Avvocato siciliano in Burkina Faso: “L’Africa mi ha cambiato la vita”

A cura di Nicole Cascione

Il 2018 è stato l’anno del cambiamento per Danilo Incandela. Partito dalla Sicilia per il Burkina Faso per una missione come tante altre, successivamente, per alcune circostanze particolari, il suo breve viaggio si è trasformato in un vero e proprio trasferimento anche in virtù del periodo pandemico.

Un cambio di vita notevole per Danilo, che l’ha portato a lasciare il suo lavoro di avvocato in Sicilia per lavorare come consulente giuridico e responsabile dei rapporti con l’estero per una società africana.

Danilo Incandela burkina fasu

Danilo, dalla Sicilia all’Africa. Un cambio di vita notevole. Quando e perché hai deciso di trasferirti?

Effettivamente il cambio di vita è stato totale. Ho lasciato gli affetti e nel maggio del 2018 sono venuto in Africa. La decisione del trasferimento era già nell’aria in quanto da tempo avevo perso fiducia nella giustizia umana praticata nei tribunali e il mio lavoro di avvocato non soddisfaceva più le mie aspettative: troppi rischi e gli introiti non all’altezza dei sacrifici. Intendiamoci: adoro la professione di avvocato, ma non sentivo più l’adrenalina e le motivazioni sufficienti per continuare.

Conoscevi già il Burkina Faso?

Sì. Già conoscevo il Burkina Faso dal 2008, grazie ad una loro missione governativa in Sicilia. Successivamente, dal 2008 e sino al 2018, quando avvenne il trasferimento, facevo avanti e indietro Italia/Africa per capire meglio il territorio, gli indigeni, la loro cultura e, soprattutto, i loro usi e costumi. Avevo già intuito che era ed è una terra fertile per il mercato del lavoro, dato che è indietro di una cinquantina di anni rispetto all’Europa.

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Quando ti sei trasferito è stato un salto nel vuoto o avevi pianificato il tutto?

In verità mi sono trasferito, come detto, nel 2018, ma sarebbe dovuta essere una missione come tante altre, invece, per alcune circostanze particolari, si è trasformata in un vero e proprio trasferimento anche in virtù del periodo pandemico. Nulla di pianificato, all’avventura.

Non ti spaventava l’idea di avere a che fare con una cultura molto diversa dalla nostra?

Il primo viaggio è stato per me terrificante alla partenza. Dalle informazioni, riportate nel sito ufficiale del Ministero degli Esteri, sarebbe stato meglio lasciar perdere, ma una volta arrivato, la realtà era ben diversa da ciò che avevo letto. Ho sempre amato l’Africa. Avevo già studiato molto in merito. Per certi versi, mi corre l’obbligo di evidenziare che le loro tradizioni, seppur diverse, non sono lontane da quelle siciliane. Loro hanno avuto e hanno l’influenza araba, proprio come noi.

Di cosa ti occupi?

Come detto, in Italia ero avvocato e adesso sono consulente giuridico e responsabile dei rapporti con l’estero per una società (solida) africana, la Jérjia Afrique.

Quali sono state le prime difficoltà che hai dovuto affrontare?

In primo luogo, ho dovuto imparare la lingua francese. Impresa difficile per due motivi: era una lingua a me sconosciuta (conoscevo l’inglese); e, soprattutto, non è il francese della Francia, ma il francese di strada (lo chiamano così). Poi, negli uffici pubblici e privati, non esiste la pausa pranzo. Anzi gli appuntamenti di una certa rilevanza vengono dati alle ore 14. Per il resto, è come gli altri Paesi. E, poi, il clima.

Quali caratteristiche sono necessarie per affrontare al meglio un cambiamento di vita così radicale?

