, è stata di fatto maggioritaria, ma trova che tutto sia esotico e differente.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

Sei una persona che gira il mondo, quale pensi sarà la tua meta definitiva?

Non lo so, fino a che le risorse economiche me lo permetteranno e la voglia di girare mi rimarrà, continuerò a girare, poi magari tornerò a Firenze dove ho vissuto per 30 anni o in Valcamonica, dove ho passato i primi 20 anni della mia vita ed ho ancora radici o forse mi fermerò in un altro posto. Non lo so.

Sicuramente durante il tuo soggiorno nei vari posti, coltiverai delle amicizie, ti affezionerai a determinate cose, a determinate persone. Non ti dispiace lasciare ogni volta tutto questo?

Sì, a volte è triste lasciare gli amici e gli affetti. A Huanchaco, di cui parlavo sopra, per esempio avevamo veramente creato un buon gruppo. Ma ormai, se si vuole, con Internet si resta molto in contatto. Poi ci sono gli affetti italiani, che bisogna continuare a coltivare e a sollecitare, ma questo è nostro dovere, anche quando non si viaggia.

Sicuramente avrai vissuto delle bellissime esperienze, ti andrebbe di raccontarcene qualcuna?

L’ultima emozione forte, la crociera sul Rio delle Amazzoni. Da non perdere. Garantisco emozioni, scoperta e natura. Non costa molto e si può girare per settimane o forse mesi, nell’immenso bacino tra Perù, Brasile, Ecuador. Popolazioni native convivono con popolazioni miste sulla riva dei grandi fiumi, condividendo una cultura ed un’economia insospettabile. Le navi poi, sono una fucina di nuove conoscenze tra viaggiatori, normalmente non occidentali. Ricordo inoltre, con grande piacere, gli incontri con gli americani della west cost dalla California a Seattle. Gente degna della propria fama. Sono spesso belle persone, aperte, fantasiose, intriganti e contraddittorie come solo chi vive da generazioni al centro del mondo, può essere. E poi la west cost è paesaggisticamente molto varia e pittoresca, con un sacco di storia da raccontare.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

Qual è il posto che ti è rimasto nel cuore?

Coquesa, un paesino sul salar de Uyuni in Bolivia. Tra il bianco abbagliante del lago di sale dove beccheggiano i Flamingo, il verde brillantissimo della striscia di pascolo per i lama e i colori rosso sulfurei del vulcano soprastante, a sua volta coperto di neve. Inimitabile, anche se durissimo da vivere.

Quali sono le emozioni che provi quando arrivi in un posto nuovo?

Le emozioni le provo quando incontro l’inaspettato. Non sempre il posto nuovo comporta emozioni. Il mese scorso abbiamo attraversato le Ande da ovest a est, dal Pacifico al bacino amazzonico. Non si tratta di montagne mozzafiato, ma sono strapiene di siti archeologici sconosciuti, di civiltà pre incaiche. Noi di questi siti non sapevamo nulla e lo scoprirli ogni giorno, magari dopo estenuanti salite a piedi o avventurosi viaggi in autobus, era veramente inebriante. Stupore, meraviglia, senso della varietà culturale, estasi estetica, queste mi sembrano le emozioni che portano i posti nuovi. Qualche mese fa, nella Bolivia occidentale, quella non andina, abbiamo visitato le missioni gesuitiche rese famose dal film Mission, con Robert De Niro. Qui arrivarci è più complicato, ma scoprire cosa hanno fatto in poco più di cent’anni questi utopisti Gesuiti nel seicento, dal punto di vista architettonico, musicale e sociale, è stato veramente sorprendente.

E quali sono le prime cose che fai?

Cerco l’albergo, visito il mercato e cerco di orientarmi.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

Tra le varie etnie che hai avuto modo di conoscere, quale ti ha colpito di più per le sue usanze e il loro modo di vivere?

La popolazione di lingua Quechua che vive sulle rive del Titicaca, non parlo degli Uros, delle famose isole galleggianti di canne, quelli o sono disperati senza risorse e poche speranze o sono diventati un fenomeno da baraccone per turisti. Parlo delle popolazioni contadine della costa o delle isole. Qui sopravvive intatta una vita totalmente estranea alla nostra civilizzazione. Bella, anche da un punto di vista banalmente estetico, come nei vestiti femminili, interessantissima nelle abilità tecniche, ad esempio nella capacità di liofilizzare i prodotti agricoli con il freddo o nella tecnica edile. Bella civiltà perché sorprendentemente viva, feconda e tuttavia intatta ed originale.

Secondo te, in quale Paese si vive meglio?

Io vivo benissimo ovunque. Poi ormai, quasi ovunque puoi condurre la medesima vita fatta dai medesimi gustosissimi piaceri di vino, birra, amici, sapidi blog culturali e amicizie. Il punto è che alcuni luoghi sono durissimi per le condizioni geografiche, come la gelida e nebbiosa San Francisco, l’altitudine mozzafiato e porta insonnia degli altopiani Boliviani, il freddo e lunghissimo inverno del grande nord canadese, eccetera. Ma poi ci si adatta e si vive bene anche lì. Adesso sono sui Caraibi, sotto le palme, con una bella brezza fresca e non mi lamento.

Intendi tornare in Italia un giorno?

Penso di tornare fra qualche mese, anche perché credo che per non perdere professionalità sia meglio tornare a lavorare per un annetto. Poi magari vado a lavorare all’estero con qualche ONG.

Alessandro De Giuli in giro per il Mondo editore

Ti andrebbe di lanciare un messaggio per i lettori del sito?

Studiamo di più e smettiamola di farci infinocchiare dal pensiero mainstream che non fa che riproporci vite di sacrificio, che in realtà significano solo vantaggio per una piccola élite di idioti, egoisti e capitalisti.

Alessandro De Giuli

[email protected]

http://grecale2.blogspot.it

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