Sara: ho trasformato il mio lavoro d’insegnante d’inglese in una professione

A cura di Maricla Pannocchia

Appassionata del suo lavoro come insegnante d’inglese, Sara ha vissuto negli Stati Uniti per 4 anni, in Spagna (precisamente a Valencia) e in Colombia. “Ho avuto varie esperienze negative nelle scuole mentre la più bella è stata in Colombia, anche perché gli studenti colombiani sono molto rispettosi” racconta la donna, “Proprio per via di quelle esperienze negative, ho deciso di mettermi in proprio.”

Una di queste esperienze non proprio piacevoli si è tenuta in Spagna e Sara stessa dice, “Purtroppo quando si lavora in scuole private spesso pagano poco, malvolentieri (fanno contratti al limite della legalità) e si fanno orari abbastanza terribili. Io ho trovato anche un paio di capi incompetenti, che volevano creare il materiale didattico senza sapere bene l’inglese e che mi toglievano autorità con i ragazzini quando ero in classe (entrando e prendendo parola mentre io cercavo di fare il mio lavoro).”

Nonostante i prezzi delle case a Valencia ora siano aumentati di molto, soprattutto per chi, come lei e il marito, ha necessità di starci per pochi mesi l’anno, e la situazione in Colombia sia più complessa rispetto ai tempi in cui c’è stata lei, Sara è soddisfatta del suo insegnare online e del focus che questo insegnamento ha sulle ragazze e le donne che vogliono imparare l’inglese ma che vogliono anche diventare più serene e sicure di sé (Sara è anche coach). Insomma, con un nuovo Paese in cui trasferirsi l’anno prossimo, Sara è ben felice della libertà che la vita da nomade digitale part-time le dà!

Ciao Sara, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Sono Sara, insegnante di inglese 100% online e coach per insegnanti di lingue. Vengo da un piccolo paesino tra il Vercellese e il Monferrato, in Piemonte, talmente piccolo che mi è sempre stato un po’ stretto! Per questo motivo, ho vissuto in tanti posti diversi: Stati Uniti, Spagna e Colombia. Viaggiare e vivere in Paesi diversi dal mio è una delle cose che mi piace di più in assoluto, per questo ho cercato di trovare un lavoro che mi permettesse di avere la libertà di farlo.

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Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

La mia prima esperienza di vita fuori dall’Italia (a parte qualche settimana in Irlanda con la scuola) è stata negli USA. Sono partita come ragazza alla pari. Il programma sarebbe dovuto durare un anno ma alla fine sono rimasta un totale di 4 anni e mezzo (ho studiato e lavorato là, mettendomi in regola con i vari visti).

Come hai accennato, hai vissuto anche in Spagna e in Colombia. Dove, precisamente?

In Spagna ho vissuto qualche mese a Siviglia, altri a Cadice e più recentemente a Valencia. In Colombia, invece, a Cartagena de Indias, sulla costa del Mar dei Caraibi.

Come mai hai scelto queste mete?

Per ragioni diverse. A Siviglia ci sono andata per qualche mese per un progetto di Workaway nel quale lavoravo qualche ora in un ostello in cambio di vitto e alloggio. Da Siviglia ero andata qualche giorno a Cadice e mi sono innamorata della città, tanto da volerci rimanere per più tempo. Ho deciso, quindi, di cercare lavoro in un hotel e ci sono rimasta qualche mese prima di andare in Colombia, dove avrei dovuto iniziare a lavorare come insegnante d’inglese in un istituto privato. Lì sono stata ospite di un’amica che avevo conosciuto negli Stati Uniti ai tempi in cui facevo la ragazza alla pari.

Cerco sempre lavoro nei Paesi in cui voglio rimanere a lungo e, grazie alla mia esperienza e ai miei studi, non è mai stato difficile trovare un impiego.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Devo dire che, quando sono partita, hanno reagito tutti bene. Sono andata a vivere negli USA a settembre del 2012 e sono rimasta lì per 4 anni e mezzo. Sono andata, poi, qualche mese in Spagna e poi Colombia per due anni. Sono fuori dall’Italia da un totale di 8 anni. Devo dire che adesso tante delle amicizie che avevo prima degli USA non le sento più, ci siamo allontanate e ci sono state degli screzi, forse perché non avevamo più niente da condividere. Il problema non è stato alla mia partenza ma, piuttosto, quando sono tornata.

