Max: a 50 anni mi sono trasferito a Fuerteventura

A cura di Maricla Pannocchia

Dopo aver vissuto a lungo in Inghilterra, Max, 50enne originario di Roma, ha deciso di cambiare del tutto vita e di trasferirsi, con la moglie inglese, nell’isola di Fuerteventura.

“Ho vissuto in Inghilterra per tanti anni e mi sono sempre trovato bene”, racconta l’uomo, “tuttavia, a un certo punto, ho cominciato ad avere dei problemi sul lavoro e poi è arrivata la Brexit. Ho sentito che quello non era più l’ambiente per me e per mia moglie, e così, durante una vacanza a Fuerteventura, abbiamo deciso di organizzarci per trasferirci lì.”

Il trasferimento è effettivamente avvenuto anche se, come racconta Max stesso, è stata un’odissea per via del Covid-19 e dei vari lockdown, “Alla fine, abbiamo impiegato 18 mesi a trasferirci, ma ce l’abbiamo fatta!”

La coppia ha acquistato subito casa – “siamo stati fortunati, ora la situazione degli alloggi è preoccupante” – e gestisce tre Affitti Vacanzionali, “Abbiamo clienti regolari, da vari Paesi del mondo, e ottime recensioni sui portali online. I nostri clienti s’innamorano di quest’isola, esattamente com’è successo a noi.”

A breve, Max aprirà il suo bar/gastronomia messicano, “un sogno che avevo da decenni e che si sta finalmente realizzando. Potrò scendere, una volta per tutte, dalla ruota del criceto.”

Max Migliorato Fuerteventura

Ciao Max, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, mi chiamo Max, sono originario di Roma. Splendido 50enne, vivo con mia moglie da 25 anni. Lei è inglese, del Derbyshire.

Ho vissuto la maggior parte della mia vita all’estero, principalmente in Inghilterra, dove ho conosciuto mia moglie, ma anche parecchi mesi a Beijing, per lavoro. Ho viaggiato molto per lavoro e ho visto tanti posti affascinanti in Europa, Nord America e Asia. Ora vivo a Fuerteventura, lontano da tutto, senza più voglia di prendere l’aereo.

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Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Quando avevo 24 anni sono andato in Inghilterra per un’esperienza professionale. Lì ho conosciuto colei che sarebbe diventata mia moglie e non sono più andato via. L’Inghilterra mi è piaciuta subito, anche perché vivevo a Sheffield, la città del Full Monty, che era a dimensione d’uomo rispetto a Roma. Amo Roma e i suoi monumenti ma, in realtà, è un posto invivibile, soffocato dal traffico. A Sheffield, per i primi anni, andavo in giro a piedi.

Puoi raccontarci qualcos’altro della tua vita in Inghilterra?

Ho vissuto in Inghilterra per tanti anni e stavo bene. Non mi pesava neanche il clima. A un certo punto sono arrivati prima i problemi con il lavoro, poi la Brexit e la mia percezione del Paese è cambiata. Mi sono accorto che ero diventato un criceto su una ruota, correndo sempre per non arrivare mai da nessuna parte. Della Brexit sapevo già dal 2016 ed era ovvio, per me, che sarebbe stato un disastro economico e sociale, e quindi stavo già cercando una via di uscita. Poi, tutto è accaduto repentinamente. Mia moglie ed io eravamo in vacanza qui nell’estate del 2019 e abbiamo capito che avremmo potuto fare il grande passo e venire a vivere qui a Fuerteventura. Ci siamo tornati nel gennaio 2019 e abbiamo comprato casa.

Come ti sei organizzato per il trasferimento sull’isola?

È stato un gran macello! Mia moglie è venuta a Fuerteventura a marzo 2020 per ritirare le chiavi di casa. Io sarei dovuto venire poco dopo perché ancora lavoravo a Manchester e avrei fatto la spola per un po’. Tuttavia, 3 giorni dopo hanno annunciato il lockdown in Spagna e il volo che avrei dovuto prendere è stato cancellato. Mia moglie ed io non ci siamo visti fino al giugno del 2020. A Natale sono dovuto andare in Inghilterra per un problema con la patente e sono rimasto bloccato lì dal secondo lockdown. Sono rimasto nel Paese fino a giugno del 2021 mentre mia moglie e il cane erano a Fuerteventura. Logisticamente, prima di spostarmi definitivamente a Fuerteventura, ho venduto casa, macchina, mobili e tutto quello che potevo, poi ho consolidato il resto in 4 metri cubi che ho inviato per nave. Quasi 50 anni di vita in soli 4 metri cubi.

