Ricostruire il passato per poter capire meglio chi siamo oggi

Di Alessandra Ros

In questa intervista conosceremo meglio Rosa Lopez e attraverso la sua esperienza nell’archeologia, capiremo meglio cosa offre la nostra tanto amata Fuerteventura a livello storico e culturale.

Rosa, di dove sei e come sei arrivata a Fuerteventura?

Sono nata a Sevilla, a 18 anni mi sono trasferitra a Cordoba per studiare all’università e da 11 anni vivo a Fuerteventura. Mi sono trasferita qui per motivi personali, ma poi innamorata del luogo ho scoperto che questo territorio aveva un potenziale incredibile e sono molto felice di aver contribuito e continuare a contribuire a questi progetti archeologici sull’isola.

Com’è nata la tua passione per l’archeologia?

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Quando ero piccola con mia madre visitavamo spesso centri storici, monumenti e così crescendo ho studiato storia dell’arte. All’università si sono aperti nuovi orizzonti e opportunità di fronte a me come l’archeologia. Da li ho iniziato ad innamorarmi di questa professione ed ora che ho 42 anni continuo ad esserlo. La cosa che più mi affascina è poter ricostruire il passato e da lì poter capire meglio chi siamo oggi.

Rosa Lopez

Rispetto alla zona peninsulare Fuerteventura non presenta molti luoghi storici, come la vive un archeologo o un ricercatore?

Nell’arcipelago canario a differenza di ciò che si può pensare, c’è un grande patrimonio. Inizialmente i primi studi vennero fatti da archeologi provenienti dalla penisola, che trovarono un contesto archeologico completamente diverso rispetto a quello del resto d’Europa e che iniziarono ad organizzare gli studi come in altri luoghi europei, senza però calcolare l’unicità del territorio. Con il passare degli anni e con l’aiuto dell’Università De La Laguna di Tenerife (la prima nelle Canarie che si specializzò in studi archeologici), abbiamo ricevuto i primi finanziamenti per la ricerca e i territori in fase di studio vennero gestiti da archeologici autoctoni, che quindi conoscevano bene i territori e la particolarità dell’archeologia insulare. Successivamente si uní l’università de Las Palmas creando progetti sempre più mirati al patrimonio unico delle isole Canarie. È vero peró che Fuertevetura a volte non offre l’opportunità di fare ricerche archeologiche proprie perchè resta molto spesso vincolata ai progetti finanziati dalle università.

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Mentre a Fuerteventura troviamo un turismo piú legato al surf e alle spiagge, a Lanzarote possiamo trovare anche un turismo culturale, perchè?

Si è vero, a Lanzarote incontriamo un turismo più culturale rispetto a Fuertventura, perchè presenta vari centri di interpretazione, centri culturali come La Cueva de Los Verdes, Timanfaya e altri luoghi d’interesse tutto questo è stato enfatizzato inoltre dalla presenza di Cesar Manrique attraverso le sue opere e alla sua figura pubblica creando così centri d’arte e di svago che hanno apportato modifice e miglioramenti anche al disegno urbanístico.

Quanti siti archeologici troviamo a Fuerteventura?

Nell’isola troviamo più di novecento giacimenti omologati, ma sono molti di più in realtà se contiamo quelli che non sono ancora omologati e si devono ancora scoprire. Tutti questi ritrovamenti vengono registrati in un catalogo e protetti.

Dove sono posizionati nell’isola?

Non possimo dire che ci sia una zona con più o meno ritrovamenti, quello che invece troviamo, sono giacimenti in funzione delle necessità che aveva il popolo Mahos. Per esempio lungo la costa, ci sono stati dei ritrovamenti che ci indicano che il popolo Mahos in quell’esatto punto pescava, cucinava il pesce o lo processava e preparava per distribuirlo nelle zone limítrofe dell’entroterra. Allo stesso modo nelle zone interne, abbiamo trovato uno stile di vita relazionato con l’allevamento. Grazie alle rocce vulcaniche infatti si mantiene l’umidità creando zone di vegetazione usate per far pascolare le capre. In conclusione, non possiamo dire che c’è una zona più ricca e una meno ricca di giacimenti, se non che ogni zona è ricca di giacimenti adattati alle risorse che quella stessa zona può offrire.

Cosa dobbiamo fare se ci imbattiamo in un presunto reperto storico?

È molto importante non toccare nulla ne spostare ciò che abbiamo trovato, che questo sia un cumolo di rocce o un pezzo di ceramica non importa, come ho gia detto l’isola presenta un patrimonio molto ricco di giacimenti molti dei quali non sono ancora stati ritrovati e registrati. L’oggetto o l’insieme di oggetti (incluse anche pietre vulcaniche) che possiamo trovare possono far parte di un puzzle di informazioni e una volta spostati potrebbero compromettere non solo anni di studi, ma anche di storia. È dunque raccomandabile fotografare l’elemento scoperto, annotare l’ubicazione e presentarla all’ Unidad de Patrimonio Historico del cabildo de Fuerteventura a Puerto del Rosario.

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Quali siti archeologici possiamo visitare a Fuerteventura?

L’unico sito archeologico che può essere visitato ad oggi è il paesino de La Atalayita situato nell Valle de Pozo Negro, un giacimento molto grande di un villaggio Mahos. Questo luogo è aperto al pubblico con dei sentieri che permettono di visitare senza interferire con i ritrovamenti circostanti.Qui possiamo vedere com’era strutturato un paese maho e le loro abitazioni.

Ci sono in programma altre aperture al pubblico di luoghi d’interesse come ad esempio Tindaya o la Cueva de Villaverde?

Più che aprire direi rendere accessibili al pubblico e anche se non ci sono date concrete possiamo dire che stiamo progettando di creare dei sentieri con visite guidate alla montagna di Tindaya. La Cueva de Villaverde invece viene aperta al pubblico tutti i venerdi alle ore 13 durante l’orario di scavo, in modo tale che si possa visitare e vedere il lavoro che si sta facendo al suo interno con la speranza che in futuro si possano creare sentieri e visite guidate per il popolo di Fuerteventura e i suoi turisti.