Come ti sei organizzata prima della partenza?

Ho avuto sempre la fortuna di avere qualcuno o qualcosa in loco ad aspettarmi. Non sono mai partita totalmente allo sbaraglio. Avevo amiche/famiglie che mi avrebbero ospitata o comunque un posto dove andare. A parte fare la valigia, quindi, non mi sono mai dovuta organizzare più di tanto! Puoi parlarci meglio del tuo lavoro?

Sono insegnante d’inglese e mi focalizzo sulle donne. Voglio aiutare le donne italiane che vogliono imparare l’inglese a sentirsi più sicure di sé sia con la lingua sia nella vita in generale. Organizzo corsi di conversazione tutti al femminile dove parliamo di temi come l’amore per sé stesse, la routine quotidiana, lo yoga, la meditazione e così via. A breve inizierò anche a proporre viaggi di gruppo negli USA!!

Da un paio di anni son anche coach per insegnanti di lingue che vogliono portare il loro business online. Li aiuto a trovare più studenti e a staccarsi dalla scuola pubblica o dalle accademie private. Ho fatto anche tantissimi altri lavori ma sento che questi mi danno in assoluto più libertà: posso farli online e mi permettono di esprimere la mia creatività, che metto in tutti i miei progetti.

SARA MASCARINO

Da cosa nasce il bisogno di aprire un profilo per aiutare altri insegnanti a portare il loro business online?

Ho notato che c’era bisogno di una figura come la mia perché tanti insegnanti mi chiedevano come avevo fatto a portare il mio business interamente online. Le persone che mi hanno scritto dicono di essere stanche di lavorare nella scuola pubblica o nelle accademie private perché si lavora tanto ma gli sforzi non sono mai riconosciuti a dovere.

Insomma, volevo aiutare altri insegnanti a portare online il loro business, così che possano trovare la libertà, lavorare in maniera più sostenibile e viaggiare di più.

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Inoltre, ho lavorato per due anni come social media manager e volevo mettere queste mie competenze (che a me sono servite molto per costruire la mia presenza online) al servizio di altri insegnanti.

Quali sono i pro e i contro dell’insegnare online?

L’unica cosa che mi manca un po’ dell’insegnamento “tradizionale” è quella di avere un bel gruppo classe: le risate, le battute e il bel rapporto che si crea con gli studenti “dal vivo”. Tengo comunque dei corsi di conversazione online e un club tutto al femminile (ribattezzato SpeaQueen Club). È bellissimo aiutare ragazze e donne a sentirsi più sicure di sé quando parlano inglese e nel frattempo condividere idee e opinioni.

Che qualifiche bisogna avere per svolgere questo tipo di lavoro?

Io sono laureata in Lingue (triennale), poi ho conseguito un certificato d’Interpretariato in un college americano e ho anche conseguito il certificato TOEFL (Teaching English as a Foreign Language) per insegnare l’inglese. Sicuramente per fare questo lavoro bisogna essere qualificati. Con le mie certificazioni non si può lavorare nella scuola pubblica (solo in accademie private) oppure come faccio io, che sono totalmente staccata da qualsiasi istituzione e ho P.IVA. Trovo i miei studenti per conto mio.

Che consigli pratici daresti a chi vorrebbe avere una carriera simile alla tua?

Se sei insegnante e ti piacerebbe lavorare online ti consiglio sicuramente di seguire la mia pagina Instagram perché lì do tantissimi consigli, primo su tutti quello di non aver paura dei social perché possono davvero essere il tuo più grande alleato per trovare studenti, se usati bene.

Ho scritto anche due guide pratiche: DigiTeacher e DigiTeacher Tools (con gli strumenti utili per facilitarsi la vita come insegnante di lingue).

Altri consigli: non demordere alle prime difficoltà (perché ci saranno), fai in modo di costruirti una bella rete d’insegnanti attorno e parla il più possibile di quello che fai (non si sa mai che qualcuno abbia bisogno dei tuoi servizi).

SARA MASCARINO

Prima di diventare un’insegnante online, hai lavorato in alcune accademie dove, però, hai avuto delle esperienze negative. Ti va di raccontarci qualcosa al riguardo?