Gli usi e i costumi africani, nella loro complessità, hanno bisogno per essere compresi da una mentalità aperta ed elastica. A me hanno aiutato molto i continui viaggi in quei 10 anni (2008/2018): al ritorno di ogni viaggio acquisivo conoscenze sempre più approfondite sulla vita del popolo burkinabé. E, comunque, e questo vale per tutti i cambiamenti, bisogna riflettere bene e maturare profondamente il trasferimento, altrimenti sarebbe impossibile resistere al mutamento di vita.

Quali sono le cose da evitare assolutamente in territorio africano?

Se sei nuovo dei luoghi, bisogna evitare di fare foto o video sulle persone, pensano che poi le mostri per prenderli in giro. Prima si chiede il permesso. Il popolo Burkinabé è un popolo gentile ed ospitale, quindi nelle grandi città non ci sono molti pericoli se non quelli delle altre città mondiali. Al momento il governo in carica (governo provvisorio nato da un colpo di Stato nell’ottobre 2021) e il suo popolo sono in guerra contro coloro i quali vengono chiamati terroristi. In realtà il loro comportamento è solo criminale: non vi sono attentati, ma attaccano le città più isolate e se ne impossessano. Adesso la situazione sta mutando a favore del governo, in quanto dopo l’accordo concluso con la Russia, possiamo affermare che siamo vicini ad una vittoria totale. Prima, invece, ogni settimana, avevamo tre giorni di lutto a causa dei morti. Abbiamo avuto centinaia di morti, anzi migliaia e una fuga della popolazione dal Burkina Faso. E’ stato stimato che circa 2 milioni di persone abbiano abbandonato il Paese in conseguenza di questi pseudo terroristi. Debbo rilevare che l’apertura dell’Ambasciata Italiana in Burkina Faso è stata tempestiva e sta facendo un ottimo lavoro relativamente alla sicurezza dei cittadini italiani: siamo stati monitorati, attraverso la localizzazione di casa e ufficio, e hanno creato chat di whastapp attraverso le quali ci informano istantaneamente di eventuali e possibili pericoli.

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Qual è l’aspetto che più ti ha colpito del popolo africano?

Una caratteristica comune dei popoli africani è la loro fierezza. Essi sono fieri di essere africani, molto di più degli italiani di essere italiani. La libertà per questi popoli è una cosa fondamentale: non appena qualcosa non va, si uniscono per fare il colpo di Stato. Tengo a precisare che anche se il colpo di Stato formalmente è fatto da militari, la base che decide è sempre il popolo. Ho visto con i miei occhi giovani burkinabé andare contro gente armata a petto nudo senza alcun timore di essere uccisi.

Quali sono i pro e i contro del vivere in Burkina Faso?

Cominciamo dai “contro”.

Intanto, il fattore climatico. Il clima non è facile. I mesi più freddi sono dicembre e gennaio, ma equivalgono alle nostre primavere. A fine febbraio comincia l’estate torrida con punte di 50 gradi di giorno e 42 gradi di notte. Onestamente manca l’ossigeno per respirare, ma si sopravvive. Poi vi è la stagione delle piogge e qui le piogge sono torrenziali. Durante questo periodo è anche facile vedere qualche coccodrillo camminare in città!

Una nota negativa va alla sabbia onnipresente che arreca malesseri e tosse continua. D’altra parte, ci troviamo a 400 chilometri dal deserto del Sahara. Si esce con abiti normali e si ritorna a casa tutti color marrone, anche i capelli. A volte arrivano le tempeste di sabbia.

Una fake news che ci fanno studiare è che l’Africa sia arida, nulla di più falso. Cade così tanta acqua piovana durante la stagione delle piogge che il terreno non riesce ad assorbirla tutta ed è per questo che vi è un’altissima percentuale di umidità; nonostante non vi sia alcuno sbocco sul mare.

Se vuoi cibo europeo lo paghi molto caro e non ha lo stesso gusto. Esempio: acciughe sott’olio da 160 grammi costano 25 euro; una volta ho trovato il parmigiano e costava 70 euro al chilo. Ma ripeto il gusto non è uguale, anzi!