Diciamo che, a causa del Covid-19, il trasferimento, alla fine, lo abbiamo fatto in un periodo di 18 mesi.

Di cosa ti occupi?

Mia moglie ed io ci occupiamo di Affitti Vacazionali (ne abbiamo 3) e manutenzione appartamenti.

È un business a dimensione familiare che abbiamo costruito imparando pian piano, perché non avevamo nessuna esperienza di Hostelería, ma ci siamo trovati bene. Usiamo piattaforme digitali per trovare clienti, anche se ora, avendo più clienti regolari, riusciamo a risparmiare i soldi delle commissioni (15%). Siamo fieri che sulla piattaforma principale i nostri appartamenti abbiano recensioni medie del 9.4, 9.5 e 9.6/10. Dicono spesso che la nostra attenzione ai clienti è commendabile. Abbiamo clienti da tutto il mondo: inglesi, irlandesi, americani, tedeschi, francesi, spagnoli, italiani, cechi, slovacchi, polacchi e finlandesi.

Tutti i clienti si sono innamorati della nostra isola, il che non mi sorprende. Io mi sono innamorato di Fuerteventura la prima volta in cui ho posato lo sguardo sulla Playa di Sotavento, quella delle lagune e del kitesurfing. Quella spiaggia è, forse, la più bella d’Europa.

Max Migliorato Fuerteventura

Come ti sei mosso per trovare un alloggio?

Noi abbiamo avuto la fortuna di poterlo comprare subito. È stato davvero un bene perché, adesso, gli affitti a larga temporada non esistono praticamente più. La gente è disperata. Ora il Governo Canario ha compreso di dover risolvere la situazione il prima possibile, altrimenti, l’economia rischia di fermarsi. A Caleta servirebbero 500 appartamenti in più per le famiglie.

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La nostra grande fortuna è stata di comprare casa qui prima che i prezzi salissero. Mi sembra che siano saliti del 40% dal 2020. Ora è tutto più difficile. Forse adesso non lo potremmo fare.

Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita?

Il costo della vita è salito, come dappertutto, ma la qualità della vita è talmente alta che, come dice un mio amico di Barcellona, Fuerteventura è il posto più simile al paradiso che esista sulla Terra.

Non saprei più fare il paragone con altri Paesi. Sono stato in Italia l’anno scorso ma non ho fatto caso ai prezzi. A parte quelli di alcuni generi alimentari e della benzina, che mi sono sembrati folli. Qui paghiamo ancora circa 1,450 al litro per benzina. A occhio, cenare fuori mi sembra più costoso in Italia.

Secondo me, a Fuerteventura,a lo stile di vita cambia in base a quanto spendi. Già il fatto che non servano i vestiti invernali è un risparmio notevole. Io, a casa, ho i pannelli solari e non ho il riscaldamento, perché non serve. Non serve neanche l’aria condizionata in estate perché è ventilato. Questi, alla fine dell’anno, sono grandi risparmi.

E servizi come la sanità, la burocrazia ei mezzi pubblici?

Le esperienze che ho avuto con la sanità sono state molto positive, anche se, fortunatamente, per ora non ho avuto problemi seri. L’isola ha 104,000 residenti perciò la sanità non mi sembra stressata.

La burocrazia è come in Italia, ovvero bisogna saperla navigare. Finora, ho sempre incontrato dipendenti pubblici cortesissimi e molto disponibili. Certo, io ho fatto in modo d’imparare lo spagnolo sin da subito. I locali e i dipendenti pubblici questo lo apprezzano molto. Forse sono anche simpatico perché riesco sempre a ottenere cose gratis o urgentemente. Li devo fare innamorare con il mio charm romano!

Scherzi a parte, è solo che ricambiano cortesia con cortesia. Siamo tutti su una piccola isola in mezzo all’Atlantico, pertanto, dobbiamo aiutarci a vicenda.

I trasporti pubblici non li uso ma, stando a quello che mi dicono gli altri, non sono male.

