Flavio D’Amato. Dalla Polonia a Lecce
A cura di Nicole Cascione
“Di tanto in tanto l’essere umano ha bisogno di affrontare un’avventura in solitaria, senza nessun altro. È un modo per ritrovare una sintonia (direi un dialogo) con se stessi, per ritrovare una propria identità, una serenità e un equilibrio di fondo”. Così nasce il progetto My Long Trip di Flavio D’Amato.
Dalla Polonia a Lecce: 2.400 km in bici in 23 giorni. Una grande sfida sotto tanti punti di vista, un’occasione per evadere temporaneamente dalla quotidianità, con la certezza che nella vita è possibile superare i propri limiti – fisici o mentali – per rendere raggiungibile ciò che sembra non esserlo.

Flavio, come e quando nasce l’idea di questa nuova avventura My Long Trip che dalla Polonia ti porterà a Lecce?
La bicicletta e l’MTB in particolare, è un passatempo che ho avuto da sempre, pur non avendolo mai trasformato in una vera e propria passione. Di gite fuori porta ne ho fatte molte e di diversi tipi, ma mai niente di troppo estremo – non oltre i 150 km in un weekend, per capirci. Di tanto in tanto, mi era passata per la testa l’idea di fare un viaggio diverso, più lungo, più strutturato. L’idea non aveva mai ricevuto nutrimento a sufficienza per svilupparsi, fino a quando, durante un soggiorno nel mio Salento, la mia auto mi lasciò senza preavviso a piedi. In attesa della sua riparazione, pensai che sarebbe stato utile avere una bicicletta come mezzo alternativo ed ero quasi arrivato al punto di acquistarne una nuova, ma ecco ripresentarsi l’idea del lungo viaggio, e che viaggio!
Portare in Salento la mia storica MTB dalla Polonia e non via corriere ma pedalandoci. Sì, era il pretesto che mi serviva per organizzare finalmente quest’avventura. Spesso accade che un’idea ne attiri un’altra e fu così che “sarebbe bello fare qualche foto o video durante il viaggio”, “magari montare dei video-reportage del viaggio e pubblicarli, perché no?”, “forse qualche volontario o qualche ente potrebbero volermi aiutare nella logistica”, e in pochi giorni ho messo su il progetto “My Long Trip”, a cui è possibile iscriversi via Instagram e Facebook (anzi, invito calorosamente tutti a iscriversi, è un piccolo gesto che mi aiuterebbe tantissimo nell’organizzazione logistica del viaggio).
Come ti stai preparando logisticamente, emotivamente e fisicamente?
Hai menzionato tre pilastri importantissimi. Per come mi sono approcciato io a quest’avventura, la logistica è un fattore piuttosto complesso poiché comprende una serie di aspetti, a partire dalla valutazione del tragitto da percorrere (distanze, pendenze, metri di dislivello altitudinale, tipo di superficie, velocità di crociera stimata, posti e attrazioni da visitare). Ciò mi ha permesso di identificare ogni giornata di viaggio, ovvero il punto di partenza e quello di arrivo e, di conseguenza, il numero di tappe necessarie per giungere all’obiettivo finale, nonché i punti in cui potermi (o dovermi) fermare per mangiare o dormire.
Altro aspetto della logistica è quello dell’equipaggiamento: revisione cruciale di cambio e freni della bici, il necessario per le emergenze (camere d’aria, attrezzi, medicamenti di primo soccorso, etc.), disponibilità di accessori di sopravvivenza come un navigatore, un telefono, dei soldi (sia contanti che carta), un abbigliamento comodo e un bagaglio complessivo che sia il più leggero ed essenziale possibile. Più in generale, ho identificato i potenziali imprevisti in ambito sia logistico che fisico e ho preparato in anticipo dei piccoli “piani B”. Ovviamente sarebbe un’illusione pensare che il successo sia garantito, ma faccio del mio meglio per minimizzare la quantità e l’entità di possibili difficoltà.
A livello fisico, molto dipende dal chilometraggio giornaliero che ci si prefigge di coprire. Nel mio caso si parla di una media di 110 km al giorno e, considerando la durata complessiva del viaggio (22 giorni intervallati da tre giorni di pausa), sono fondamentali sia una buona gestione della performance fisica (oltre alla MTB, pratico nuoto) sia una meticolosa messa a punto della propria posizione sulla bicicletta: sulle lunghe distanze, bastano pochi centimetri o perfino millimetri di imperfezione per avere dolorose conseguenze sulle ginocchia o alla schiena, come ho potuto provare io stesso all’inizio della mia preparazione. Non ultimo, il fattore emotivo: su questo tipo di viaggi le difficoltà sono inevitabili, si tratta di tappe lunghe e dure dove la stanchezza psichica, la demotivazione o la frustrazione sono sempre dietro l’angolo.
Premettendo che, se non si ha davvero la voglia o l’entusiasmo di fare questo tipo di avventure, le criticità saranno percepite in modo più amplificato, sono convinto che una buona pratica prima della partenza sia quella di individuare quali scenari potrebbero abbatterci psicologicamente. L’intento è quello di prevenire quegli scenari o perlomeno di essere più pronti a gestirli nella realtà cercando di mitigarli o di circoscriverli nel tempo. Specularmente, è determinante mantenere al massimo la motivazione e la determinazione. Nota a margine: l’organizzazione di ognuno di questi tre fattori non è sequenziale, ma tutti si reggono tra loro e per quanto all’inizio non sia facile intrecciarli, ho trovato più congeniale svilupparli tutti e tre contemporaneamente.
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Come ti sostenterai lungo tutto il viaggio?