Un discorso particolare merita la “sanità”. Le cure e i medicinali sono a pagamento e sono cari, facendo rapporto con il reddito di un burkinabè. Fortunatamente, il precedente governo, eletto dal popolo, amministrazione Kaboré, ha fatto una legge grazie alla quale le ospedalizzazioni per i bambini da 0 a 5 anni sono gratis; ivi compresi i medicinali, ma devono essere date da strutture pubbliche. E non sempre sono rifornite e attrezzate all’uopo. Tutto è a pagamento e molte analisi del sangue vengono spedite in Francia per sapere l’esito. Nel frattempo, ancora tanta gente, compresi bambini e neonati, muore. C’è tantissimo da fare.

Adesso parliamo dei pregi.

Il popolo è ospitale, anche se il territorio è interno e, come detto, non ha sbocco sul mare. Grande rispetto per i “bianchi”. È un popolo che, a causa della penuria di liquidità di denaro, aumentata dalla guerra contro il terrorismo, non conosce soste lavorative. Chi può resta aperto tutta la notte a prescindere dall’attività che svolge. Molto negozi chiudono alle 23.00 di norma. Vorrei ricordare che il Burkina Faso ha preso, qualche anno addietro, il premio per essere il popolo più tollerante a livello religioso. Qui abbiamo tutte le religioni, ognuno le festeggia secondo i propri riti. Massimo rispetto per tutti.

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Non ho mai sentito parlare di rapine a mano armata, ma di qualche omicidio sì. Molto raramente.

Qui le banche non hanno il potere che hanno nel mondo. Qui va avanti il contante. Lo Stato esige che i pagamenti delle tasse, ad esempio, sia fatto per contante. I pos li hanno solo gli alberghi per gli stranieri.

Tutte le transazioni vengono pagate con cash, anche se il montante è in miliardi di valuta locale.

Vi sono i ricchissimi e i poverissimi, ma vi è in atto ogni sforzo possibile per far aumentare il ceto medio che, per tradizione, è quello che produce liquidità interna.

In Burkina Faso c’è un gruppo economico, Ebomaf, che è comparabile alle nostre holdings europee o mondiali. Il suo presidente era anche amico e credo partner di Berlusconi.

In questi anni di permanenza come e in cosa é cambiato il paese in cui vivi?

Dal 2008 ad oggi è cambiato già tantissimo. Quando, ad esempio, sono venuto per la prima volta esistevano solo tre gru per le costruzioni in tutta la capitale adesso ve ne sono molte.

Ho assistito a tre colpi di stato riusciti e ad uno fallito. Attraverso questi colpi di Stato la popolazione è cambiata. Ha vissuto un periodo di incertezza a partire dal 2014 sino al 2022. E’ diminuito il volume degli affari. Poi, con l’avvento dei terroristi, l’economia è andata indietro anche perché gli investitori stranieri sono diminuiti e insieme a loro sono diminuite le transazioni e gli affari. Adesso vi è un clima di fiducia sul nuovo governo (anche se transitorio) per via della nuova partnership russa. In effetti, vi è stato un totale cambio di rotta in questa guerra. Hanno portato soldi, armi e quant’altro.

Uno sguardo al passato ed uno al futuro. Cosa eventualmente rimpiangi e cosa desideri?

In questa situazione che si è venuta a creare per puro caso, mi riferisco al trasferimento, la mia prima figlia non mi parla da 3 anni perché si è sentita abbandonata, anche se non è stato così e sto lottando per riprendere il rapporto, rimpiango quindi gli affetti e il bel paese.

Come desiderio, dato che mi sono rifatto dal nulla una nuova vita, avrei piacere che i miei progetti lavorativi diventino realtà. Ne beneficeranno sia i miei connazionali, ma soprattutto il popolo africano.

Email: daniloincandela@gmail.com