È facile, secondo te, trovare lavoro o avviare un’impresa lì?

È facile se una persona è in grado di adattarsi e disposta a fare qualsiasi cosa. È importante, inoltre, fare uno sforzo per capire l’isola e l’ambiente in cui ci troviamo. Altro aspetto fondamentale: fare subito i documenti per essere in regola.

Per quanto riguarda le imprese, farle funzionare è difficile dappertutto, specialmente se non ci si vuole sporcare le mani il che, per me, è fondamentale. Non penso che sia possibile essere il capo dei dipendenti se non si è in grado di capire il lavoro che questi devono svolgere.

Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

Un documento d’identità della Comunità Europea. Come ora sanno bene gli inglesi…

Sicuramente serve registrarsi sulle liste del comune (NIE e empadronamiento) e, successivamente, fare il NIE verde in polizia. Raccomando però di venire qui con soldi sufficienti per un anno.

Quando sono arrivato qui un amico mi disse: “Stai attento! Questa isola può amarti o rigettarti ma dipende anche da te. Impara la lingua e integrati. Ne ho visti tanti che, dopo un anno, hanno dovuto fare le valige!”

Ci sono delle zone in cui è più facile vivere bene spendendo il giusto?

Sì, è sufficiente stare lontano dalle zone più turistiche anche se, in questo caso, devi mettere in conto di stare tanto tempo in auto o sui mezzi e di avere i negozi lontani da casa. Qui ci sono 4 zone altamente turistiche: Corralejo, Caleta de Fuste, Costa Calma e Morro Jable. La maggior parte del lavoro si trova lì. Tuttavia, trovare un alloggio in tali zone non è così semplice. Secondo me, all’ inizio, è meglio trovare un alloggio nell’ interno dell’isola e comprare subito una macchina per poter andare a lavorare. Ci sono posti sul lato ovest dove, con 200,000€, è possibile comprare una villa con piscina però, di solito, si trovano al “quinto coño”, come dicono gli spagnoli, ovvero sono molto remoti.

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Come sei stato accolto dalla gente del posto?

Alla grande, sia da spagnoli, italiani e inglesi. La gente, qui, è più rilassata e buona.

Tutti passiamo molto tempo fuori casa quindi è più facile conoscerci. Nessuno è depresso o costantemente arrabbiato, come accade, invece, nelle città europee. Penso che l’assenza di traffico aiuti in tutto questo. Anche il tasso di criminalità è basso.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi a Fuerteventura?

Fatelo ma, prima del grande passo, venite qui in vacanza e rimaneteci per un lungo periodo. Il trasferimento, infatti, è diverso dal semplice andare in vacanza. Tutti siamo in grado di affrontare una vacanza di qualche giorno o settimana ma vivere qui in pianta stabile e a lungo termine è una sfida diversa. Prima di trasferirvi, fate in modo di capire bene se l’isola è adatta a voi o meno, e viceversa. Una volta in cui avrete deciso di venire a vivere qui, imparate la lingua ancora prima di partire. Di solito, noi italiani già riusciamo a capire e parlare lo spagnolo nel giro di un mese.

C’è qualcosa che avresti voluto sapere prima di arrivare lì?

Sinceramente no. Forse non mi ero reso conto di cosa volesse dire vivere in una realtà di appena 104.000 persone. È come un grande paese. Bolzano conta 106.000 abitanti, giusto per dare un’idea. Qui la gente mormora. Se una persona fa qualcosa a Caleta, il giorno seguente lo sanno già tutti, anche a Corralejo. Quindi “farsi conoscere” non è una buona idea.

Progetti futuri?

Sto per aprire un bar-caffetteria a Caleta de Fuste. Non vedo l’ora!

È molto raro riuscire a comprare sia le mura sia l’attività ed è qualcosa che stavo cercando di fare da molto tempo. L’occasione, alla fine, è arrivata e spero di aprire già a fine ottobre. Sarà un bar/gastronomia messicano, un qualcosa che manca a Caleta. Una nuova avventura che sognavo da decenni e che comincerò adesso, a 50 anni, per scendere, in maniera definitiva, dalla ruota del criceto.

Per seguire e contattare Max:

E-mail: caletaholidaylets@gmail.com

Facebook: https://www.facebook.com/max.migliorato