Come accennavo prima, nella fase di pianificazione delle tappe ho anche cercato di individuare le località o i punti più congeniali dove poter mangiare e mi riferisco sia a locali di ristorazione dove potermi rifocillare a dovere – pranzi e cene – sia a semplici negozi e supermercati dove rifornirmi di bevande o di prodotti come barrette energetiche, integratori e prodotti simili.
È vero che per strada si può sempre trovare un supermercato o un discount, ma considerando il chilometraggio e il sole estivo, più si riesce a pianificare, meglio è: l’assunzione costante di cibo e di liquidi sono fattori fondamentali per sopravvivere e a volte 10 km prima o dopo potrebbe fare una grande differenza. In quanto all’alloggio invece, all’inizio avevo tra le opzioni possibili anche la tenda, ma vuoi per questioni di sicurezza e vuoi per un adeguato recupero fisico, alla fine ho preferito optare su strutture vere e proprie, almeno in quest’occasione, e godere di una doccia e un buon letto.
Quali emozioni, esperienze, speri di vivere?
In generale l’idea di questo viaggio mi entusiasma tantissimo. Mi aspetto tanta natura e spero di avere la prontezza per poter riprendere in video degli animali selvatici, mi immagino un’overdose di paesaggi bellissimi, all’inizio montani, poi lacustri e fluviali e infine marini e dunque una transizione radicale di territori e climi nel giro di pochissimi giorni. E poi spero di entrare in contatto con le persone dei luoghi per i quali passerò e farci due chiacchiere, anche di pochi minuti. Molto dipenderà dal tempo che avrò a disposizione e dalle circostanze che si presenteranno.
Perché questo itinerario?
In effetti per andare da Wrocław a Lecce in bici potrebbero bastare circa 2mila km, ma pur cercando di non forzare troppo con deviazioni e allungamenti del percorso, ho spostato di poche decine di chilometri la linea del tragitto per poter transitare in posti come Praga, Ratisbona, Monaco e ho aggiunto delle deviazioni ad hoc per San Marino, l’entroterra delle Marche e il Gargano. Alla fine sommando queste singole “piccole” variazioni, sono venuti fuori oltre 400 km (e qualche salita) in più, ma credo che ne valga decisamente la pena.
Cosa ti porterai dietro e cosa invece ti lascerai volutamente alle spalle?
Non so se riuscirò a risponderti a questa domanda. Diciamo che in questo momento ci sono solo alcune constatazioni di cui sono consapevole. Ad esempio, so che questo viaggio sarà una grande sfida sotto tanti punti di vista, fatta di tappe lunghe con molte variabili di cui tenere conto e dovrò sicuramente portarmi appresso le mie doti organizzative e il mio spirito pragmatico e di adattamento per non rischiare di trovarmi nelle sabbie mobili. D’altro canto, credo questa sia un’occasione per evadere temporaneamente dalla mia vita quotidiana, dal lavoro, dagli hobby e dalle attività a cui comunque sono affezionato e legato. Per quelle tre settimane e mezzo potrò immergermi di fatto in una dimensione parallela e concentrarmi solo ed esclusivamente sul viaggio che andrò ad intraprendere – al netto dei segnali di vita da inviare a qualche persona stretta giusto per confermare che sono vivo e sto bene.
Quali sono i tuoi timori, i tuoi dubbi, se ce ne sono?
Di dubbi ce ne sono alcuni, a partire dall’intensità e dagli obiettivi del viaggio. Per quanto le mie stime mi dicano di avere tempo a sufficienza per viaggiare, visitare tutto quel che mi sono prefissato, e riposare adeguatamente, c’è sempre il dubbio di non poter riuscire a rimanere nei tempi e in quel caso potrei dover sacrificare parte delle visite di qualche città. Per il resto, i dubbi sono più legati alla possibile presenza di variabili come un sole particolarmente cocente, la pioggia, un percorso più impervio o faticoso del previsto. E infatti il principio dei tre giorni complessivi di pausa è stato pensato non solo per un recupero fisico, ma anche come una scorta di tempo da usare in caso questi scenari rendessero effettivamente impraticabile il mantenimento della tabella di marcia. E poi, ultimo ma non ultimo, il timore di avere qualche complicazione fisica, non tanto in termini di resistenza quanto in termini di infiammazioni muscolari o stress articolari per cui quattordici ore di riposo potrebbero non bastare. Vedremo…
Cosa ti piacerebbe trasmettere con questa avventura?
Pur volendo realizzare questo viaggio principalmente per pura esperienza personale, potrei dare due risposte a questa domanda. Una è che nella vita è possibile superare i propri limiti – fisici o mentali – e si può rendere raggiungibile ciò che sembra non esserlo, vuoi per una nostra falsa impressione, vuoi per pigrizia, vuoi per la mancanza di quell’impegno o di quella pazienza in un percorso che ci consente di spostare più in là i nostri limiti. L’altra risposta è che, secondo me, di tanto in tanto l’essere umano ha bisogno di affrontare un’avventura in solitaria, senza nessun altro. È un modo per ritrovare una sintonia (direi un dialogo) con se stessi, per ritrovare una propria identità, una serenità e un equilibrio di fondo, e nel vivere l’entusiasmo di quell’esperienza nel presente può succedere di farsi un resoconto della fase della vita in cui ci si trova, cosa si è ottenuto fino a quel momento e rinnovare le prospettive e i prossimi obiettivi, magari ponendosene di nuovi o accettando che alcuni potrebbero non essere più fattibili. Ma quel rinnovamento, come dice la parola stessa, può dare solo nuovo vigore e più consapevolezza di sé.
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