Certo! Ho avuto delle esperienze negative in Spagna. Purtroppo quando si lavora in scuole private, spesso pagano poco, malvolentieri (fanno contratti al limite della legalità) e si fanno orari abbastanza terribili. Io ho trovato anche un paio di capi incompetenti, che volevano creare il materiale didattico senza sapere bene l’inglese e che mi toglievano autorità con i ragazzini quando ero in classe (entrando e prendendo parola mentre io cercavo di fare il mio lavoro). Ovviamente sono durata poco e poi mi sono messa in proprio.

È stato facile metterti in proprio?

Per me sì. Ho iniziato a lavorare online durante la pandemia da Covid-19, quando c’erano tantissime persone a casa e c’è stato il boom dell’online learning. Questo mi ha aiutato a darmi la spinta. Inoltre l’alternativa era trovare sempre lavori malpagati, o che non mi avrebbero resa completamente felice e soddisfatta, quindi la scelta di lavorare per me stessa è stata facile.

Quali sono, secondo te, gli aspetti positivi e quali i rischi del lavorare come freelance?

Io, onestamente, vedo pochi aspetti negativi. Tutti dicono“la Partita IVA è terribile” e sono d’accordo ma solo in parte. La Partita IVA, infatti, permette d’intessere collaborazioni con altre società, associazioni, scuole ecc. per ampliare il nostro business. È chiaro che non si ha lo stipendio fisso tutti i mesi, ma io preferisco essere libera di scegliere, anche se le mie entrate oscillano di mese in mese.

Parliamo della tua esperienza in Spagna. Quali sono i pro e i contro del vivere lì?

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A me la Spagna piace molto. I contro sono la difficoltà di ottenere i permessi per rimanere (il famoso NIE che serve per tutto, anche e soprattutto per lavorare) e poi la difficoltà di trovare alloggio, soprattutto adesso che i prezzi si sono alzati. Inoltre, adesso sono sposata, quindi cercare alloggio per due è molto più difficile rispetto al trovare una stanza singola.

Come ti sei organizzata per trovare un alloggio?

Questo è davvero un tasto dolente. Come dicevo, ultimamente i prezzi si sono alzati tantissimo in Spagna e Valencia, dove ho vissuto negli ultimi anni, non fa eccezione. Purtroppo, rimanendo pochi mesi alla volta, dobbiamo accontentarci di alloggi turistici (o al massimo per studenti) e quindi i prezzi sono più alti. Nell’estate 2023 abbiamo trovato una stanza con bagno privato a 400 Euro il mese ma siamo stati fortunati perché di solito una stanza con quelle caratteristiche costa molto di più. Questo però è un fenomeno che interessa tutto il mondo, colpa anche del fatto che molte più persone si spostano e quindi il mercato si aggiusta alla richiesta. Il sito su cui abbiamo trovato la stanza è Spotahome ma ci sono anche siti come Idealista, Fotocasa e Airbnb che potrebbero aiutare.

Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita?

La Spagna (almeno Valencia) è sicuramente meno cara dell’Italia per quanto riguarda la spesa, ma per gli alloggi ormai sembra che si stia arrivando agli stessi prezzi, mentre una volta era decisamente meno caro trovare casa in Spagna.

Direi che, però, si vive abbastanza bene, anche se parlo da persona che non lavora là (visto che lavoro online).

SARA MASCARINO

E servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?

Valencia è ottima per quanto riguarda i mezzi pubblici. La burocrazia è un po’ un pasticcio (mio marito, che è colombiano, ci ha avuto a che fare per questioni di visto e c’è sempre qualche problema) mentre per la sanità, come cittadina europea, devo dire che funziona bene. Ho avuto l’otite durante il Covid, nel 2020, e sono riuscita ad andare dal medico senza problemi e senza pagare.

La Colombia, sia geograficamente sia culturalmente, è molto più lontana da noi. È stato facile adattarsi alla vita lì?

Per me è sempre molto facile adattarmi alla vita in altri Paesi (almeno lo è stato finora!) e la Colombia non ha fatto eccezione. C’è anche da dire che ero circondata di persone che mi hanno aiutata tantissimo quindi la transizione è stata davvero facile.

Che consigli daresti a un italiano che vorrebbe trasferirsi in Colombia?

Di farlo ma d’informarsi bene e soprattutto cercare di avere attorno persone del luogo che siano fidate e che possano aiutare nel momento del bisogno.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Benissimo! I colombiani sono persone deliziose e ti trattano davvero come una persona della famiglia. Il Paese, a volte, viene visto come “pericoloso”. Qual è la tua esperienza al riguardo?

Io ho vissuto in Colombia da inizio 2018 a fine 2019 e le cose erano abbastanza tranquille. Ovviamente non bisogna “dar papaya” come dicono in Colombia, ovvero non bisogna offrire l’opportunità di derubarti o cose simili, “su un piatto d’argento”. Bisogna stare con gli occhi aperti e la testa sulle spalle. Non ho mai subìto scippi o cose simili ma ne ho visti un paio succedere davanti ai miei occhi. Adesso (2023) sembra che le cose siano un po’ più complicate: è cambiato il governo e sembra che ci sia più criminalità.

Hai lavorato anche negli Stati Uniti dove, però, non hai vissuto una bella esperienza. Ti va di raccontarcela?

Ho vissuto e lavorato 4 anni e mezzo in totale negli USA, due anni come ragazza alla pari e altri due anni in un’azienda italoamericana di logistica per l’alta moda. Qui purtroppo lavoravo tantissime ore con straordinari tutti i giorni (non pagati), colleghi e capi talmente in burn-out da lanciare spesso le tastiere del computer per terra, imprecare contro i clienti, litigare con i colleghi ecc. Ero poco motivata, lavoravo tantissime ore e non avevo tempo per me stessa.

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Sono rimasta per due anni perché mi avevano detto che se non fossi rimasta per almeno tre anni avrei dovuto pagare una multa (per il visto che mi avevano concesso) ma quando ho scoperto che questa pratica di chiedere soldi era illegale, ho dato le dimissioni e sono tornata in Italia.

Quali sono state, in generale, le difficoltà più ardue da superare?

Non ho avuto moltissime difficoltà. L’unica che mi viene in mente è quando ero negli USA i primi mesi: la mia famiglia ospitante non era il massimo. Non andavamo d’accordo e avevo screzi continui con la madre. Dopo pochi mesi con loro ho deciso di cambiare famiglia ma è stato facilissimo perché sono stata fortunata a trovare immediatamente un’altra host family.

E quali le gioie e le soddisfazioni più grandi?

La più grande soddisfazione è stata quando ho lavorato come insegnante nella scuola privata in Colombia. Amo il mio lavoro e gli studenti colombiani sono molto rispettosi e gentili. Mi sono trovata molto bene.

Cosa ti manca del tuo Paese quando non sei in Italia?

Al momento sono in Italia ma l’unica cosa che mi manca quando sono fuori sono la mia famiglia e gli amici. Ah, e anche il fatto che in Italia (e in Europa in generale) si cammina moltissimo, cosa che negli USA o in America del Sud non sempre si fa o si può fare.

Adesso, come hai detto tu stessa, essendo freelance puoi decidere “come, quando e soprattutto da dove lavorare.” Dove sei, precisamente, adesso?

Al momento mio marito ed io ci dividiamo tra Italia e Spagna, dove dall’anno scorso passiamo circa 3-4 mesi all’anno. Non so se continueremo a farlo, dipende anche dalle prospettive lavorative di mio marito.

Sai già in quale Paese andrai dopo?

No, non lo so! Mi piacerebbe andare in Oriente, ma non so quando riuscirò a farlo!

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo stile di vita da nomade digitale?

Mi considero più una “slowmad”, nel senso che non viaggio tutto l’anno, ma solo per qualche mese. Sicuramente i vantaggi sono il fatto che non mi annoio e il fatto che, se voglio, posso passare l’inverno al caldo andando in altri Paesi. Di svantaggi non ne vedo perché non sono una nomade digitale a tutti gli effetti.

Progetti futuri?

Con mio marito stiamo pensando a dove ci trasferiremo l’anno prossimo ma tutto dipende da lui: ha studiato per lavorare come allenatore di calcio (anche se in Italia per ora fa tutt’altro) e l’anno prossimo conta d’iniziare a lavorare in quel campo. Le opzioni sono tornare in Colombia oppure magari andare nella Svizzera italiana (dove vivono mio fratello e i miei nipotini).

Per seguire e contattare Sara:

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